mostre

 Arrica 
Simone Pellegrini – Jorge Mayet

inaugurazione: 17 maggio 2017, ore 18.30
Montoro12 Contemporary Art
Via di Montoro 12, 00186 Roma

La mostra di Simone Pellegrini è curata da Alberto Dambruoso​

Probabilmente non è molto diversa la sensazione di colui che per primo si era trovato a dover decifrare la scrittura geroglifica contenuta nei papiri egizi da quella della persona che vede oggi per la prima volta un’opera di Simone Pellegrini. Non lo è per almeno due motivi: il primo è che la sua arte sembra non appartenere non solo al nostro tempo ma a qualsiasi idea di tempo, come se fosse precipitata da un’altra civiltà nella nostra o appartenga a una civiltà appena scoperta e di cui Pellegrini è il primo rappresentante. Il secondo motivo è dato da quel carattere di enigmaticità rappresentato dagli elementi fitomorfi e antropomorfi che popolano le sue opere, le quali necessitano, al pari di quelle egizie, di essere codificate e decriptate.
La pittura di Pellegrini è costituita da un universo di segni e di forme arcaicizzanti che definiscono e circoscrivono la sua ricerca che, fin dagli inizi, si è concentrata su questo vocabolario segnico, evolutosi nel tempo attraverso continue metamorfosi all’interno dello schema compositivo.
Uniche nel panorama artistico internazionale, le sue opere, rigorosamente “stampigliate” attraverso matrici di carta da spolvero per mezzo di uno martelletto in acciaio appositamente costruito da un fabbro e trasferite su supporti a loro volta cartacei, ci parlano fondamentalmente della sua personale visione dell’uomo e del mondo.
Quelle di Pellegrini sono in sostanza immagini che nascono dalla sua mente immaginifica e che, una volta trasferite sulla carta, fanno immaginare lo spettatore. Apparentemente riconducibili al regno del surreale, sono opere in realtà fortemente ancorate alla terra, come dimostra la ristretta gamma di colori naturali presenti nella sua tavolozza (ocra, rossi, neri).
Il suo modus operandi riflette da sempre il suo profondo bagaglio umanistico: artista colto e assiduo lettore di saggistica (spesso disegna sulla prima o sull’ultima pagina dei libri letti, facendoli diventare così delle opere d’arte), di letteratura, di filosofia e di psicoanalisi (soprattutto Lacan), Pellegrini affronta ogni ciclo pittorico attraverso il portato della conoscenza acquisita, in modo estemporaneo ma anche riformulando pensieri e riflessioni, attraverso una messa in discussone dei testi già studiati.
Nell’ultima serie di opere, presentata in mostra, dal titolo “Arriaca”, Pellegrini ha affrontato un tema di grande attualità: l’incontro su una terra comune tra popoli con differenti credo religiosi.
Arriaca, in spagnolo “Fiume di sassi”, è il nome originario della città di Guadalajara, l’avamposto più a nord della penisola iberica che fu uno dei primi luoghi d’incontro in Occidente tra le religioni ebraica, cristiana ed islamica. A Guadalajara era nato intorno al 1250 Moshe da Leon che gli storici indicano come colui che scrisse lo Zohar, conosciuto anche come “Libro dello splendore”, uno dei più noti testi profetici ebraici, il più importante della tradizione cabalistica. La convergenza tra la cultura iconica occidentale e quella aniconica islamica ed ebraica è ciò che Pellegrini ha inteso rappresentare in questa nuovo ciclo, che egli stesso definisce come una “frontiera estetica”. Sempre Pellegrini scrive riguardo ai lavori in mostra: “oggi la mia opera è un nodo che si stringe su questo incontro”. Si assiste, dunque, in questi lavori, a quell’incontro-scontro tra culture diverse che, come nei riti d’iniziazione arcaica, prevede crudeli lotte tra le diverse forze scese in campo. Forme umane primordiali attorcigliate fanno la loro apparizione sul terreno in cui si gioca la battaglia tra elementi aniconici provenienti dalla cultura islamica ed ebraica e iconografie di derivazione cristiana – occidentale. “ Il campo” – scrive l’artista – “è lacerato da queste due tensioni: quella della rappresentazione e quella dell’indicibile poste contemporaneamente sullo stesso piano”.
Scriveva Cassirer in “Tre studi sulla forma formans. Tecnica – Spazio – Linguaggio”: “[la filosofia] deve risalire molto indietro; deve cercare di ritornare fino ai primi inizi nei quali per l’uomo si schiude per la prima volta il segreto della forma; nei quali tale segreto comincia a chiarirsi per l’uomo quando pensa e si affaccenda, anche se in un primo momento più per nasconderglisi che per rivelarglisi, per presentarsi a lui solo come misteriosa penombra, nel crepuscolo dell’immagine magico – mitica del mondo”.
Ecco, a mio avviso Pellegrini piuttosto che proiettarsi nel caotico flusso delle forme contemporanee, alla Hirst, Cattelan, Koons e altri artistar del contemporaneo, compie un passo indietro nella storia, alla ricerca dell’originario da cui tutto si è sviluppato. È ancora Cassirer, nello stesso saggio precedentemente citato, a sostenere che: “[…] sia nel comportamento magico, sia in quello tecnico l’uomo non ha già una forma determinata del mondo, ma che egli piuttosto deve dapprima creare questa forma e deve trovarla percorrendo strade diverse”.
Penso siano proprio queste le tante strade diverse che ha percorso finora Pellegrini e che l’hanno portato oggi fino ad Arriaca. Da domani riprenderà il suo viaggio alla ricerca di nuovi territori in cui far emergere sempre nuove vitalistiche arcane forme primigenie.

