I Martedì Critici -Miltos Manetas

Miltos Manetas
13 novembre 2018 ore 19.00
Visionarea Art Space
a cura di Alberto Dambruoso e Valentino Catricalà

Martedì 13 novembre si è svolto il terzo appuntamento della stagione autunnale de «I Martedì Critici», gli incontri con i protagonisti della scena contemporanea organizzati dall’«Associazione Culturale I Martedì Critici», giunti al nono anno di attività.

Tale format si colloca nel più ampio progetto Visionarea Art Space, incubatore di idee che propone e promuove progetti di artisti contemporanei nazionali e internazionali, e che si avvale fin dalla prima edizione del fondamentale sostegno del Prof. Avv. Emmanuele F. M. Emanuele e della Fondazione Cultura e Arte.

La programmazione prevede la partecipazione di numerose figure di primo piano del mondo dell’arte contemporanea, attive in Italia e all’estero, in una serie di appuntamenti che si svolgeranno presso diverse sedi, a cominciare dal Visionarea Art Space di Roma.

Il tema comune del primo ciclo di incontri autunnale sarà “il Mediterraneo”, simbolo di culture antiche e moderne, luogo di incontri e scambi, spazio di conquiste, scoperte e conoscenza. Un Mare attorno al quale sono nate e cresciute alcune tra le più importanti civiltà dell’occidente e dell’oriente di questa parte di mondo, e si sono sviluppate le caratteristiche, uniche e peculiari, delle popolazioni che l’hanno vissuto e navigato. Maestri di chiara fama ed emergenti dal riconosciuto valore professionale saranno invitati presso il Visionarea Art Space per discutere della propria arte, di significati e poetiche, ma anche di una cultura comune, quella di area mediterranea appunto, che ha influenzato e caratterizzato nei secoli la produzione artistica e culturale delle nostre terre.

Miltos Manetas, nato e cresciuto in Grecia, vive e lavora tra Roma, New York e Bogotà, ma può essere definito cittadino del mondo, per il suo continuo peregrinare. Miltos Manetas si forma presso l’Accademia di Belle Arti di Roma, prima, e presso l’Accademia di Belle Arti di Brera, poi. È un artista poliedrico, sperimentatore di espressioni e tecniche differenti, dalla pittura alla fotografia, fino all’utilizzo di mezzi multimediali. Nella metà degli anni ’90, a New York, un incontro quasi casuale con la tecnologia gli indica la strada della sua ricerca e segna il futuro della sua produzione artistica. Il bug di un videogame mostra all’artista il mondo simulato che i computer offrono all’essere umano, abituato a sua volta costantemente a simulare, consciamente o inconsciamente. In quel bug, Miltos Manetas scopre emozioni completamente nuove, contaminate dalla sua storia passata e presente, e a loro volta contaminanti. Prima attraverso l’utilizzo del mezzo video, poi attraverso la pittura, l’artista inizia a lavorare sui videogiochi, i cartoni animati, sulle creature che popolano questi mondi altri, modelli perfetti, sempre più intelligenti e comunicativi. Super Mario, Lara Croft, i Pokemon diventano per l’artista espressioni di una realtà parallela, fatta di azioni, emozioni, reazioni, e influenzata dall’agire umano; nel lavoro di Manetas diventa fondamentale conoscere l’ambiente in cui queste creature sono state pensate e programmate, capire di quale contesto sono diventate espressione, e ancora di più osservarne il contatto con società differenti da quella d’origine e verificarne l’affermazione e l’assorbimento. È così che l’artista inizia a percorrere una strada nuova per l’arte contemporanea, a scoprire un territorio inesplorato che gli darà accesso alle infinite rappresentazioni e sfaccettature dell’essere umano, incluso se stesso.

