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I MARTEDì CRITICI – MARIO PIERONI

MARIO PIERONI

21 aprile 2015, ore 18

Museo Maxxi, Roma

a cura di Alberto Dambruoso e Guglielmo Gigliotti

 

Ospite del secondo incontro al MAXXI sarà Mario Pieroni.

Tra gli animatori più importanti della vita culturale e artistica romana dalla fine degli anni Settanta, Mario Pieroni ha avviato la sua attività a Pescara nel 1971 con la fondazione del centro di produzione artistica “Il mondo delle idee”, dedicato alla realizzazione di grandi opere progettate in relazione con l’ambiente domestico, e poi della galleria Mario Pieroni nel 1975, dove ha presentato i lavori di Fabro, Kounellis, Mario Merz, Pisani e Spalletti. La galleria si trasferisce in via Panisperna a Roma nel 1979 e inizia la sua attività insieme a Dora Stiefelmeier. Negli anni della Transavanguardia e del ritorno in auge della pittura figurativa, l’attività di Pieroni si distingue per la ricerca sull’arte concettuale, presentando mostre di artisti italiani, tra cui De Dominicis, Boetti, Levini, Paolini, Pirri, Pistoletto, Prini, Salvadori, e internazionali, tra cui Förg, Gilbert & George, Nordman, Prigov, Richter, Vercruysse, West. Nel 1991 Pieroni fonda insieme a Dora Stiefelmeier l’associazione non-profit Zerynthia, con sede a Roma e a Paliano, una realtà dinamica dedicata alla circolazione dell’arte contemporanea attraverso mostre, ma anche convegni e seminari, avviando collaborazioni con istituzioni pubbliche. Nel 1993, nel contesto della Biennale di Venezia, presenta Viaggio verso Citera; nel 1996 Zerynthia ha ospitato a Paliano la celebre mostra Uccelli-Birds, curata da Carolyn Christov-Bakargiev e Hans-Ulrich Obrist, e ha organizzato incontri, tra cui gli appuntamenti di Oreste tra il 1997 e il 1998, con il contributo di Cesare Pietroiusti e Luca Vitone. Dal 1997 al 2002 Pieroni e Stiefelmeier ricoprono l’incarico di responsabili per l’Arte Contemporanea all’Accademia di Francia a Roma, proponendo un ricco programma culturale. Nel 2001 avviano RAM radioartemobile, piattaforma dedicata alle ricerche sonore, ospitando mostre nella sede romana di via Conte Verde e organizzando celebri rassegne come la serie Camere, in cui espongono, tra gli altri, Acconci, Baruchello, Bassiri, Benassi, Bianchi, Durham, Fabre, Graham, Garutti, H. H. Lim, Manders, Moro, Nagasawa, Nicolai, Ontani, Patella. Legato a RAM è il SoundArtMuseum (2005), dedicato alle sperimentazioni del suono in rapporto all’arte visiva. Nel 2013 il Macro ha reso omaggio a Pieroni con la mostra FOTO DI GRUPPO. Galleria Pieroni, Zerynthia, RAM: 1970-2013 che ha ripercorso le metamorfosi della sua attività attraverso le opere di oltre cinquanta artisti.

 

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I Martedì Critici – Massimo Bartolini

MASSIMO BARTOLINI

17 dicembre 2013, ore 19.30

Museo Pecci di Milano

a cura di Alberto Dambruoso e Stefano Pezzato

Ospite del quarto incontro dei Martedì Critici al Museo Pecci di Milano è Massimo Bartolini (Cecina, 1962). Le opere di Bartolini, principalmente installazioni, ma anche fotografie, video, performance e disegni, nascono dall’analisi che l’artista conduce nei confronti dello spazio e si sviluppano secondo un pensiero che indaga i rapporti che si creano tra esso e i suoi fruitori. Autore di progetti inscindibili dal luogo che occupano, Bartolini mette in crisi la comune percezione dell’ambiente, attraverso interventi minimi o di natura architettonica che alterano la forma e l’atmosfera del luogo originario, spaesando lo spettatore. Oggetti di uso comune e di arredo domestico sono privati della propria funzionalità, modificati nei loro materiali costitutivi o associati a elementi naturali e impalpabili come luci, profumi, suoni, che ne intensificano la nostra esperienza. Esperienza del corpo, nel suo legame profondo con la natura e con il sentimento dell’abitare. Muovendosi sul limitare tra il movimento e la stasi, l’esterno e l’interno, l’immaginazione e la praticabilità, Bartolini ridisegna il paesaggio, trasponendo lo spazio in una dimensione poetica, intima, mentale.

