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I Martedì Critici – Roberto Gramiccia

Roberto Gramiccia
14 Maggio 2019 ore 19.30
Accademia di Belle Arti di Roma 
a cura di Alberto Dambruoso e Anna D’Elia
Introduce Tiziana D’Acchille, Direttrice dell’Accademia di Belle Arti di Roma

Martedì 14 maggio ha avuto luogo il dodicesimo appuntamento stagionale de «I Martedì Critici», gli incontri con i protagonisti della scena contemporanea organizzati dall’«Associazione Culturale I Martedì Critici», giunti al decimo anno di attività.

La programmazione prevede la partecipazione di numerose figure di primo piano del mondo dell’arte contemporanea, attive in Italia e all’estero, in una serie di appuntamenti che si svolgeranno presso diverse sedi, dal Visionarea Art Space di Roma all’Accademia di Belle Arti di Roma.

Ospite del dodicesimo appuntamento stagionale de
«I Martedì Critici» è Roberto Gramiccia

Roberto Gramiccia, scrittore, critico d’arte, giornalista, medico, nasce a Roma dove vive e lavora.

Per diversi anni si è occupato esclusivamente di medicina, con responsabilità e incarichi apicali di tipo sanitario. Per rispondere alla sua istintiva curiosità, e anche per sopportare la consapevolezza dei limiti della medicina, ha recuperato le sue passioni, dalla politica alla filosofia, dalla letteratura all’arte, riprendendone lo studio da autodidatta, per diventare con il tempo un professionista del settore.
Grande collezionista, si è interessato principalmente alla scuola romana, dagli Anni Trenta agli Anni Sessanta, e alla scuola di San Lorenzo, quest’ultima ritenuta da Gramiccia una delle grandi eccellenze italiane, dopo la transavanguardia e l’arte povera, la terza realtà dal punto di vista del credito internazionale.

Conoscere, frequentare e curare gli artisti gli ha consentito di comprendere la loro grande fragilità e il ruolo che la sensibilità gioca nell’atto creativo, fino a ritenere che sia spesso la vulnerabilità il presupposto delle grandi invenzioni artistiche. Alla sua collezione e al tema della fragilità è stata dedicata la mostra Fragili eroi, a cura di Alberto Dambruoso (Museo Carlo Bilotti, 2016), volta ad esaminare i rapporti fra una condizione di debolezza e la risposta ad essa, in grado di produrre spesso straordinari capolavori.

Nel 2012, ha pubblicato Slot Art Machine. Il grande business dell’arte contemporanea, edito da DeriveApprodi, un’analisi accurata del sistema dell’arte e delle sue regole ai giorni d’oggi. L’autore esamina i condizionamenti imposti dal mercato e dalla ricerca del profitto, da distribuirsi tra pochi giocatori, proprio come accade per le Slot Machine: mercanti, case d’asta internazionali, musei, collezionisti, banche, cordate di affaristi, curatori e artisti manager.
Pubblica, nel 2014, Arte e potere. Il mondo salverà la bellezza? (Ediesse). Nel volume Gramiccia, con grande lucidità, indaga il rapporto tra l’arte e il potere, analizzando i risultati di questa relazione nel corso dei secoli. Se nell’antichità questa dipendenza non mutava l’intima essenza delle opere d’arte, nei nostri giorni, secondo l’autore, questo equilibrio risulta alterato, attualmente il lavoro degli artisti sembra essersi trasformato in sotto-merce, perdendo libertà ed autonomia.
È autore del libro Elogio della fragilità, pubblicato da Mimesis nel 2016. Nel volume, Roberto Gramiccia ha trattato la fragilità come condizione individuale, l’inadeguatezza che alcuni di noi avvertono di fronte alle difficoltà della vita, e come condizione sociale. Ha individuato, inoltre, nella fragilità tanto un vincolo quanto una risorsa, una miccia per innescare una reazione, per generare una risposta attiva, utile per uscire dalla condizione di passività. Le fragilità, se condivise, possono essere il presupposto di una forza collettiva e uno stimolo per le attività umane.
Uscirà nei prossimi mesi la sua ultima fatica letteraria, Se tutto è arte… (Mimesis), in cui Gramiccia, con solide argomentazioni, illustra i meccanismi che soggiacciono al mondo dell’arte contemporanea, lamentando l’assenza di uno statuto che regoli la produzione e la valutazione delle opere. All’interno del volume, l’autore tenta di offrire soluzioni concrete per definire i requisiti cui un’opera d’arte deve rispondere perché possa essere legittimamente definita come tale. Un libro profondo, un’analisi lucida dei nostri tempi: galleristi, artisti, critici, e il loro spazio di azione, le mostre, il mercato, le fiere, l’autore non tralascia nessun aspetto e nessuna figura del sistema dell’arte contemporanea.

