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I Martedì Critici – Maria Papadimitriou

 

Maria Papadimitriou
Martedì 7 maggio 2019 h 19.00
Visionarea Art Space
a cura di Alberto Dambruoso e Gianluca Brogna

Martedì 7 maggio ha avuto luogo l’undicesimo appuntamento stagionale de «I Martedì Critici», gli incontri con i protagonisti della scena contemporanea organizzati dall’«Associazione Culturale I Martedì Critici», giunti al decimo anno di attività.

Tale format si colloca nel più ampio progetto Visionarea Art Space, incubatore di idee che propone e promuove progetti di artisti contemporanei nazionali e internazionali, e che si avvale fin dalla prima edizione del fondamentale sostegno del Prof. Avv. Emmanuele F. M. Emanuele e della Fondazione Cultura e Arte, ente strumentale della Fondazione Terzo Pilastro – Internazionale di cui il Prof. Emanuele è il Presidente.

La programmazione prevede la partecipazione di numerose figure di primo piano del mondo dell’arte contemporanea, attive in Italia e all’estero, in una serie di appuntamenti che si svolgeranno presso diverse sedi, a cominciare dal Visionarea Art Space di Roma.

Il tema comune del primo ciclo di incontri stagionali sarà “il Mediterraneo”, simbolo di culture antiche e moderne, luogo di incontri e scambi, spazio di conquiste, scoperte e conoscenza. Un Mare attorno al quale sono nate e cresciute alcune tra le più importanti civiltà dell’occidente e dell’oriente di questa parte di mondo, e si sono sviluppate le caratteristiche, uniche e peculiari, delle popolazioni che l’hanno vissuto e navigato. Maestri di chiara fama ed emergenti dal riconosciuto valore professionale saranno invitati presso il Visionarea Art Space per discutere della propria arte, di significati e poetiche, ma anche di una cultura comune, quella di area mediterranea appunto, che ha influenzato e caratterizzato nei secoli la produzione artistica e culturale delle nostre terre.

Maria Papadimitriou vive e lavora tra Atene e Volos. Ha studiato arte visuale all’École Nationale Supérieure des Beaux-Arts di Parigi. Dal 2001, insegna presso il Dipartimento di Architettura dell’Università di Tessaglia.

Attraverso installazioni interattive in cui combina diversi media, scultura, video, fotografia, Maria Papadimitriou sperimenta progetti partecipativi e azioni collettive, concentrando il proprio lavoro sugli spazi sociali e sulle relazioni umane. Abituata ad ascoltare, osservare, comprendere, l’artista greca fa delle persone che incontra e dei loro racconti la propria fonte di ispirazione, e del pubblico, la miccia fondamentale per innescare opere e installazioni, pensate per vivere attraverso un’operazione di progettualità allargata.

I suoi lavori toccano, al tempo stesso, la sfera antropologica, sociale, economica, politica, storica ed etica, facendosi specchio e racconto non solo della condizione greca, vissuta in prima persona dall’artista, ma dell’intera società d’oggi.

Nel 1998, Maria Papadimitriou ha fondato il T.A.M.A. (Temporary Autonomous Museum for All), sviluppando una conoscenza diretta e approfondita della popolazione Rom. Il progetto è convogliato poi in una piattaforma collettiva di ricerca, animata insieme a Lucy Orta e alla curatrice Gabi Scardi. Con la sensibilità che la contraddistingue, l’artista greca ha avviato un percorso di conoscenza che l’ha condotta a comprendere la cultura, le tradizioni, il comportamento delle popolazioni Gipsy/Rom, impegnate ogni giorno a salvaguardare le proprie specificità e la propria autonomia, al tempo stesso, alla ricerca di un proprio collocamento nello spazio pubblico, in una forma di co-appartenenza, complessa da capire e da accettare, ma carica di potenzialità.

Nel 2012, Papadimitriou ha avviato il progetto Souzy Tros Art Canteen, in un edificio di Votanikos, uno dei quartieri più poveri del centro industriale di Atene, appartenente alla sua famiglia da generazioni. Ristrutturata nel XIX secolo, la casa era stata un tempo abitazione modesta per i lavoratori locali e le loro famiglie, poi garage per meccanici. Dopo essere stata abbandonata, a causa delle difficili condizioni economiche della Grecia, l’artista ha deciso di recuperarla e trasformarla in uno spazio culturale fondato sulla condivisione, sul principio del recupero, sulla solidarietà. Tornato ad essere un ambiente domestico e intimo, l’edificio è animato da installazioni artistiche, eventi culturali, performance, proiezioni di film, programmi di formazione professionale che incoraggiano il recupero di vecchi materiali.

