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I Martedì Critici – Ibrahim Ahmed

Ibrahim Ahmed
29 gennaio 2019 ore 19.00
Visionarea Art Space
a cura di Alberto Dambruoso e Flavia Malusardi

Martedì 29 gennaio si è svolto il quinto appuntamento stagionale de «I Martedì Critici», gli incontri con i protagonisti della scena contemporanea organizzati dall’«Associazione Culturale I Martedì Critici», giunti al nono anno di attività.

Tale format si colloca nel più ampio progetto Visionarea Art Space, incubatore di idee che propone e promuove progetti di artisti contemporanei nazionali e internazionali, e che si avvale fin dalla prima edizione del fondamentale sostegno del Prof. Avv. Emmanuele F. M. Emanuele e della Fondazione Cultura e Arte, emanazione diretta della Fondazione Terzo Pilastro – Internazionale di cui il Prof. Emanuele è il Presidente.

La programmazione prevede la partecipazione di numerose figure di primo piano del mondo dell’arte contemporanea, attive in Italia e all’estero, in una serie di appuntamenti che si svolgeranno presso diverse sedi, a cominciare dal Visionarea Art Space di Roma.

Il tema comune del primo ciclo di incontri stagionali sarà “il Mediterraneo”, simbolo di culture antiche e moderne, luogo di incontri e scambi, spazio di conquiste, scoperte e conoscenza. Un Mare attorno al quale sono nate e cresciute alcune tra le più importanti civiltà dell’occidente e dell’oriente di questa parte di mondo, e si sono sviluppate le caratteristiche, uniche e peculiari, delle popolazioni che l’hanno vissuto e navigato. Maestri di chiara fama ed emergenti dal riconosciuto valore professionale saranno invitati presso il Visionarea Art Space per discutere della propria arte, di significati e poetiche, ma anche di una cultura comune, quella di area mediterranea appunto, che ha influenzato e caratterizzato nei secoli la produzione artistica e culturale delle nostre terre.

Ibrahim Ahmed nasce a Kuwait City, trascorre la sua infanzia tra Bahrain e l’Egitto, per poi trasferirsi, all’età di tredici anni, negli Stati Uniti, dove consegue un BA in Letteratura Inglese presso la Rutgers University. Attualmente vive e lavora al Cairo.

Arricchito dalle tante e diverse culture assorbite sin dalla sua infanzia, e dall’appartenenza a popolazioni differenti tra loro per lingua, usi e costumi, Ahmed si è ben presto abituato ad osservare il mondo da vicino, senza filtri e senza timori, scrutando e imparando a riconoscere le infinite possibilità che questo è in grado di offrirti. Sceglie l’Egitto come sua dimora fissa e lì trova lo spazio per diventare l’artista che vuole essere, libero nel pensiero e nell’agire, libero da legami e condizionamenti, forte nel suo sapere e nelle esperienze vissute.

Prima attraverso il disegno, poi indagando e sperimentando differenti tecniche e media, dal collage alla fotografia, dalle installazioni alla video arte, spaziando tra materiali diversi per natura e per significato, Ibrahim Ahmed traduce in arte quelle immagini che si è fermato ad osservare, quelle informazioni che ha ascoltato e compreso, nei suoi lavori ricordi, pensieri, storie di un vissuto personale parlano attraverso un linguaggio chiaro e universale. Centrale nella sua ricerca è studiare i fenomeni del postcolonialismo, è comprendere confini, limiti e potenzialità dell’identità nazionale nell’era della globalizzazione, e indagare il processo che porta alla sua formazione. Individuato uno spazio di ragionamento, un oggetto, un culto, un’usanza, Ibrahim Ahmed concentra in esso il fulcro della sua analisi sociale, culturale, politica, economica, d’un tratto frammenti di tessuto, corpi, automobili, inglobati nelle sue opere, diventano simboli di culture differenti e acquisiscono un significato altro, profondo, almeno quanto il suo sguardo analitico, e denso, almeno quanto la memoria dei suoi viaggi e del suo peregrinare. Partendo dal proprio vissuto, l’artista fa della vita dei migranti e dell’atto del migrare uno degli spazi di pensiero del suo creare.

Ahmed non si focalizza solo sull’azione creativa e sul significato dei suoi lavori, fondamentale per lui è concentrarsi sull’atto narrativo, sul processo che conduce il lettore delle sue opere, lo spettatore, a sorprendersi, a riflettere e comprendere. La stratificazione di concetti e significati gli consente di dar vita a narrazioni non confinabili in definizioni e standardizzazioni. Pur non ritenendo l’arte uno strumento politico, l’artista agisce nella convinzione che l’arte abbia il dovere di suscitare quesiti e reazioni, in grado di alimentare evoluzioni e cambiamenti.