Oltre ai volumi citati, è autore di: La Medicina è malata. Il racconto della crisi di un’arte (Gangemi, vincitore del Premio Vanvitelli, 2000); Polittici 2001-2002 (Gli Ori, 2002); La regola del disordine. Renato Caccioppoli, un matematico ribelle (Editori Riuniti, 2004); La Nuova Scuola Romana. I sei artisti di via degli Ausoni (Editori Riuniti, 2005); Fragili Eroi. Ritratti d’artista. (DeriveApprodi, 2009); Il mondo dei mondi. Un dipinto di Pizzi Cannella (Carte segrete, 2011); La strage degli innocenti (Ediesse, 2013); Vita di un matematico napoletano (EIR, 2014), Le Parole Rubate (Mimesis 2018).
Ha curato numerosi e importanti eventi espositivi tra cui, fra il 1996 e il 2016, otto grandi rassegne su Tano Festa, Pizzi Cannella, Cloti Ricciardi, Lucilla Catania, Giacinto Cerone, Adele Lotito, Franco Mulas, Giuseppe Modica, Mojmir Jezeck, Ennio Calabria . Ha curatore inoltre numerose mostre collettive, fra cui Seminario, Anomie del tempo e dello spazio, Doppia Coppia, Liberi Pensatori, Ulissici, Mandala condiviso, L’âme. Omaggio a Renato Caccioppoli, Oi dialogoi, Ricapitolando, Pittori Pittori.
Nel 2009 ha realizzato un documentario sulla Nuova Scuola Romana, I sei artisti di via degli Ausoni, selezionato dalla Sezione Arti Visive della Rassegna internazionale “Doc Fest”.
È tra i fondatori dell’Associazione culturale Hidalgo Arte. Ha collaborato con numerose riviste. Per oltre dodici anni ha scritto di arte, di cultura e di medicina sul quotidiano nazionale «Liberazione». Partecipa in qualità di critico, insieme ad Alberto Dambruoso, al Progetto di Lucilla Catania Sculture in campo.

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I Martedì Critici – Maria Papadimitriou

 

Maria Papadimitriou
Martedì 7 maggio 2019 h 19.00
Visionarea Art Space
a cura di Alberto Dambruoso e Gianluca Brogna

Martedì 7 maggio ha avuto luogo l’undicesimo appuntamento stagionale de «I Martedì Critici», gli incontri con i protagonisti della scena contemporanea organizzati dall’«Associazione Culturale I Martedì Critici», giunti al decimo anno di attività.

Tale format si colloca nel più ampio progetto Visionarea Art Space, incubatore di idee che propone e promuove progetti di artisti contemporanei nazionali e internazionali, e che si avvale fin dalla prima edizione del fondamentale sostegno del Prof. Avv. Emmanuele F. M. Emanuele e della Fondazione Cultura e Arte, ente strumentale della Fondazione Terzo Pilastro – Internazionale di cui il Prof. Emanuele è il Presidente.

