I Martedì Critici – Pablo Echaurren

Pablo Echaurren
Martedì 1 Ottobre 2019 ore 17.30
Accademia di Belle Arti di Roma 
a cura di Alberto Dambruoso e Valentina Bernabei
Introduce Tiziana D’Acchille, Direttrice dell’Accademia di Belle Arti di Roma

Martedì 1 ottobre ha avuto luogo il primo appuntamento stagionale de «I Martedì Critici», gli incontri con i protagonisti della scena contemporanea organizzati dall’«Associazione Culturale I Martedì Critici», giunti al decimo anno di attività.

La programmazione prevede la partecipazione di numerose figure di primo piano del mondo dell’arte contemporanea, attive in Italia e all’estero, in una serie di appuntamenti che si svolgeranno presso diverse sedi, dal Visionarea Art Space di Roma all’Accademia di Belle Arti di Roma.

Ospite del primo appuntamento stagionale de
«I Martedì Critici» è stato
Pablo Echaurren
(Roma, 1951)

Nato a Roma nel 1951, Pablo Echaurren inizia a dipingere sotto la guida di Gianfranco Baruchello, con il supporto del gallerista Arturo Schwarz, patron del dada-surrealismo, che tra il ’69 e il ’76 gli organizza mostre a Roma, Zurigo, Basilea, Berlino, New York, Philadelphia. Nei primi anni settanta, Pablo Echaurren sviluppa la propria cifra stilistica, guardando all’ultima pop art, all’arte povera, al minimalismo, al concettuale, ma anche alle immagini scientifiche, alle rappresentazioni fumettistiche, all’orizzonte dei comics, oltre che ai suoi solidi e costanti riferimenti, Gianfranco Baruchello e Marcel Duchamp. Sin da questi primi anni di attività, Echaurren rivela la sua personalità di ricercatore, in grado di ricevere e assorbire le sollecitazioni provenienti dal mondo esterno, volto alla contaminazione fra generi, indifferente alle barriere che talvolta confinano gli artisti e limitano la loro attività creativa.

Poco dopo la metà degli anni ’70, Echaurren avvia un costante dialogo con le avanguardie storiche, con il futurismo, il dadaismo, il cubismo, lette e rivisitate attraverso lo sguardo di un uomo calato nell’epoca contemporanea, nell’età della globalizzazione, delle immagini telematiche e dei messaggi massmediatici.

In quegli stessi anni inizia la sua attività militante, grazie all’incontro con Adriano Sofri e l’inizio della collaborazione con «Lotta continua». Nel 1976 Echaurren inizia a disegnare copertine per l’editore Savelli, la più celebre delle quali resta Porci con le ali, perseguendo il suo obiettivo di far arrivare l’arte al maggior numero di persone possibile. Nel ’77 si concretizza la decisione di chiudere la sua carriera di artista e di continuare a realizzare l’arte nella vita di tutti i giorni, attraverso la partecipazione al movimento degli Indiani metropolitani, diventandone un protagonista con la creazione di fanzine e performance politico-artistiche. Dagli anni ’80 inizia il suo percorso da fumettista, con pubblicazioni su Linus, Alter alter, Frigidaire, libero nel suo rapporto con il pubblico, senza più il filtro delle gallerie e dei mediatori del mondo dell’arte.

Negli anni ’90, dall’esperienza di un laboratorio artistico nel carcere romano di Rebibbia nasce Piccoli ergastoli, il primo film girato dentro un penitenziario, presentato alla Mostra Internazionale del Cinema di Venezia nel 1997. In quello stesso anno viene nominato Accademico di San Luca.
Fonda il Partito del Tubo, una sorta di comunità mediatica, che, all’interno del progetto Oreste, è invitato alla Biennale di Venezia nel 1999.
Echaurren ha tracciato negli anni, all’interno dei vari linguaggi, attraverso l’interdisciplinarietà, sperimentando e indagando la pittura, l’illustrazione, la ceramica, il graphic design, la scrittura, la performance, un percorso umano e creativo, mantenendo sempre vivo il rapporto con la società e con i movimenti che in essa si sviluppano.

