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I Martedì Critici – Roberto Gramiccia

Roberto Gramiccia
14 Maggio 2019 ore 19.30
Accademia di Belle Arti di Roma 
a cura di Alberto Dambruoso e Anna D’Elia
Introduce Tiziana D’Acchille, Direttrice dell’Accademia di Belle Arti di Roma

Martedì 14 maggio ha avuto luogo il dodicesimo appuntamento stagionale de «I Martedì Critici», gli incontri con i protagonisti della scena contemporanea organizzati dall’«Associazione Culturale I Martedì Critici», giunti al decimo anno di attività.

La programmazione prevede la partecipazione di numerose figure di primo piano del mondo dell’arte contemporanea, attive in Italia e all’estero, in una serie di appuntamenti che si svolgeranno presso diverse sedi, dal Visionarea Art Space di Roma all’Accademia di Belle Arti di Roma.

Ospite del dodicesimo appuntamento stagionale de
«I Martedì Critici» è Roberto Gramiccia

Roberto Gramiccia, scrittore, critico d’arte, giornalista, medico, nasce a Roma dove vive e lavora.

Per diversi anni si è occupato esclusivamente di medicina, con responsabilità e incarichi apicali di tipo sanitario. Per rispondere alla sua istintiva curiosità, e anche per sopportare la consapevolezza dei limiti della medicina, ha recuperato le sue passioni, dalla politica alla filosofia, dalla letteratura all’arte, riprendendone lo studio da autodidatta, per diventare con il tempo un professionista del settore.
Grande collezionista, si è interessato principalmente alla scuola romana, dagli Anni Trenta agli Anni Sessanta, e alla scuola di San Lorenzo, quest’ultima ritenuta da Gramiccia una delle grandi eccellenze italiane, dopo la transavanguardia e l’arte povera, la terza realtà dal punto di vista del credito internazionale.

Conoscere, frequentare e curare gli artisti gli ha consentito di comprendere la loro grande fragilità e il ruolo che la sensibilità gioca nell’atto creativo, fino a ritenere che sia spesso la vulnerabilità il presupposto delle grandi invenzioni artistiche. Alla sua collezione e al tema della fragilità è stata dedicata la mostra Fragili eroi, a cura di Alberto Dambruoso (Museo Carlo Bilotti, 2016), volta ad esaminare i rapporti fra una condizione di debolezza e la risposta ad essa, in grado di produrre spesso straordinari capolavori.

Nel 2012, ha pubblicato Slot Art Machine. Il grande business dell’arte contemporanea, edito da DeriveApprodi, un’analisi accurata del sistema dell’arte e delle sue regole ai giorni d’oggi. L’autore esamina i condizionamenti imposti dal mercato e dalla ricerca del profitto, da distribuirsi tra pochi giocatori, proprio come accade per le Slot Machine: mercanti, case d’asta internazionali, musei, collezionisti, banche, cordate di affaristi, curatori e artisti manager.
Pubblica, nel 2014, Arte e potere. Il mondo salverà la bellezza? (Ediesse). Nel volume Gramiccia, con grande lucidità, indaga il rapporto tra l’arte e il potere, analizzando i risultati di questa relazione nel corso dei secoli. Se nell’antichità questa dipendenza non mutava l’intima essenza delle opere d’arte, nei nostri giorni, secondo l’autore, questo equilibrio risulta alterato, attualmente il lavoro degli artisti sembra essersi trasformato in sotto-merce, perdendo libertà ed autonomia.
È autore del libro Elogio della fragilità, pubblicato da Mimesis nel 2016. Nel volume, Roberto Gramiccia ha trattato la fragilità come condizione individuale, l’inadeguatezza che alcuni di noi avvertono di fronte alle difficoltà della vita, e come condizione sociale. Ha individuato, inoltre, nella fragilità tanto un vincolo quanto una risorsa, una miccia per innescare una reazione, per generare una risposta attiva, utile per uscire dalla condizione di passività. Le fragilità, se condivise, possono essere il presupposto di una forza collettiva e uno stimolo per le attività umane.
Uscirà nei prossimi mesi la sua ultima fatica letteraria, Se tutto è arte… (Mimesis), in cui Gramiccia, con solide argomentazioni, illustra i meccanismi che soggiacciono al mondo dell’arte contemporanea, lamentando l’assenza di uno statuto che regoli la produzione e la valutazione delle opere. All’interno del volume, l’autore tenta di offrire soluzioni concrete per definire i requisiti cui un’opera d’arte deve rispondere perché possa essere legittimamente definita come tale. Un libro profondo, un’analisi lucida dei nostri tempi: galleristi, artisti, critici, e il loro spazio di azione, le mostre, il mercato, le fiere, l’autore non tralascia nessun aspetto e nessuna figura del sistema dell’arte contemporanea.