La programmazione prevede la partecipazione di numerose figure di primo piano del mondo dell’arte contemporanea, attive in Italia e all’estero, in una serie di appuntamenti che si svolgeranno presso diverse sedi, a cominciare dal Visionarea Art Space di Roma.

Il tema comune del primo ciclo di incontri stagionali sarà “il Mediterraneo”, simbolo di culture antiche e moderne, luogo di incontri e scambi, spazio di conquiste, scoperte e conoscenza. Un Mare attorno al quale sono nate e cresciute alcune tra le più importanti civiltà dell’occidente e dell’oriente di questa parte di mondo, e si sono sviluppate le caratteristiche, uniche e peculiari, delle popolazioni che l’hanno vissuto e navigato. Maestri di chiara fama ed emergenti dal riconosciuto valore professionale saranno invitati presso il Visionarea Art Space per discutere della propria arte, di significati e poetiche, ma anche di una cultura comune, quella di area mediterranea appunto, che ha influenzato e caratterizzato nei secoli la produzione artistica e culturale delle nostre terre.

Maria Papadimitriou vive e lavora tra Atene e Volos. Ha studiato arte visuale all’École Nationale Supérieure des Beaux-Arts di Parigi. Dal 2001, insegna presso il Dipartimento di Architettura dell’Università di Tessaglia.

Attraverso installazioni interattive in cui combina diversi media, scultura, video, fotografia, Maria Papadimitriou sperimenta progetti partecipativi e azioni collettive, concentrando il proprio lavoro sugli spazi sociali e sulle relazioni umane. Abituata ad ascoltare, osservare, comprendere, l’artista greca fa delle persone che incontra e dei loro racconti la propria fonte di ispirazione, e del pubblico, la miccia fondamentale per innescare opere e installazioni, pensate per vivere attraverso un’operazione di progettualità allargata.

I suoi lavori toccano, al tempo stesso, la sfera antropologica, sociale, economica, politica, storica ed etica, facendosi specchio e racconto non solo della condizione greca, vissuta in prima persona dall’artista, ma dell’intera società d’oggi.

Nel 1998, Maria Papadimitriou ha fondato il T.A.M.A. (Temporary Autonomous Museum for All), sviluppando una conoscenza diretta e approfondita della popolazione Rom. Il progetto è convogliato poi in una piattaforma collettiva di ricerca, animata insieme a Lucy Orta e alla curatrice Gabi Scardi. Con la sensibilità che la contraddistingue, l’artista greca ha avviato un percorso di conoscenza che l’ha condotta a comprendere la cultura, le tradizioni, il comportamento delle popolazioni Gipsy/Rom, impegnate ogni giorno a salvaguardare le proprie specificità e la propria autonomia, al tempo stesso, alla ricerca di un proprio collocamento nello spazio pubblico, in una forma di co-appartenenza, complessa da capire e da accettare, ma carica di potenzialità.

Nel 2012, Papadimitriou ha avviato il progetto Souzy Tros Art Canteen, in un edificio di Votanikos, uno dei quartieri più poveri del centro industriale di Atene, appartenente alla sua famiglia da generazioni. Ristrutturata nel XIX secolo, la casa era stata un tempo abitazione modesta per i lavoratori locali e le loro famiglie, poi garage per meccanici. Dopo essere stata abbandonata, a causa delle difficili condizioni economiche della Grecia, l’artista ha deciso di recuperarla e trasformarla in uno spazio culturale fondato sulla condivisione, sul principio del recupero, sulla solidarietà. Tornato ad essere un ambiente domestico e intimo, l’edificio è animato da installazioni artistiche, eventi culturali, performance, proiezioni di film, programmi di formazione professionale che incoraggiano il recupero di vecchi materiali.