Ahmed ha esposto in prestigiose sedi internazionali, tra cui la VOLTA Art Fair di New York, la Townhouse Gallery al Cairo, Sharjah Art Museum e la ArtRio Art Fair. Nel 2014 ha partecipato alla residenza artistica organizzata da Artellewa Artspace a Giza. Ha fondato il suo studio nel quartiere di Ard El Lewa al Cairo.

Attualmente, le sue opere sono in esposizione presso la galleria romana Sara Zanin Z2O, Burn What Needs To Be Burned è la prima personale in Italia di Ibrahim Ahmed. La mostra sarà visitabile fino al 5 febbraio 2019.

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I Martedì Critici -Miltos Manetas

Miltos Manetas
13 novembre 2018 ore 19.00
Visionarea Art Space
a cura di Alberto Dambruoso e Valentino Catricalà

Martedì 13 novembre si è svolto il terzo appuntamento della stagione autunnale de «I Martedì Critici», gli incontri con i protagonisti della scena contemporanea organizzati dall’«Associazione Culturale I Martedì Critici», giunti al nono anno di attività.

Tale format si colloca nel più ampio progetto Visionarea Art Space, incubatore di idee che propone e promuove progetti di artisti contemporanei nazionali e internazionali, e che si avvale fin dalla prima edizione del fondamentale sostegno del Prof. Avv. Emmanuele F. M. Emanuele e della Fondazione Cultura e Arte.

La programmazione prevede la partecipazione di numerose figure di primo piano del mondo dell’arte contemporanea, attive in Italia e all’estero, in una serie di appuntamenti che si svolgeranno presso diverse sedi, a cominciare dal Visionarea Art Space di Roma.

Il tema comune del primo ciclo di incontri autunnale sarà “il Mediterraneo”, simbolo di culture antiche e moderne, luogo di incontri e scambi, spazio di conquiste, scoperte e conoscenza. Un Mare attorno al quale sono nate e cresciute alcune tra le più importanti civiltà dell’occidente e dell’oriente di questa parte di mondo, e si sono sviluppate le caratteristiche, uniche e peculiari, delle popolazioni che l’hanno vissuto e navigato. Maestri di chiara fama ed emergenti dal riconosciuto valore professionale saranno invitati presso il Visionarea Art Space per discutere della propria arte, di significati e poetiche, ma anche di una cultura comune, quella di area mediterranea appunto, che ha influenzato e caratterizzato nei secoli la produzione artistica e culturale delle nostre terre.

Miltos Manetas, nato e cresciuto in Grecia, vive e lavora tra Roma, New York e Bogotà, ma può essere definito cittadino del mondo, per il suo continuo peregrinare. Miltos Manetas si forma presso l’Accademia di Belle Arti di Roma, prima, e presso l’Accademia di Belle Arti di Brera, poi. È un artista poliedrico, sperimentatore di espressioni e tecniche differenti, dalla pittura alla fotografia, fino all’utilizzo di mezzi multimediali. Nella metà degli anni ’90, a New York, un incontro quasi casuale con la tecnologia gli indica la strada della sua ricerca e segna il futuro della sua produzione artistica. Il bug di un videogame mostra all’artista il mondo simulato che i computer offrono all’essere umano, abituato a sua volta costantemente a simulare, consciamente o inconsciamente. In quel bug, Miltos Manetas scopre emozioni completamente nuove, contaminate dalla sua storia passata e presente, e a loro volta contaminanti. Prima attraverso l’utilizzo del mezzo video, poi attraverso la pittura, l’artista inizia a lavorare sui videogiochi, i cartoni animati, sulle creature che popolano questi mondi altri, modelli perfetti, sempre più intelligenti e comunicativi. Super Mario, Lara Croft, i Pokemon diventano per l’artista espressioni di una realtà parallela, fatta di azioni, emozioni, reazioni, e influenzata dall’agire umano; nel lavoro di Manetas diventa fondamentale conoscere l’ambiente in cui queste creature sono state pensate e programmate, capire di quale contesto sono diventate espressione, e ancora di più osservarne il contatto con società differenti da quella d’origine e verificarne l’affermazione e l’assorbimento. È così che l’artista inizia a percorrere una strada nuova per l’arte contemporanea, a scoprire un territorio inesplorato che gli darà accesso alle infinite rappresentazioni e sfaccettature dell’essere umano, incluso se stesso.