Alberto Dambruoso.

 

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I Martedì Critici in mostra

ANNI Zero – 2017. Pittura, video, scultura, fotografia, performance, installazione. L’aspetto multidisciplinare della contemporaneità artistica

seconda parte

a cura di Alberto Dambruoso

dal 7 al 23 febbraio 2017

Temple University Rome, Roma

opening martedì 7 febbraio ore 19


Sette anni fa, nel febbraio del 2010, nascevano a Roma I Martedì Critici. Ideato da Alberto Dambruoso e inizialmente ambientato nel suo studio a Colle Oppio, questo ciclo di incontri con artisti, introdotti dalla voce di due critici, è cresciuto nel tempo, ha cambiato pelle e molte sedi istituzionali, ha ampliato il suo format, ma è rimasto fedele allo spirito originario: parlarsi, dinanzi a un pubblico, dando spazio al racconto, al pensiero, all’analisi, alla letture di opere, movimenti, biografie, ispirazioni.

Nel 2015, per celebrare questo primo quinquennio, è stato pubblicato un volume, edito da Maretti, accompagnato da due dvd: l’archivio completo di centinaia di appuntamenti con artisti, ma non solo. Critici, storici dell’arte, architetti e galleristi, anno dopo anno, hanno incontrato Dambruoso e i suoi partner sul palco de I Martedì Critici, fra musei e spazi monumentali di Roma, Milano, Napoli.

Ultimo tassello di questa celebrazione è il progetto espositivo. Cinque mostre, quattro delle quali già ospitate negli spazi della Temple University Rome, stanno presentando un’ampia selezione degli artisti che hanno preso parte agli incontri, dal 2010 al 2016. Una maniera per continuare a discutere d’arte contemporanea, sostituendo le opere alle parole.

Suddivise per segmenti generazionali, le collettive si svilupperanno dagli anni ’60 fino ai nostri giorni, presentando opere significative e rappresentative di ogni epoca, fra dipinti, sculture, installazioni, fotografie e video.

Dopo i primi quattro appuntamenti, che hanno attraversato gli anni ’60,’70, ’80, ’90 e anni Zero, un ultimo appuntamento viene racchiuso nel titolo “Anni Zero – 2017. Pittura, video, scultura, fotografia, performance, installazione. L’aspetto multidisciplinare della contemporaneità”, con opere di Paolo Angelosanto, Angelo Bellobono, Simone Bertugno, Alessandro Bulgini, Danilo Bucchi, Lucilla Catania, Octavio Floreal, Raul Gabriel, Riccardo Murelli, Giacinto Occhionero, Daniela Perego, Luana Perilli, Lucio Perone, Peppe Perone, Donato Piccolo, Daniele Puppi, Pietro Ruffo, Delphine Valli e Antonello Viola.