Oltre ai volumi citati, è autore di: La Medicina è malata. Il racconto della crisi di un’arte (Gangemi, vincitore del Premio Vanvitelli, 2000); Polittici 2001-2002 (Gli Ori, 2002); La regola del disordine. Renato Caccioppoli, un matematico ribelle (Editori Riuniti, 2004); La Nuova Scuola Romana. I sei artisti di via degli Ausoni (Editori Riuniti, 2005); Fragili Eroi. Ritratti d’artista. (DeriveApprodi, 2009); Il mondo dei mondi. Un dipinto di Pizzi Cannella (Carte segrete, 2011); La strage degli innocenti (Ediesse, 2013); Vita di un matematico napoletano (EIR, 2014), Le Parole Rubate (Mimesis 2018).
Ha curato numerosi e importanti eventi espositivi tra cui, fra il 1996 e il 2016, otto grandi rassegne su Tano Festa, Pizzi Cannella, Cloti Ricciardi, Lucilla Catania, Giacinto Cerone, Adele Lotito, Franco Mulas, Giuseppe Modica, Mojmir Jezeck, Ennio Calabria . Ha curatore inoltre numerose mostre collettive, fra cui Seminario, Anomie del tempo e dello spazio, Doppia Coppia, Liberi Pensatori, Ulissici, Mandala condiviso, L’âme. Omaggio a Renato Caccioppoli, Oi dialogoi, Ricapitolando, Pittori Pittori.
Nel 2009 ha realizzato un documentario sulla Nuova Scuola Romana, I sei artisti di via degli Ausoni, selezionato dalla Sezione Arti Visive della Rassegna internazionale “Doc Fest”.
È tra i fondatori dell’Associazione culturale Hidalgo Arte. Ha collaborato con numerose riviste. Per oltre dodici anni ha scritto di arte, di cultura e di medicina sul quotidiano nazionale «Liberazione». Partecipa in qualità di critico, insieme ad Alberto Dambruoso, al Progetto di Lucilla Catania Sculture in campo.

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I Martedì Critici – Marina Paris

Alessandra e Valentina Bonomo
2 Aprile 2019 ore 19.00
Visionarea Art Space
a cura di Alberto Dambruoso e Giuseppe Garrera

Martedì 2 aprile avrà luogo il nono appuntamento stagionale de «I Martedì Critici», gli incontri con i protagonisti della scena contemporanea organizzati dall’«Associazione Culturale I Martedì Critici», giunti al decimo anno di attività.

Tale format si colloca nel più ampio progetto Visionarea Art Space, incubatore di idee che propone e promuove progetti di artisti contemporanei nazionali e internazionali, e che si avvale fin dalla prima edizione del fondamentale sostegno del Prof. Avv. Emmanuele F. M. Emanuele e della Fondazione Cultura e Arte, ente strumentale della Fondazione Terzo Pilastro – Internazionale di cui il Prof. Emanuele è il Presidente.

La programmazione prevede la partecipazione di numerose figure di primo piano del mondo dell’arte contemporanea, attive in Italia e all’estero, in una serie di appuntamenti che si svolgeranno presso diverse sedi, a cominciare dal Visionarea Art Space di Roma.

Il tema comune del primo ciclo di incontri stagionali sarà “il Mediterraneo”, simbolo di culture antiche e moderne, luogo di incontri e scambi, spazio di conquiste, scoperte e conoscenza. Un Mare attorno al quale sono nate e cresciute alcune tra le più importanti civiltà dell’occidente e dell’oriente di questa parte di mondo, e si sono sviluppate le caratteristiche, uniche e peculiari, delle popolazioni che l’hanno vissuto e navigato. Maestri di chiara fama ed emergenti dal riconosciuto valore professionale saranno invitati presso il Visionarea Art Space per discutere della propria arte, di significati e poetiche, ma anche di una cultura comune, quella di area mediterranea appunto, che ha influenzato e caratterizzato nei secoli la produzione artistica e culturale delle nostre terre.