Da decenni porta avanti la sua attività di collezionista di opere e documenti futuristi, attraverso una fondazione creata insieme alla sua compagna, la studiosa Claudia Salaris.

È autore di saggi (Controcultura in Italia; Il suicidio dell’arte, 2001; Nel paese dei bibliofagi, 2010), romanzi e racconti (Compagni, 1998; Delitto d’autore, 2002), ha pubblicato anche una serie di biografie illustrate, dedicate a F.T. Marinetti, Tristan Tzara, Picasso, Dino Campana, Ezra Pound, Vladimir Majakovskij ecc.

Tra le mostre personali dopo il Duemila si ricordano: Pablo Echaurren. Dagli anni settanta a oggi (Chiostro del Bramante, Roma 2004); Pablo Echaurren a Siena (Palazzo Pubblico, Siena 2008); Crhomo Sapiens (Museo della Fondazione Roma, Palazzo Cipolla, 2010-2011); Lasciare il segno (MAR, Ravenna 2011); Al ritmo dei Ramones (Auditorium Parco della musica, Roma 2006); L’invenzione del basso (Auditorium Parco della musica, Roma 2009); Baroque’n’Roll (MACRO, Roma 2011).

Tra le mostre più recenti si ricordano: Matta: Roberto Sebastian Matta, Gordon Matta-Clark, Pablo Echaurren (Fondazione Querini Stampalia, Venezia 2013); Iconoclast (Estorick Collection of Modern Italian Art, London 2014); Contropittura (GNAM, Roma 2015 – 2016); Make Art Not Money (Museo Nacional de Bellas Artes, Santiago del Cile 2016); Du champ magnétique (Scala Contarini del Bovolo, Venezia 2017); Ritmo barocco (Palazzo Sforza Cesarini, Genzano di Roma 2017); ’77. Una storia di quarant’anni fa nei lavori di Tano D’Amico e Pablo Echaurren (Museo Roma in Trastevere, Roma 2017-2018).

Sue opere sono entrate a far parte di importanti collezioni museali, tra cui, La Galleria Nazionale, il Maxxi, il Macro, il Mic di Faenza, il Mart di Rovereto e il Museo del Novecento di Milano.

Nel 2019 ha inaugurato la mostra La donazione Pablo Echaurren, presso il Mart Rovereto, incentrata sui documenti e sulle opere donate al museo: una produzione che ha integrato i nuclei del patrimonio connessi alle ricerche tra parola e immagine, all’editoria sperimentale, alla Controcultura. Dagli esordi alle esperienze più recenti, il focus mette in luce alcuni temi cari a Echaurren: l’abolizione della gerarchia tra cultura alta e cultura bassa, lo sconfinamento tra i generi e in altre discipline, la rilettura delle avanguardie storiche attraverso un mezzo popolare come il fumetto.

 

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I Martedì Critici – Lamberto Teotino

Lamberto Teotino
4 Giugno 2019 ore 17.30
Accademia di Belle Arti di Roma 
a cura di Alberto Dambruoso e Valentina Bernabei
Introduce Tiziana D’Acchille, Direttrice dell’Accademia di Belle Arti di Roma

Martedì 4 giugno ha avuto luogo il quindicesimo appuntamento stagionale de «I Martedì Critici», gli incontri con i protagonisti della scena contemporanea organizzati dall’«Associazione Culturale I Martedì Critici», giunti al decimo anno di attività.

La programmazione prevede la partecipazione di numerose figure di primo piano del mondo dell’arte contemporanea, attive in Italia e all’estero, in una serie di appuntamenti che si svolgeranno presso diverse sedi, dal Visionarea Art Space di Roma all’Accademia di Belle Arti di Roma.