Il lavoro di Massimo Bartolini è stato presentato in varie mostre personali in istituzioni italiane ed internazionali, tra cui ricordiamo: Desert Dance, a cura di S. Pezzato, Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci, Prato, 2003; Massimo Bartolini, GAM, a cura di L. Cherubuni, Torino, 2005; Massimo Bartolini, a cura di J. Fernandes, Museu Serralves, Porto, 2007; Dialoghi con la città, a cura di L. Cherubini, MAXXI, Roma, 2008; Organi, Galleria Massimo De Carlo, Milano, 2008; Three quarter tone-pieces, Magazzino d’arte moderna, Roma, 2009; Il cuore in mano, Centre of Contemporary Art “Znaki Czasu”, Turon, Polonia, 2011; Basements, Massimo De Carlo, Milano, 2011; Hum-Massimo Bartolini, a cura di A. Cestelli Guidi, AuditoriumArte, Roma, 2012; Studio Matters+1, The Fruitmarket Gallery, Edimburgo, 2013. Tra le mostre collettive, ricordiamo: dAPERTutto, 48a Biennale di Venezia, a cura di H. Szeemann, 1999; Ecstasy: In and About Altered States, The Museum of Contemporary Art, Los Angeles, 2005; Fuori tema/Italian Felling, XIV Quadriennale di Roma, 2005; Ironia Domestica. Uno sguardo curioso tra collezioni private italiane, cura di L. Ragaglia, Museion, Bolzano, 2007; Camera con vista, a cura di C. Gianferrari, Palazzo Reale, Milano, 2007; Où? Scenes du Sud: Espagne, Italie, Portugal, Carré d’Art, Nimes, 2007; Italics: Arte italiana fra tradizione e rivoluzione, 1968-2008, a cura di F. Bonami, Palazzo Grassi, Venezia, 2008; 15a Quadriennale d’arte di Roma, 2008; Fare Mondi a cura di D. Birnbaum, 53a Biennale di Venezia, 2009; Alla maniera d’oggi. Base a Firenze, Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci, Prato, 2010; International Triennale of Contemporary Art, Yokohama, 2011; TRACK, S.M.A.K., Ghent, 2012; Documenta 13, a cura di C. Christov-Bakargiev, Museum Fridericianum, Kassel, 2012; Viceversa, a cura di B. Petromarchi, Padiglione Italia, 53a Biennale di Venezia, 2013.

 

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I martedì critici – Massimo Uberti

MASSIMO UBERTI

10 dicembre 2013, h. 20.00

Museo Pecci, Milano

a cura di Alberto Dambruoso e Stefano Pezzato

con la collaborazione di Sara De Chiara

Ospite del terzo appuntamento de I Martedì Critici al Museo Pecci di Milano è Massimo Uberti (Brescia, 1966). Alla fine degli anni Ottanta Uberti è a Milano, dove partecipa alle attività dello spazio di via Lazzaro Palazzi ed è redattore della rivista “Tiracorrendo”.  Dopo una formazione come pittore, Uberti è passato alla fotografia, fino a trovare la sua peculiare cifra stilistica nell’uso del neon, strumento essenziale per presentare la ricerca dell’artista sullo spazio.  Elementi costitutivi del suo lavoro sono forme semplici, simmetriche, estrapolate dalle architetture reali e sottoposte a un processo di riduzione.  Fonti di ispirazione per molte opere dell’autore sono i disegni di città ideali, realizzati nel corso della storia; città utopiche, raramente portate a compimento, le cui linee, che ne tracciano i contorni e le strade, corrispondono a misteriose geometrie, spesso provenienti dalle carte del cielo. Queste mappe sono state tradotte da Uberti in motivi di tappeti e in installazioni luminose, in cui tubi di neon scandiscono il ritmo della città, conservando il senso enigmatico che ne ha generato il pensiero, come l’installazione site-specific Dreams of a Possible City – Tendente infinito, che illumina il Chiostro della Magnolia della Fondazione Stelline a Milano.