Nata a Sassoferrato, Marina Paris vive e lavora a Roma. Attraverso l’uso di tecniche differenti, dalla fotografia al disegno, dalla video-animazione alle installazioni site-specific, Marina Paris indaga e ricostruisce spazi architettonici, luoghi pubblici e privati, ambienti intimi che conservano memorie e ricordi di ciò che è stato. Scenari urbani e domestici, ritratti nelle sue fotografie, rappresentano spesso il punto di partenza per connettersi con l’essere umano ed offrirgli una visione nuova, inusuale, inaspettata, talvolta disorientante, degli spazi che lo circondano. Per raggiungere quest’obiettivo, Marina Paris non si limita a modificare un ambiente, ma ne altera le caratteristiche spazio-temporali, trasforma le percezioni sensoriali e audio-visive, capovolge i piani prospettici, ribalta il normale rapporto tra luogo esterno e spazio interno, tra luogo pubblico e spazio privato. Attirare l’attenzione, giocare con la curiosità di un visitatore, provocare reazioni inevitabili e spontanee, rende fattibile la creazione di luoghi altri, in cui si possano stabilire delle relazioni e innescare processi di condivisione che arricchiscano le esperienze umane.

In bilico tra la dimensione reale e quella immaginaria, tra il vero e il verosimile, Marina Paris vuole attivare il meccanismo della memoria, innescare nell’osservatore l’atto del ricordare, perché solo attraverso la piena cognizione del proprio passato, come individuo e come parte di una comunità, l’essere umano si renderà capace di leggere il presente e di guardare il mondo da più punti di vista. Fotografie, installazioni, ambientazioni riportano alla memoria i tempi lontani dell’infanzia, luoghi, stati d’animo, esperienze, angosce, paure. Architetture antiche e contemporanee diventano lo strumento per ricostruire la storia di una città, per raccontare la condizione della società, per indagare l’identità dell’uomo contemporaneo, per descrivere la dimensione intima di alcuni luoghi e l’incomunicabilità di tanti altri.

Fotografie svuotate della presenza umana che fanno però dell’uomo l’assoluto protagonista, invitandolo ad un confronto con ciò che lo circonda, ad una riflessione su ciò che è stato e su ciò che sarà.

Tra le principali partecipazioni alle mostre, si ricordano: Marina Paris, Urban Fragments, Spazio Nuovo, Roma (2019); Challenging beauty – Insights of Italian Contemporary Art, Parkview Museum of Singapore (2018); Mont’oro, Galleria Montoro 12, Roma (2014); 62+3, Galleria nazionale d’arte moderna, Roma (2013); Ritratto di una città#2. Arte a Roma 1960-2001, MACRO – Museo d’Arte Contemporanea, Roma (2013); In water, I understand, Collateral event, 55th International Art Exhibition la Biennale di Venezia Procuratie Vecchie, Venezia (2013); Unreal spaces, Jiry Svestka, Gallery Prague (2012); Other Spaces / Other Chances, Musée d’Art Moderne de Saint-Étienne Métropole, Saint-Étienne, France (2010); Public spaces, Galleria Pack, Milano (2009); Micro-narratives, Museum of History, Belgrade (2009); In space, Galerie Olivier Houg, Lyon (2008); XV Quadriennale di Roma, Roma (2008); Corpo Sociale, Galleria Pack, Milano (2007); Something happened, Slovak National, Gallery of Bratislava (2006); Cabinet de Dessins, Musée d’Art Moderne de Saint-Etienne, France (2003); 50th Biennale di Venezia Stazione Utopia, www.radiartemobile.it, Associazione Zerinthia, Venice (2003); Parco, Fondazione Volume!, Rome (2003).

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I Martedì Critici – Renato Barilli

Renato Barilli
26 marzo 2019 ore 19.00
Visionarea Art Space
a cura di Alberto Dambruoso e Guglielmo Gigliotti

Martedì 26 marzo ha avuto luogo l’ottavo appuntamento stagionale de «I Martedì Critici», gli incontri con i protagonisti della scena contemporanea organizzati dall’«Associazione Culturale I Martedì Critici», giunti al decimo anno di attività.
Tale format si colloca nel più ampio progetto Visionarea Art Space, incubatore di idee che propone e promuove progetti di artisti contemporanei nazionali e internazionali, e che si avvale fin dalla prima edizione del fondamentale sostegno del Prof. Avv. Emmanuele F. M. Emanuele e della Fondazione Cultura e Arte, ente strumentale della Fondazione Terzo Pilastro – Internazionale di cui il Prof. Emanuele è il Presidente.
La programmazione prevede la partecipazione di numerose figure di primo piano del mondo dell’arte contemporanea, attive in Italia e all’estero, in una serie di appuntamenti che si svolgeranno presso diverse sedi, a cominciare dal Visionarea Art Space di Roma.
Il tema comune del primo ciclo di incontri stagionali sarà “il Mediterraneo”, simbolo di culture antiche e moderne, luogo di incontri e scambi, spazio di conquiste, scoperte e conoscenza. Un Mare attorno al quale sono nate e cresciute alcune tra le più importanti civiltà dell’occidente e dell’oriente di questa parte di mondo, e si sono sviluppate le caratteristiche, uniche e peculiari, delle popolazioni che l’hanno vissuto e navigato. Maestri di chiara fama ed emergenti dal riconosciuto valore professionale saranno invitati presso il Visionarea Art Space per discutere della propria arte, di significati e poetiche, ma anche di una cultura comune, quella di area mediterranea appunto, che ha influenzato e caratterizzato nei secoli la produzione artistica e culturale delle nostre terre.

