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I Martedì Critici – Ugo Nespolo

Ugo Nespolo
Martedì 5 Novembre 2019 ore 18.30
Accademia di Belle Arti di Roma 
a cura di Alberto Dambruoso, Bruno Di Marino e Lorenzo Canova
Introduce Tiziana D’Acchille, Direttrice dell’Accademia di Belle Arti di Roma

La programmazione prevede la partecipazione di numerose figure di primo piano del mondo dell’arte contemporanea, attive in Italia e all’estero, in una serie di appuntamenti che si svolgeranno presso diverse sedi, dall’Accademia di Belle Arti di Roma al Visionarea Art Space di Roma.

Ospite del quarto appuntamento stagionale de «I Martedì Critici» è
Ugo Nespolo (Mosso, 1941)

Ugo Nespolo è nato a Mosso (Biella). Laureato in Lettere Moderne all’Università di Torino e diplomato all’Accademia Albertina di Belle Arti della stessa città.

Artista versatile lavora in un ampio campo di discipline, dalla pittura al cinema, alla scultura. Nei tardi Anni Sessanta ha fatto parte della Galleria Schwarz di Milano che contava tra i suoi artisti Duchamp, Picabia, Schwitters, Arman. La sua prima mostra milanese presentata da Pierre Restany, dal titolo Macchine e Oggetti Condizionali – in qualche modo – rappresenta il clima e le innovazioni del gruppo che Germano Celant chiamerà Arte Povera. Nel 1967 è pioniere del Cinema Sperimentale Italiano a seguito dell’incontro con Jonas Mekas, P. Adams Sitney, Andy Warhol, Yōko Ono, sulla scia del New American Cinema. A Parigi Man Ray gli dona un testo per un film che Nespolo realizzerà col titolo Revolving Doors. Baj, Fontana, Pistoletto, Boetti e Merz sono fra gli interpreti dei suoi film proiettati e discussi in importanti musei tra i quali il Centre Pompidou a Parigi, la Tate Modern a Londra, la Biennale di Venezia. Una delle maggiori autorità patafisiche fonda con Baj L’Istituto Patafisico Ticinese. Nei tardi Anni Sessanta con Ben Vautier dà il via ad una serie di Concerti Fluxus, tra questi il primo concerto italiano dal titolo Les Mots et les Choses. Sicuro che la figura dell’artista non possa non essere quella di un intellettuale, studia e scrive con assiduità dei fatti e delle discipline che han da fare con l’estetica e il sistema dell’arte. Il 29 gennaio 2019 l’Università di Torino gli conferisce la Laurea Honoris Causa in Filosofia.

Ha esposto con grande intensità in gallerie e musei in Italia e nel mondo.

INFO PUBBLICO
Accademia di Belle Arti di Roma
Via di Ripetta 222, Roma
In collaborazione con:
Galleria Lombardi
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Hidalgo Associazione culturale
Media partners:
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I Martedì Critici – Stefano Cagol

Stefano Cagol
Martedì 22 Ottobre 2019 ore 18.30
Accademia di Belle Arti di Roma 
a cura di Alberto Dambruoso e Bruno Di Marino
Introduce Tiziana D’Acchille, Direttrice dell’Accademia di Belle Arti di Roma

Martedì 22 ottobre ha avuto luogo il terzo appuntamento stagionale de «I Martedì Critici», gli incontri con i protagonisti della scena contemporanea organizzati dall’«Associazione Culturale I Martedì Critici», giunti al decimo anno di attività.

La programmazione prevede la partecipazione di numerose figure di primo piano del mondo dell’arte contemporanea, attive in Italia e all’estero, in una serie di appuntamenti che si svolgeranno presso diverse sedi, dall’Accademia di Belle Arti di Roma al Visionarea Art Space di Roma.