Nel 2000, Manetas con l’aiuto della società Lexicon, conia l’espressione Neen, una parola dal significato indefinito e al tempo stesso multiplo, selezionata da una macchina tra infinite possibilità. Il termine, inesorabilmente legato al computer che l’ha creato, come da desiderio dell’artista, non rappresenta solo il lavoro e il pensiero di Manetas, ma si fa ben presto manifesto di una collettività e di un’opera comune. La casualità, elemento portante di questo processo, ha voluto che Neen in greco antico significasse “esattamente adesso”, suggestiva coincidenza se si pensa che la finalità di questa espressione fosse proprio descrivere un fenomeno attuale, il ruolo delle innovazioni tecnologiche contemporanee nella vita degli individui, volto a svelare e rappresentare le nuove forme di esistenza e le nuove espressioni sensibili nella società delle macchine. I Neenstars, seguaci di questa filosofia, hanno trovato nei moderni software, a partire da Flash, gli strumenti per creare nuovi contesti e in essi ambientare le proprie storie. Neen è stato presentato a Napoli durante l’evento preview_2004 del Sintesi Electronic Arts Festival. Nel 2000, l’artista fonda “ElectronicOrphanage”, casa del Neen, uno spazio in cui convivono la cultura di internet e coloro che contribuiscono a crearla e ad arricchirla. Il progetto nasce a Los Angeles per diventare poi nomade e localizzarsi in diverse città, tra le altre, Parigi, Londra e Roma.

Nel 2009, Miltos Manetas presenta il Padiglione Internet, introdotto per la prima volta alla Biennale di Venezia, con lo scopo di mostrare al pubblico gli sviluppi di un ormai consolidato legame tra arte e tecnologia. Resta celebre il progetto presentato nel 2013, Unconnected, che glorifica i “disconnessi”, coloro che vivono senza alcuna connessione con il mondo della rete, per i quali l’artista fa addirittura celebrare una messa, innalzando il loro stile di vita a modello di redenzione.

Miltos Manetas ha presentato, in collaborazione con l’Istituto Svizzero di Roma, nel 2014, il laboratorio ÑEWPRESSIONISM, per ragionare sulle condizioni di vita nell’epoca del Metascreen: schermi (non più dei computer ma degli smartphone) filtrano la nostra visione del mondo, proiettando e traducendo la realtà che ci circonda, e proteggendoci da essa attraverso una visione parziale del paesaggio e delle sue atmosfere. La pittura, così come le altre forme del rappresentare, si fa mezzo essenziale per la riappropriazione della natura.

Attualmente, Miltos Manetas è impegnato a teorizzare il concetto di Medio-sud, una categoria geografica, estetica ed etica aperta. In un’analisi approfondita della geografia, non solo territoriale, ma soprattutto economica, sociale e politica di paesi come la Grecia, l’Italia, la Francia, la Spagna, l’artista professa la necessità di trovare un equilibrio tra il nord, in diverse parti del mondo considerato il modello da seguire, e il sud, che scorre nel sangue di ogni paese, non solo con le sue problematiche, ma soprattutto con le sue potenzialità. Con questo progetto, l’artista segnala la necessità di tracciare dei nuovi confini, che siano espressione di un rinnovamento e che trovino nel concetto di “medio” l’espressione di un dialogo più fruttuoso di quello che finora avrebbe dovuto unire, ma ha piuttosto diviso, territori per loro natura congiunti.

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I Martedì Critici – Stefania Miscetti

Stefania Miscetti
9 ottobre 2018 ore 19.00
Visionarea Art Space
a cura di Alberto Dambruoso e Annalisa Ferraro

Martedì 9 ottobre si è tenuto il secondo appuntamento della stagione autunnale de «I Martedì Critici», gli incontri con i protagonisti della scena contemporanea organizzati dall’«Associazione Culturale I Martedì Critici», giunti al nono anno di attività.

Tale format si colloca nel più ampio progetto Visionarea Art Space, incubatore di idee che propone e promuove progetti di artisti contemporanei nazionali e internazionali, e che si avvale fin dalla prima edizione del fondamentale sostegno del Prof. Avv. Emmanuele F. M. Emanuele e della Fondazione Cultura e Arte.