Con il progetto Why Look at Animals? AGRIMIKÁ Maria Papadimitriou harappresentato la Grecia alla 56° Biennale di Venezia, trasferendo nel padiglione un esercizio commerciale della città ellenica di Volos, un luogo d’altri tempi, dedito alla vendita di pellame. Animali non del tutto addomesticabili, che si difendono per non diventare proprietà dell’essere umano, ecco a cosa fa riferimento il termine AGRIMIKÁ, una metafora che racconta l’antropocentrismo, il rapporto tra l’uomo e il mondo animale, la lotta tra l’uomo-razionale e l’istinto dell’uomo come essere appartenente al regno della natura, una riflessione ancora più ampia che parla tanto alla storia pubblica quanto a quella personale di ciascuno di noi.

Dal 2017 è artista co-direttrice del Victoria Square Project di Atene, in collaborazione con il suo fondatore, l’artista Rick Lowe.

Tra le recenti mostre personali dell’artista, si citano, 2017:Travail au noir, Driftwood, or how we surfaced through currents, Fondazione Prada, Exarcheia district, Athens, Greece; 2016: Laboratory Antigone, Onassis Cultural Center, New York, USA; Enigma and the Sphinx, Libreria delle donne, Milano; News from Nowhere, ‘δ’ Gallery, Volos, Greece; 2015: A Μan from the South – Between two worlds, Cagliari; Why look at animals? AGRIMIKÁ, Greek Pavilion, 56th International Art Exhibition – La Biennale di Venezia; 2014: T.A.M.A. Superflow, Museum Alex Mylonas – Macedonian Museum of Contemporary Art (MMCA), Athens, Greece; Souzy Tros Events, Eleonas, Athens, Greece; 2012: Over! Leftover, Batycki Factory, Gdansk, Poland; Souzy Tros art canteen, Eleonas, Athens, Greece; 2011: The Fabric of Life (Roma Coats), Byzantine and Christian Museum of Athens, Greece; 2010: Otel Nokul, Sinopale3–International Sinop Biennial, Turkey; Hotel Balkan, Haifa Mediterranean Biennial, Israel.

Tra le recenti esposizioni collettive, 2018: DESTEFASHIONCOLLECTION: 1 to 8, THE BASS, Miami Beach, Florida, US; Geometries, Onassis Cultural Center, Agricultural University, Athens, Greece; All That We Have In Common, MoCA, Skopje, Macedonia (FYROM); The Diary of a Seamstress. An imaginary biography, a.antonopoulou.art, Athens, Greece; Beyond Words, 4th International Mardin Biennial, Mardin, Turkey; An Exercise on Values, Haus N Athen, Athens, Greece; 2017: The Restless Earth, Fondazione Nicola Trussardi, La Triennale di Milano, Milano, Italy; DESTE PRIZE: An Anniversary Exhibition 1999-2015, Museum of Cycladic Art, Athens, Greece; Doulamas the Magnificent, Peloponnesian Folk Institute. Athens, Greece; ANTIDORON. The National Museum of Contemporary Art at documenta 14, Fridericianum, Kassel, Germany; ODOIPORIKO, Eleni Koroneou Gallery, Athens, Greece; GR80S, Greece of the 80S, DISCO FASHION, Technopolis-Gazi, Athens, Greece; 2016: Genii loci: Greek art from the 1930s to the present day, Manege Museum, Saint Petersburg, Russia; Urgent Conversations: Athens – Antwerp, National Museum of Contemporary Art, Athens, Greece; Hypnos Project, Onassis Cultural Centre, Athens, Greece; 2015: Fashion as a Social Energy, Palazzo Morando – Museo Moda e Immagine, Milano, Italy; Adhocracy, Onassis Cultural Centre, Athens, Greece.

Nel 2003, Maria Papadimitriou ha vinto il premio DESTE per l’arte greca contemporanea e nel 2016 il governo francese le ha conferito il titolo di “Officier dans l’Ordre des Palmes Academiques”.

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Marica Messa

I Martedì Critici – Lamberto Pignotti

Lamberto Pignotti
Martedì 23 aprile 2019 h 19.00
Visionarea Art Space
a cura di Alberto Dambruoso e Guglielmo Gigliotti

Martedì 23 aprile avrà luogo il decimo appuntamento stagionale de «I Martedì Critici», gli incontri con i protagonisti della scena contemporanea organizzati dall’«Associazione Culturale I Martedì Critici», giunti al decimo anno di attività.