Nel 2000, Manetas con l’aiuto della società Lexicon, conia l’espressione Neen, una parola dal significato indefinito e al tempo stesso multiplo, selezionata da una macchina tra infinite possibilità. Il termine, inesorabilmente legato al computer che l’ha creato, come da desiderio dell’artista, non rappresenta solo il lavoro e il pensiero di Manetas, ma si fa ben presto manifesto di una collettività e di un’opera comune. La casualità, elemento portante di questo processo, ha voluto che Neen in greco antico significasse “esattamente adesso”, suggestiva coincidenza se si pensa che la finalità di questa espressione fosse proprio descrivere un fenomeno attuale, il ruolo delle innovazioni tecnologiche contemporanee nella vita degli individui, volto a svelare e rappresentare le nuove forme di esistenza e le nuove espressioni sensibili nella società delle macchine. I Neenstars, seguaci di questa filosofia, hanno trovato nei moderni software, a partire da Flash, gli strumenti per creare nuovi contesti e in essi ambientare le proprie storie. Neen è stato presentato a Napoli durante l’evento preview_2004 del Sintesi Electronic Arts Festival. Nel 2000, l’artista fonda “ElectronicOrphanage”, casa del Neen, uno spazio in cui convivono la cultura di internet e coloro che contribuiscono a crearla e ad arricchirla. Il progetto nasce a Los Angeles per diventare poi nomade e localizzarsi in diverse città, tra le altre, Parigi, Londra e Roma.

Nel 2009, Miltos Manetas presenta il Padiglione Internet, introdotto per la prima volta alla Biennale di Venezia, con lo scopo di mostrare al pubblico gli sviluppi di un ormai consolidato legame tra arte e tecnologia. Resta celebre il progetto presentato nel 2013, Unconnected, che glorifica i “disconnessi”, coloro che vivono senza alcuna connessione con il mondo della rete, per i quali l’artista fa addirittura celebrare una messa, innalzando il loro stile di vita a modello di redenzione.

Miltos Manetas ha presentato, in collaborazione con l’Istituto Svizzero di Roma, nel 2014, il laboratorio ÑEWPRESSIONISM, per ragionare sulle condizioni di vita nell’epoca del Metascreen: schermi (non più dei computer ma degli smartphone) filtrano la nostra visione del mondo, proiettando e traducendo la realtà che ci circonda, e proteggendoci da essa attraverso una visione parziale del paesaggio e delle sue atmosfere. La pittura, così come le altre forme del rappresentare, si fa mezzo essenziale per la riappropriazione della natura.

Attualmente, Miltos Manetas è impegnato a teorizzare il concetto di Medio-sud, una categoria geografica, estetica ed etica aperta. In un’analisi approfondita della geografia, non solo territoriale, ma soprattutto economica, sociale e politica di paesi come la Grecia, l’Italia, la Francia, la Spagna, l’artista professa la necessità di trovare un equilibrio tra il nord, in diverse parti del mondo considerato il modello da seguire, e il sud, che scorre nel sangue di ogni paese, non solo con le sue problematiche, ma soprattutto con le sue potenzialità. Con questo progetto, l’artista segnala la necessità di tracciare dei nuovi confini, che siano espressione di un rinnovamento e che trovino nel concetto di “medio” l’espressione di un dialogo più fruttuoso di quello che finora avrebbe dovuto unire, ma ha piuttosto diviso, territori per loro natura congiunti.

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I Martedì Critici – Stefania Miscetti

Stefania Miscetti
9 ottobre 2018 ore 19.00
Visionarea Art Space
a cura di Alberto Dambruoso e Annalisa Ferraro

Martedì 9 ottobre si è tenuto il secondo appuntamento della stagione autunnale de «I Martedì Critici», gli incontri con i protagonisti della scena contemporanea organizzati dall’«Associazione Culturale I Martedì Critici», giunti al nono anno di attività.

Tale format si colloca nel più ampio progetto Visionarea Art Space, incubatore di idee che propone e promuove progetti di artisti contemporanei nazionali e internazionali, e che si avvale fin dalla prima edizione del fondamentale sostegno del Prof. Avv. Emmanuele F. M. Emanuele e della Fondazione Cultura e Arte.