Nel corso dell’inaugurazione verrà presentato il gemellaggio tra le Associazioni culturali I Martedì Critici e Hidalgo Associazione culturale che si sono recentemente unite al fine di promuovere congiuntamente iniziative culturali in Italia.

Associazione culturale I Martedì Critici
tel. +39 339 7535051
info@imartedicritici.it
www.imartedicritici.com
Temple University Roma
Lungotevere Arnaldo da Brescia, 15
orari di apertura:
dal lunedì al venerdì, dalle ore 10.00 alle ore 19.00
tel. 06 3202808
Per ulteriori informazioni:
Shara Wasserman
Direttrice, Gallery of Art
tel. + 39 347 7436067
Media partners: Marica Messa
Sponsor: Spedart

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 I Martedì Critici in mostra

ANNI Zero – 2016. Pittura, video, scultura, fotografia, performance, installazione. L’aspetto multidisciplinare della contemporaneità artistica

Prima parte

a cura di Alberto Dambruoso

Inaugurazione:
8 Novembre 2016, ore 19.00
Gallery of Art at Temple University Rome

dal 8 Novembre al 1 Dicembre 2016

Gallery of Art at Temple University Rome
Lungotevere Arnaldo da Brescia, 15, 00196, Roma
dal lunedì al venerdì, dalle ore 10.00 alle ore 19.00
ingresso gratuito
info: 06.3202808

Sei anni fa, nel febbraio del 2010, nascevano a Roma I Martedì Critici. Ideato da Alberto Dambruoso e inizialmente ambientato nel suo studio a Colle Oppio, questo ciclo di incontri con artisti, introdotti dalla voce di due critici, è cresciuto nel tempo, ha cambiato pelle e molte sedi istituzionali, ha ampliato il suo format, ma è rimasto fedele allo spirito originario: parlarsi, dinanzi a un pubblico, dando spazio al racconto, al pensiero, all’analisi, alla letture di opere, movimenti, biografie, ispirazioni.

Nel 2015, per celebrare questo primo quinquennio, è stato pubblicato un volume, edito da Maretti, accompagnato da due dvd: l’archivio completo di centinaia di appuntamenti con artisti, ma non solo. Critici, storici dell’arte, architetti e galleristi, anno dopo anno, hanno incontrato Dambruoso e i suoi partner sul palco de I Martedì Critici, fra musei e spazi monumentali di Roma, Milano, Napoli.

Ultimo tassello di questa celebrazione è il progetto espositivo. Cinque mostre, quattro delle quali già ospitate negli spazi della Temple University Rome, stanno presentando un’ampia selezione degli artisti che hanno preso parte agli incontri, dal 2010 al 2016. Una maniera per continuare a discutere d’arte contemporanea, sostituendo le opere alle parole.

Suddivise per segmenti generazionali, le collettive si svilupperanno dagli anni ’60 fino ai nostri giorni, presentando opere significative e rappresentative di ogni epoca, fra dipinti, sculture, installazioni, fotografie e video.

Dopo i primi quattro appuntamenti, che hanno attraversato gli anni ’60,’70, ’80 ,’90 e anni Zero, un ultimo appuntamento viene racchiuso nel titolo “Anni Zero – 2016. Pittura, video, scultura, fotografia, performance, installazione. L’aspetto multidisciplinare della contemporaneità”, con opere di Manfredi Beninati,  Antonio Biasiucci, Francesco Cervelli, Alberto Di Fabio, Mauro Di Silvestre, Flavio Favelli,  Goldshmied & Chiari, Andrea Mastrovito, Matteo Montani, Alessandro Piangiamore, Simone Pellegrini, Federico Pietrella, Roberto Pietrosanti, Giuseppe Pietroniro, Pierluigi Pusole,  Bernardi Roig, Arcangelo Sassolino.