Ospite del quindicesimo appuntamento stagionale de  «I Martedì Critici» è stato
Lamberto Teotino (Napoli, 1974)

Lamberto Teotino si occupa di arti visive, la sua indagine si sviluppa principalmente sull’analisi e sulla natura dell’immagine, esaminandone i meccanismi percettivi. Le prime sperimentazioni toccano pittura, scultura e fotografia tradizionale, ma nell’avanzare del suo percorso professionale, Teotino lavora per superare i canoni della mera documentazione visiva, alla ricerca di nuove possibilità, inesplorate e inaspettate, approdando all’alterazione percettiva dell’immagine e alla video arte
.
Attraverso uno studio attento, ponderato, metodico, non senza una dose di casualità e magia, l’artista raggiunge nelle sue opere un equilibrio tra la realtà, fatta di suggestioni, suoni, colori, odori, sensazioni, emozioni, e le illusioni, i paradossi, le ambiguità, create dagli elementi filosofici, matematici, scientifici.

L’utilizzo della fotografia, gli interventi tecnico concettuali su immagini d’archivio, gli approcci filosofici dell’immagine in forma di comunicazione visivo-installativa rappresentano il modus operandi dell’artista, che ricerca la disseminazione del senso, del paradosso, le condizioni di alterazione percettiva e di un nuovo disegno concettuale, come una sorta di spostamento metafisico, una deviazione.
È un lavoro d’archivio, quello portato avanti da Lamberto Teotino, alla ricerca di fotografie, di opere d’arte, di testimonianze storiche, ma è anche un lavoro di osservazione continua del mondo che ci circonda, di riferimenti tratti dalla vita reale, dalle passioni, dalla musica, dal cinema.

Spiazzare lo spettatore, disorientarlo, è questa una parte fondamentale della ricerca di Lamberto Teotino, rendere il fruitore delle sue opere parte integrante del processo creativo e principale destinatario di ogni meccanismo distorsivo. Attraverso una complessa operazione di sottrazione, lascia al suo pubblico la possibilità di vivere ciò che non è visibile, di attraversare un buco nero in cui tutto è possibile, e la magia di assistere a uno spettacolo irripetibile, unico per ogni opera esposta. Pur non volendo lasciare insegnamenti, messaggi politici, sociali, critiche o esortazioni, le opere di Teotino sono comunque rivolte alla collettività, all’eroe contemporaneo, che ha nelle mani la possibilità di agire e di cambiare lo stato delle cose.

Nel 2018, Lamberto Teotino presenta il video Surrendering con le musiche di Ennio Morricone alla Galleria Nazionale di Roma. Nel 2016, vince il Premio Combat con l’opera Mary Shelley, premio cui l’anno precedente si classifica al secondo posto ricevendo la menzione speciale con l’opera intitolata Ti ricordi Prohaska e di quando lo chiamavano Schneckerl? Entra a far parte della collezione Luciano Benetton dopo essere stato invitato al progetto Imago Mundi nella sezione Italia curata da Luca Beatrice, dal quale fa seguito la pubblicazione del volume Praestigium Italia II – contemporary artists from Italy, edito da Fabrica. Nel 2014, vince la prima edizione del premio Smartup, organizzato dall’azienda Optima S.p.A. Nel 2013, partecipa alla collettiva intitolata Save as, al Centro d’Arte Contemporanea Kim?, in Riga (LV), organizzatore del padiglione Lettone della Biennale di Venezia, inoltre espone come finalista al Blumm Prize, evento presentato all’ambasciata Italiana di Bruxelles; nello stesso anno viene inserito nel volume The New Collectible Art Photography, di Susan Zadeh, edito da Thames & Hudson, tra gli artisti che nell’ultimo decennio hanno indagato in maniera più innovativa l’immagine fotografica; Nel 2012, la rivista Eyemazing, vincitrice del prestigioso premio “Lucie Awards”, pubblica per intero il progetto sistema di riferimento monodimensionale con il quale nel 2011, riceve la menzione speciale della giuria del Talent Prize, sempre nel 2012 un’altra menzione speciale dalla Fondazione Francesco Fabbri con l’opera L’ultimo Dio.