Ospite dell’ottavo appuntamento stagionale de «I Martedì Critici» sarà Renato Barilli (Bologna, 1935).
Renato Barilli, critico, storico della letteratura e dell’arte, nel 1970 inizia la sua carriera accademica presso l’Università di Bologna, insegnando prima Estetica e poi, dal 1972, Storia dell’Arte Contemporanea.
Dal 1980, è stato professore ordinario di Fenomenologia degli Stili presso il DAMS – Discipline delle Arti, della Musica e dello Spettacolo, dove ha diretto il Dipartimento di Arti Visive. Dal 2011, è Professore emerito presso l’Università di Bologna. Negli anni, si è occupato parimenti di critica d’arte e di critica letteraria, ed è stato organizzatore di molte mostre sull’arte italiana dell’Ottocento e del Novecento.
Ha preso parte alla neoavanguardia degli anni Sessanta, contribuendo a fondare il “Gruppo 63” e diventando, ben presto, per il movimento, una delle principali voci critiche.
A partire dal 1974, ha scoperto e promosso il gruppo di artisti italiani da lui definito “Nuovi-nuovi”, di cui hanno fatto parte, tra gli altri, Luigi Ontani, Salvo, Felice Levini, Giuseppe Salvatori, Marcello Jori.
È stato tra i più importanti studiosi del postmodernismo, pur non condividendone con i manuali la periodizzazione. Barilli è stato infatti tra i principali teorizzatori della sostituzione del termine “contemporaneo”, utilizzato nei principali manuali italiani per indicare l’età che inizia nel 1789, data che segna la fine dell’epoca moderna, con la dicitura di “postmoderno”, termine che avrebbe in sé, e renderebbe pertanto evidente, il rapporto di successione, e anche di opposizione, tra l’una epoca e l’altra. Un’anticipazione del postmoderno di circa due secoli, quindi, fondata sulla convinzione che esista una netta correlazione tra i fatti artistico-letterari e quelli scientifico-tecnologici, e che la vera contemporaneità sia legata alle scoperte in tema di elettro-magnetismo e alla rivoluzione che il concetto stesso di elettricità ha portato nell’arte e nella letteratura. Ne deriva, da questa proposta di periodizzazione, un unico e grande postmodernismo che arriva fino ai nostri giorni, fatto di fasi, correnti e tendenze, sempre rispondenti ai progressi nel campo delle scienze e della tecnologia.
Come studioso dell’arte moderna e contemporanea, Barilli ha approfondito il tema della fruizione delle opere d’arte, sul solco delle proposte avanzate da M. McLuhan, sociologo, filosofo e critico letterario canadese, che analizzò, con un approccio di tipo evolutivo, lo sviluppo delle tecnologie e dei media, la loro influenza sui sistemi di comunicazione e il loro relazionarsi con l’ambiente e con l’utente.
È stato tra i primi in Italia a teorizzare un legame tra arte e tecnologia, a comprendere le potenzialità dell’utilizzo del computer e dell’introduzione dei nuovi media in campo artistico. È stato in prima linea, insieme a Maurizio Calvesi e Tommaso Trini, quando la video arte è apparsa ufficialmente in Italia, nel 1970, nell’ambito della mostra Gennaio ’70. 3° biennale internazionale della giovane pittura. Comportamenti Progetti Mediazioni, al Museo Civico di Bologna. Nel saggio introduttivo alla mostra aveva definito la video arte come la sperimentazione di un mezzo «inedito particolarmente intonato ai caratteri di una ‘civiltà elettronica’ avanzata», avviandosi, già in quegli anni, a diventare uno dei massimi esperti del settore.