La programmazione prevede la partecipazione di numerose figure di primo piano del mondo dell’arte contemporanea, attive in Italia e all’estero, in una serie di appuntamenti che si svolgeranno presso diverse sedi, a cominciare dal Visionarea Art Space di Roma, di recente inaugurazione.

Il tema comune del primo ciclo di incontri autunnale sarà “il Mediterraneo”, simbolo di culture antiche e moderne, luogo di incontri e scambi, spazio di conquiste, scoperte e conoscenza. Un Mare attorno al quale sono nate e cresciute alcune tra le più importanti civiltà dell’occidente e dell’oriente di questa parte di mondo, e si sono sviluppate le caratteristiche, uniche e peculiari, delle popolazioni che l’hanno vissuto e navigato. Maestri di chiara fama ed emergenti dal riconosciuto valore professionale saranno invitati presso il Visionarea Art Space per discutere della propria arte, di significati e poetiche, ma anche di una cultura comune, quella di area mediterranea appunto, che ha influenzato e caratterizzato nei secoli la produzione artistica e culturale delle nostre terre.

Stefania Miscetti
Laureata in Architettura e attiva nel campo della progettazione e del design, Stefania Miscetti è fondatrice dell’omonimo Studio Stefania Miscetti di Roma e dell’Associazione Culturale Mantellate, entrambe impegnati dal 1990 a supportare artisti affermati ed emergenti, a promuoverne attività sul territorio nazionale e internazionale, a sostenere riflessioni sociali e politiche.

In un ex spazio industriale di Trastevere, da quasi trent’anni, Stefania Miscetti accoglie curatori di ogni generazione, artisti italiani e stranieri, e le più diversificate espressioni artistiche, dalla pittura alla scultura, dalla video arte alla performance, dalle installazioni ai modelli architettonici, dalla poesia alla musica, fino ai gioielli, perseguendo come obiettivo la valorizzazione dell’arte contemporanea e la sua diffusione tra gli spazi pubblici e privati delle città, a partire da quella romana.

Sono nati, sotto la sua supervisione, progetti inediti e site specific, ideati appositamente per lo spazio della galleria, opere pensate per dialogare con la cultura, la storia e l’attualità della città di Roma, punto di riferimento in ogni riflessione e interlocutrice diretta o indiretta di ogni operazione culturale.

Lo Studio Stefania Miscetti ha accolto idee, progetti, opere di Marina Abramovic, Yoko Ono, Ben Vautier, Orlan, Wolf Vostell, Maria Lai, Nancy Spero, Hermann Nitsch, Doris Bloom, Bizhan Bassiri, Valie EXPORT, Michal Rovner, Gianni Piacentino, Alberto di Fabio, e ha promosso negli anni il lavoro di giovani artisti in fase di affermazione, come Paolo Canevari, Adrian Tranquilli, Manuela Filiaci, Gian Domenico Sozzi, Fiorella Rizzo e Silvia Giambrone.

Tra i legami più significativi che lo Studio Stefania Miscetti ha costruito e conservato nel tempo, è da ricordare quello con Maria Lai, artista impegnata nel recupero della cultura popolare e di tradizioni e processualità legate alla civiltà̀ preindustriale, alla quale la galleria ha dedicato quattro mostre, la prima nel 1991, l’ultima, recentissima, terminata a maggio 2018.

Da non dimenticare è l’impegno di Stefania Miscetti su temi sociali e politici: la rassegna SHE DEVIL (2006-2018), che nel 2018 ha compiuto dieci anni, pone l’attenzione sull’identità femminile, intesa come corpo, come mente, come libertà, come autodeterminazione, coscienza e pensiero. Differenti visioni di molteplici universi femminili riprendono forma e colore nei racconti-video di donne artiste, che, con la supervisione, ciascuna della propria curatrice, hanno dato voce alle impellenti necessità di genere, prima, e all’urgenza di una definizione di ruolo, poi, muovendosi costantemente dalla dimensione personale a quella collettiva.