 

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I Martedì Critici – Matteo Basilè

 

Matteo Basilè
28 Maggio 2019 ore 17.30
Accademia di Belle Arti di Roma 
a cura di Alberto Dambruoso e Costantino D’Orazio
Introduce Tiziana D’Acchille, Direttrice dell’Accademia di Belle Arti di Roma

Martedì 28 maggio avrà luogo il quattordicesimo appuntamento stagionale de «I Martedì Critici», gli incontri con i protagonisti della scena contemporanea organizzati dall’«Associazione Culturale I Martedì Critici», giunti al decimo anno di attività.

La programmazione prevede la partecipazione di numerose figure di primo piano del mondo dell’arte contemporanea, attive in Italia e all’estero, in una serie di appuntamenti che si svolgeranno presso diverse sedi, dal Visionarea Art Space di Roma all’Accademia di Belle Arti di Roma.

Ospite del quattordicesimo appuntamento stagionale de
«I Martedì Critici» sarà Matteo Basilé

Quinta generazione della famiglia Cascella, una delle dinastie di artisti abruzzesi più longeve, che percorre oltre un secolo di storia, Matteo Basilé inizia la sua carriera nei primi anni ’90, esordendo come graffitista, alla ricerca della propria identità artistica. Tra i primi a coniugare arte e digitale in Europa, Basilé inizia ben presto a lavorare su contenuti informatici e interattivi, sperimentando mezzi espressivi che, ancora più degli spray e dell’arte urbana, gli consentono di rivolgersi ad un pubblico potenzialmente illimitato, in modo sempre più rapido e potente. Attraverso la fotografia, approdando al mondo delle immagini virtuali, l’artista trova l’equilibrio tra le sue opere di esordio e il fascino dell’informatica. Le sue “pitture digitali”, stampe di grandi dimensioni, raccontano il suo avvicinarsi a nuove tecniche e a nuove forme artistiche, allora inusuali e sconosciute ai più.
Imbevuto della pittura dei grandi maestri, da Caravaggio a Van Dyck, dalla pittura fiamminga alla bellezza barocca, Basilé rievoca nelle sue opere la storia classica e l’immutabilità dell’antichità, pur restando sempre calato nell’epoca attuale, non tralasciando di raccontare le bellezze e le mostruosità che ci circondano, di farsi testimone dello spirito del nostro tempo. Ogni suo soggetto, in bilico tra l’essere un eroe del classicismo e una persona comune del nostro tempo, appartiene ad un mondo multiculturale e porta con sé un bagaglio di nozioni, conoscenze ed esperienze personali.
Le sue iconografie, minuziose e dettagliate, si muovono su un campo razionale, e al tempo stesso immaginifico; calate in un’epoca storica, fluttuano in un tempo indefinito, tra passato e presente; espressione di una cultura occidentale, si connettono al mondo orientale; talvolta respirano aria sacra, seppur parlando di profano.
Sin dai suoi esordi, Basilé si dimostra in grado di ragionare in diagonale, senza escludere nessuna possibilità di collaborazione e di dialogo: nel 1997 avvia la sua prima collaborazione con un’azienda privata, con Fendi scopre un nuovo modo di lavorare, riuscendo nel difficile tentativo di generare emozioni e di raccontare il messaggio di brand, mantenendo il proprio stile distintivo. Esperienza che porta avanti negli anni, arrivando, nel 2016, a fondare Artist Proof, con Simone Ferraro e Susanna Zuin, per proporre un nuovo modo di comunicare, attraverso l‘introduzione del contenuto artistico e la volontà di creare identità grafiche e pubblicitarie a misura delle aziende committenti.
Una delle sue ultime fatiche è il progetto culturale VISIONAREA, concepito dall’artista insieme all’Associazione Amici dell’Auditorium Conciliazione: grazie all’unione tra creatività e managerialità, è destinato all’arte contemporanea in chiave attuale e trasversale. Il progetto si sviluppa intorno al Chorus Cafè, per poi estendersi all’interno degli spazi principali dell’Auditorium stesso. Un Temporary Art Museum dove convivono arte, musica, cinema, moda, letteratura e food, attraverso progetti site-specific e collaborazioni con altri fenomeni artistici e culturali nazionali ed internazionali