Con la capacità di guardare sempre al futuro, al progresso, nel 1977, Barilli ha organizzato la prima Settimana Internazionale della Performance, in un momento storico in cui l’Italia tornava a guardare alla pittura e il gusto oscillava facilmente tra innovazione e ricerca della tradizione.
Nel 2010, Barilli ha affidato le sue memorie a Autoritratto a stampa (Bologna, Lupetti Editore), volume in cui offre al lettore un racconto autobiografico, dettagliato e appassionato, di alcuni dei momenti più significativi dell’arte contemporanea e della critica letteraria dagli anni Cinquanta ad oggi, e alcune tra le più affascinanti vicende, talvolta ancora inedite, verificatesi in Italia e all’estero.
Dal 2012, riprende in mano i pennelli e ricomincia a dipingere. Passione antica, quella della pittura, che aveva portato Renato Barilli a diplomarsi all’Accademia di Belle arti, negli stessi anni in cui frequentava il corso di laurea in Lettere Moderne presso l’Università di Bologna, passione poi abbandonata nel 1962, anno in cui decise di dedicarsi definitivamente alla critica e all’insegnamento. Nel 2018, presso la Permanente di Milano, si è tenuta la mostra Renato Barilli. Visti da vicino, che ha raccolto 70 tempere su carta, tra ritratti di protagonisti del mondo dell’arte, autoritratti e gruppi di famiglia
Nel 2015, Renato Barilli ha fondato il blog www.renatobarilli.it/blog, in cui, con cadenza settimanale, pubblica articoli, recensisce mostre e libri, affronta temi civili e questioni sociali, con tenacia, passione, con sguardo lucido e attento, continua nella sua azione di critico militante.
Renato Barilli è autore di numerosi libri tra cui: Scienza della cultura e fenomenologia degli stili (1982, nuova ed. 2007), L’arte contemporanea (1984, nuova ed. 2005), La neoavanguardia italiana (1995, nuova ed. 2007), L’alba del contemporaneo (1995), Dal Boccaccio al Verga. La narrativa italiana in età moderna (2003), Maniera moderna e Manierismo (2004), Prima e dopo il 2000. La ricerca artistica 1970-2005 (2006), La narrativa europea in età moderna. Da Defoe a Tolstoj (2010), Autoritratto a stampa (2010), La narrativa europea in età contemporanea. Cechov, Joyce, Proust, Woolf, Musil (2014). Presso Bollati Boringhieri ha pubblicato Storia dell’arte contemporanea in Italia. Da Canova alle ultime tendenze (2007) e Arte e cultura materiale in Occidente (2011).
È stato organizzatore di molte mostre sull’arte italiana dell’Ottocento e del Novecento, tra le quali si ricordano: Officina Italia (Bologna, Imola, Cesena, Rimini, 1997); Officina Europa (Bologna, Imola, Cesena, Rimini, 1999); Officina America (Bologna, Imola, Cesena, Rimini, 2002); Il nouveau réalisme dal 1970 ad oggi. Omaggio a Pierre Restany (Milano, 2004-2005; 2009) La giovine Italia. Omaggio degli artisti italiani a Giuseppe Mazzini nel bicentenario della nascita (Gambettola – FC, 2006; Bologna, 2007); Nuove-nuove icone per il nostro tempo (Milano, 2008); Siamo sempre Nuovi-nuovi (Firenze, 2009); Enzo Esposito – Anni Ottanta (Pietrasanta, 2009).
Nel 1972, è stato curatore, accanto a Francesco Arcangeli, della sezione “Opera o comportamento” della Biennale di Venezia. Nel 1990, è stato curatore della sezione “All’aperto” della Biennale di Venezia.
Nel 1998 ha vinto il premio “Feronia-Città di Fiano” per la critica militante.
Suoi articoli sono stati pubblicati su diverse testate giornalistiche, tra le quali, Corriere della sera, Il Resto del Carlino, La Stampa, il Giorno, L’Avanti!, L’Unità. Per molti anni è stato rubrichista per l’arte sull'”Espresso”.