La programmazione prevede la partecipazione di numerose figure di primo piano del mondo dell’arte contemporanea, attive in Italia e all’estero, in una serie di appuntamenti che si svolgeranno presso diverse sedi, a cominciare dal Visionarea Art Space di Roma, di recente inaugurazione.

Il tema comune del primo ciclo di incontri autunnale sarà “il Mediterraneo”, simbolo di culture antiche e moderne, luogo di incontri e scambi, spazio di conquiste, scoperte e conoscenza. Un Mare attorno al quale sono nate e cresciute alcune tra le più importanti civiltà dell’occidente e dell’oriente di questa parte di mondo, e si sono sviluppate le caratteristiche, uniche e peculiari, delle popolazioni che l’hanno vissuto e navigato. Maestri di chiara fama ed emergenti dal riconosciuto valore professionale saranno invitati presso il Visionarea Art Space per discutere della propria arte, di significati e poetiche, ma anche di una cultura comune, quella di area mediterranea appunto, che ha influenzato e caratterizzato nei secoli la produzione artistica e culturale delle nostre terre.

Stefania Miscetti
Laureata in Architettura e attiva nel campo della progettazione e del design, Stefania Miscetti è fondatrice dell’omonimo Studio Stefania Miscetti di Roma e dell’Associazione Culturale Mantellate, entrambe impegnati dal 1990 a supportare artisti affermati ed emergenti, a promuoverne attività sul territorio nazionale e internazionale, a sostenere riflessioni sociali e politiche.

In un ex spazio industriale di Trastevere, da quasi trent’anni, Stefania Miscetti accoglie curatori di ogni generazione, artisti italiani e stranieri, e le più diversificate espressioni artistiche, dalla pittura alla scultura, dalla video arte alla performance, dalle installazioni ai modelli architettonici, dalla poesia alla musica, fino ai gioielli, perseguendo come obiettivo la valorizzazione dell’arte contemporanea e la sua diffusione tra gli spazi pubblici e privati delle città, a partire da quella romana.

Sono nati, sotto la sua supervisione, progetti inediti e site specific, ideati appositamente per lo spazio della galleria, opere pensate per dialogare con la cultura, la storia e l’attualità della città di Roma, punto di riferimento in ogni riflessione e interlocutrice diretta o indiretta di ogni operazione culturale.

Lo Studio Stefania Miscetti ha accolto idee, progetti, opere di Marina Abramovic, Yoko Ono, Ben Vautier, Orlan, Wolf Vostell, Maria Lai, Nancy Spero, Hermann Nitsch, Doris Bloom, Bizhan Bassiri, Valie EXPORT, Michal Rovner, Gianni Piacentino, Alberto di Fabio, e ha promosso negli anni il lavoro di giovani artisti in fase di affermazione, come Paolo Canevari, Adrian Tranquilli, Manuela Filiaci, Gian Domenico Sozzi, Fiorella Rizzo e Silvia Giambrone.

Tra i legami più significativi che lo Studio Stefania Miscetti ha costruito e conservato nel tempo, è da ricordare quello con Maria Lai, artista impegnata nel recupero della cultura popolare e di tradizioni e processualità legate alla civiltà̀ preindustriale, alla quale la galleria ha dedicato quattro mostre, la prima nel 1991, l’ultima, recentissima, terminata a maggio 2018.

Da non dimenticare è l’impegno di Stefania Miscetti su temi sociali e politici: la rassegna SHE DEVIL (2006-2018), che nel 2018 ha compiuto dieci anni, pone l’attenzione sull’identità femminile, intesa come corpo, come mente, come libertà, come autodeterminazione, coscienza e pensiero. Differenti visioni di molteplici universi femminili riprendono forma e colore nei racconti-video di donne artiste, che, con la supervisione, ciascuna della propria curatrice, hanno dato voce alle impellenti necessità di genere, prima, e all’urgenza di una definizione di ruolo, poi, muovendosi costantemente dalla dimensione personale a quella collettiva.

Negli anni, Stefania Miscetti ha perseguito sempre come obiettivo personale e della galleria il coinvolgimento della città e dei suoi abitanti, da raggiungere attraverso l’organizzazione tanto di mostre in contesti privati che di eventi in luoghi pubblici. Muovendosi in questa direzione, nella metà degli anni ’90, lo Studio Stefania Miscetti ha dato vita all’iniziativa Projected Artists – Obiettivo Roma (1995-1997), che ha previsto la proiezione di grandi opere di artisti contemporanei sulla facciata di monumenti e antichi palazzi romani. L’evento, pensato proprio per coinvolgere i cittadini e per invadere gli spazi della loro quotidianità, è stato di grande impatto visivo ed emozionale, ed ha avuto la forza di connettere le antichità archeologiche e storico-artistiche della città di Roma con l’energia viva e attuale dell’arte contemporanea. Il progetto è stato precursore di una tendenza ormai diffusa, il recupero e la valorizzazione del patrimonio storico-artistico e paesaggistico attraverso operazioni culturali pubbliche destinate alla collettività.