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ANNI ’90/Zero. Narrazioni, alterazioni, contaminazioni: dentro e oltre il reale

a cura di Alberto Dambruoso e Helga Marsala

Inaugurazione:
il 16 Febbraio, ore 19.00
Gallery of Art at Temple University Rome

dal 16 Febbraio al 4 Marzo 2016

Gallery of Art at Temple University Rome
Lungotevere Arnaldo da Brescia, 15, 00196, Roma
dal lunedì al venerdì, dalle ore 10.00 alle ore 19.00
info: 06.3202808

Cinque anni fa, nel febbraio del 2010, nascevano a Roma I Martedì Critici. Ideato da Alberto Dambruoso e inizialmente ambientato nel suo studio a Colle Oppio, questo ciclo di incontri con artisti, introdotti dalla voce di due critici, è cresciuto nel tempo, ha cambiato pelle e molte sedi istituzionali, ha ampliato il suo format, ma è rimasto fedele allo spirito originario: parlarsi, dinanzi a un pubblico, dando spazio al racconto, al pensiero, all’analisi, alla letture di opere, movimenti, biografie, ispirazioni.

Nel 2015, per celebrare questo primo quinquennio, è stato pubblicato un volume, edito da Maretti, accompagnato da due dvd: l’archivio completo di centinaia di appuntamenti con artisti, ma non solo. Critici, storici dell’arte, architetti e galleristi, anno dopo anno, hanno incontrato Dambruoso e i suoi partner sul palco de I Martedì Critici, fra musei e spazi monumentali di Roma, Milano, Napoli.

Ultimo tassello di questa celebrazione è il progetto espositivo. Quattro mostre, ospitate negli spazi della Temple University di Roma, stanno presentando un’ampia selezione degli artisti che hanno preso parte agli incontri, dal 2010 al 2015. Una maniera per continuare a discutere d’arte contemporanea, sostituendo le opere alle parole.

Suddivise per segmenti generazionali, le collettive si svilupperanno dagli anni ’60 fino ai nostri giorni, presentando opere significative e rappresentative di ogni epoca, fra dipinti, sculture, installazioni, fotografie e video.

Dopo i primi tre appuntamenti, che hanno attraversato gli anni ’60,’70, ’80 e ‘90, un penultimo appuntamento viene racchiuso nel titolo “ANNI ’90/Zero. Narrazioni, distorsioni, contaminazioni: dentro e oltre il reale”, con opere di Bianco-Valente, Botto e Bruno, Loris Cecchini, Marco Colazzo, Maurizio Donzelli, Paolo Grassino, Piero Mottola, Marco Neri, Adrian Paci, Claudia Peill, Perino e Vele, Cristiano Pintaldi, Andrea Salvino, Sandro Sanna, Maurizio Savini.

Se c’è una prima caratteristica che balza all’occhio, osservando quegli artisti affermatisi tra gli anni ’90 e gli anni Zero, si tratta forse della progressiva attitudine a procedere in solitudine, oltre le logiche comunitarie. La progettualità condivisa, come orizzonte  umano e creativo, perde la sua naturale urgenza: non si scrivono più manifesti, nascono sempre meno gruppi, non emergono più movimenti solidi e riconoscibili. Dopo l’esperienza di Lazzaro Palazzi, è giusto il Progetto Oreste (1997- 2001) a tenere viva – in una chiave aperta, fluida, digitale e dinamica – l’idea di collaborazione ed esperienza comune. Con una modalità inedita, estesa e plurale, oltre i luoghi specifici e le identità chiuse. Sono del resto gli anni di Luther Blisset e della rivoluzione informatica.

In questo scenario, tra solipsismi emergenti e vecchi codici che resistono (una su tutti la decisiva influenza dell’Arte Povera), la linea italiana fa fatica a produrre nuove specificità e a conquistare autorevolezza internazionale: una situazione destinata a perdurare. E intano si intrecciano in maniera indifferenziata i linguaggi, gli approcci, i medium, tra pittura e scultura di matrice figurativa, video arte sempre più sofisticata, fascinazione per i nuovi media, direzioni politico-sociali, formule narrative, alterazioni di spazi di natura e architettura.