Il 21 marzo, presso “ La Nuova Pesa. Centro per l’Arte Contemporanea” di Roma, inaugurerà la mostra Visti da vicino. L’esposizione comprenderà un’ampia selezione di opere della serie dei ritratti, prevalentemente personaggi del mondo dell’arte, esposte, lo scorso novembre, presso il Museo della Permanente di Milano.

 

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I Martedì Critici – Alessandra e Valentina Bonomo

Alessandra e Valentina Bonomo
12 febbraio 2019 ore 19.00
Visionarea Art Space
a cura di Alberto Dambruoso e Sara De Chiara

Martedì 12 febbraio 2019, h. 19.00
Visionarea Art Space Roma

Ospiti:
Alessandra e Valentina Bonomo

Martedì 12 febbraio avrà luogo il sesto appuntamento stagionale de «I Martedì Critici», gli incontri con i protagonisti della scena contemporanea organizzati dall’«Associazione Culturale I Martedì Critici», giunti al nono anno di attività.

Tale format si colloca nel più ampio progetto Visionarea Art Space, incubatore di idee che propone e promuove progetti di artisti contemporanei nazionali e internazionali, e che si avvale fin dalla prima edizione del fondamentale sostegno del Prof. Avv. Emmanuele F. M. Emanuele e della Fondazione Cultura e Arte, emanazione diretta della Fondazione Terzo Pilastro – Internazionale di cui il Prof. Emanuele è il Presidente.

La programmazione prevede la partecipazione di numerose figure di primo piano del mondo dell’arte contemporanea, attive in Italia e all’estero, in una serie di appuntamenti che si svolgeranno presso diverse sedi, a cominciare dal Visionarea Art Space di Roma.
Il tema comune del primo ciclo di incontri stagionali sarà “il Mediterraneo”, simbolo di culture antiche e moderne, luogo di incontri e scambi, spazio di conquiste, scoperte e conoscenza. Un Mare attorno al quale sono nate e cresciute alcune tra le più importanti civiltà dell’occidente e dell’oriente di questa parte di mondo, e si sono sviluppate le caratteristiche, uniche e peculiari, delle popolazioni che l’hanno vissuto e navigato. Maestri di chiara fama ed emergenti dal riconosciuto valore professionale saranno invitati presso il Visionarea Art Space per discutere della propria arte, di significati e poetiche, ma anche di una cultura comune, quella di area mediterranea appunto, che ha influenzato e caratterizzato nei secoli la produzione artistica e culturale delle nostre terre.

Ospiti del sesto appuntamento stagionale de «I Martedì Critici» saranno Alessandra e Valentina Bonomo.

Galleriste a Roma, con tenacia, personalità e competenza, Alessandra e Valentina Bonomo seguono le orme di famiglia, ricalcando il percorso del padre, appassionato collezionista, ma soprattutto della madre, figura centrale dell’arte contemporanea italiana. Marilena Bonomo, storica e coraggiosa gallerista, sin dagli anni Settanta, ha saputo portare a Bari movimenti e artisti internazionali, trasformando l’ambiente tradizionale e statico della città in una piazza importante dell’avanguardia artistica.

Cresciute, sin dai primi anni di vita, a stretto contatto con il mondo dell’arte e con gli artisti che abitualmente frequentavano la loro casa pugliese, Alessandra e Valentina hanno conosciuto e compreso il lavoro di gallerista attraverso l’ambiente familiare ancora prima che sul campo, osservando la cura, l’attenzione, la sensibilità con cui Marilena Bonomo si dedicava agli artisti, l’impegno nel ricercare prima di tutto il rapporto umano e solo dopo il successo di mercato. Apprezzata da tutto il panorama artistico per la determinazione con cui portò avanti la sua galleria in un luogo apparentemente marginale per il sistema dell’arte e per la sua capacità di coinvolgere il territorio, arricchendolo culturalmente e valorizzandolo attraverso il passaggio di artisti internazionali e attraverso le loro donazioni, Marilena Bonomo ha saputo trasmettere alle sue figlie la vocazione e la passione per questa attività e guidarle nella ricerca della propria identità di galleriste.

Alessandra Bonomo apre il suo primo spazio a Roma, a Trastevere, nel 1986, per dedicarsi alla valorizzazione di artisti di riconosciuta fama e alla promozione di artisti emergenti o poco noti al pubblico italiano. La Galleria inaugura con una mostra di Mario Schifano, seguita dalla prima mostra personale di Alessandro Twombly e da Alighiero Boetti. Da quel momento in poi all’interno dello spazio espongono artisti come Pat Steir, Sol LeWitt, David Tremlett, Nunzio, Luigi Ontani, Joseph Beuys, Fischli & Weiss, Peter Schuyff, Ugo Rondinone, Hiroshi Sugimoto, Shirin Neshat, Douglas Gordon, Richard Tuttle e molti altri.
Apre un nuovo spazio accanto alla galleria nel 1991 con la mostra “Roma d’Oriente”, in cui artisti, architetti e decoratori collaborano all’allestimento, ricreando in ogni stanza l’atmosfera di un paese orientale.