Ospite del terzo appuntamento stagionale de «I Martedì Critici» è
Stefano Cagol (Trento, 1969)

Stefano Cagol nella sua ricerca affronta i cosiddetti “iper-oggetti”, ossia questioni globali come i cambiamenti climatici, le riserve energetiche, il mutamento dei confini, l’impatto dell’11 settembre, l’influenza aviaria e quella dei media. La sua pratica include video, foto, performance e installazione, attraverso mezzi sia tecnologici sia attinti direttamente dalla Natura. L’artista utilizza infatti elementi naturali come fuoco e ghiaccio e sperimenta un uso poetico di dispositivi tecnici come la termocamera a infrarossi. Il metodo di Cagol si fonda su parole chiave come disseminazione, spostamento e coinvolgimento, messe in atto nel forzare i limiti della partecipazione del pubblico e persino delle istituzioni, usando la propaganda, giocando nello spazio pubblico, includendo un processo di viaggio transnazionale nei suoi progetti.
Stefano Cagol ha studiato all’Accademia di Brera a Milano ed ha ricevuto una borsa di studio post-dottorato dal governo del Canada presso la Ryerson University di Toronto.
Tra i riconoscimenti, ha vinto l’Italian Council, il premio Visit della Innogy Foundation e il Premio Terna per l’arte contemporanea. Ha partecipato alla 14° Curitiba Bienal, 2° OFF Biennale Cairo, Manifesta 11, 55° Biennale di Venezia, 1° Xinjiang Biennale e 1° Biennale di Singapore.
Ha tenuto mostre personali al Museo MA*GA a Gallarate, Galleria Civica di Trento, CLB a Berlino, 54° Biennale di Venezia, Platform a Londra, Mart – Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto.
Ha realizzato installazioni su larga scala al Water Light Festival a Bressanone (“ICE MELTING ICE”), sulla facciata principale della Reggia di Caserta, con l’organizzazione di Villam, da un’idea di Anita Calà, a cura di Massimo Scaringella, sulla facciata del monastero di piazza Magione a Manifesta 12 a Palermo a cura di Rikke Jørgensen e Valentina Gioia Levy, presso la sede del Ministero dell’Ambiente tedesco a Berlino per COP23 – la Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, e sulla facciata del Beursschouwburg a Bruxelles.
I suoi principali progetti sono l’imminente “The Time of the Flood” (Il tempo del diluvio) con cui ha vinto l’Italian Council nel 2019, che si svolgerà tra novembre 2019 e agosto 2020; “La forma del vento” iniziato nel 2019 con lunghi streamer flag mossi dal vento; “The Body of Energy (of the mind)” iniziato nel 2014 con un videocamera a infrarossi per rendere visibile calore ed energia, presentato presso numerose istituzioni europee, tra cui ZKM, Museum Folkwang, Kunst Halle Sankt Gallen, MAXXI, Museo Madre; “The End of the Border (of the mind)” del 2013, viaggio fino al confine artico russo-norvegese, attraversando i limiti con una linea di luce; “Power Station” (2006), progetto itinerante proposto durante l’opening della 1° Biennale di Singapore diffondendo spillette e un mix di inni di ex colonie e Stati occidentali; “Bird Flu Vogelgrippe” (2006) viaggio da Trento alla 4° Biennale di Berlino con un furgone “carico” di influenza aviaria.
Ha all’attivo la partecipazione a numerosi programmi di artist in residence, tra cui: Residency.ch (2018); AiR Kristiansand (2017); Ruhr Residence (2016); Cambridge Sustainability Residency (2016); Momentum Berlin (2015); Air Bergen (2014); Drake Arts Centre (2013); BAR International (2010); International Studio and Curatorial Program (ISCP) a New York (2010).
Le sue opere fanno parte di collezioni pubbliche tra le quali ZKM, Momentum Berlin, Haupt Stiftung, Museion, Museo MA*GA, Nomas, Mart, VAF Stiftung, Innogy Stiftung e Ministero tedesco dell’Ambiente.
A descrivere il “personaggio-artista” Stefano Cagol ed il suo metodo sarà Anita Calà, Fondatore e Direttore artistico dell’Associazione culturale Villam, che negli ultimi anni ha presentato diversi progetti dell’artista in Italia. Villam è un network in espansione che connette istituzioni, spazi espositivi, artisti, curatori, critici e diversi operatori culturali nel settore dell’arte contemporanea, in Italia e all’estero. Dal 2018 l’associazione ha organizzato performance ed incontri a Roma, è risultata fra i 9 vincitori della call di NESXT – Independent Art Festival 2018 a Torino ed ha realizzato un’ampia mostra presso La Reggia di Caserta, coinvolgendo grandi artisti contemporanei italiani ed internazionali. Recentemente ha presentato una performance al MACRO – Museo d’Arte Contemporanea di Roma ed una mostra collettiva in concomitanza con la 58a Biennale di Venezia, presso l’isola della Giudecca, mettendo a confronto artisti italiani affermati ed emergenti.