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I Martedì Critici – Liliana Dematteis

Liliana Dematteis
21 Maggio 2019 ore 17.30
Accademia di Belle Arti di Roma 
a cura di Alberto Dambruoso e Gabriele Simongini
Introduce Tiziana D’Acchille, Direttrice dell’Accademia di Belle Arti di Roma

Martedì 21 maggio ha avuto luogo il tredicesimo appuntamento stagionale de «I Martedì Critici», gli incontri con i protagonisti della scena contemporanea organizzati dall’«Associazione Culturale I Martedì Critici», giunti al decimo anno di attività.

La programmazione prevede la partecipazione di numerose figure di primo piano del mondo dell’arte contemporanea, attive in Italia e all’estero, in una serie di appuntamenti che si svolgeranno presso diverse sedi, dal Visionarea Art Space di Roma all’Accademia di Belle Arti di Roma.

Ospite del tredicesimo appuntamento stagionale de
«I Martedì Critici» è stato

Liliana Dematteis

Liliana Dematteis ha fondato la Galleria Martano insieme al marito Giuliano Martano nel 1966 e ne ha mantenuto il nome dopo la scomparsa di quest’ultimo nel 1971. Fin dal principio ha orientato le scelte della galleria verso un’arte di tendenza, alternando le mostre dedicate ai protagonisti storici con quelle di artisti in linea con le ricerche contemporanee.

L’attività della galleria si è focalizzata fin dai primi anni nella riscoperta e rivalutazione, anche a livello storico-critico, delle avanguardie storiche fino a quel momento rimaste in ombra: a partire dalla riscoperta di alcuni artisti del Futurismo come Fortunato Depero, Francesco Cangiullo e Luigi Russolo, alle avanguardie astratte italiane facenti capo al Gruppo del Milione (Melotti, Veronesi, Fontana, Licini, Reggiani), il Gruppo di Como (Radice, Galli, Rho) e ad altri protagonisti dell’astrattismo internazionale (Alberto Magnelli, Sonia Delaunay, Michel Seuphor, Laszlo Moholy-Nagy, Vordenberg-Gildewart).

Accanto al Futurismo ed all’astrazione storica, e mano a mano negli anni, si sono susseguite importanti mostre dedicate a maestri dell’arte contemporanea (Mark Rothko, Yves Klein, Pinot Gallizio, Giorgio Griffa, Vincenzo Agnetti, Allan Kaprow, Marco Gastini, Giuseppe Spagnulo, Paolo Icaro, Piero Ruggeri, Dadamaino, Fabio Mauri)..
Particolare attenzione è stata dedicata alla fotografia storica (da Man Ray a Veronesi e Florence Henri) ma anche a mostre con interessi più specifici quali l’architettura fra Futurismo, Razionalismo e Modernità di Alberto Sartoris nel 1973 e nel 1980 o al design creativo con lavori e progetti di Franco Mello nel 1983, o la rassegna dedicata all’Architettura Radicale nel 2009.
La Galleria si è occupata più intensamente in questi ultimi anni di artisti giovani o esordienti tra i quali Pierluigi Fresia, Iginio De Luca, Driant Zeneli, Alessandro Quaranta.