Con il progetto Why Look at Animals? AGRIMIKÁ Maria Papadimitriou harappresentato la Grecia alla 56° Biennale di Venezia, trasferendo nel padiglione un esercizio commerciale della città ellenica di Volos, un luogo d’altri tempi, dedito alla vendita di pellame. Animali non del tutto addomesticabili, che si difendono per non diventare proprietà dell’essere umano, ecco a cosa fa riferimento il termine AGRIMIKÁ, una metafora che racconta l’antropocentrismo, il rapporto tra l’uomo e il mondo animale, la lotta tra l’uomo-razionale e l’istinto dell’uomo come essere appartenente al regno della natura, una riflessione ancora più ampia che parla tanto alla storia pubblica quanto a quella personale di ciascuno di noi.

Dal 2017 è artista co-direttrice del Victoria Square Project di Atene, in collaborazione con il suo fondatore, l’artista Rick Lowe.

Tra le recenti mostre personali dell’artista, si citano, 2017:Travail au noir, Driftwood, or how we surfaced through currents, Fondazione Prada, Exarcheia district, Athens, Greece; 2016: Laboratory Antigone, Onassis Cultural Center, New York, USA; Enigma and the Sphinx, Libreria delle donne, Milano; News from Nowhere, ‘δ’ Gallery, Volos, Greece; 2015: A Μan from the South – Between two worlds, Cagliari; Why look at animals? AGRIMIKÁ, Greek Pavilion, 56th International Art Exhibition – La Biennale di Venezia; 2014: T.A.M.A. Superflow, Museum Alex Mylonas – Macedonian Museum of Contemporary Art (MMCA), Athens, Greece; Souzy Tros Events, Eleonas, Athens, Greece; 2012: Over! Leftover, Batycki Factory, Gdansk, Poland; Souzy Tros art canteen, Eleonas, Athens, Greece; 2011: The Fabric of Life (Roma Coats), Byzantine and Christian Museum of Athens, Greece; 2010: Otel Nokul, Sinopale3–International Sinop Biennial, Turkey; Hotel Balkan, Haifa Mediterranean Biennial, Israel.

Tra le recenti esposizioni collettive, 2018: DESTEFASHIONCOLLECTION: 1 to 8, THE BASS, Miami Beach, Florida, US; Geometries, Onassis Cultural Center, Agricultural University, Athens, Greece; All That We Have In Common, MoCA, Skopje, Macedonia (FYROM); The Diary of a Seamstress. An imaginary biography, a.antonopoulou.art, Athens, Greece; Beyond Words, 4th International Mardin Biennial, Mardin, Turkey; An Exercise on Values, Haus N Athen, Athens, Greece; 2017: The Restless Earth, Fondazione Nicola Trussardi, La Triennale di Milano, Milano, Italy; DESTE PRIZE: An Anniversary Exhibition 1999-2015, Museum of Cycladic Art, Athens, Greece; Doulamas the Magnificent, Peloponnesian Folk Institute. Athens, Greece; ANTIDORON. The National Museum of Contemporary Art at documenta 14, Fridericianum, Kassel, Germany; ODOIPORIKO, Eleni Koroneou Gallery, Athens, Greece; GR80S, Greece of the 80S, DISCO FASHION, Technopolis-Gazi, Athens, Greece; 2016: Genii loci: Greek art from the 1930s to the present day, Manege Museum, Saint Petersburg, Russia; Urgent Conversations: Athens – Antwerp, National Museum of Contemporary Art, Athens, Greece; Hypnos Project, Onassis Cultural Centre, Athens, Greece; 2015: Fashion as a Social Energy, Palazzo Morando – Museo Moda e Immagine, Milano, Italy; Adhocracy, Onassis Cultural Centre, Athens, Greece.

Nel 2003, Maria Papadimitriou ha vinto il premio DESTE per l’arte greca contemporanea e nel 2016 il governo francese le ha conferito il titolo di “Officier dans l’Ordre des Palmes Academiques”.

Info e contatti:
ASSOCIAZIONE CULTURALE I MARTEDÌ CRITICI
Tel. +39 339 7535051
info@imartedicritici.ithttp://www.imartedicritici.com
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Marica Messa

I Martedì Critici – Lamberto Pignotti

Lamberto Pignotti
Martedì 23 aprile 2019 h 19.00
Visionarea Art Space
a cura di Alberto Dambruoso e Guglielmo Gigliotti

Martedì 23 aprile avrà luogo il decimo appuntamento stagionale de «I Martedì Critici», gli incontri con i protagonisti della scena contemporanea organizzati dall’«Associazione Culturale I Martedì Critici», giunti al decimo anno di attività.

Tale format si colloca nel più ampio progetto Visionarea Art Space, incubatore di idee che propone e promuove progetti di artisti contemporanei nazionali e internazionali, e che si avvale fin dalla prima edizione del fondamentale sostegno del Prof. Avv. Emmanuele F. M. Emanuele e della Fondazione Cultura e Arte, ente strumentale della Fondazione Terzo Pilastro – Internazionale di cui il Prof. Emanuele è il Presidente.

La programmazione prevede la partecipazione di numerose figure di primo piano del mondo dell’arte contemporanea, attive in Italia e all’estero, in una serie di appuntamenti che si svolgeranno presso diverse sedi, a cominciare dal Visionarea Art Space di Roma.

Il tema comune del primo ciclo di incontri stagionali sarà “il Mediterraneo”, simbolo di culture antiche e moderne, luogo di incontri e scambi, spazio di conquiste, scoperte e conoscenza. Un Mare attorno al quale sono nate e cresciute alcune tra le più importanti civiltà dell’occidente e dell’oriente di questa parte di mondo, e si sono sviluppate le caratteristiche, uniche e peculiari, delle popolazioni che l’hanno vissuto e navigato. Maestri di chiara fama ed emergenti dal riconosciuto valore professionale saranno invitati presso il Visionarea Art Space per discutere della propria arte, di significati e poetiche, ma anche di una cultura comune, quella di area mediterranea appunto, che ha influenzato e caratterizzato nei secoli la produzione artistica e culturale delle nostre terre.

Nato a Firenze nel 1926, da padre pittore, Lamberto Pignotti si avvicina giovanissimo al mondo dell’arte, iniziando a disegnare sulla scia del padre pittore i primi paesaggi. Nel 1944, assimilata la lezione delle avanguardie, Pignotti avvia le sue prime sperimentazioni di arte verbovisiva.

A metà degli anni Cinquanta, inizia l’attività saggistica, rivolta principalmente alla critica militante, collaborando con quotidiani e periodici di interesse nazionale.

Con netto anticipo rispetto alla nascita della “poesia visiva”, di cui si incomincerà a parlare solo nei primi anni ’60, Lamberto Pignotti inizia a guardare alla scrittura, e quindi alla parola, come un’immagine, e al bianco della carta, più che come pagina, come una superficie su cui realizzare i suoi collage. Nel 1954, nasce così la sua prima raccolta di poesie in ciclostile, Odissea¸ stampata in cento copie, cui seguono Significare del 1957, Elegia del 1958 e Come stanno le cose del 1959.

Lamberto Pignotti è stato tra i fondatori del “Gruppo 70” e tra i protagonisti nella formazione del “Gruppo 63”. Ha teorizzato le prime forme di “poesia tecnologica”, attenta ai linguaggi di massa, e di “poesia visiva”, di cui ha curato la prima antologia nel 1965.

Dal 1971 al 1996 è stato docente presso la Facoltà di Architettura di Firenze, prima, e presso il DAMS di Bologna, poi, con corsi dedicati ai rapporti fra avanguardie, mass-media e new-media.

Francobolli, fumetti, copertine di riviste, immagini di rotocalchi, Pignotti utilizza per le proprie opere i segni principali della civiltà dei consumi, reinterpretati, ribaltati, rivisitati attraverso l’elaborazione di collage e riflessioni metalinguistiche, per restituire alla comunicazione quella dimensione estetica negatale dai mass media e dalla fugacità dei tempi moderni. L’artista ha realizzato libri oggetto con vari materiali, performance usando frammenti di testi variamente combinati, anche con l’intervento del pubblico. Le sue opere nascono dal confronto tra segni e codici di diversa provenienza, Pignotti attinge dai linguaggi specialistici, logico-matematici-scientifici, burocratici, commerciali, economici, così come dai linguaggi tecnologici, pubblicitari, giornalistici, narrativi; si serve di segni pertinenti ai codici della vista, dell’udito, del gusto, e di forme di comunicazione come gli spettacoli dal vivo, performance, happening, film e registrazioni su nastro.

Note al pubblico e alla critica le “Poesie e no”, le “cine-poesie”, le cassette logo-musicali, i libri oggetto di plastica, le poesie da toccare, da bere, da mangiare, i “chewing poems” e, naturalmente, le “poesie visive” sotto forma di collage o di intervento su foto di cronaca, di moda, di pubblicità.

Le opere di Lamberto Pignotti, pur utilizzando segni e codici della comunicazione di massa, non si adeguano alle mode del consumismo, ma anzi lavorano per liberare il gusto dai condizionamenti del sistema e per reintrodurre il concetto di cultura democratica. Attraverso la poesia visiva, l’artista intende frenare il rapido consumo delle informazioni, introdotto dal giornalismo, dalla pubblicità, dai fumetti, e sollecitare una reazione in quel fruitore abituato a ricevere passivamente l’informazione. Da qui la grande portata insieme estetica e ideologica dell’arte tecnologica e della poesia visiva.

Lamberto Pignotti ha promosso, curato o organizzato, da solo o con altri, mostre di poesia visiva, rassegne d’arte inter-mediale, dibattiti, festival e convegni sulla cultura in atto. Ha partecipato intensamente a convegni, dibattiti, lezioni, conferenze, performance e festival in Italia e all’estero.

Tra le raccolte di poesia ricordiamo: Odissea (1954, 1994); Significare (1957); Elegia (1958); Come stanno le cose (1959); L’uomo di qualità (1961); Storia antica (1964); Nozione di uomo (1964); Una forma di lotta (1967); Parola per parola, diversamente (1975); Vedute (1981); Gran varietà (1982); Questa storia o un’altra (1984); In principio (1986); Zone marginali (1991); Rondò d’eccezione (1993); Poesia e no (1998); Altrove (1999); I seni di Frine (2000); In altro modo (2001); You are here (2002); Queste parole (2006); Degli amorosi incendi (2006); Eventi diversi (2006), Atlante allegorico (2013), Lev miu Vita nova (2016).

Come poeta visivo e lineare è incluso in molte antologie italiane e straniere ed è trattato in vari libri di saggistica e consultazione. Ha collaborato assiduamente a “Paese Sera”, “La Nazione”, “L’Unità”, “Rinascita”, a programmi culturali della RAI, oltre che a svariate riviste italiane e straniere. Sue opere figurano in prestigiose sedi pubbliche e selezionate collezioni private.

Ha vinto numerosi premi, tra i più recenti si ricordano: Premio Suzzara (nuove sinestesie), 2008; Premio Figline (poesia visiva e intermediale), 2009; Premio SIAE (operosità per scrittori), 2012; Premio Vittorio Bodini (poesia), 2013; Premio Feronia (Gruppo 63), 2013; Premio Capalbio (poesia), 2015; Premio Extra, Centre Pompidou (2018)

Tra le recenti antologiche personali si ricordano: Parole, immagini, e…, Galleria Armanda Gori Arte, Prato 2008; Poesia visiva (e non solo visiva), Studio Frullini Arte Contemporanea, Pistoia, 2008; Ugo e Lamberto Pignotti, Museo Casa Siviero, Firenze, 2009; La poesia ve lo dice prima, la poesia ve lo dice meglio, Opere dal 1945 al 2010, Fondazione Berardelli, Brescia, 2010; Poesia visiva tra figura e scrittura, CSAC, Parma, 2012; Pignotti e Pignotti, Galleria Arte e Pensieri, Roma, 2016; In tutti i sensi Studio Eos, Roma, 2016; Cinquant’anni di inquietudine. La poesia visiva di Lamberto Pignotti, Galleria Clivio, Milano, 2016; Il mondo? Dove? Galleria Clivio, Milano 2018.

Tra le recenti mostre collettive si ricordano: Idee, processi e progetti della ricerca artistica italiana degli anni ’60 e ‘70, Studio Di Sarro, Roma, 2011; Pubblicazione XX secolo/1, Fondazione Antemia, Roma, 2011; Quadratonomade, Palazzo delle Esposizioni, Roma; Cent’anni di scrittura visuale in Italia 1912-2012, Museo della Carale, Ivrea; Palabras, imàgenes y otros texto, Museo d’Arte moderna, Buenos Aires; Visual Poetry, Galleria del carbone, Ferrara; Spazio Parola, Palazzo Chianini-Vincenzi, Arezzo; La parola e il tempo, Accademia di Brera, Ex chiesa di S. Carpoforo, Milano; La poesia visiva in mostra a Vicenza, Cassa di Risparmio del Veneto, Vicenza; Lettres Capitales, Maison de l’Artisanat, Marsiglia; Crescita e crisi della poesia visiva in Italia, Museo della Carale, Ivrea; 1963 e dintorni, Cantiere del ‘900, Opere delle collezioni Intesa Sanpaolo, Milano; Visual Poetry, L’avanguardia delle neoavanguardie, Palazzo Prigioni, Venezia, 2014, Vitamine, Archivio Carlo Palli, Prato, 2015; Percorsi d’arte contemporanea, Museo delle genti d’Abruzzo, Pescara, 2015; La seconda vita – Riciclo riuso e ambiente nell’arte contemporanea, Museo di arte moderna di Trento e Rovereto; Omaggio a Totò. Il riso nutre il corpo e lo spirito, Napoli, 2016; Dentro un cielo compare un’isola. Le arti povere in Italia fra disegno e fotografia (1963-1980), Palazzo Bisaccioni, Jesi (AN), 2018.

Sono in corso, presso la Galleria Contact di Roma fino al 31 maggio 2019 la mostra Controverso. Arte per fraintenditori a cura di Gaia Bobò e presso la sede romana della Fondazione Filiberto e Bianca Menna, la mostra Lamberto Pignotti. Infinito in scatola, a cura di Antonello Tolve, organizzata in collaborazione con il Lavatoio Contumaciale, con l’Associazione FigurAzioni e con la Galleria Contact artecontemporanea. L’esposizione sarà visitabile fino al 21 settembre 2019.

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Marica Messa

I Martedì Critici – Shady El Noshokaty

Shady El Noshokaty
22 gennaio 2019 ore 19.00
Visionarea Art Space
a cura di Alberto Dambruoso e Elena Giulia Abbiatici

Martedì 22 gennaio avrà luogo il quarto appuntamento stagionale de «I Martedì Critici», gli incontri con i protagonisti della scena contemporanea organizzati dall’«Associazione Culturale I Martedì Critici», giunti al nono anno di attività.
Tale format si colloca nel più ampio progetto Visionarea Art Space, incubatore di idee che propone e promuove progetti di artisti contemporanei nazionali e internazionali, e che si avvale fin dalla prima edizione del fondamentale sostegno del Prof. Avv. Emmanuele F. M. Emanuele e della Fondazione Cultura e Arte, emanazione diretta della Fondazione Terzo Pilastro – Internazionale di cui il Prof. Emanuele è il Presidente.
La programmazione prevede la partecipazione di numerose figure di primo piano del mondo dell’arte contemporanea, attive in Italia e all’estero, in una serie di appuntamenti che si svolgeranno presso diverse sedi, a cominciare dal Visionarea Art Space di Roma.

Il tema comune del primo ciclo di incontri stagionali sarà “il Mediterraneo”, simbolo di culture antiche e moderne, luogo di incontri e scambi, spazio di conquiste, scoperte e conoscenza. Un Mare attorno al quale sono nate e cresciute alcune tra le più importanti civiltà dell’occidente e dell’oriente di questa parte di mondo, e si sono sviluppate le caratteristiche, uniche e peculiari, delle popolazioni che l’hanno vissuto e navigato. Maestri di chiara fama ed emergenti dal riconosciuto valore professionale saranno invitati presso il Visionarea Art Space per discutere della propria arte, di significati e poetiche, ma anche di una cultura comune, quella di area mediterranea appunto, che ha influenzato e caratterizzato nei secoli la produzione artistica e culturale delle nostre terre.

Ospite del quarto appuntamento stagionale de «I Martedì Critici» sarà Shady El Noshokaty (Damietta, 1971).
Artista egiziano, noto a livello internazionale, Shady El Noshokaty ha esposto i suoi progetti e le sue opere in tutto il mondo.
Fortemente legato alla sua terra natia e alla secolare cultura che questa conserva, al tempo stesso viaggiatore e scopritore di altri luoghi, tradizioni e usanze, Shady El Noshokaty ha deciso di mettere al servizio degli studenti egiziani esperienze e conoscenze, ricerche e sperimentazioni, svolgendo e assumendo ben presto un ruolo decisivo nel campo della formazione artistica e dell’educazione delle nuove generazioni.
Assolutamente privo di confini, tanto fisici quanto mentali, El Noshokaty ha indagato e indaga tutt’ora differenti tecniche e mezzi espressivi, partendo dal disegno e dai dipinti, per approdare alle installazioni, ai video, alla media art. Da sempre al di fuori degli schemi della tradizione egiziana, abituata a identificare nella riconoscibilità il valore di un artista, Shady El Noshokaty non ha mai temuto ma anzi ha inseguito la ricerca, l’innovazione e la sperimentazione.
Forte è la presenza della memoria nelle opere dell’artista, ricordi, esperienze vissute, paure, storie mai semplicemente raccontate, piuttosto analizzate, esplorate, indagate, e solo dopo illustrate per diventare universali. È la riflessione, lo studio, talvolta scientifico, altre volte sociologico, che connota le opere di Shady El Noshokaty, l’approfondimento metodico che conduce l’artista al pieno possesso dell’oggetto di discussione e alla conseguente personale lettura e definizione artistica e narrativa.
Se ogni opera porta in sé una parte di ciò che l’artista ha vissuto, visto, conosciuto, molti progetti celano anche ciò che dell’antica cultura egiziana El Noshokaty ha ricevuto in eredità dalla sua terra, ciò che delle altre terre ha ammirato, compreso, studiato, miti, usi, costumi, eventi storici che hanno condizionato l‘agire umano.
La mente, il subconscio, l’immaginazione, su questi argomenti l’artista è abituato a riflettere, affascinato dal loro relazionarsi con il corpo umano e dal loro lasciarsi condizionare dagli eventi della vita, di questi argomenti l’artista si impegna a proporre una sintesi contenutistica e una traduzione formale e visiva, e ad offrire, attraverso le sue opere e i suoi progetti, immagini potenti e suggestive, evocative e profonde.

Le opere di Shady El Noshokaty sono state presentate a La Biennale di Venezia, presso la Hayward Gallery, al Mori Art Museum, al Kunst Museum di Stoccolma, presso l’Istituto del Mondo Arabo di Parigi e in molte altre sedi di prestigio in tutto il mondo.
Nel 2010, ha fondato la ASCII – Foundation for Contemporary Art Education, un laboratorio interattivo dedicato alla New Media Art, con lo scopo di aiutare i giovani nella ricerca e nella sperimentazione artistica.
Nel 2011, per il padiglione egiziano della Biennale di Venezia, è stato curatore esecutivo del progetto 30 Days of Running in the Space di Ahmed Basiony.
Shady El Noshokaty lavora come professore associato presso la American University del Cairo. È stato il fondatore del workshop dedicato alla media art presso la Helwan University.

CENA CON L’ARTISTA
Al termine dell’incontro l’elegante Chorus Café ospiterà una raffinata cena, preparata dallo chef Andrea Sangiuliano, che vedrà la presenza dell’artista e dei curatori de “I Martedì Critici”.
La cena prevede tre portate, un calice di vino incluso e ha un costo di 45 euro.
Per info e prenotazioni:
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Tel. 06 68892774

ORGANIZZAZIONE
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I Martedì Critici – Giuseppe Gallo

GIUSEPPE GALLO

30 ottobre 2012, ore 19.30

Chiostro del Bramante, Roma

a cura di Alberto Dambruoso e Marco Tonelli

con la collaborazione di Eleonora Aliano e Laura Lionetti

 

Ospite del settimo appuntamento dei Martedì Critici al Chiostro del Bramante è Giuseppe Gallo (Rogliano, Cosenza 1954).

Pittore, disegnatore e scultore italiano, Gallo è un artista di levatura internazionale, come dimostrano le sue numerose mostre allestite nei più prestigiosi Musei e spazi istituzionali del mondo, la presenza delle sue opere in importanti collezioni museali, tra cui quelle del MoMA di New York e del Modern Kunst Museum di Vienna e infine la partecipazione con una sala personale alla Biennale di Venezia del 1990. Gallo è stato anche uno dei primi artisti ad aver dato vita, prendendo studio all’interno dell’ex Pastificio Cerere nel quartiere di San Lorenzo a Roma, a quella ricca stagione sperimentale della fine degli anni Settanta, consegnata alle pagine dei manuali di storia dell’arte con il nome di Scuola di San Lorenzo.

Artista di rara sensibilità, Gallo è autore di un’opera dalle forti connotazioni simbolico-poetiche in cui la combinazione tra i differenti elementi iconici e materici sembra mirare alla realizzazione di un’armonia cosmica. La sua ricerca si potrebbe definire in altre parole come un felice mix in cui pensiero, tempo, alchimia, matematica, cosmogonia, filosofia, saggezza antica, contatto empatico con la natura e amore per i materiali direttamente attinti da essa, si sono dati appuntamento.

Quello di Gallo è un modo di procedere artistico all’insegna della leggerezza poetica che fa sì che la materia si trasmuti e da pesante diventi lieve, aerea come le piccole foglie numerate che talvolta compaiono nei suoi dipinti, appoggiate sulla superficie del supporto della tavola come fossero appena cadute dagli alberi e immediatamente archiviate dall’artista in base alla loro forma attraverso numeri, o essenziale, come il suo ultimo ciclo scultoreo legato all’archetipo del bastone e istallato su una parete del suo nuovo studio: rami e radici contorti, esili fusti trasformati in bastoni di bronzo scandiscono il passare del tempo, scandagliando al contempo la natura umana comportamentale attraverso impercettibili ma efficacissime manipolazioni in chiave simbolica.

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I Martedì Critici – Daniele Puppi

DANIELE PUPPI

Chiostro del Bramante, Roma

23 ottobre 2012, ore 19.30

a cura di Alberto Dambruoso e Marco Tonelli

con la collaborazione di Eleonora Aliano e Laura Lionetti

 

Ospite del sesto appuntamento stagionale dei Martedì Critici al Chiostro del Bramante è Daniele Puppi, giovane artista nato a Pordenone nel 1970 e già affermatosi ampiamente in campo internazionale, come dimostrano le sue mostre personali presso la Lisson Gallery nel 2004 e la Sprovieri Gallery di Londra nel 2003 e le sue partecipazioni a mostre collettive presso lo SMAK di Gent nel 2003 o la Kunsthalle di Berna nel 1999. In Italia le sue perturbanti e spiazzanti video installazioni sono state montate in prestigiosi spazi pubblici come la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, la Triennale di Milano o l’Hangar Bicocca. Puppi è autore di nevrotiche e originali  videoproiezioni che vengono realizzate ogni volta appositamente per uno specifico spazio. Spesso si tratta di montaggi assai complessi di più proiettori che ritraggono già all’interno dei filmati stessi l’ambiente e l’architettura in cui saranno proiettati. Opera quindi site specific per eccellenza quella di Puppi, ma anche in grado aprire una riflessione sul mezzo del video, sul linguaggio cinematografico, ma soprattutto sulle immagini in movimento. Soggetto di molti suoi video sono infatti gli sforzi compiuti dallo stesso artista e intitolati Fatica, con una numerazione in ordine progressivo.

Lo spettatore è coinvolto nelle opere di Puppi grazie ai rumori delle performance puntualmente registrati, alla ripetizione ipnotica della sequenza mozzafiato di un’azione mandata in loop che sembra sempre tirata al limite del possibile, quasi a verificare un eccesso emotivo, un confine psichico e fisico del soggetto e delle resistenze che gli oppone la realtà esterna.

Se inclassificabile è l’opera di Puppi (video, performance, installazione, proiezione, scultura virtuale, body art), fin troppo chiaro è lo stimolo che giunge a chi vi assiste.

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