 

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I Martedì Critici – NICOLA VERLATO

NICOLA VERLATO
5 giugno 2018, ore 18.00
Accademia di Belle Arti di Roma
a cura di Alberto Dambruoso Lorenzo Canova ed Helga Marsala
Introduce Tiziana D’Acchille, Direttrice dell’Accademia di Belle Arti di Roma

Ospite del quinto appuntamento stagionale de «I Martedì Critici» sarà Nicola Verlato (Verona, 1965).

Nicola Verlato è un artista figurativo, italiano di nascita e americano di adozione. Attualmente vive e lavora tra Roma e Los Angeles.

Pittore e scultore delle emozioni e degli stati d’animo, delle azioni e delle contrazioni dei corpi, Nicola Verlato è da sempre interessato a trasferire nelle sue creazioni le sensazioni intense che quotidianamente riempiono la vita dell’uomo e a rendere oggetto di contemplazione e riflessione quelle relazioni che spontaneamente si stabiliscono tra gli individui. Paure, ossessioni, incubi, nelle loro manifestazioni talvolta sofferte, talvolta violente, hanno la forza di sfondare la bidimensionalità e investire lo spettatore con un turbinio di emozioni. Con l’intensità e la dirompenza caravaggesca, l’artista colloca le sue figure in un ambito talmente reale da apparire brutale, con la prospettiva e l’ascendenza sacra carraccesca, Nicola Verlato fa che i suoi personaggi atterrino ad un passo dallo spettatore, che i loro corpi si attorciglino in rotazioni e contrazioni, tanto intense da rappresentare un viaggio che arriva dritto fino a Gericault. Evidentemente legato alla pittura classica, dall’arte rinascimentale a quella barocca, dalle tendenze manieriste a quelle neoclassiche e romantiche, con uno sguardo sempre rivolto ai resti della cultura greco-romana, Nicola Verlato è perfettamente calato nell’epoca attuale, è un attento osservatore dei fenomeni della società contemporanea e un attivo sostenitore dell’arte come processo collettivo in grado di coinvolgere, nel suo compiersi, la comunità e tutti i suoi media.

Attraverso l’utilizzo delle tecnologie 3D, affiancato al disegno e alla pittura, l’artista lavora per rinnovare esteticamente le forme classiche, le uniche in grado di parlare alla società, potenziandone le capacità espressive e adattando il linguaggio e il derivato simbolismo ai fruitori del presente. Verlato si affida ad un processo creativo lento e sofisticato, si dedica con cura al disegno di ogni dettaglio, alla resa plastica dei corpi, all’equilibrio tra la luce e il colore, alla dinamicità, alla suggestione scenica, al raggiungimento di una figurazione che, pur partendo da modelli tradizionali, si fa contemporanea nella tridimensionalità offerta dalle strumentazioni del digitale.

Se costante è, nei lavori dell’artista, il rimando alla storia dell’arte italiana, altrettanto potenti sono gli effetti dell’acquisita cultura americana, nei riferimenti alle più moderne correnti artistiche, e l’utilizzo di linguaggi immediati e diretti, propri delle illustrazioni, dei fumetti e dei videogiochi, finalizzati ad amplificare la tragicità e il pathos del suo crudo realismo.

Nicola Verlato ha esposto le sue opere in gallerie e musei di tutto il mondo, tra cui la White Columns di New York, il Museum of Modern Art di Arnhem, la Biennale di Praga e la 53ª Biennale di Venezia del 2009 nel Padiglione Italia. Verlato ha affiancato artisti come Erwin Olaf, Santiago Sierra, Shepard Fairey, Kehinde Wiley, Ronald Ophuis, José Lerma, Mark Ryden e Robert Williams. Il suo lavoro è presente in diverse collezioni pubbliche e private in paesi come USA, Argentina, Italia, Spagna, Olanda, Danimarca, Norvegia, Cina e Filippine. Il suo lavoro è stato pubblicato su Art in America, Flash Art, Juxtapoz, Vogue Italia, Art Pulse, LoDown Magazine.