Negli anni, Stefania Miscetti ha perseguito sempre come obiettivo personale e della galleria il coinvolgimento della città e dei suoi abitanti, da raggiungere attraverso l’organizzazione tanto di mostre in contesti privati che di eventi in luoghi pubblici. Muovendosi in questa direzione, nella metà degli anni ’90, lo Studio Stefania Miscetti ha dato vita all’iniziativa Projected Artists – Obiettivo Roma (1995-1997), che ha previsto la proiezione di grandi opere di artisti contemporanei sulla facciata di monumenti e antichi palazzi romani. L’evento, pensato proprio per coinvolgere i cittadini e per invadere gli spazi della loro quotidianità, è stato di grande impatto visivo ed emozionale, ed ha avuto la forza di connettere le antichità archeologiche e storico-artistiche della città di Roma con l’energia viva e attuale dell’arte contemporanea. Il progetto è stato precursore di una tendenza ormai diffusa, il recupero e la valorizzazione del patrimonio storico-artistico e paesaggistico attraverso operazioni culturali pubbliche destinate alla collettività.

 

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I Martedì Critici – Mary Zygouri

Mary Zygouri
25 Settembre 2018, ore 19.00
Visionarea Art Space
a cura di Alberto Dambruoso 

Ospite del primo appuntamento stagionale de «I Martedì Critici» sarà Mary Zygouri (Atene, 1973).

Mary Zygouri vive e lavora tra la Grecia e l’Italia. Ha studiato presso la Scuola di Belle Arti di Atene e ha conseguito un Master in Belle Arti al Chelsea College of Art and Design di Londra.
Mary Zygouri si muove tra performance e fotografia, tra video e installazioni, in equilibrio perfetto tra la riscrittura e riattualizzazione del passato e un’analisi critica del presente e della crisi sociale che su di esso aleggia. Se da un lato, infatti, l’artista greca è impegnata a dare una diversa lettura a quelle vicende storiche che il tempo ha trasmesso secondo un solo codice interpretativo e a dar loro una voce nuova attraverso azioni idealmente e fisicamente collocate nel presente, dall’altro Zygouri affronta la contemporaneità e senza paura ne demolisce sovrastrutture, imposizioni del potere e atti consci o inconsci di sottomissione. Attraverso riti e performance, che pongono al centro del dibattito i diritti umani, le libertà individuali e collettive, e sotto i riflettori la legittimità di alcune forze politiche, l’artista sfida l’indifferenza dello spettatore, richiamandone l’attenzione attraverso azioni pubbliche dal forte impatto sensoriale ed emotivo, e invitandolo quindi una partecipazione ragionata e consapevole.

Tra le mostre personali dell’artista si ricordano: La rèpètition del’impossible, Prometeo Gallery, Milano, 2018; Animalesques Allegories, HIT Gallery, Bratislava, 2015; A trilogy, Galleria Alberto Peola, Torino, 2015; Zoopoetics- Zoopolitics, Studio Stefania Miscetti, Rome, 2010; Way out, The Apple gallery, Athens, 2005.
Tra le recenti mostre collettive, si ricordano: La verità è sempre un’altra, Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, 2018; Learning from Athens, Documenta 14, Athens –Kassel, 2017; The Round Up Project, Kokkinia 1979-2017, Donne in Colore, Torre dei Lambardi, Magione, 2017; Fragile body – Material Body, 3rd Venice International Performance Art Week co-curated section “THE DREAM OF ANTIGONE: Performance Art In Greece Between The Seventies And Today”, G.A.P, Palazzo Morra, Venezia, 2016; Arte al Centro, Fondazione Pistoletto, Cittadellarte, Biella, 2016.