Dal 1978 al 1985, Valentina decide invece di investire nell’attività di famiglia e di lavorare nella galleria della madre Marilena Bonomo. Negli anni successivi, si muove tra New York e Amsterdam, collaborando con la galleria Michael Klein Inc.

Agli inizi degli anni Novanta, le due sorelle si ricongiungono a Roma, nello spazio aperto da Alessandra: alle gestione della fondatrice si aggiunge il lavoro di Valentina, che da quel momento in poi darà un contributo significativo all’organizzazione delle mostre della galleria: tra le prime, quella dedicata a Shirin Neshat. Nel 2002, lo spazio in Trastevere termina il suo ciclo e Alessandra e Valentina Bonomo decidono di aprire due gallerie distinte.

In quello stesso anno, Alessandra si sposta a via del Gesù, tra il Pantheon e piazza Venezia, e continua a lavorare con artisti internazionali di nuova generazione, come Lida Abdul, Barry McGee, Clare Rojas, Adam McEwen, Marc Quinn, Joan Jonas, Hamish Fulton, Elger Esser, avviando collaborazioni proficue con critici come Mariuccia Casadio, Achille Bonito Oliva e Vincent Katz.
La galleria, inoltre, si dedica con interesse alla fotografia ed è attenta ai nuovi tipi di espressione artistica e alle nuove tendenze internazionali. Alessandra Bonomo, con costanza e passione, studia e promuove il futuro della giovane arte italiana, da diversi anni si impegna a sostenere artisti emergenti, attraverso esposizioni personali e collettive, premiando le attività di ricerca e di sperimentazione.

Contemporaneamente, nel 2002, Valentina Bonomo inaugura la sua nuova sede di via del Portico d’Ottavia a Roma. Nella sua galleria si sono susseguite le mostre di artisti italiani e stranieri di fama internazionale, come Liliana Moro, Enzo Cucchi, Brian McKee, Mimmo Paladino, Sol LeWitt, Jannis Kounellis, Nunzio, Brian Eno. All’attività di gallerista, Valentina Bonomo ha associato da sempre l’attività di curatrice indipendente, dedicandosi all’organizzazione di mostre museali, tra le quali “Minimalia”, a cura di Achille Bonito Oliva, nelle edizioni del 1997, 1998 e 1999; “Transavanguardia Italiana”, nell’edizione del 2000 e 2002; “Sol Lewitt – Wall Drawings”, nel Palazzo delle Esposizioni a Roma.
La Galleria è inoltre impegnata nella realizzazione di progetti destinati alle istituzioni museali, come “Opera per l’Ara Pacis”, con Brian Eno e Mimmo Paladino, nel Museo dell’Ara Pacis di Roma, “Mimmo Paladino nella sala dei Cavalli”, a Palazzo Te a Mantova, “Light Music”, dedicata a Brian Eno, nel Castello di Trani.
Nel 2010, Valentina Bonomo fonda l’Associazione Artughet, formata dalle gallerie che risiedono nel Ghetto ebraico con l’intento di accrescere la sensibilità per la cultura del contemporaneo partendo dal contesto locale. Nel 2012 è stata invitata come commissario straordinario dall’Ambasciata Italiana del Bangladesh in occasione della 15° Biennale del Bangladesh a Dhaka.

La Galleria Alessandra Bonomo attualmente ospita la mostra di Elger Esser, che resterà visitabile fino al 20 Febbraio 2019. Subito dopo inaugurerà la mostra di Josè Angelino, un giovane artista siciliano che lavora con la galleria dal 2015.

La Galleria Valentina Bonomo inaugurerà la mostra personale “Sentiments océaniques” di Caroline Halley des Fontaines, a cura di Nicole Mathysen-Gerst, il 15 febbraio 2019.

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I Martedì Critici – Ibrahim Ahmed

Ibrahim Ahmed
29 gennaio 2019 ore 19.00
Visionarea Art Space
a cura di Alberto Dambruoso e Flavia Malusardi

Martedì 29 gennaio si è svolto il quinto appuntamento stagionale de «I Martedì Critici», gli incontri con i protagonisti della scena contemporanea organizzati dall’«Associazione Culturale I Martedì Critici», giunti al nono anno di attività.

Tale format si colloca nel più ampio progetto Visionarea Art Space, incubatore di idee che propone e promuove progetti di artisti contemporanei nazionali e internazionali, e che si avvale fin dalla prima edizione del fondamentale sostegno del Prof. Avv. Emmanuele F. M. Emanuele e della Fondazione Cultura e Arte, emanazione diretta della Fondazione Terzo Pilastro – Internazionale di cui il Prof. Emanuele è il Presidente.