Risultato di una sottrazione di materia, fino a raggiungere l’espressione di essenzialità, di leggerezza, le architetture di neon articolano lo spazio in maniera inedita, mettendo in crisi concetti usuali di esterno e interno, di pieno e di vuoto. Come suggerisce una scritta realizzata per il cortile esterno del Museo Pecci di Milano, i neon di Uberti creano uno “Spazio Altro” .

Tra le principali esposizioni personali di Massimo Uberti, ricordiamo Il trillo del diavolo e Signori si chiude!, Spazio di via Lazzaro Palazzi, Milano, 1990 e 1991; La ricchezza, a cura di S. Risaliti, Accademia di Belle Arti di Brera, Milano, 1994; Maestà dell’invisibile, a cura B. di Della Casa, Veragouth Arte Contemporanea, Lugano, 1996; Città invisibile, a cura  di B. Della Casa, Istituto d’Arte Depero, Rovereto, 1997; Dessin du Dessin.Vetrines du hall, École des Beaux Art, Valenciennes, 1998; Abitare,Care/Of, Cusano Milanino, Milano, 1999; Lucedòro, a cura di P. Magni,Complesso monumentale di San Salvatore in Lauro, Roma, 2001; Gate nowopen, N.O. Gallery, Milano, 2008; NEVER OFF, Galleria Spazioborgogno,Milano, 2011; Annottazioni e mancate risposte, con Emanuele Becheri, a cura di M. Panzera, Galleria aplusbcontemporary Brescia e Linee di costruzione, Gall. Nilufar, Palazzo Durini, Milano, 2012.

Tra le recenti mostre collettive ricordiamo: Arte e Altro, a cura di R. Siligato, L. Pratesi, Palazzo delle Esposizioni, Roma, 1993; Campo, a cura di F. Bonami, Biennale di Venezia, 1995; Generazione Media, Palazzo della Triennale, Milano, 1998; Uberti ha rappresentato l’Italia alla mostra Ev+A 2003, a cura di V. Perez-Ratton, City Gallery of Art, Limerick Irlanda; Filoluce, a cura di R. Ferrario, Museo della Permanente, Milano, 2005; Intangibile Routes in Estrecho Dudoso, a cura di V. Perz-Ratton, T. Diaz, Museò de Diseno y Arte Contèmporaneo, San Josè, Costa Rica, 2006; Altra natura, a cura di S.Pezzato, Spazio Pecci, Milano, 2011; Neon, la materia luminosa dell’arte, a cura di B. Pietromarchi, D. Rosenberg, Macro, Roma, 2012 e la mostra attualmente in corso al Museo Pecci di Milano, Parole, parole, parole..

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Metti un martedì sera, a casa di Alberto Dambruoso

Riparte da Roma il tradizionale ciclo di art talk serali, capitanato da Alberto Dambruoso. I Martedì Critici continuano il loro viaggio nell’arte italiana, con un bagaglio davvero niente male: tre anni di incontri, tre città ospitanti, cinque sedi e quasi cento artisti. Cento meno uno. Che è il prossimo della lista, atteso per martedì 17 settembre. Un momento di amarcord, ma anche di progetti e riflessioni, insieme al critico che si inventò il fortunato progetto, tra le mura di casa sua.

Alberto Dambruoso, Jannis Kounellis e Guglielmo Gigliotti – foto Sebastiano Luciano

Alberto Dambruoso, Jannis Kounellis e Guglielmo Gigliotti – foto Sebastiano Luciano

Partiamo dal principio. I Martedì Critici nascono, su tua iniziativa, in una chiave piuttosto intima, come una specie di progetto non profit casalingo. Mi racconti?
Era il 16 febbraio del 2010. Tutto nacque a Roma, all’interno di un loft in via Carlo Botta 28, sul Colle Oppio, un tempo adibito a garage per le carrozze del soprastante convento di San Giuseppe di Cluny. Ero rientrato in Italia pochi mesi prima da New York, dove, stanco del sistema italiano, avevo deciso di trasferirmi per un po’: fu un artista, che aveva utilizzato lo spazio come studio/abitazione, a propormi di rilevarlo. E così mi trasferii. Fatti i doverosi aggiustamenti, il loft assomigliava sempre più a una sorta di galleria con tanto di vetrina su strada. A quel punto mi si è accesa la lampadina: le potenzialità di socializzazione culturale dello spazio erano altissime. Ne parlai subito con Micol Di Veroli, con la quale avevo curato di recente una mostra, e la cosa le piacque molto. Le idee mi si chiarirono in fretta. Tutto quel che volevo fare per quel posto era invitare un artista, chiedergli di portare qualche opera recente – da allestire come se si trattasse di una galleria – e poi girare i divani di casa, in modo da permettere alla gente di sedersi, guardare e ascoltare la discussione scaturita dalla triangolazione circolare tra opera, critico e artista. Così sono nati gli incontri.

Incontri casuali, quanto fortunati. L’idea ha funzionato da subito?
Direi di sì. È bastata qualche mail e un po’ di tam tam sui i social network, perché tantissime persone prendessero via via a partecipare. Spazio strapieno, tanto che i cinquanta metri quadri dello studio spesso nemmeno bastavano. In quell’oramai storico primo anno abbiamo presentato trentadue artisti, tra i quali Renato Mambor, Gianfranco Gorgoni, Cesare Tacchi, Alessandra Giovannoni, Gianfranco Gorgoni, Dino Pedriali, Flavio Favelli, Maurizio Donzelli e tanti altri. È stato un crescendo d’interesse e di partecipazione, fino al punto che la sede era diventata davvero troppo stretta: in tanti rinunciavano ad assistere per la troppa calca. A quel punto capii che era il momento di cercare una nuova sede. Ma questo è un altro capitolo.

Martedì Critici al Pecci di Milano- Incontro con Paolo Grassino

Martedì Critici al Pecci di Milano- Incontro con Paolo Grassino

Una curiosità: la scelta del martedì è casuale? C’è una storia dietro?
No, scelta affatto casuale! Innanzitutto non è un mistero che un po’ d’ispirazione mi è venuta dai “Mardis Littéraires” di Mallarmé, che , come noto, aveva creato uno dei cenacoli più all’avangurdia nella Parigi di fin de siècle. Un altro motivo, non meno importante, sta nel fatto che la parola ‘martedì’ contiene anche la parola “arte”, dunque già nel titolo c’era tutto il senso del progetto: l’incontro sullo stesso piano tra arte e critica, senza alcuna gerarchia. Infine c’è un motivo che ha a che vedere con i detti popolari: nel vocabolario collettivo si usa dire “Lunedì nero” e così, se il lunedì è nero, il martedì non può essere che critico!

Perché nasce questo progetto? Voglio dire, a quale domanda rispondono I Martedì Critici e che cosa cercano di muovere a livello del sistema dell’arte locale e nazionale?

Non sono il solo a sostenere che I Martedì Critici hanno colmato, nel loro piccolo, una lacuna. Da tempo mancava a Roma, ma anche in altri posti in Italia, un luogo dedicato alla riflessione sull’opera, un posto di ritrovo tra artisti, storici dell’arte, appassionati o curiosi, dove poter vivere un’esperienza di evasione e arricchimento. Frequentando il mondo dell’arte da quando sono piccolo, mi ero accorto come nel tempo l’arte fosse spesso scaduta a mera vetrina, con tanto di vernissage in cui la gente tutto fa tranne che osservare le opere. I Martedì Critici si sono posti fin da subito come alternativa alle gallerie, ma anche a tanti altri spazi istituzionali, rivendicando sempre la propria indipendenza rispetto al cosiddetto sistema dell’arte. La libertà ad esempio di non dover dipendere dal mercato, né da decisioni politiche, ci ha sicuramente permesso di diventare nel tempo una voce autorevole.

A un certo punto poi il progetto si è allargato oltre Roma…

Sì ad un certo punto, grazie all’amico – artista Andrea Aquilanti, il quale dopo aver partecipato da protagonista ad un incontro, aveva parlato del progetto a Piercarlo Borgogno in contatto con il Centro Pecci, ci è arrivata poco dopo una proposta dal Museo di Prato che da qualche mese aveva aperto un distaccamento a Milano. Abbiamo così iniziato ad andare in trasferta nel dicembre del 2011. Nel 2012 ci è arrivata una richiesta anche dal Pan di Napoli e nello stesso anni siamo tornati a Milano con sette appuntamenti. A dire il vero nel tempo sono giunte altre richieste, per esempio pareva quasi chiuso un progetto di incontri a Bari. Poi, per i soliti problemi legati ai tempi della politica e alle varie poltrone che si succedono, non se n’è fatto più nulla.