Accanto all’attività espositiva, la Galleria ha svolto negli anni una notevole attività editoriale, e Liliana Dematteis si è altresì impegnata in un lavoro di ricerca, catalogazione e diffusione di libri d’artista, attività che si è estrinsecata attraverso numerose mostre e pubblicazioni, divenendone una delle massime esperte in Italia. A questo tema ha dedicato fin dall’inizio della sua attività un’attenzione particolare, realizzando con molti degli artisti che hanno lavorato nella sua galleria un prodotto artistico in sostituzione del catalogo della mostra. Ha organizzato mostre pubbliche e convegni e ha curato nel 1998, in collaborazione con Giorgio Maffei, una ricognizione di tutta la produzione di Libri d’artista in Italia dal 1960 al 1998. Collezionista attenta al nuovo, ha creato una collezione unica nel panorama italiano composta da circa millecinquecento libri d’artista pubblicati a partire dagli anni ’60 fino ai nostri giorni e che nel 2007 ha affidato al Mart di Rovereto. La sua collezione è entrata ora a far parte delle collezioni della J. Watson Library al Metropolitan Museum di New York.

E sempre accanto all’attività espositiva, Liliana Dematteis ha costituito, nel 1998, l’Archivio Gallizio dedicato allo studio e al recupero del lavoro e del pensiero dell’artista Pinot Gallizio, conosciuto in tutto il mondo per la sua partecipazione all’Internazionale Situazionista e per la sua pittura industriale, pubblicando il catalogo generale delle opere e collaborando attivamente con istituzioni e musei internazionali per mostre, ricerche e pubblicazioni dedicate all’artista.

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I Martedì Critici – Roberto Gramiccia

Roberto Gramiccia
14 Maggio 2019 ore 19.30
Accademia di Belle Arti di Roma 
a cura di Alberto Dambruoso e Anna D’Elia
Introduce Tiziana D’Acchille, Direttrice dell’Accademia di Belle Arti di Roma

Martedì 14 maggio ha avuto luogo il dodicesimo appuntamento stagionale de «I Martedì Critici», gli incontri con i protagonisti della scena contemporanea organizzati dall’«Associazione Culturale I Martedì Critici», giunti al decimo anno di attività.

La programmazione prevede la partecipazione di numerose figure di primo piano del mondo dell’arte contemporanea, attive in Italia e all’estero, in una serie di appuntamenti che si svolgeranno presso diverse sedi, dal Visionarea Art Space di Roma all’Accademia di Belle Arti di Roma.

Ospite del dodicesimo appuntamento stagionale de
«I Martedì Critici» è Roberto Gramiccia

Roberto Gramiccia, scrittore, critico d’arte, giornalista, medico, nasce a Roma dove vive e lavora.

Per diversi anni si è occupato esclusivamente di medicina, con responsabilità e incarichi apicali di tipo sanitario. Per rispondere alla sua istintiva curiosità, e anche per sopportare la consapevolezza dei limiti della medicina, ha recuperato le sue passioni, dalla politica alla filosofia, dalla letteratura all’arte, riprendendone lo studio da autodidatta, per diventare con il tempo un professionista del settore.
Grande collezionista, si è interessato principalmente alla scuola romana, dagli Anni Trenta agli Anni Sessanta, e alla scuola di San Lorenzo, quest’ultima ritenuta da Gramiccia una delle grandi eccellenze italiane, dopo la transavanguardia e l’arte povera, la terza realtà dal punto di vista del credito internazionale.

Conoscere, frequentare e curare gli artisti gli ha consentito di comprendere la loro grande fragilità e il ruolo che la sensibilità gioca nell’atto creativo, fino a ritenere che sia spesso la vulnerabilità il presupposto delle grandi invenzioni artistiche. Alla sua collezione e al tema della fragilità è stata dedicata la mostra Fragili eroi, a cura di Alberto Dambruoso (Museo Carlo Bilotti, 2016), volta ad esaminare i rapporti fra una condizione di debolezza e la risposta ad essa, in grado di produrre spesso straordinari capolavori.