Tra le recenti performances: Bath of the Constitution, Cittadellarte, IKSV, Istanbul, 2015; Movimento in semi-libertà, I.C.E, Museo Pino Pascali, 2015; Carnaval/Visual Art, I.C.E and Teatro Pubblico Pugliese, Movimento in Semilibertà, Museo Pino Pascali, 2015; Liquidazione, ΠΩΛΕΙΤΑΙ, Palazzo delle Sperimentazioni, Fondazione Morra, Napoli, 2010; Gaze , M.K. 1972-M.Z.2009, 2nd Thessaloniki Biennale of Contemporary Art- PRAXIS Performance Festival, Museum of Contemporary Art, Thessaloniki, 2009.

Primo appuntamento della stagione autunnale de «I Martedì Critici», gli incontri con i protagonisti della scena contemporanea organizzati dall’«Associazione Culturale I Martedì Critici», giunta al nono anno di attività. Tale format si colloca nel più ampio progetto Visionarea Art Space, incubatore di idee che propone e promuove progetti di artisti contemporanei nazionali e internazionali, e che si avvale fin dalla prima edizione del fondamentale sostegno del Prof. Avv. Emmanuele F. M. Emanuele e della Fondazione Cultura e Arte.

La programmazione prevede la partecipazione di numerose figure di primo piano del mondo dell’arte contemporanea, attive in Italia e all’estero, in una serie di appuntamenti che si svolgeranno presso diverse sedi, a cominciare dal Visionarea Art Space di Roma, di recente inaugurazione.
Il tema comune del primo ciclo di incontri autunnale sarà “il Mediterraneo”, simbolo di culture antiche e moderne, luogo di incontri e scambi, spazio di conquiste, scoperte e conoscenza. Un Mare attorno al quale sono nate e cresciute alcune tra le più importanti civiltà dell’occidente e dell’oriente di questa parte di mondo, e si sono sviluppate le caratteristiche, uniche e peculiari, delle popolazioni che l’hanno vissuto e navigato. Maestri di chiara fama ed emergenti dal riconosciuto valore professionale saranno invitati presso il Visionarea Art Space per discutere della propria arte, di significati e poetiche, ma anche di una cultura comune, quella di area mediterranea appunto, che ha influenzato e caratterizzato nei secoli la produzione artistica e culturale delle nostre terre.

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I Martedì Critici – NICOLA VERLATO

NICOLA VERLATO
5 giugno 2018, ore 18.00
Accademia di Belle Arti di Roma
a cura di Alberto Dambruoso Lorenzo Canova ed Helga Marsala
Introduce Tiziana D’Acchille, Direttrice dell’Accademia di Belle Arti di Roma

Ospite del quinto appuntamento stagionale de «I Martedì Critici» sarà Nicola Verlato (Verona, 1965).

Nicola Verlato è un artista figurativo, italiano di nascita e americano di adozione. Attualmente vive e lavora tra Roma e Los Angeles.

Pittore e scultore delle emozioni e degli stati d’animo, delle azioni e delle contrazioni dei corpi, Nicola Verlato è da sempre interessato a trasferire nelle sue creazioni le sensazioni intense che quotidianamente riempiono la vita dell’uomo e a rendere oggetto di contemplazione e riflessione quelle relazioni che spontaneamente si stabiliscono tra gli individui. Paure, ossessioni, incubi, nelle loro manifestazioni talvolta sofferte, talvolta violente, hanno la forza di sfondare la bidimensionalità e investire lo spettatore con un turbinio di emozioni. Con l’intensità e la dirompenza caravaggesca, l’artista colloca le sue figure in un ambito talmente reale da apparire brutale, con la prospettiva e l’ascendenza sacra carraccesca, Nicola Verlato fa che i suoi personaggi atterrino ad un passo dallo spettatore, che i loro corpi si attorciglino in rotazioni e contrazioni, tanto intense da rappresentare un viaggio che arriva dritto fino a Gericault. Evidentemente legato alla pittura classica, dall’arte rinascimentale a quella barocca, dalle tendenze manieriste a quelle neoclassiche e romantiche, con uno sguardo sempre rivolto ai resti della cultura greco-romana, Nicola Verlato è perfettamente calato nell’epoca attuale, è un attento osservatore dei fenomeni della società contemporanea e un attivo sostenitore dell’arte come processo collettivo in grado di coinvolgere, nel suo compiersi, la comunità e tutti i suoi media.