Così convivono, ad esempio, la figurazione pop, variopinta e frammentata di Marco Colazzo e le strutture abitative di Marco Neri, affidate a una sintesi pittorica radicale; le pagine di cronaca riportate su tela da Andrea Salvino, con il suo realismo pregno di memorie ideologiche e suggestioni sociologiche, e gli scampoli mediatici restituiti da Cristiano Pintaldi, con le sue armonie di pixel in forma di volti immateriali; fino a ricerche come quella di Maurizio Donzelli, rivolte a un’astrazione che gioca con la luce, la trasfigurazione delle forme e la natura del colore.

La pittura si intreccia invece alla fotografia per Claudia Peill, nelle sue elaborazioni di oggetti qualunque, tramutati in reperti poetici, mentre per Botto e Bruno foto e lightbox sono spazi di indagine estetica intorno alle tribù metropolitane, agli spazi urbani e al lifestyle delle periferie. Una chiara presa sul reale connota anche il lavoro di Bianco Valente, ma in una veste tecnologica e visionaria: video, foto e installazioni si vestono di luci lisergiche, atmosfere oniriche, crossing mediatici ed emozionali. L’interattività e l’immaterialità sono centrali anche nel lavoro di Piero Mottola, artefice di tecno-trasmutazioni tra suono, gesto, forma e spazio, mentre per Loris Cecchini la consistenza dell’oggetto e la flessibilità di materiali contemporanei dominamo sorprendenti metamorfosi fisiche, in seno al quotidiano. Così è anche per Perino e Vele, maghi della cartapesta, collezionisti di oggetti come tracce inerti, oscure e manipolate, oppure per Paolo Grassino, anche lui sedotto dalla potenza del nero e della materia opaca, tra animali oversize e concrezioni biomorfe.

A incarnare il filone concettuale e relazionale, racchiudendo una gamma estesa di linguaggi, c’è infine Adrian Paci, con le sue esplorazioni tra storia, antropologia, dinamiche esistenziali e codici culturali.

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ANNI ‘80/’90. Oggetti, processi, relazioni: l’incantesimo quotidiano

a cura di Alberto Dambruoso e Helga Marsala

Inaugurazione:
26 Gennaio 2016, h. 19.00
Gallery of Art at Temple University Rome
dal 26 Gennaio al 12 Febbraio 2016
Gallery of Art at Temple University Rome
Lungotevere Arnaldo da Brescia, 15, 00196, Roma
dal lunedì al venerdì, dalle ore 10.00 alle ore 19.00
info: 06.3202808
Cinque anni fa, nel febbraio del 2010, nascevano a Roma I Martedì Critici. Ideato da Alberto Dambruoso e inizialmente ambientato nel suo studio a Colle Oppio, questo ciclo di incontri con artisti, introdotti dalla voce di due critici, è cresciuto nel tempo, ha cambiato pelle e molte sedi istituzionali, ha ampliato il suo format, ma è rimasto fedele allo spirito originario: parlarsi, dinanzi a un pubblico, dando spazio al racconto, al pensiero, all’analisi, alla letture di opere, movimenti, biografie, ispirazioni.
Nel 2015, per celebrare questo primo quinquennio, è stato pubblicato un volume, edito da Maretti, accompagnato da due dvd: l’archivio completo di centinaia di appuntamenti con artisti, ma non solo. Critici, storici dell’arte, architetti e galleristi, anno dopo anno, hanno incontrato Dambruoso e i suoi partner sul palco de I Martedì Critici, fra musei e spazi monumentali di Roma, Milano, Napoli.
Ultimo tassello di questa celebrazione è il progetto espositivo. Quattro mostre, ospitate negli spazi della Temple University Rome, stanno presentando un’ampia selezione degli artisti che hanno preso parte agli incontri, dal 2010 al 2015. Una maniera per continuare a discutere d’arte contemporanea, sostituendo le opere alle parole.
Suddivise per segmenti generazionali, le collettive si svilupperanno dagli anni ’60 fino ai nostri giorni, presentando opere significative e rappresentative di ogni epoca, fra dipinti, sculture, installazioni, fotografie e video.
Dopo i primi appuntamenti dedicati agli anni ’60/’70 e ’70/’80, ancora un balzo in avanti. In mostra, per ANNI ‘80/’90. Oggetti, processi, relazioni: l’incantesimo quotidiano, opere di Giovanni Albanese, Mario Airò, Stefano Arienti, Andrea Aquilanti, Massimo Bartolini, Paolo Canevari, Marco Cingolani, Gregorio Botta, Andrea Fogli, Liliana Moro, Cesare Pietroiusti con i Giochi del Senso e/o Non-senso, Massimo Uberti, Vedovamazzei, Luca Vitone.
È in questo periodo fertile che la generazione nata negli anni ’60 si impone, via via, con un linguaggio innovativo, orientato alla contaminazione e impregnato della new wave postmoderna. Si trattava di quella “generazione di mezzo” che cercava una dimensione propria, mentre a guidare il gusto ed il mercato erano i due fenomeni di riferimento in Italia: l’Arte Povera e la Transvanguardia.
Generazione di talenti brillanti, inquieti, differenti, per una scena non omogenea eppure specchio di un’epoca, tra le ultime propaggini di un felice esprit comunitario e un nascente solipsismo che avrebbe preso piede, progressivamente. Generazione, infine, che non avrebbe ricevuto, nei decenni a venire, il giusto riscontro internazionale, sacrificata da nuovi fenomeni imperanti, da nuove mode effimere, da debolezze endemiche al sistema. Ancora oggi nel mezzo di un processo di storicizzazione e in certi casi in attesa di un riconoscimento decisivo.
Fra pratiche residuali della pittura e l’avanzare insistente di installazione, video, fotografia e performance, di nuove estetiche relazionali e di una sensibilità per i timbri, i processi e i frammenti del quotidiano, si delineava una costellazione di oggetti minimi trasfigurati, di processi umani e sociali tramutati in avventure simboliche, di scaglie del vivere comune assemblate, detournate, tradotte in spunti lirici o concettuali.
Era un passaggio strategico, in cui quello che sarebbe diventato il “sistema” ufficiale degli anni Zero cominciava, lentamente, a prendere forma. A Milano, città determinante, l’Accademia di Brera era sempre più centrale, con figure di riferimento come Alberto Garutti, Luciano Fabro, Corrado Levi; quindi, nei primissimi anni ’80, rifioriva l’antica Casa degli Artisti, luogo autogestito in zona Garibaldi, e poi nel 1984, nel quartiere Isola, un gruppo di giovani studenti di architettura del Politecnico occupava lo stabile abbandonato della Brown Boveri, mentre nel 1987 nasceva Careof, realtà non profit di Cusano Milanino. Nel 1989 vedeva poi la luce l’esperienza importante dello spazio di via Lazzaro Palazzi, ancora una volta un esperimento indipendente guidato da un nucleo di artisti.
Intanto, nel resto d’Italia, dal gruppo di Piombino alle nuove emergenze nate in quel di Firenze, fino alle evoluzioni romane (tra la linea segnata dalla Scuola di San Lorenzo fino al Gruppo Oreste, emerso alla fine degli anni Novanta), altri contesti indicavano strade inedite rispetto alle estetiche imperanti, una su tutte quella di un certo neoespressionismo transavanguarsdista. E ancora, figure solitarie, non legate a gruppi o movimenti, venivano fuori dal Sud al Nord del Paese, assimilando in qualche modo la temperie che animava un quadro tanto complesso e frammentato, destinato a definire la sensibilità creativa dell’ultimo scorcio di secolo.
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 I Martedì Critici in mostra 

ANNI ’70-’80. Tra spazio, forma e materia: il ritorno al corpo dell’arte

a cura di Alberto Dambruoso, Guglielmo Gigliotti, Helga Marsala

Inaugurazione:
10 10 Novembre 2015, h. 19.00
Gallery of Art at Temple University Rome
dal 10 Novembre al 5 Dicembre 2015
Gallery of Art at Temple University Rome
Lungotevere Arnaldo da Brescia, 15, 00196, Roma
dal lunedì al venerdì, dalle ore 10.00 alle ore 19.00
info: 06.3202808

Cinque anni fa, nel febbraio del 2010, nascevano a Roma I Martedì Critici. Ideato da Alberto Dambruoso e inizialmente ambientato nel suo studio a Colle Oppio, questo ciclo di incontri con artisti, introdotti dalla voce di due critici, è cresciuto nel tempo, ha cambiato pelle e molte sedi istituzionali, ha ampliato il suo format, ma è rimasto fedele allo spirito originario: parlarsi, dinanzi a un pubblico, dando spazio al racconto, al pensiero, all’analisi, alla letture di opere, movimenti, biografie, ispirazioni.

Nel 2015, per celebrare questo primo quinquennio, è stato pubblicato un volume, edito da Maretti, accompagnato da due dvd: l’archivio completo di centinaia di appuntamenti con artisti, ma non solo. Critici, storici dell’arte, architetti e galleristi, anno dopo anno, hanno incontrato Dambruoso e i suoi partner sul palco de I Martedì Critici, fra musei e spazi monumentali di Roma, Milano, Napoli.

Ultimo tassello di questa celebrazione è il progetto espositivo. Quattro mostre, ospitate negli spazi della Temple University di Roma, accoglieranno un’ampia selezione degli artisti che hanno preso parte agli incontri, dal 2010 a oggi. Una maniera per continuare a discutere d’arte contemporanea, sostituendo le opere alle parole.

Suddivise per segmenti generazionali, le collettive si svilupperanno dagli anni ’60 fino ai nostri giorni, presentando opere significative e rappresentative di ogni epoca, fra dipinti, sculture, installazioni, fotografie e video.

Dopo il primo appuntamento dedicato agli anni ’60 e ’70, ci si concentra sul decennio subito successivo. In mostra, per ANNI  ’70-’80 Tra spazio, forma e materia: il ritorno al corpo dell’arte, opere di Giuseppe Gallo, Pizzi Cannella, Marco Tirelli, Bruno Ceccobelli, Nunzio, Gianni Dessì, Giancarlo Limoni, Felice Levini, H.H. Lim, Giuseppe Salvatori, Stefano Di Stasio, Paola Gandolfi, Alfredo Pirri, Piero Fortuna, Vittorio Messina.

Anni particolarmente fertili, che videro fiorire la ricerca di alcuni giovani artisti intraprendenti, desiderosi di sperimentare nuove direzioni, ancora distanti dai cliché dell’esterofilia in agguato, capaci di pensare in termini di innovazione a partire da una specificità italiana di altissimo valore.  E ancora capaci di essere singolarità in dialogo, in gruppo, con la voglia di costruire direzioni comuni, dentro a un’urgenza di dibattito, di confronto.

Non è un caso che a dominare questo scorcio di fine secolo furono realtà collettive come il Gruppo di Sant’Agata dei Goti, che nel 1978 nacque in uno spazio indipendente, lungo l’omonima via capitolina, aperto da Levini insieme a Salvatori e Claudio Damiani. Un luogo in cui ci si incontrò per un periodo, allestendo mostre e discutendo d’arte e di poesia. O come, nel ’77, La Stanza, uno dei primi “artist run space”, luogo autogestito di cui fecero parte, tra gli altri, Gallo, Di Stasio, Pizzi Cannella.  E ancora i Nuovi Nuovi, gruppo nato a Bologna sotto l’egida di Barilli, a cui parteciparono gli stessi Levini e Salvatori, oltre a nomi come Ontani, Salvo, Maraniello. Senza dimenticare Anacronismo, Citazionismo e Pittura colta, di cui furono intensi rappresentanti Gandolfi e lo stesso Di Stasio,  la Transavanguardia, ultimo, grande, incisivo movimento italiano con una ricaduta internazionale, e naturalmente la Scuola di San Lorenzo, con Ceccobelli, Nunzio, Gallo, Tirelli, Pizzi Cannella, Limoni, Bianchi: tutt’oggi il Pastificio Cerere, che accolse gli studi di questi artisti, resta un punto di riferimento iconico per la Storia dell’Arte italiana più recente.