I Martedì Critici con Simone Pellegrini- sede di Via Carlo Botta a Colle Oppio

I Martedì Critici con Simone Pellegrini- sede di Via Carlo Botta a Colle Oppio

Hai avuto diversi critici-partner. Li vogliamo ricordare tutti?

Devo dire che ho avuto delle ottime spalle fin dall’inizio. A partire da Micol Di Veroli, che mi ha accompagnato durante il primo anno nello studio di Colle Oppio, fino a Guglielmo Gigliotti che mi affianca dalla scorsa stagione per gli incontri romani. Gigliotti, anche se non ufficialmente, in realtà faceva già parte dello staff curatoriale dei Martedì Critici, avendo spesso partecipato alle serate delle edizioni precedenti, nel corso delle quali veniva chiamato in causa da me per le sue originali e sempre interessanti domande rivolte agli artisti. In mezzo, la collaborazione più lunga con Marco Tonelli, studioso che ho sempre stimato fin dai tempi dell’Università e che ha dovuto rinunciare a farmi da spalla dallo scorso gennaio dopo essere stato eletto assessore alla cultura presso il Comune di Mantova. E infine la presenza costante ed indispensabile di Sara De Chiara, una delle anime vere dei Martedì Critici, storica dell’arte di grande spessore, che da anni ci dà una grande mano per comunicazione e organizzazione.

Di artisti ne hai ospitati tanti in questi tre anni. Siamo quasi al numero tondo…

Conti alla mano, con Mario Ceroli, prossimo artista a intervenire sul palco dei Martedì Critici, sono novantanove gli artisti presentati ad oggi. Un numero enorme, a cui si legano davvero tanti ricordi. La maggior parte per fortuna piacevoli, tranne uno particolarmente triste: mi riferisco alla scomparsa dell’artista Paolo Picozza, dieci giorni prima dell’incontro a lui dedicato. Ciascun artista è riuscito ad apportare la sua visione dell’arte e il dibattito mi sembra sia stato sempre vivo durante le serate. Una sorta di rito che si rinnova ogni martedì.

Capitolo finanziamenti: questione spinosa, viste le difficoltà incontrate lungo il percorso. Come si finanzia il progetto?

Capitolo che ci potrebbe far capitolare! A parte la battuta, tutti sappiamo cosa significhi portare avanti in questo Paese un progetto esclusivamente di tipo culturale, in cui i curatori non prendono un centesimo e tutti i soldi se ne vanno in riprese video, spese di viaggio e ospitalità per gli artisti e infine per i collaboratori. Finora siamo riusciti ad andare avanti in vari modi: il primo anno attraverso il mio personale contributo, il secondo grazie a due associazioni culturali, Incontri internazionali d’arte e Cortoartecircuito, e l’anno scorso attraverso due sponsorizzazioni private (Fastweb e Spedart). Adesso stiamo proseguendo grazie agli introiti ottenuti da un’asta di opere donateci dagli artisti che avevano già partecipato e ad un altro contributo di Spedart.

H.H. Lim ai Martedì Critici – foto Sebastiano Luciano

H.H. Lim ai Martedì Critici – foto Sebastiano Luciano

Senza peli sulla lingua: dove avete incontrato maggiore supporto e dove invece porte chiuse e poca sensibilità?

