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I Martedì Critici – Bruno Ceccobelli

BRUNO CECCOBELLI

15 ottobre 2013,  ore 20.00

Chiostro del Bramante, Roma

a cura di Alberto Dambruoso e Guglielmo Gigliotti

con la collaborazione di Sara De Chiara e Eleonora Aliano

 

Ospite del quinto appuntamento di Martedì Critici al Chiostro del Bramante è Bruno Ceccobelli (Monte Castello di Vibio, PG, 1952).

Dopo aver trascorso a Todi l’infanzia e la giovinezza, Ceccobelli si trasferisce a Roma, dove frequenta i corsi di Toti Scialoja all’Accademia di Belle Arti. Nel 1977 tiene la prima mostra personale presso la Galleria Spazio Alternativo di Roma, dove espone lavori di tipo concettuale; nello stesso anno presenta il suo lavoro in due mostre personali allestite nello spazio autogestito da artisti, La Stanza. Dopo l’esordio in ambito concettuale, le opere di Ceccobelli si caratterizzano via via per l’impiego di materiali naturali, tra cui cenere, piombo, creta, cera, sale e zolfo, capaci di esprimere energia pura. Lo studio delle filosofie orientali, della teosofia e dell’alchimia dotano le immagini dei suoi quadri e delle sue sculture, a metà strada tra astrazione e figurazione, di una carica altamente simbolica e di una grande tensione spirituale. Nei primi anni Ottanta Ceccobelli si stabilisce nell’ex-pastificio Cerere, nel quartiere San Lorenzo a Roma, dove formerà, insieme con Dessì, Gallo, Nunzio, Pizzi Cannella e Tirelli, il celebre gruppo di pittori, noto come Scuola di San Lorenzo. I lavori su tavola che Ceccobelli realizza a partire dagli anni Ottanta si distinguono per l’utilizzo di tinte terrose, di bruciature e catrame. Come moderne pale d’altare, le tavole mostrano una complessa simbologia, composta da segni alfabetici o numerici, impronte di mani e di piedi, o simboli cristologici come il pesce e la croce. Negli anni Novanta Ceccobelli comincia a lavorare il marmo, mentre la sua pittura, sempre densa di elementi metaforici ed enigmatici, recupera una colorazione più varia e accesa.

Artista celebre a livello internazionale, Ceccobelli ha partecipato alla Biennale di Belgrado e alla Biennale des Jeunes a Parigi nel 1980; alla sezione “Aperto 84” della XLI Biennale di Venezia, dove torna ad esporre nel 1986, nella sezione “Arte e alchimia”, curata da Arturo Schwarz.Nel 1986 prende parte inoltre alla Biennale di Sidney e alla Quadriennale di Roma, dove è invitato anche all’edizione del 1996. Ha tenuto mostre personali in tutto il mondo: al 1981 risale la prima mostra da Yvon Lambert a Parigi, dove esporrà ancora nel 1987 e nel 1989, espone da Gian Enzo Sperone e a New York tra il 1984 e il 1986. Nel 1993 gli vengono dedicate due mostre antologiche, al Museum Centre Saydie Bronfman di Montreal e alla galleria d’Arte Contemporanea di Rimini. Tiene l’importante mostra personale Classico Eclettico, presso il Museo Archeologico di Villa Adriana a Tivoli nel 2003 e nel 2004 realizza a Gibellina il mosaico L’eternità è la vera medicina; l’anno successivo, alla galleria Guastalla di Livorno, presenta la mostra Grandi opere 1989-2005. Tra le esposizioni più recenti ricordiamo: Longamarcia post-temporale, nel 2007 da Volume! a Roma; Invasi, nel 2008 a Roma presso la Fondazione Pastificio Cerere e Attici unici, alla galleria Attico di Fabio Sargentini nel 2009. Tra le pubblicazioni più recenti che raccolgono le riflessioni teoriche di Ceccobelli, si segnalano Color Bellezza (Jaca Book 2003) e Tempo senza tempo della pittura (De Luca Editori d’Arte 2005).

 

 

I Martedì Critici – Giancarlo Limoni

GIANCARLO LIMONI

1 ottobre 2013, ore 20.00

Chiostro del Bramante, Roma

a cura di Alberto Dambruoso e Guglielmo Gigliotti

con la collaborazione di Sara De Chiara e Eleonora Aliano

e con un intervento di Fabio Sargentini

 

Ospite del terzo appuntamento stagionale dei Martedì Critici al Chiostro del Bramante è Giancarlo Limoni (Roma, 1947).