La programmazione prevede la partecipazione di numerose figure di primo piano del mondo dell’arte contemporanea, attive in Italia e all’estero, in una serie di appuntamenti che si svolgeranno presso diverse sedi, a cominciare dal Visionarea Art Space di Roma.

Il tema comune del primo ciclo di incontri stagionali sarà “il Mediterraneo”, simbolo di culture antiche e moderne, luogo di incontri e scambi, spazio di conquiste, scoperte e conoscenza. Un Mare attorno al quale sono nate e cresciute alcune tra le più importanti civiltà dell’occidente e dell’oriente di questa parte di mondo, e si sono sviluppate le caratteristiche, uniche e peculiari, delle popolazioni che l’hanno vissuto e navigato. Maestri di chiara fama ed emergenti dal riconosciuto valore professionale saranno invitati presso il Visionarea Art Space per discutere della propria arte, di significati e poetiche, ma anche di una cultura comune, quella di area mediterranea appunto, che ha influenzato e caratterizzato nei secoli la produzione artistica e culturale delle nostre terre.

Ibrahim Ahmed nasce a Kuwait City, trascorre la sua infanzia tra Bahrain e l’Egitto, per poi trasferirsi, all’età di tredici anni, negli Stati Uniti, dove consegue un BA in Letteratura Inglese presso la Rutgers University. Attualmente vive e lavora al Cairo.

Arricchito dalle tante e diverse culture assorbite sin dalla sua infanzia, e dall’appartenenza a popolazioni differenti tra loro per lingua, usi e costumi, Ahmed si è ben presto abituato ad osservare il mondo da vicino, senza filtri e senza timori, scrutando e imparando a riconoscere le infinite possibilità che questo è in grado di offrirti. Sceglie l’Egitto come sua dimora fissa e lì trova lo spazio per diventare l’artista che vuole essere, libero nel pensiero e nell’agire, libero da legami e condizionamenti, forte nel suo sapere e nelle esperienze vissute.

Prima attraverso il disegno, poi indagando e sperimentando differenti tecniche e media, dal collage alla fotografia, dalle installazioni alla video arte, spaziando tra materiali diversi per natura e per significato, Ibrahim Ahmed traduce in arte quelle immagini che si è fermato ad osservare, quelle informazioni che ha ascoltato e compreso, nei suoi lavori ricordi, pensieri, storie di un vissuto personale parlano attraverso un linguaggio chiaro e universale. Centrale nella sua ricerca è studiare i fenomeni del postcolonialismo, è comprendere confini, limiti e potenzialità dell’identità nazionale nell’era della globalizzazione, e indagare il processo che porta alla sua formazione. Individuato uno spazio di ragionamento, un oggetto, un culto, un’usanza, Ibrahim Ahmed concentra in esso il fulcro della sua analisi sociale, culturale, politica, economica, d’un tratto frammenti di tessuto, corpi, automobili, inglobati nelle sue opere, diventano simboli di culture differenti e acquisiscono un significato altro, profondo, almeno quanto il suo sguardo analitico, e denso, almeno quanto la memoria dei suoi viaggi e del suo peregrinare. Partendo dal proprio vissuto, l’artista fa della vita dei migranti e dell’atto del migrare uno degli spazi di pensiero del suo creare.

Ahmed non si focalizza solo sull’azione creativa e sul significato dei suoi lavori, fondamentale per lui è concentrarsi sull’atto narrativo, sul processo che conduce il lettore delle sue opere, lo spettatore, a sorprendersi, a riflettere e comprendere. La stratificazione di concetti e significati gli consente di dar vita a narrazioni non confinabili in definizioni e standardizzazioni. Pur non ritenendo l’arte uno strumento politico, l’artista agisce nella convinzione che l’arte abbia il dovere di suscitare quesiti e reazioni, in grado di alimentare evoluzioni e cambiamenti.

Ahmed ha esposto in prestigiose sedi internazionali, tra cui la VOLTA Art Fair di New York, la Townhouse Gallery al Cairo, Sharjah Art Museum e la ArtRio Art Fair. Nel 2014 ha partecipato alla residenza artistica organizzata da Artellewa Artspace a Giza. Ha fondato il suo studio nel quartiere di Ard El Lewa al Cairo.

Attualmente, le sue opere sono in esposizione presso la galleria romana Sara Zanin Z2O, Burn What Needs To Be Burned è la prima personale in Italia di Ibrahim Ahmed. La mostra sarà visitabile fino al 5 febbraio 2019.

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