Non saprei dirti a chi dare la palma del maggior supporto. Certamente devo ringraziare Marco Ravaglioli dell’associazione Iter – percorsi di cultura che ci ha permesso di entrare gratuitamente il secondo anno all’Auditorium di Mecenate, la Dart – Chiostro del Bramante, che ugualmente ci ospita con le stesse modalità dallo scorso anno, Beatrice Bulgari presidente di Cortoartecircuito, Paola Ugolini che né è il direttore artistico e Gabriella Buontempo presidente di Incontri Internazionali d’Arte che hanno finanziato un intero anno di programmazione, il Centro Pecci di Prato, che da due anni patrocina i Martedì Critici al Pecci di Milano e, non ultimo, tutti coloro che hanno deciso di fare l’iscrizione all’Associazione Culturale I Martedì Critici.
Chi sicuramente non dobbiamo ringraziare sono il Comune di Roma, che nella figura dell’ex assessore alla cultura Gasperini ci aveva promesso di eliminare l’odiosa gabella di entrata per gli spettatori all’Auditorium di Mecenate, cosa mai mantenuta; e non dobbiamo ringraziare tanto meno la Sovrintendenza dei Beni Artistici e Architettonici di Roma che ci ha richiesto per un anno di programmazione un tariffario per il nolo della sala.

Parliamo della stagione che sta per cominciare. Anticipazioni e calendari?

Si parte a Roma, negli spazi del Chiostro del Bramante, con Mario Ceroli, uno dei più grandi scultori viventi degli ultimi cinquant’anni. Per l’occasione ci sarà anche una presentazione di Maurizio Calvesi, il critico che più di tutti si è occupato del suo lavoro. Poi Nanni Balestrini, Bruna Esposito, Bruno Ceccobbelli e altri ancora. Ad accompagnarmi durante la conduzione delle serate ci sarà anche per questa edizione Guglielmo Gigliotti. Dopo Roma I Martedì Critici approderanno anche quest’anno al Pecci di Milano, dove insieme a Stefano Pezzato, curatore del Pecci, condurremo cinque incontri prima delle festività natalizie e poi altri otto incontri tra febbraio e marzo 2014. Tra i nomi per Milano posso anticiparti quelli di Vedovamazzei, Mauro Staccioli e Botto & Bruno.

Un po’ di riflessioni. In Italia il dibattito sulla cultura e sul contemporaneo, e nello specifico quello sull’arte italiana, a che punto sta, secondo te? C’è bisogno di parlare di arte italiana? E quanto i dibattiti pubblici possono essere utili per conferire forza e identità alla scena italiana? I Martedì Criitci servono anche un po’ anche a questo?

Hai centrato esattamente il nocciolo della questione. A mio avviso manca ancora in Italia una conoscenza reale dell’arte italiana dagli anni Sessanta a oggi. C’è un bisogno assoluto di parlare di arte italiana, perché noi italiani soffriamo di esterofilia e tendiamo a sottovalutare, se non addirittura ad ignorare, l’arte prodotta dai nostri artisti, che invece io ritengo essere superiore – e anche di molto – rispetto a tanta arte prodotta in molte altrove. Un atteggiamento che credo sia nato dopo la sconfitta della Seconda guerra mondiale, quando un enorme complesso d’inferiorità cominciava ad aleggiare tra gli artisti, i critici e i galleristi italiani. A un certo punto tutto quello che veniva dall’America doveva per forza essere buono e la nostra arte era come se venisse dopo i giganti della Pop, del Minimalismo, dell’arte Concettuale, della Land art. Ciò – tolte e esperienze di Celant e Bonito Oliva – ha comportato inevitabilmente una sottovalutazione per tutti quegli artisti italiani che – da Rotella a Mauri, da Festa a Schifano e ancora Ceroli, Pascali, Angeli, Lombardo, Mambor e tanti altri – avevano invece rivoluzionato il linguaggio artistico dopo la lezione degli informali Burri e Fontana. L’arte contemporanea italiana di oggi nasce in quegli anni e sarebbe giusto che venisse ristabilita una verità storica: gli italiani non erano da meno degli americani e la loro ricerca è tuttora di primissimo piano. E occorre ancora fare ancora un lavoro importante su tutti gli anni Ottanta e Novanta. Il Macro a Roma e qualche altra istituzione hanno provato a fare un lavoro in questo senso, ma i risultati non sono sempre stati eccellenti.

Alberto Di Fabio al Chiostro del Bramante, Roma, 16 aprile 2013 – foto Sebastiano Luciano

Alberto Di Fabio al Chiostro del Bramante, Roma, 16 aprile 2013 – foto Sebastiano Luciano

Noi, con i Martedì Critici, abbiamo voluto tentare una mappatura, la più obiettiva possibile, sull’arte di qualità e di spessore prodotta in Italia dagli anni Sessanta ad oggi, facendola raccontare direttamente agli artisti in vita. Ciò che rimarrà di questo lavoro sarà un grande archivio per la memoria storica di questi anni sicuramente fragili, ma anche estremamente ricchi e vitali.