Tra i protagonisti della Nuova scuola romana degli anni Ottanta, la ricerca pittorica di Limoni si distingue per l’elezione del mondo della natura quale soggetto costante della sua opera. I motivi floreali, che prendono forma su tele e tavole, sono continuamente in bilico tra la rappresentazione figurativa, cui rimanda il soggetto, e l’astrazione, memore del gesto e segno informali. L’ambiguità è resa da una superficie scabra, vivificata dall’alternanza di zone in cui la materia pittorica si addensa in pastose concentrazioni di luce e colore, e zone in cui la materia diventa liquida, innescando un sapiente gioco di velature e trasparenze. Le campiture monocromatiche, che spesso fanno da sfondo alle accensioni variopinte dei fiori, annullano ogni determinazione di spazio o tempo, rendendo la visione della natura rappresentata una sorprendente apparizione, una composizione armonica costruita con i colori brillanti, le rapide pennellate, i segni vorticosi.

Vincitore del premio Termoli nel 1977, a partire dagli anni ’80 Limoni espone in numerose mostre personali presso la galleria L’Attico di Fabio Sargentini. Partecipa alle più importanti rassegne italiane di quegli anni, tra cui Nuove trame dell’Arte a Genazzano, Anni 80 a Bologna, La nuova scuola romana a Graz, Trent’anni dell’Attico a Spoleto, Capodopera a Fiesole e Post Asrazione a Milano. Negli ultimi anni, Limoni ha partecipato alle mostre Inchiostro indelebile al MACRO a Roma nel 2003 e Pittori figurativi italiani nella seconda metà del XX secolo alla Mole Vanvitelliana di Ancona nel 2005. Dal 2005 espone con continuità anche alla galleria romana A.A.M.- Architettura Arte Moderna che gli dedicherà tra l’altro a breve la prossima mostra dal titolo “Paesaggi”, visitabile da metà ottobre a fine anno.

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I MARTEDI’ CRITICI – Jannis Kounellis

JANNIS KOUNELLIS

21 maggio 2013, ore 20.00

Chiostro del Bramante, Roma

a cura di Alberto Dambruoso e Guglielmo Gigliotti

con la collaborazione di Laura Lionetti e Eleonora Aliano

 

Il sesto appuntamento dei «Martedì Critici» al Chiostro del Bramante di Roma vede protagonista Jannis Kounellis, uno dei maggiori artisti internazionali degli ultimi sessant’anni. Di origini greche, Kounellis approda in Italia agli inizi del 1956, Paese che non abbandonerà mai più per il resto della sua vita, divenendo di fatto, la sua seconda patria. La sua formazione artistica avviene nella Capitale dove partecipa, insieme ad artisti quali Schifano, Ceroli, Mauri, Lo Savio, Uncini, Pascali, Mambor, Festa, Angeli, Fioroni e altri ancora, al clima di rinnovamento dell’arte contemporanea italiana degli anni Sessanta all’interno del gruppo romano della Scuola di Piazza del Popolo. Dopo aver esaurito l’esperienza informale attraverso composizioni di “rotelliana” memoria, realizzate a partire da giornali macerati riportati poi su tela, agli inizi degli anni Sessanta dà avvio alla stagione degli «Alfabeti», praticando una destrutturazione del codice convenzionale della segnaletica stradale inserendo frammenti di lettere, spezzoni di frecce e numeri in bianco e nero all’interno di tele e carte.  A partire dal ’66, approda a un lessico di natura neo-dada, fondato sul prelievo dalla realtà di oggetti e materie naturali: carbone, cotone, lana, granaglie, sacchi di juta, campane, brande, scarpe, cappotti e il fuoco di fiamme ossidriche o lampade a petrolio assurgono a vocabolario concreto e simbolico di un’arte vissuta come presenza gravida di suggestioni antiche.  Con Kounellis si può dire che l’arte ritorna al mito dell’esistenza pre-industriale, recuperando tutti quegli elementi che avevano caratterizzato le civiltà arcaiche e rurali e restituendone la memoria del loro antico valore d’uso. Dalla fucina di Vulcano, Kounellis “ruberà” il fuoco della “Margherita” e il carbone, dal mondo contadino i sacchi di juta, la lana, i grani e i semi, e perfino i cavalli che sosteranno per qualche ora nel garage -galleria L’Attico di Fabio Sargentini nel 1969. Antesignano dell’Arte Povera, entrerà a far parte della compagine teorizzata da Germano Celant e del circuito dell’arte contemporanea mondiale.