Attraverso l’utilizzo delle tecnologie 3D, affiancato al disegno e alla pittura, l’artista lavora per rinnovare esteticamente le forme classiche, le uniche in grado di parlare alla società, potenziandone le capacità espressive e adattando il linguaggio e il derivato simbolismo ai fruitori del presente. Verlato si affida ad un processo creativo lento e sofisticato, si dedica con cura al disegno di ogni dettaglio, alla resa plastica dei corpi, all’equilibrio tra la luce e il colore, alla dinamicità, alla suggestione scenica, al raggiungimento di una figurazione che, pur partendo da modelli tradizionali, si fa contemporanea nella tridimensionalità offerta dalle strumentazioni del digitale.

Se costante è, nei lavori dell’artista, il rimando alla storia dell’arte italiana, altrettanto potenti sono gli effetti dell’acquisita cultura americana, nei riferimenti alle più moderne correnti artistiche, e l’utilizzo di linguaggi immediati e diretti, propri delle illustrazioni, dei fumetti e dei videogiochi, finalizzati ad amplificare la tragicità e il pathos del suo crudo realismo.

Nicola Verlato ha esposto le sue opere in gallerie e musei di tutto il mondo, tra cui la White Columns di New York, il Museum of Modern Art di Arnhem, la Biennale di Praga e la 53ª Biennale di Venezia del 2009 nel Padiglione Italia. Verlato ha affiancato artisti come Erwin Olaf, Santiago Sierra, Shepard Fairey, Kehinde Wiley, Ronald Ophuis, José Lerma, Mark Ryden e Robert Williams. Il suo lavoro è presente in diverse collezioni pubbliche e private in paesi come USA, Argentina, Italia, Spagna, Olanda, Danimarca, Norvegia, Cina e Filippine. Il suo lavoro è stato pubblicato su Art in America, Flash Art, Juxtapoz, Vogue Italia, Art Pulse, LoDown Magazine.

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I Martedì Critici – Gioacchino Pontrelli

GIOACCHINO PONTRELLI
29 Maggio 2018, ore 18.00
Accademia di Belle Arti di Roma
a cura di Alberto Dambruoso ed Annalisa Ferraro
Introduce Tiziana D’Acchille, Direttrice dell’Accademia di Belle Arti di Roma

Ospite del quarto appuntamento stagionale de «I Martedì Critici» sarà Gioacchino Pontrelli (Salerno,1966).

Gioacchino Pontrelli si forma presso l’Accademia di Belle Arti di Roma, città dove attualmente vive e lavora. Attento osservatore e fine pensatore, attraverso la pittura, Gioacchino Pontrelli indaga la realtà, scruta la società che ci circonda e capta le immagini che in essa predominano. Oggetti di valore per la collettività o importanti per il suo sentire si trasformano su una distesa di colore, per poi rivelarsi indifferentemente in forma figurativa o astratta. Dopo aver scelto le immagini e dopo aver tradotto la contemporaneità così come da lui percepita, tra emozione e concentrazione, Pontrelli si lascia andare alle colature di colore, libere, lente, fatte di gesti ripetuti e armonici. Nello spazio privato del pensiero, ogni oggetto reale si carica di valori, significati, accezioni differenti da quelle iniziali, diventando traccia di una riflessione, segno di un’emozione, manifestazione di una interiorizzazione. Che rivelino assenze o presenze, le immagini che Pontrelli trasferisce in pittura raccontano l’uomo e la realtà che questo vive, influenza e subisce. L’artista si abbandona agli stimoli, segue le forme, le luci, i colori, disegna e dipinge. Si affiancano o si sovrappongono figure iperrealiste e segni astratti, su una singola tela o in un dittico in grado di estendere lo spazio dell’opera e far incontrare pittura e realtà.