Dove stanno andando i Martedì Critici? Piani, sogni, sviluppi?

Nonostante la situazione del Paese, in qualche modo si va avanti. Tra i sogni vi è quello d’iniziare a invitare artisti internazionali, magari poco visti nelle istituzioni italiane. E poi, un giorno, portare l’evento anche all’estero. Mi sono arrivate delle proposte da New York e non è detto che prima o poi non accada. Un progetto già nel cassetto è quello di riuscire a pubblicare un catalogo/dvd che raccolga le immagini e le testimonianze critiche di chi ha vissuto in prima persona il clima degli incontri. Un ultimo sogno, infine, che potrebbe avverarsi presto, è quello di rendere i Martedì Critici fruibili ad un maggior numero di persone interessate, attraverso la tv. Ci sto lavorando da qualche tempo e forse siamo vicini. Ma si sa, siamo in Italia: il condizionale è d’obbligo!

Helga Marsala

http://www.artribune.com/2013/09/metti-un-martedi-sera-a-casa-di-alberto-dambruoso/

La Grande asta per I Martedì Critici dal Giornale dell’arte

Gianni Dessì, In Opera, 2009-10
Roma. Dopo gli appuntamenti invernali presso il Museo Pecci di Milano, ad aprile e maggio tornano a Roma, presso il Chiostro del Bramante, gli incontri con artisti de«I Martedì Critici», ideati e curati da Alberto Dambruoso, affiancato ora da Guglielmo Gigliotti. A Gianni Dessì (9 aprile, nella foto una sua opera) e Alberto Di Fabio (16 aprile) seguiranno gli appuntamenti con Jannis Kounellis, Gregorio Botta, Claudio Verna, Bizhan Bassiri, con inizio alle ore  20.00.
A sostegno di questo appuntamento, che ha riscosso nel tempo ampio successo di pubblico, si svolgerà martedì 23 aprile, alle ore 19.00, presso la galleria La Nuova Pesa(via del Corso, 530), la «Grande Asta per i Martedì Critici», organizzata da Laura Lionetti. Le opere in asta sono di Renato Mambor, Luca Maria Patella, Sergio Lombardo, Maurizio Mochetti, Luigi Ontani, Giosetta Fioroni, Giovanni Albanese, Vittorio Messina, Pizzi Cannella, H.H. Lim, Pietro Ruffo, Giuseppe Gallo, Pietro Fortuna, Matteo Montani, Andrea Aquilanti, Flavio Favelli, Bizhan Bassiri, Gianni Dessì, Gregorio Botta, Paolo Canevari, Felice Levini, Alberto Di Fabio, Goldiechiari, Arcangelo Sassolino, Stefano Di Stasio, Andrea Fogli, Maurizio Donzelli, Giancarlo Limoni Mauro Di Silvestre, Giuseppe Salvatori, Jack Sal, Giacinto Occhionero, Antonello Viola, Giancarlo Neri, Gianfranco Gorgoni. In asta anche un’opera donata da Fabio Sargentini, il cui autore rimane al momento segreto.
Le opere, donate da alcuni degli artisti protagonisti degli incontri dei «Martedì Critici» degli anni passati, tutti solidali con l’idea che questa importante voce degli artisti e opportunità di scambio con il pubblico non si debba spegnere, saranno in esposizione da sabato 20 aprile (16.30-19) a La Nuova Pesa (dom. 21 e lun. 22 ore 11-19, martedì 23 ore 11-18).
La «Grande Asta per i Martedì Critici» è stata istituita per dare nuova linfa a incontri che mettono al centro l’arte e gli artisti, dopo un lungo periodo di loro paradossale perifericità all’interno del cosiddetto «sistema dell’arte». La coscienza dell’arte necessita di pensieri, scambi e parole, di ragionamenti sui come e sui «perché» di una disciplina dello spirito alla quale nessuna civiltà può rinunciare, al di là di ogni crisi, perché l’arte non va mai in crisi.

edizione online, 8 aprile 2013