Suoi grandi punti di riferimento sono tutt’ora Pollock (ammirato sin dalla mostra alla Gnam del ’58), per aver indicato, con la pittura, l’uscita dal quadro, e Masaccio, per aver fissato quei punti fermi dell’idea di immagine che alimenta l’arte fino a Kounellis, fino a noi. Kounellis si definisce infatti «pittore», considerando l’arte tutta un problema di costruzione ideale di immagini.

Nato al Pireo nel 1936, Jannis Kounellis lascia la Grecia per Roma il giorno di capodanno del 1956. Nel 1960, ancora studente all’Accademia di Belle Arti di Roma, dove, assieme all’amico Pascali, è allievo di Toti Scialoja, tiene la sua prima mostra personale presso la Galleria La Tartaruga di Plinio De Martiis. Vi esporrà ancora nel ’64 e ’66, per passare poi all’Attico di Fabio Sargentini, con mostre nel ’67, ’69, ’71, ’74 e ’76. Seguiranno mostre da Sperone, a La Salita, da Lucio Amelio, da Christian Stein, da Mario Pieroni e da Pio Monti, e poi in tutto il mondo: Sonnabend, Konrad Fischer, Folker Skulima, Annemarie Verna, ecc.  Al 1972 data la sua prima partecipazione alla Biennale di Venezia, dove tornerà in seguito ad esporre in altre sette edizioni. Nello stesso anno è invitato anche a Documenta a Kassel, dove tornerà nel 1982. Nel 1977 tiene la prima grande mostra monografica al Museo Boymans Van Beuningen di Rotterdam, seguita da numerosissime altre esposizioni personali e antologiche (di cui una nutrita serie negli anni Ottanta, a cura di Rudi Fuchs) tra le quali si può ricordare la grande mostra al Museum of Contemporary Art di Chicago (1986), trasferitasi poi al Musée d’Art Contermporain di Montreal, la grande installazione all’interno di una nave da disarrmo nel porto del Pireo nel 1994, le grandi mostre al Centro Reina Sofia di Madrid nel 1996 e al Museum Ludwig Kelk di Colonia nel 1997. Nel 2002 ha tenuto la grande mostra «Atto unico» alla Gnam di Roma e nello stesso anno espone anche al Museo Pecci di Prato e allo Stedelijik Museum di Gent.

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La Grande asta per I Martedì Critici dal Giornale dell’arte

Gianni Dessì, In Opera, 2009-10
Roma. Dopo gli appuntamenti invernali presso il Museo Pecci di Milano, ad aprile e maggio tornano a Roma, presso il Chiostro del Bramante, gli incontri con artisti de«I Martedì Critici», ideati e curati da Alberto Dambruoso, affiancato ora da Guglielmo Gigliotti. A Gianni Dessì (9 aprile, nella foto una sua opera) e Alberto Di Fabio (16 aprile) seguiranno gli appuntamenti con Jannis Kounellis, Gregorio Botta, Claudio Verna, Bizhan Bassiri, con inizio alle ore  20.00.
A sostegno di questo appuntamento, che ha riscosso nel tempo ampio successo di pubblico, si svolgerà martedì 23 aprile, alle ore 19.00, presso la galleria La Nuova Pesa(via del Corso, 530), la «Grande Asta per i Martedì Critici», organizzata da Laura Lionetti. Le opere in asta sono di Renato Mambor, Luca Maria Patella, Sergio Lombardo, Maurizio Mochetti, Luigi Ontani, Giosetta Fioroni, Giovanni Albanese, Vittorio Messina, Pizzi Cannella, H.H. Lim, Pietro Ruffo, Giuseppe Gallo, Pietro Fortuna, Matteo Montani, Andrea Aquilanti, Flavio Favelli, Bizhan Bassiri, Gianni Dessì, Gregorio Botta, Paolo Canevari, Felice Levini, Alberto Di Fabio, Goldiechiari, Arcangelo Sassolino, Stefano Di Stasio, Andrea Fogli, Maurizio Donzelli, Giancarlo Limoni Mauro Di Silvestre, Giuseppe Salvatori, Jack Sal, Giacinto Occhionero, Antonello Viola, Giancarlo Neri, Gianfranco Gorgoni. In asta anche un’opera donata da Fabio Sargentini, il cui autore rimane al momento segreto.
Le opere, donate da alcuni degli artisti protagonisti degli incontri dei «Martedì Critici» degli anni passati, tutti solidali con l’idea che questa importante voce degli artisti e opportunità di scambio con il pubblico non si debba spegnere, saranno in esposizione da sabato 20 aprile (16.30-19) a La Nuova Pesa (dom. 21 e lun. 22 ore 11-19, martedì 23 ore 11-18).
La «Grande Asta per i Martedì Critici» è stata istituita per dare nuova linfa a incontri che mettono al centro l’arte e gli artisti, dopo un lungo periodo di loro paradossale perifericità all’interno del cosiddetto «sistema dell’arte». La coscienza dell’arte necessita di pensieri, scambi e parole, di ragionamenti sui come e sui «perché» di una disciplina dello spirito alla quale nessuna civiltà può rinunciare, al di là di ogni crisi, perché l’arte non va mai in crisi.