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I Martedì Critici – MARKUS REDL

MARKUS REDL
15 maggio 2018, ore 19.00
Art Forum Würth Capena
a cura di Alberto Dambruoso e Guglielmo Gigliotti

L’Art Forum Würth Capena è lieto di tornare ad ospitare presso la propria sede un nuovo appuntamento de “I Martedì critici”, progetto culturale nato nel 2010 da un’idea del critico d’arte Alberto Dambruoso, e che si propone di far incontrare e conoscere ad un ampio pubblico i protagonisti della scena artistica contemporanea.
Alberto Dambruoso e Guglielmo Gigliotti dialogheranno questa volta con Markus Redl, presente nella mostra collettiva in corso all’Art Forum Würth Capena “A.E.I.O.U. Da Klimt a Hausner a Wurm-L’arte austriaca nella Collezione Würth”, con l’opera “Stein 68 (Kurt)/ Pietra 68 (Kurt)” del 2007, e tra i più interessanti esponenti dell’attuale panorama artistico austriaco.
L’opera di Markus Redl (1977) comprende sculture – in pietra, marmo, legno e metallo – e disegni. Allievo di Erwin Wurm all’Università di Arti Applicate a Vienna, dal 2004 l’artista ha dato vita ad un corpus di lavori che sfuggono ad una facile classificazione nella presente pluralità dei media della scultura.
Il concetto di scultura di Redl è classico in termini di tecnica e materiali (con una predilezione per il bianco e prezioso marmo di Carrara), ma la solennità e atemporalità, storicamente legate alla scultura in pietra, convivono, in apparente contraddizione, con l’attualità dei temi trattati. Anti-eroi, anti-idoli, archetipi, personaggi per nulla idealizzati – come la nonna dell’artista oppure un senzatetto – provocano il pubblico e lo inducono a riflettere. L’umorismo, componente essenziale del suo lavoro, accompagna il processo artistico e contribuisce a mitigare il pathos insito nel materiale impiegato.
Dal 2004 Redl inizia a lavorare ad una “biblioteca di pietre” e non è insolito che sulle sue sculture siano incise parole o frasi, a mo’ di commenti personali. I titoli delle opere (sempre numerate) sono accompagnati da note a piè di pagina, con riferimenti filosofici e letterari, spesso tratti dalle letture fatte durante l’esecuzione del pezzo. Vengono così uniti diversi livelli comunicativi, ma in modo tale che, in questo gioco di rimandi, la scultura non parli da sola, così come non parlano da sole le citazioni testuali.
La rappresentazione, che si muove tra realismo e surrealismo, provoca e sconcerta il pubblico. Quando vi sono persone raffigurate – in corpi interi, frammentati o in enigmatiche combinazioni con altri elementi – esse esprimono un aspetto della condizione umana che può essere inteso come attuale e insieme situazione archetipica e senza tempo dell’esistenza umana.
Il lavoro di Markus Redl comprende anche serie di disegni, per lo più ad inchiostro, con una loro autonomia espressiva, non legati quindi alla preparazione delle sculture. Il tratto è rigoroso e preciso e anche qui testi ed immagini si combinano evocando tavole enciclopediche oppure emblemi ed allegorie, dove possono comparire simboli legati alle diverse religioni.
Markus Redl vive e lavora a Vienna e Carrara.
Tra i suoi ultimi progetti, una scultura per la collezione Würth, “Stone 146 – “Blickfelderweiterung/360°” dove compaiono i ritratti di Reinhold e Carmen Würth.

Dal loro primo anno di attività, nel 2010, i “Martedì Critici” hanno incontrato centinaia di artisti, tra cui Joeph Kosuth, Jannis Kounellis e Adrian Paci, galleristi storici quali Fabio Sargentini e Lia Rumma e storici dell’arte di chiara fama come ad esempio Maurizio Calvesi e Lorenza Trucchi. Svoltisi inizialmente nella casa-studio romana del fondatore Alberto Dambruoso, gli incontri critici sono stati ospitati nelle edizioni successive da alcune istituzioni culturali presenti a Roma, come ad esempio dalla Reale Accademia di Spagna presso il Chiostro del Bramante e dall’Accademia di Belle Arti e dai principali musei d’arte contemporanea italiani, tra i quali i Musei Maxxi e Macro di Roma, il Museo Pecci di Milano e i Musei Madre e Pan di Napoli.

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