Rilevante fu una certa attitudine costruttiva e sintetica, votata a una solida astrazione plastica e pittorica, ma con continui riverberi di lirismo, sensibilità materica, incursioni nella figura, tensioni filosofiche e alchimie di natura. Mentre, in questo fiorire di analisi intorno ai rapporti fra luce, spazio, forma e oggetto, alcune figure gettavano le basi per successive indagini neo concettuali, dominate da capovolgimenti ironici, esperimenti linguistici e relazionali, simbolismi ancestrali e riflessioni ontologiche.

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I Martedì Critici in mostra

ANNI ’60 e ’70. Al di là dell’arte e dentro la vita

a cura di Alberto Dambruoso, Guglielmo Gigliotti, Helga Marsala

Inaugurazione:
7 Ottobre 2015, h. 19.00
Gallery of Art at Temple University Rome
dal 7 Ottobre al 5 Novembre 2015
Gallery of Art at Temple University Rome
Lungotevere Arnaldo da Brescia, 15, 00196, Roma
dal lunedì al venerdì, dalle ore 10.00 alle ore 19.00

info: 06.3202808

Quattro mostre, ospitate negli spazi della Temple University di Roma, accoglieranno un’ampia selezione degli artisti che hanno preso parte agli incontri, dal 2010 a oggi. Una maniera per continuare a discutere d’arte contemporanea, sostituendo le opere alle parole.Suddivise per segmenti generazionali, le collettive si svilupperanno dagli anni ’60 fino ai nostri giorni, presentando opere significative e rappresentative di ogni epoca, fra dipinti, sculture, installazioni, fotografie e video.

Il primo appuntamento, ANNI ’60 e ’70.
Al di là dell’arte e dentro la vita, include opere di Nanni BalestriniGianfranco Baruchello, @Nicola Carrino, Giosetta Fioronii, @Marco Gastini, @Paolo Icaro, Sergio LombardoJoseph KosuthRenato MamborMaurizio Mochetti, Gianfranco Notargiacomo, Luigi OntaniLuca Maria PatellaMichelangelo Pistoletto, Mauro Staccioli, @Cesare Tacchi, @Claudio Verna.

Tutti nomi importanti, che hanno definito l’articolato milieu estetico e culturale di un periodo cruciale, in cui l’arte si intrecciava con l’esistenza lungo direzioni nuove ed eterogenee: politica, filosofia, essenza e declinazioni del linguaggio, antropologia, relazioni sociali, natura, architettura, fino ad arrivare, dopo e durante il grande exploit concettuale, a una riflessione analitica sulla pratica pittorica pura e sulla natura fisica del dipinto, fra spazio, tempo e materia. Un paesaggio complesso e variegato, incarnato nel lavoro di alcuni maestri italiani, per una breve sintesi espositiva legata a filo doppio all’esperienza de I Martedì Critici.

Cinque anni fa, nel febbraio del 2010, nascevano a Roma I Martedì Critici. Ideato da Alberto Dambruoso e inizialmente ambientato nel suo studio a Colle Oppio, questo ciclo di incontri con artisti, introdotti dalla voce di due critici, è cresciuto nel tempo, ha cambiato pelle e molte sedi istituzionali, ha ampliato il suo format, ma è rimasto fedele allo spirito originario: parlarsi, dinanzi a un pubblico, dando spazio al racconto, al pensiero, all’analisi, alla letture di opere, movimenti, biografie, ispirazioni.
Nel 2015, per celebrare questo primo quinquennio, è stato pubblicato un volume, edito da Maretti, accompagnato da due dvd: l’archivio completo di centinaia di appuntamenti con artisti, ma non solo. Critici, storici dell’arte, architetti e galleristi, anno dopo anno, hanno incontrato Dambruoso e i suoi partner sul palco de I Martedì Critici, fra musei e spazi monumentali di Roma, Milano, Napoli.
Sulla web tv di Artribune, intanto, veniva pubblicata con cadenza regolare la documentazione di tutti i talk.
Ultimo tassello di questa celebrazione è il progetto espositivo. Non Mancate!

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Temple University Rome
Lungotevere Arnaldo da Brescia, 15
orari di apertura: dal lunedì al venerdì dalle ore 10.00 alle ore 19.00
sabato e domenica su appuntamento
tel. 06 3202808
Sponsor:
Spedart Srl
Media Partners:
ARTRIBUNE
Marica Messa
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