Info e contatti:
ASSOCIAZIONE CULTURALE I MARTEDÌ CRITICI
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I Martedì Critici – Lamberto Teotino

Lamberto Teotino
4 Giugno 2019 ore 17.30
Accademia di Belle Arti di Roma 
a cura di Alberto Dambruoso e Valentina Bernabei
Introduce Tiziana D’Acchille, Direttrice dell’Accademia di Belle Arti di Roma

Martedì 4 giugno ha avuto luogo il quindicesimo appuntamento stagionale de «I Martedì Critici», gli incontri con i protagonisti della scena contemporanea organizzati dall’«Associazione Culturale I Martedì Critici», giunti al decimo anno di attività.

La programmazione prevede la partecipazione di numerose figure di primo piano del mondo dell’arte contemporanea, attive in Italia e all’estero, in una serie di appuntamenti che si svolgeranno presso diverse sedi, dal Visionarea Art Space di Roma all’Accademia di Belle Arti di Roma.

Ospite del quindicesimo appuntamento stagionale de  «I Martedì Critici» è stato
Lamberto Teotino (Napoli, 1974)

Lamberto Teotino si occupa di arti visive, la sua indagine si sviluppa principalmente sull’analisi e sulla natura dell’immagine, esaminandone i meccanismi percettivi. Le prime sperimentazioni toccano pittura, scultura e fotografia tradizionale, ma nell’avanzare del suo percorso professionale, Teotino lavora per superare i canoni della mera documentazione visiva, alla ricerca di nuove possibilità, inesplorate e inaspettate, approdando all’alterazione percettiva dell’immagine e alla video arte
.
Attraverso uno studio attento, ponderato, metodico, non senza una dose di casualità e magia, l’artista raggiunge nelle sue opere un equilibrio tra la realtà, fatta di suggestioni, suoni, colori, odori, sensazioni, emozioni, e le illusioni, i paradossi, le ambiguità, create dagli elementi filosofici, matematici, scientifici.

L’utilizzo della fotografia, gli interventi tecnico concettuali su immagini d’archivio, gli approcci filosofici dell’immagine in forma di comunicazione visivo-installativa rappresentano il modus operandi dell’artista, che ricerca la disseminazione del senso, del paradosso, le condizioni di alterazione percettiva e di un nuovo disegno concettuale, come una sorta di spostamento metafisico, una deviazione.
È un lavoro d’archivio, quello portato avanti da Lamberto Teotino, alla ricerca di fotografie, di opere d’arte, di testimonianze storiche, ma è anche un lavoro di osservazione continua del mondo che ci circonda, di riferimenti tratti dalla vita reale, dalle passioni, dalla musica, dal cinema.

Spiazzare lo spettatore, disorientarlo, è questa una parte fondamentale della ricerca di Lamberto Teotino, rendere il fruitore delle sue opere parte integrante del processo creativo e principale destinatario di ogni meccanismo distorsivo. Attraverso una complessa operazione di sottrazione, lascia al suo pubblico la possibilità di vivere ciò che non è visibile, di attraversare un buco nero in cui tutto è possibile, e la magia di assistere a uno spettacolo irripetibile, unico per ogni opera esposta. Pur non volendo lasciare insegnamenti, messaggi politici, sociali, critiche o esortazioni, le opere di Teotino sono comunque rivolte alla collettività, all’eroe contemporaneo, che ha nelle mani la possibilità di agire e di cambiare lo stato delle cose.

Nel 2018, Lamberto Teotino presenta il video Surrendering con le musiche di Ennio Morricone alla Galleria Nazionale di Roma. Nel 2016, vince il Premio Combat con l’opera Mary Shelley, premio cui l’anno precedente si classifica al secondo posto ricevendo la menzione speciale con l’opera intitolata Ti ricordi Prohaska e di quando lo chiamavano Schneckerl? Entra a far parte della collezione Luciano Benetton dopo essere stato invitato al progetto Imago Mundi nella sezione Italia curata da Luca Beatrice, dal quale fa seguito la pubblicazione del volume Praestigium Italia II – contemporary artists from Italy, edito da Fabrica. Nel 2014, vince la prima edizione del premio Smartup, organizzato dall’azienda Optima S.p.A. Nel 2013, partecipa alla collettiva intitolata Save as, al Centro d’Arte Contemporanea Kim?, in Riga (LV), organizzatore del padiglione Lettone della Biennale di Venezia, inoltre espone come finalista al Blumm Prize, evento presentato all’ambasciata Italiana di Bruxelles; nello stesso anno viene inserito nel volume The New Collectible Art Photography, di Susan Zadeh, edito da Thames & Hudson, tra gli artisti che nell’ultimo decennio hanno indagato in maniera più innovativa l’immagine fotografica; Nel 2012, la rivista Eyemazing, vincitrice del prestigioso premio “Lucie Awards”, pubblica per intero il progetto sistema di riferimento monodimensionale con il quale nel 2011, riceve la menzione speciale della giuria del Talent Prize, sempre nel 2012 un’altra menzione speciale dalla Fondazione Francesco Fabbri con l’opera L’ultimo Dio.

 

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I Martedì Critici – Matteo Basilè

 

Matteo Basilè
28 Maggio 2019 ore 17.30
Accademia di Belle Arti di Roma 
a cura di Alberto Dambruoso e Costantino D’Orazio
Introduce Tiziana D’Acchille, Direttrice dell’Accademia di Belle Arti di Roma

Martedì 28 maggio avrà luogo il quattordicesimo appuntamento stagionale de «I Martedì Critici», gli incontri con i protagonisti della scena contemporanea organizzati dall’«Associazione Culturale I Martedì Critici», giunti al decimo anno di attività.

La programmazione prevede la partecipazione di numerose figure di primo piano del mondo dell’arte contemporanea, attive in Italia e all’estero, in una serie di appuntamenti che si svolgeranno presso diverse sedi, dal Visionarea Art Space di Roma all’Accademia di Belle Arti di Roma.

Ospite del quattordicesimo appuntamento stagionale de
«I Martedì Critici» sarà Matteo Basilé

Quinta generazione della famiglia Cascella, una delle dinastie di artisti abruzzesi più longeve, che percorre oltre un secolo di storia, Matteo Basilé inizia la sua carriera nei primi anni ’90, esordendo come graffitista, alla ricerca della propria identità artistica. Tra i primi a coniugare arte e digitale in Europa, Basilé inizia ben presto a lavorare su contenuti informatici e interattivi, sperimentando mezzi espressivi che, ancora più degli spray e dell’arte urbana, gli consentono di rivolgersi ad un pubblico potenzialmente illimitato, in modo sempre più rapido e potente. Attraverso la fotografia, approdando al mondo delle immagini virtuali, l’artista trova l’equilibrio tra le sue opere di esordio e il fascino dell’informatica. Le sue “pitture digitali”, stampe di grandi dimensioni, raccontano il suo avvicinarsi a nuove tecniche e a nuove forme artistiche, allora inusuali e sconosciute ai più.
Imbevuto della pittura dei grandi maestri, da Caravaggio a Van Dyck, dalla pittura fiamminga alla bellezza barocca, Basilé rievoca nelle sue opere la storia classica e l’immutabilità dell’antichità, pur restando sempre calato nell’epoca attuale, non tralasciando di raccontare le bellezze e le mostruosità che ci circondano, di farsi testimone dello spirito del nostro tempo. Ogni suo soggetto, in bilico tra l’essere un eroe del classicismo e una persona comune del nostro tempo, appartiene ad un mondo multiculturale e porta con sé un bagaglio di nozioni, conoscenze ed esperienze personali.
Le sue iconografie, minuziose e dettagliate, si muovono su un campo razionale, e al tempo stesso immaginifico; calate in un’epoca storica, fluttuano in un tempo indefinito, tra passato e presente; espressione di una cultura occidentale, si connettono al mondo orientale; talvolta respirano aria sacra, seppur parlando di profano.
Sin dai suoi esordi, Basilé si dimostra in grado di ragionare in diagonale, senza escludere nessuna possibilità di collaborazione e di dialogo: nel 1997 avvia la sua prima collaborazione con un’azienda privata, con Fendi scopre un nuovo modo di lavorare, riuscendo nel difficile tentativo di generare emozioni e di raccontare il messaggio di brand, mantenendo il proprio stile distintivo. Esperienza che porta avanti negli anni, arrivando, nel 2016, a fondare Artist Proof, con Simone Ferraro e Susanna Zuin, per proporre un nuovo modo di comunicare, attraverso l‘introduzione del contenuto artistico e la volontà di creare identità grafiche e pubblicitarie a misura delle aziende committenti.
Una delle sue ultime fatiche è il progetto culturale VISIONAREA, concepito dall’artista insieme all’Associazione Amici dell’Auditorium Conciliazione: grazie all’unione tra creatività e managerialità, è destinato all’arte contemporanea in chiave attuale e trasversale. Il progetto si sviluppa intorno al Chorus Cafè, per poi estendersi all’interno degli spazi principali dell’Auditorium stesso. Un Temporary Art Museum dove convivono arte, musica, cinema, moda, letteratura e food, attraverso progetti site-specific e collaborazioni con altri fenomeni artistici e culturali nazionali ed internazionali

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I Martedì Critici – Roberto Gramiccia

Roberto Gramiccia
14 Maggio 2019 ore 19.30
Accademia di Belle Arti di Roma 
a cura di Alberto Dambruoso e Anna D’Elia
Introduce Tiziana D’Acchille, Direttrice dell’Accademia di Belle Arti di Roma

Martedì 14 maggio ha avuto luogo il dodicesimo appuntamento stagionale de «I Martedì Critici», gli incontri con i protagonisti della scena contemporanea organizzati dall’«Associazione Culturale I Martedì Critici», giunti al decimo anno di attività.

La programmazione prevede la partecipazione di numerose figure di primo piano del mondo dell’arte contemporanea, attive in Italia e all’estero, in una serie di appuntamenti che si svolgeranno presso diverse sedi, dal Visionarea Art Space di Roma all’Accademia di Belle Arti di Roma.

Ospite del dodicesimo appuntamento stagionale de
«I Martedì Critici» è Roberto Gramiccia

Roberto Gramiccia, scrittore, critico d’arte, giornalista, medico, nasce a Roma dove vive e lavora.

Per diversi anni si è occupato esclusivamente di medicina, con responsabilità e incarichi apicali di tipo sanitario. Per rispondere alla sua istintiva curiosità, e anche per sopportare la consapevolezza dei limiti della medicina, ha recuperato le sue passioni, dalla politica alla filosofia, dalla letteratura all’arte, riprendendone lo studio da autodidatta, per diventare con il tempo un professionista del settore.
Grande collezionista, si è interessato principalmente alla scuola romana, dagli Anni Trenta agli Anni Sessanta, e alla scuola di San Lorenzo, quest’ultima ritenuta da Gramiccia una delle grandi eccellenze italiane, dopo la transavanguardia e l’arte povera, la terza realtà dal punto di vista del credito internazionale.

Conoscere, frequentare e curare gli artisti gli ha consentito di comprendere la loro grande fragilità e il ruolo che la sensibilità gioca nell’atto creativo, fino a ritenere che sia spesso la vulnerabilità il presupposto delle grandi invenzioni artistiche. Alla sua collezione e al tema della fragilità è stata dedicata la mostra Fragili eroi, a cura di Alberto Dambruoso (Museo Carlo Bilotti, 2016), volta ad esaminare i rapporti fra una condizione di debolezza e la risposta ad essa, in grado di produrre spesso straordinari capolavori.

Nel 2012, ha pubblicato Slot Art Machine. Il grande business dell’arte contemporanea, edito da DeriveApprodi, un’analisi accurata del sistema dell’arte e delle sue regole ai giorni d’oggi. L’autore esamina i condizionamenti imposti dal mercato e dalla ricerca del profitto, da distribuirsi tra pochi giocatori, proprio come accade per le Slot Machine: mercanti, case d’asta internazionali, musei, collezionisti, banche, cordate di affaristi, curatori e artisti manager.
Pubblica, nel 2014, Arte e potere. Il mondo salverà la bellezza? (Ediesse). Nel volume Gramiccia, con grande lucidità, indaga il rapporto tra l’arte e il potere, analizzando i risultati di questa relazione nel corso dei secoli. Se nell’antichità questa dipendenza non mutava l’intima essenza delle opere d’arte, nei nostri giorni, secondo l’autore, questo equilibrio risulta alterato, attualmente il lavoro degli artisti sembra essersi trasformato in sotto-merce, perdendo libertà ed autonomia.
È autore del libro Elogio della fragilità, pubblicato da Mimesis nel 2016. Nel volume, Roberto Gramiccia ha trattato la fragilità come condizione individuale, l’inadeguatezza che alcuni di noi avvertono di fronte alle difficoltà della vita, e come condizione sociale. Ha individuato, inoltre, nella fragilità tanto un vincolo quanto una risorsa, una miccia per innescare una reazione, per generare una risposta attiva, utile per uscire dalla condizione di passività. Le fragilità, se condivise, possono essere il presupposto di una forza collettiva e uno stimolo per le attività umane.
Uscirà nei prossimi mesi la sua ultima fatica letteraria, Se tutto è arte… (Mimesis), in cui Gramiccia, con solide argomentazioni, illustra i meccanismi che soggiacciono al mondo dell’arte contemporanea, lamentando l’assenza di uno statuto che regoli la produzione e la valutazione delle opere. All’interno del volume, l’autore tenta di offrire soluzioni concrete per definire i requisiti cui un’opera d’arte deve rispondere perché possa essere legittimamente definita come tale. Un libro profondo, un’analisi lucida dei nostri tempi: galleristi, artisti, critici, e il loro spazio di azione, le mostre, il mercato, le fiere, l’autore non tralascia nessun aspetto e nessuna figura del sistema dell’arte contemporanea.

Oltre ai volumi citati, è autore di: La Medicina è malata. Il racconto della crisi di un’arte (Gangemi, vincitore del Premio Vanvitelli, 2000); Polittici 2001-2002 (Gli Ori, 2002); La regola del disordine. Renato Caccioppoli, un matematico ribelle (Editori Riuniti, 2004); La Nuova Scuola Romana. I sei artisti di via degli Ausoni (Editori Riuniti, 2005); Fragili Eroi. Ritratti d’artista. (DeriveApprodi, 2009); Il mondo dei mondi. Un dipinto di Pizzi Cannella (Carte segrete, 2011); La strage degli innocenti (Ediesse, 2013); Vita di un matematico napoletano (EIR, 2014), Le Parole Rubate (Mimesis 2018).
Ha curato numerosi e importanti eventi espositivi tra cui, fra il 1996 e il 2016, otto grandi rassegne su Tano Festa, Pizzi Cannella, Cloti Ricciardi, Lucilla Catania, Giacinto Cerone, Adele Lotito, Franco Mulas, Giuseppe Modica, Mojmir Jezeck, Ennio Calabria . Ha curatore inoltre numerose mostre collettive, fra cui Seminario, Anomie del tempo e dello spazio, Doppia Coppia, Liberi Pensatori, Ulissici, Mandala condiviso, L’âme. Omaggio a Renato Caccioppoli, Oi dialogoi, Ricapitolando, Pittori Pittori.
Nel 2009 ha realizzato un documentario sulla Nuova Scuola Romana, I sei artisti di via degli Ausoni, selezionato dalla Sezione Arti Visive della Rassegna internazionale “Doc Fest”.
È tra i fondatori dell’Associazione culturale Hidalgo Arte. Ha collaborato con numerose riviste. Per oltre dodici anni ha scritto di arte, di cultura e di medicina sul quotidiano nazionale «Liberazione». Partecipa in qualità di critico, insieme ad Alberto Dambruoso, al Progetto di Lucilla Catania Sculture in campo.

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