Nel 2012, ha pubblicato Slot Art Machine. Il grande business dell’arte contemporanea, edito da DeriveApprodi, un’analisi accurata del sistema dell’arte e delle sue regole ai giorni d’oggi. L’autore esamina i condizionamenti imposti dal mercato e dalla ricerca del profitto, da distribuirsi tra pochi giocatori, proprio come accade per le Slot Machine: mercanti, case d’asta internazionali, musei, collezionisti, banche, cordate di affaristi, curatori e artisti manager.
Pubblica, nel 2014, Arte e potere. Il mondo salverà la bellezza? (Ediesse). Nel volume Gramiccia, con grande lucidità, indaga il rapporto tra l’arte e il potere, analizzando i risultati di questa relazione nel corso dei secoli. Se nell’antichità questa dipendenza non mutava l’intima essenza delle opere d’arte, nei nostri giorni, secondo l’autore, questo equilibrio risulta alterato, attualmente il lavoro degli artisti sembra essersi trasformato in sotto-merce, perdendo libertà ed autonomia.
È autore del libro Elogio della fragilità, pubblicato da Mimesis nel 2016. Nel volume, Roberto Gramiccia ha trattato la fragilità come condizione individuale, l’inadeguatezza che alcuni di noi avvertono di fronte alle difficoltà della vita, e come condizione sociale. Ha individuato, inoltre, nella fragilità tanto un vincolo quanto una risorsa, una miccia per innescare una reazione, per generare una risposta attiva, utile per uscire dalla condizione di passività. Le fragilità, se condivise, possono essere il presupposto di una forza collettiva e uno stimolo per le attività umane.
Uscirà nei prossimi mesi la sua ultima fatica letteraria, Se tutto è arte… (Mimesis), in cui Gramiccia, con solide argomentazioni, illustra i meccanismi che soggiacciono al mondo dell’arte contemporanea, lamentando l’assenza di uno statuto che regoli la produzione e la valutazione delle opere. All’interno del volume, l’autore tenta di offrire soluzioni concrete per definire i requisiti cui un’opera d’arte deve rispondere perché possa essere legittimamente definita come tale. Un libro profondo, un’analisi lucida dei nostri tempi: galleristi, artisti, critici, e il loro spazio di azione, le mostre, il mercato, le fiere, l’autore non tralascia nessun aspetto e nessuna figura del sistema dell’arte contemporanea.

Oltre ai volumi citati, è autore di: La Medicina è malata. Il racconto della crisi di un’arte (Gangemi, vincitore del Premio Vanvitelli, 2000); Polittici 2001-2002 (Gli Ori, 2002); La regola del disordine. Renato Caccioppoli, un matematico ribelle (Editori Riuniti, 2004); La Nuova Scuola Romana. I sei artisti di via degli Ausoni (Editori Riuniti, 2005); Fragili Eroi. Ritratti d’artista. (DeriveApprodi, 2009); Il mondo dei mondi. Un dipinto di Pizzi Cannella (Carte segrete, 2011); La strage degli innocenti (Ediesse, 2013); Vita di un matematico napoletano (EIR, 2014), Le Parole Rubate (Mimesis 2018).
Ha curato numerosi e importanti eventi espositivi tra cui, fra il 1996 e il 2016, otto grandi rassegne su Tano Festa, Pizzi Cannella, Cloti Ricciardi, Lucilla Catania, Giacinto Cerone, Adele Lotito, Franco Mulas, Giuseppe Modica, Mojmir Jezeck, Ennio Calabria . Ha curatore inoltre numerose mostre collettive, fra cui Seminario, Anomie del tempo e dello spazio, Doppia Coppia, Liberi Pensatori, Ulissici, Mandala condiviso, L’âme. Omaggio a Renato Caccioppoli, Oi dialogoi, Ricapitolando, Pittori Pittori.
Nel 2009 ha realizzato un documentario sulla Nuova Scuola Romana, I sei artisti di via degli Ausoni, selezionato dalla Sezione Arti Visive della Rassegna internazionale “Doc Fest”.
È tra i fondatori dell’Associazione culturale Hidalgo Arte. Ha collaborato con numerose riviste. Per oltre dodici anni ha scritto di arte, di cultura e di medicina sul quotidiano nazionale «Liberazione». Partecipa in qualità di critico, insieme ad Alberto Dambruoso, al Progetto di Lucilla Catania Sculture in campo.

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