edizione online, 8 aprile 2013

La Grande Asta per I Martedì Critici da Art a part of a cult(ure)

i martedì critici: a roma si riparte con un’asta, il 23 aprile, a la nuova pesa

di Paolo di Pasquale
Dopo gli appuntamenti invernali presso il Museo Pecci di Milano, ad aprile e maggio tornano a Roma, presso il Chiostro del Bramante, gli incontri con artisti de I Martedì Critici. I talk sono stati ideati nel 2010 da Alberto Dambruoso, che li ha curati coadiuvato prima da Micol Di Veroli poi negli ultimi due anni assieme a Marco Tonelli; nella nuova edizione romana, con Guglielmo Gigliotti.


A sostegno di questa iniziativa che non ha avuto fini di lucro né ne contempla attualmente, si pone la generosità degli artisti che hanno donato un’opera da battere durante un’asta organizzata ad hoc: tale atto è motivato dalla comune solidarietà verso il progetto e a favore dell’idea che questa importante voce degli artisti e opportunità di scambio con il pubblico non si debba spegnere: qualcosa che invece è un rischio concreto poiché il tutto non giova di finanziamenti da parte delle istituzioni, che anzi, occorre ricordarlo, hanno imposto in passato all’associazione culturale, nata all’occorrenza, sgradevoli tariffari per la concessione dell’Auditorium di Mecenate, mantenendo al contempo il costo del biglietto di ingresso al pubblico, nonostante le numerose richieste affinché questo fosse eliminato.

Così, martedì 23 aprile, alle ore 19.00, presso la galleria La Nuova Pesa (Via del Corso, 530), si svolgerà laGrande Asta per i Martedì Critici, organizzata da Laura Lionetti. Battitore sarà Luciano Carnaroli.

Le opere in asta sono di Renato Mambor, Luca Maria Patella, Sergio Lombardo, Maurizio Mochetti, Luigi Ontani, Giosetta Fioroni, Giovanni Albanese, Vittorio Messina, Pizzi Cannella, H.H. Lim, Pietro Ruffo, Giuseppe Gallo, Pietro Fortuna, Matteo Montani, Andrea Aquilanti, Flavio Favelli, Bizhan Bassiri, Gianni Dessì, Gregorio Botta, Paolo Canevari, Felice Levini, Alberto Di Fabio, Goldiechiari, Arcangelo Sassolino, Stefano Di Stasio, Andrea Fogli, Luana Perilli, Maurizio Donzelli, Giancarlo Limoni Mauro Di Silvestre, Giuseppe Salvatori, Jack Sal, Giacinto Occhionero, Antonello Viola, Giancarlo Neri, Gianfranco Gorgoni. In asta anche un’opera donata da Fabio Sargentini, il cui autore rimane al momento segreto.

Le opere saranno in esposizione da sabato 20 aprile (16.30-19) sempre a La Nuova Pesa (dom. 21 e lun. 22 ore 11-19, martedì 23 ore 11-18).

Info e altro: