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I Martedì Critici – IGINIO DE LUCA

IGINIO DE LUCA
17 aprile 2018
, ore 18.00
Accademia di Belle Arti di Roma
a cura di Alberto Dambruoso e Guglielmo Gigliotti

Martedì 17 aprile riprende la stagione primaverile de «I Martedì Critici», gli incontri con i protagonisti della scena contemporanea organizzati dall’«Associazione Culturale I Martedì Critici», giunti al nono anno di attività.

La programmazione prevede la partecipazione di numerose figure di primo piano del mondo dell’arte contemporanea, attive in Italia e all’estero, in una serie di appuntamenti che si svolgeranno in diverse sedi, l’Art Forum Würth Capena e l’Accademia di Belle Arti di Roma.

Ospite del primo appuntamento stagionale de «I Martedì Critici» sarà Iginio De Luca(Formia, 1966).

Iginio De Luca è nato a Formia il 21 agosto 1966. Vive a Roma e a Torino, insegna Decorazione e Installazioni Multimediali all’Accademia delle Belle Arti di Frosinone. È un artista poliedrico; è un musicista, un artista visivo. Fa video, installazioni, performance. Negli ultimi anni la sua poetica si è concentrata soprattutto sulla produzione di video, di immagini fotografiche, ma anche di quelli che lui definisce blitz. Considerandoli a cavallo tra arte urbana e performance, l’artista compie azioni a volte sorvolando con aerei, altre proiettando immagini o scritte su edifici in rapidi raid notturni, altre ancora arrivando in luoghi con elementi di forte disturbo e impatto visivo, come cartelloni finto-elettorali. Ibridando etica ed estetica, tecnologia e azioni comportamentali, De Lucareclama l’interazione con l’ambiente e il pubblico, denunciando, tra ironia e impegno, la crisi di valori di questo nostro tempo. L’utilizzo di molteplici e differenti registri linguistici ha da sempre caratterizzato la sua progettualità e conseguentemente le scelte metodologiche ed operative, lasciando intendere che il denominatore comune è nella necessità di scardinare le certezze, di rompere i codici della formalizzazione espressiva, per tendere un tranello alla realtà, sorprendendola alle spalle. Decodificare la trama della ragnatela che l’artista tesse, costruendo funambolici equilibri tra segni di natura diversa, è il compito del pubblico, chiamato a una partecipazione attiva da un’interrogazione che non può essere elusa.

Pur lavorando su molti campi, nella poetica di Iginio de Luca si riconosce un’unità di concetto, che lo qualifica come artista tra i più originali dell’attuale scena italiana.

Tra le sue mostre principali si annoverano: T. M., tribù della memoria, Galleria Nazionale d’Arte Moderna, Roma, 2005; Ogni uomo è un’isola, Galleria Martano, Torino, 2013; Expatrie, casa dell’Architettura, Roma, 2016; Riso Amaro, spazio Albumarte, Roma, 2017; Ricognizioni. Dai Bocs Art i linguaggi del contemporaneo, Cosenza, 2017; Kizart, Palazzo delle Esposizioni, Roma 2017; Sound Corner, Auditorium, Roma 2018.

Tra i blitz si menzionano: Lavami, 2010; Pastore a Montecitorio, 2010; Ca maronn c’accumpagn, 2013; Farsa Italia, via crucis, 2013; Vota Paolo Uccello, 2014; Cygnus X-1,2014; Venghino siori, venghino!, 2016; Iailat, 2018.

 

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I Martedì Critici – PEPPE MORRA

PEPPE MORRA
7 novembre 2017, ore 18.30
Accademia di Belle Arti di Roma
a cura di Alberto Dambruoso e Guglielmo Gigliotti

Martedì 7 novembre si è svolto il settimo appuntamento della stagione autunnale de «I Martedì Critici», gli incontri con i protagonisti della scena contemporanea organizzati dall’«Associazione Culturale I Martedì Critici», giunti all’ottavo anno di attività.
La programmazione prevede la partecipazione di numerose figure di primo piano del mondo dell’arte contemporanea, attive in Italia e all’estero, in una serie di appuntamenti che si svolgeranno in diverse sedi, l’Istituto Italiano di Cultura Il Cairo, l’Art Forum Würth Capena e l’Accademia di Belle Arti di Roma.
Ospite del settimo appuntamento stagionale de «I Martedì Critici» sarà Peppe Morra, figura di spicco nel panorama artistico napoletano e internazionale, gallerista, collezionista, mecenate, promotore e agitatore culturale.
Coraggioso e visionario sin dai suoi esordi, amante dell’arte e della sua funzione sociale, nel 1968 Giuseppe Morra fonda a Napoli con alcuni amici il progetto Centro d’Arte Europa e nel 1970-71 la rivista Silence Walk. Nel 1974, su suggerimento di Lucio Amelio, visitatore di una sua mostra dedicata a Sergio Lombardo, Morra decide di trasferire la sua attività dal Vomero al centro di Napoli, inaugurando così lo Studio Morra di via Calabritto 20. Appassionato dei movimenti d’avanguardia, dell’Azionismo Viennese e della Body Art, abituato a intendere l’arte come fenomeno travalicante le mura di uno spazio espositivo, come espressione a servizio della città, sperimentatore nello spazio pubblico, affascinato dalle forme artistiche nate dall’unione di diversi stili e discipline, attira nei suoi spazi artisti come Hermann Nitsch, Günther Brus, Urs Lüthi, Gina Pane, Joe Jones, Marina Abramovic, Bob Watts e Peter Kubelka, Allan Kaprow, Bruno Munari, si fa promotore del gruppo Fluxus e delle sperimentazioni di poesia visiva.
Nel 1992, Giuseppe Morra trasferisce la sua attività al Rione Sanità e costituisce la Fondazione Morra, dedicata alla ricerca, alla conoscenza, all’archiviazione, divulgazione e valorizzazione delle opere, alla promozione e trasmissione della cultura contemporanea. Dal Palazzo dello Spagnuolo avvia la sua operazione artistica e sociale, nel tentativo di contribuire alla riqualificazione civile, estetica, filosofica e urbanistica di un quartiere degradato e in costante condizione di bisogno.
Nel 2004, Giuseppe Morra, insieme a Francesco Coppola, Roberto Paci Dalò, Nicoletta Ricciardelli e Pasquale Persico, lancia l’idea-progetto del Quartiere dell’Arte, con l’intento di contribuire alla riqualificazione e rigenerazione dell’area urbana del quartiere Avvocata di Napoli, sfruttando l’energia propulsiva dell’arte e della cultura.
Nel 2008, inaugura in Vico Lungo Pontecorvo, a Napoli, il Museo Archivio/Laboratorio Hermann Nitsch, dedicato a uno degli artisti a lui più cari, luogo di raccolta e di esposizione, organismo culturale attivo, che offre alla città un Centro di Documentazione, un Dipartimento per il Cinema Sperimentale Indipendente, una Discoteca di Musica Contemporanea, un Centro per le Arti Performative e Multimediali, una Biblioteca delle Avanguardie e Neoavanguardie.
Inarrestabile ed instancabile, nel 2016 Giuseppe Morra inaugura, nell’antico Palazzo Ayerbo D’Aragona Cassano, Casa Morra – Archivio d’Arte Contemporanea, uno spazio di 4.200 mq, destinato ad ospitare le oltre 2000 opere della sua collezione, con artisti del calibro di Julian Beck, Marina Abramovic, Gina Pane, Hermann Nitsch, Shozo Shimamoto, Joseph Beuys, l’Archivio Living Theatre e gli Archivi Mario Franco su arte e cinema, e ad offrire, nel corso degli anni alla città mostre dedicate agli artisti della Fondazione e a quelli dell’ultima generazione. Con una programmazione definita fino al 2116, Peppe Morra sceglie di guardare al futuro e di sfidare il tempo, pianificando cento anni di mostre, attraverso il meccanismo del gioco dell’oca, fatto di rimandi, attraversamenti e ritorni. Luogo poliedrico, di creatività, ricerca, workshop, poesia, teatro, musica, cinema, seminari, convention, meeting e residenze d’artista, Casa Morra racconterà nel tempo alla città un segmento importante della storia delle avanguardie contemporanee italiane ed internazionali, e rappresenterà un bacino di sperimentazioni, confronti e riflessioni per i giovani artisti emergenti. Domenica 8 ottobre 2017, Casa Morra presenta la mostra I giganti dell’arte dal teatro: Julian Beck – Hermann Nitsch – Shozo Shimamoto e Joseph Beuys – Archivio Living Theatre – Archivi Mario Franco, inaugurando così il suo secondo anno di attività e il secondo dei cento eventi espositivi in programma.
Nell’ottobre del 2017, Giuseppe Morra riceve il premio “La Fabbrica nel Paesaggio”, assegnatogli dalla Federazione Italiana Club e da Centri UNESCO, che gli riconosce il merito di aver salvato, recuperato e valorizzato l’antica “Vigna di San Martino”, da lui acquistata nel 1988, averla resa un bene dall’enorme valore paesaggistico e averla restituita alla città e ai suoi abitanti.

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I Martedì Critici – FULVIO DI PIAZZA

FULVIO DI PIAZZA
31 ottobre 2017, ore 18.30
Accademia di Belle Arti di Roma
a cura di Alberto Dambruoso e Helga Marsala​

Martedì 31 ottobre si è svolto il sesto appuntamento della stagione autunnale de «I Martedì Critici», gli incontri con i protagonisti della scena contemporanea organizzati dall’«Associazione Culturale I Martedì Critici», giunti all’ottavo anno di attività.

La programmazione prevede la partecipazione di numerose figure di primo piano del mondo dell’arte contemporanea, attive in Italia e all’estero, in una serie di appuntamenti che si svolgeranno in diverse sedi, l’Istituto Italiano di Cultura Il Cairo, l’Art Forum Würth Capena e l’Accademia di Belle Arti di Roma.

Ospite del sesto appuntamento stagionale de «I Martedì Critici» sarà Fulvio Di Piazza (Siracusa,1969).

Nato a Siracusa nel 1969, attivo nel campo della pittura dal 1996, appartenente alla scuola di Palermo, sin dagli esordi Fulvio Di Piazza si muove tra il surrealismo e il fantasy, tra la tradizione e la contemporaneità, tra l’immaginazione e la realtà, cercando e raccogliendo spunti di riflessione e ispirazioni in ogni forma culturale e artistica, dal fumetto alla cinematografia, dalla scienza alla letteratura fantascientifica. Sul solco dell’arte antica, con gli occhi colmi del barocco siciliano, studiando e riprendendo gli elementi principali della pittura classica, nella ricerca della profondità e della luce, Di Piazza sviluppa un linguaggio ipernarrativo, conseguenza e testimonianza dei luoghi attraversati, delle esperienze vissute, racconto dei giorni dei nostri tempi, della realtà che ci circonda e che inevitabilmente finiamo per assorbire. Partito da una narrazione sovraccarica, vicina al mondo dell’illustrazione, colma di personaggi, storie e battaglie, di elementi ironici e grotteschi, ha nel tempo eletto come protagonista assoluta dei suoi lavori la pittura stessa e, in un processo di selezione di dettagli e prospettive da raccontare, ha lasciato che si rivelassero immagini ancora più colme e cariche di rimandi, valori e significati. In una rappresentazione onirica, in uno stile inscrivibile nel filone pop surrealista, Di Piazza nasconde tracce di sé, degli stimoli e degli istinti che nascono nell’atto stesso del dipingere. Nelle trame dense di un’invenzione, nei contorni di una realtà altra, l’artista cela la storia stessa della pittura e qualche dettaglio, quasi impercettibile, della vita e dell’anima del suo manipolatore. Con le sue pennellate, Di Piazza non sfonda solo la bidimensionalità, non raggiunge solo la tridimensionalità, nello squarcio di una profondità auspicata e raggiunta, fonde assieme il valore più puro della matericità pittorica con la tragica contemporaneità del presente.

Tra le principali mostre personali dell’artista ricordiamo: Entangled, New York-Jonathan Levine Gallery (2017); Studio D’arte Raffaelli, Trento (2015); L’Isola nera, GAM_Galleria d’Arte Moderna, Palermo (2014); Pacific, Galleria Giovanni Bonelli, Milano (2014); Nube ardente, Spazio Arte di CUBO, Centro Unipol, Bologna (2013); It’s a small big world (Malerei), Galerie Binz & Kraemer, Colonia, Germania (2012); Ashes to Ashes, Jonathan LeVine Gallery, New York (2012); Earthquake, Riso, Museo di Arte Contemporanea della Sicilia, Palermo (2011).

Tra le principali mostre collettive, si ricordano: Idioti. Opere di Maurizio Cannavacciuolo, Fulvio Di Piazza, Francesco Lauretta, Marco Pace, Galleria Giovanni Bonelli, Milano (2017); Cortesie per gli ospiti, Palazzo Collicola, Spoleto (2017); Arte Forte. La Babele dei linguaggi e di simboli legati ai conflitti, Forte Belvedere Lavarone, Trento (2016); Turn the Page: The first ten years of Hi-Fructose, The Virginia Museum of Contemporary Art (MOCA), Virginia (2016); JUXTAPOZ ITALIANO.Four Artists Who Defy Convention, Galleria Giovanni Bonelli, Milano (2014); JUXTAPOZ ITALIANO.Four Artists Who Defy Convention, IIC_Istituto Italiano di Cultura, Los Angeles (2014); Il volo della Fenice, Palazzo Panichi, Pietrasanta (2014); CROSSOVER. A dialog between the Chinese School of Hubei and the New Italian Art Scene, Tesa 113, Arsenale Nord, Venezia (2013); Something Wiched This Way Comes, Cella Gallery, Los Angeles (2013); Biennale Italia – Cina, Villa Reale, Monza (2012); Homo Faber, Castello Sforzesco, Milano (2012); Go with the flow, Villa Bottini, Lucca (2012); Sport your food, IMAfestival, Museo della Scienza e della Tecnica Leonardo Da Vinci, Milano (2012); La Natura Squisita, Fondazione Stelline, Milano (2012); XXS, Galleria Pasaža, Lubiana (2012); Unnatural “Natural History”, Royal West of England Academy, Bristol (2012).

 

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I Martedì Critici – MIRCEA CANTOR

MIRCEA CANTOR
10 ottobre 2017, ore 18.30
Accademia di Belle Arti di Roma
a cura di Alberto Dambruoso e Guglielmo Gigliotti

Martedì 10 ottobre avrà luogo il terzo appuntamento della stagione autunnale de «I Martedì Critici», gli incontri con i protagonisti della scena contemporanea organizzati dall’«Associazione Culturale I Martedì Critici», giunti all’ottavo anno di attività.

La programmazione prevede la partecipazione di numerose figure di primo piano del mondo dell’arte contemporanea, attive in Italia e all’estero, in una serie di appuntamenti che si svolgeranno in diverse sedi, l’Istituto Italiano di Cultura Il Cairo, l’Art Forum Würth Capena e l’Accademia di Belle Arti di Roma.

Ospite del terzo appuntamento stagionale de «I Martedì Critici» sarà Mircea Cantor (Oradea, Romania, 1977).

Nato e cresciuto in Romania, dal 1999 Mircea Cantor vive in Francia.
Abituato ad osservare e ad interpretare la società contemporanea, nelle sue dinamiche politiche, culturali, economiche e religiose, impegnato a riflettere sul presente e ad analizzare l’oggi quotidiano, Mircea Cantor riconosce, raccoglie e trasforma simboli e utensili dei nostri tempi, objets trouvés che si fanno narratori di storie, portatori di un pensiero critico, testimonianza di abitudini, usanze e trasformazioni.
Lasciando che scompaia il suo racconto personale, che non sia quasi più percepibile la sua impronta biografica, altera la materia perché appaia autonoma dal contesto di origine, secondo un processo di astrazione che conduce all’universalità. Cantor rifugge dai quesiti irrisolti e dalle domande retoriche, lavora per fornire risposte, innescare riflessioni e suggestioni. È questa la responsabilità avvertita dall’artista, uscire dal proprio io per proiettarsi verso il visitatore, così le sue mostre si fanno invito ad attraversare gli oggetti, a coglierne letture alternative o parallele, a carpire l’origine e il valore delle connessioni stabilite. Nelle sue opere nulla è come appare, tutto si trasforma e si combina secondo formule altre, nella sovversione del linguaggio conosciuto alla scoperta di nuovi e inaspettati significati. È così che in Prima del Pralaya (2012) centinaia di spille da balia, oggetti intimi e familiari, in grado di unire e tenere insieme le cose, si agganciano l’una all’altra per ricreare la forma elicoidale del DNA, nell’auspicio di riunire le persone un attimo prima della fine del mondo, prima dell’arrivo della notte. Così in Anima (2012), una gigantesca riproduzione in scala della Basilica di San Pietro si fa espressione della forza costruttiva dell’uomo e del potere della religione cattolica, ma le funi che la sovrastano, come le corde di un burattinaio, e l’antico significato della parola Anima alludono a una forza che muove tutte le cose, trascendendo i significati apparenti per parlare di un motore universale e superiore.
Cantor si muove quindi tra realtà e verosimiglianza, suggerendo leggere alterazioni nelle azioni percettive e interpretative operate dall’uomo. Nasce così Future gifts (2008-2014), un gioco visivo e linguistico che ribalta l’apparente dispersività del vuoto, come difetto e assenza, per trasformarlo in spazio di possibilità e aspirazione, concretizzazione e compimento, laddove il vuoto di un futuro non ancora manifestatosi può rivelarsi in un dono che il futuro ha preservato per noi.

Tra le recenti mostre personali dell’artista si ricordano: La partie invisible de l’infini, Centre Pompidou, Atelier Brancusi, Parigi (2016), SOLO SHOW, Fondation Francès, Senlis, Francia (2016), 5775, Dvir Gallery, Tel Aviv (2015-2016), ART 45 | Unlimited, Art Basel, Svizzera (2015), Ti do la mia giovinezza, Magazzino, Roma (2014), Q.E.D., MNAC National Museum of Contemporary Art, Bucarest (2013), Sic Transit Gloria Mundi, MACRO Museo di Arte Contemporanea, Roma (2012).

Tra le recenti esposizioni collettive si ricordano: CHOICES, Palais de Tokyo, Parigi (2016), DO DISTURB, Festival Non Stop, Palais de Tokio, Parigi (2016), A History: Contemporary Art from the Centre Pompidou, Haus der Kunst, Monaco di Baviera (2016), ArtLine Milano, Palazzo Reale, Milano (2015), The Nude in the XX & XXI Century, SOTHEBY’S S|2 Gallery, Londra (2015), Vita Vitale, The Azerbaijan Pavillion, 56th Biennale di Venezia (2015), Invitation au voyage – 15 years Marcel Duchamp Prize, La Centrale, Bruxelles (2015), Cluj Connection 3D, Galerie Judin, Berlino (2015), Fire and Forget. On Violence, Kunst Werke, Berlino (2015), Zero Tolerance, MoMA PS1, New York (2015).

Nel 2011 Mircea Cantor è insignito del Prix Marcel Duchamp.

Si segnala che dal 12 ottobre 2017 al 16 dicembre 2017 le opere di Mircea Cantor saranno in esposizione presso la Fondazione Giuliani di Roma. In occasione di Your Ruins Are My Flag, l’artista presenterà un ampio corpus di opere di nuova produzione.

Si ringrazia la galleria Magazzino Arte Moderna di Mauro Nicoletti per la collaborazione.

 

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I Martedì Critici – Memmo Mancini

Memmo Mancini
17 ottobre 2017, ore 18.30
Accademia di Belle Arti di Roma
a cura di Alberto Dambruoso e Lorenzo Canova

 

Martedì 17 ottobre, il quarto appuntamento della stagione autunnale de «I Martedì Critici», gli incontri con i protagonisti della scena contemporanea organizzati dall’«Associazione Culturale I Martedì Critici», giunti all’ottavo anno di attività.
La programmazione prevede la partecipazione di numerose figure di primo piano del mondo dell’arte contemporanea, attive in Italia e all’estero, in una serie di appuntamenti che si svolgeranno in diverse sedi, l’Istituto Italiano di Cultura Il Cairo, l’Art Forum Würth Capena e l’Accademia di Belle Arti di Roma.
Ospite del quarto appuntamento stagionale de «I Martedì Critici» è stato Memmo Mancini (Roma, 1944).

Coloraio tra i più famosi d’Italia, Domenico Mancini, anche conosciuto come Memmo, lavora nell’antica bottega Poggi di via del Gesù a Roma dal 1961, anno in cui approdò come giovanissimo garzone presso la storica mesticheria per vendere saponi, spazzole, resine, profumi e brillantine. Un negozio antico quanto la Roma barocca, che prima in Piazza della Minerva e poi nei pressi del Pantheon aveva servito e consigliato i più importanti artisti del panorama nazionale e internazionale, avvicendatisi nei secoli nella capitale. È la Roma degli anni ’60 il terreno su cui Mancini muove i primi passi, imparando dai suoi predecessori l’arte di impastare i colori, di trattare le vecchie resine, di mischiare polveri preziose seguendo antiche ricette. È lo studio di Balthus il campo in cui Memmo di Poggi impara pian piano ad ascoltare e a soddisfare le richieste degli artisti e con sempre maggiore padronanza ad accontentare il loro estro, a rispondere a nuove e inaspettate necessità, a sperimentare con e per loro miscugli, impasti, e combinazioni di materiali inusuali o sconosciuti.
Genio, impegno e dedizione portano nei suoi racconti più intimi artisti del calibro di Giorgio de Chirico, Giulio Turcato, Salvador Dalì, Renato Guttuso, Giorgio Morandi, Andy Warhol, Robert Rauschenberg, Beverly Pepper, Toti Scialoja, Enrico Castellani, e nei suoi più preziosi ricordi amici fraterni come Mario Schifano e Giancarlo Limoni. Con oltre cinquant’anni di lavoro, di relazioni, di consigli dispensati a grandi maestri e a giovani esordienti, Memmo Mancini rappresenta un pilastro della storia dell’arte contemporanea romana, punto di riferimento per generazioni di artisti, visionari e sognatori, oltreché il simbolo della sperimentazione sul solco del sapere e della tradizione.


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