Decostruire, separare, ricongiungere, frammenti di immagini trovano il loro spazio sulla tela e tra i colori si incontrano fotografia, pittura, attimi di quotidianità. Un tempo che appare fermo è in verità in continuo scorrimento, nulla accade ma tutto è impercettibilmente in atto, proprio come nella vita reale. Con le sue opere, Pontrelli è in grado di innescare un dialogo intenso e costante con l’ambiente che lo circonda, sia esso la parete pulita di una galleria, di una casa abitata o lo studio in cui ogni lavoro è stato progettato e realizzato. Allo spettatore è lasciato sempre lo spazio della riflessione, dell’introspezione e dell’interpretazione.

Se prima l’artista era intento a portare nei suoi lavori idee, progetti, significati, valori, attualmente Pontrelli si dedica principalmente a trasformare in pittura le sensazioni e le emozioni che prova semplicemente nel vivere la vita e l’arte, e a muoversi secondo istinti irrazionali e liberi. In questa nuova fase della sua produzione artistica, Gioacchino Pontrelli pone al centro della sua azione pittorica la parte più emotiva e sentimentale del suo essere, trasferendo nei suoi lavori più recenti tutta la spontaneità del suo pensiero e dei sui gesti. Ai fruitori dei suoi lavori non chiede altro che lasciarsi andare, perdersi nel quadro, nei colori, nelle forme, senza cercare significati ulteriori, senza richiedere all’artista l’artificio delle sovrastrutture. Godere dell’arte, è il desiderio di Pontrelli, per sé quanto per i visitatori delle sue esposizioni, abbandonando l’idea che le opere debbano necessariamente essere campo per lunghe e talvolta improduttive analisi scientifiche.

Tra le principale mostre personali ricordiamo: Gioacchino Pontrelli. Memorie di ragazzi perbene, MAC, Lissone, 2018; Non chiedere, Francesca Antonini Arte Contemporanea, Roma, 2018; Gioacchino Pontrelli, Bernard Chauchet Contemporary Art, London, 2017; APPUNTI DI UNA GENERAZIONE #3. Gioacchino Pontrelli, Bedroom, MACRO – Museo d’Arte Contemporanea Roma, 2016; Gioacchino Pontrelli, Tornabuoni Arte, Firenze, 2015; Quadreria Pontrelli, Galleria Francesca Antonini Arte Contemporanea, Roma, 2014; Comportamento Emergente, Galleria OltreDimore, Bologna, 2012; Di quanti millimetri è fatto il mondo, Antonella Cattani Arte Contemporanea, Bolzano, 2011; Altre Stanze, CIAC, Genazzano, 2009.

Tra le collettive segnaliamo: Twiner #6. Liveliness, Centrale del Tennis, Roma, 2018; DE PROSPECTIVA PINGENDI. Nuovi scenari della pittura italiana, Sala delle Pietre di Palazzo del Popolo e Palazzo del Vignola, Todi, 2018; Anthropocene, Galleria Riccardo Crespi, Milano, 2016; Dehors, Museo Capitolare, Cisterna Romana della Cattedrale di Atri (TE), 2016; Dodici stanze, CIAC – Castello Colonna, Genazzano, 2015; Close up, Palazzo Collicola Arti Visive, Spoleto, 2015; Art is real. Una collezione impermanente, Piazza Pasquino 69, Roma, 2014; Dove l’acqua riposa, La Nuova Pesa, Centro per l’Arte Contemporanea, Roma, 2014; Nanjing International Art Exhibition, Cina, 2014; Towards which planet?, Canal05 Gallery, Bruxelles, 2014; Nell’acqua capisco 55. Biennale di Venezia, – Evento collaterale, Paratie Vecchie, Piazza San Marco e Ateneo Veneto, Venezia, 2013.

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