Tale format si colloca nel più ampio progetto Visionarea Art Space, incubatore di idee che propone e promuove progetti di artisti contemporanei nazionali e internazionali, e che si avvale fin dalla prima edizione del fondamentale sostegno del Prof. Avv. Emmanuele F. M. Emanuele e della Fondazione Cultura e Arte, ente strumentale della Fondazione Terzo Pilastro – Internazionale di cui il Prof. Emanuele è il Presidente.

La programmazione prevede la partecipazione di numerose figure di primo piano del mondo dell’arte contemporanea, attive in Italia e all’estero, in una serie di appuntamenti che si svolgeranno presso diverse sedi, a cominciare dal Visionarea Art Space di Roma.

Il tema comune del primo ciclo di incontri stagionali sarà “il Mediterraneo”, simbolo di culture antiche e moderne, luogo di incontri e scambi, spazio di conquiste, scoperte e conoscenza. Un Mare attorno al quale sono nate e cresciute alcune tra le più importanti civiltà dell’occidente e dell’oriente di questa parte di mondo, e si sono sviluppate le caratteristiche, uniche e peculiari, delle popolazioni che l’hanno vissuto e navigato. Maestri di chiara fama ed emergenti dal riconosciuto valore professionale saranno invitati presso il Visionarea Art Space per discutere della propria arte, di significati e poetiche, ma anche di una cultura comune, quella di area mediterranea appunto, che ha influenzato e caratterizzato nei secoli la produzione artistica e culturale delle nostre terre.

Nato a Firenze nel 1926, da padre pittore, Lamberto Pignotti si avvicina giovanissimo al mondo dell’arte, iniziando a disegnare sulla scia del padre pittore i primi paesaggi. Nel 1944, assimilata la lezione delle avanguardie, Pignotti avvia le sue prime sperimentazioni di arte verbovisiva.

A metà degli anni Cinquanta, inizia l’attività saggistica, rivolta principalmente alla critica militante, collaborando con quotidiani e periodici di interesse nazionale.

Con netto anticipo rispetto alla nascita della “poesia visiva”, di cui si incomincerà a parlare solo nei primi anni ’60, Lamberto Pignotti inizia a guardare alla scrittura, e quindi alla parola, come un’immagine, e al bianco della carta, più che come pagina, come una superficie su cui realizzare i suoi collage. Nel 1954, nasce così la sua prima raccolta di poesie in ciclostile, Odissea¸ stampata in cento copie, cui seguono Significare del 1957, Elegia del 1958 e Come stanno le cose del 1959.

Lamberto Pignotti è stato tra i fondatori del “Gruppo 70” e tra i protagonisti nella formazione del “Gruppo 63”. Ha teorizzato le prime forme di “poesia tecnologica”, attenta ai linguaggi di massa, e di “poesia visiva”, di cui ha curato la prima antologia nel 1965.

Dal 1971 al 1996 è stato docente presso la Facoltà di Architettura di Firenze, prima, e presso il DAMS di Bologna, poi, con corsi dedicati ai rapporti fra avanguardie, mass-media e new-media.

Francobolli, fumetti, copertine di riviste, immagini di rotocalchi, Pignotti utilizza per le proprie opere i segni principali della civiltà dei consumi, reinterpretati, ribaltati, rivisitati attraverso l’elaborazione di collage e riflessioni metalinguistiche, per restituire alla comunicazione quella dimensione estetica negatale dai mass media e dalla fugacità dei tempi moderni. L’artista ha realizzato libri oggetto con vari materiali, performance usando frammenti di testi variamente combinati, anche con l’intervento del pubblico. Le sue opere nascono dal confronto tra segni e codici di diversa provenienza, Pignotti attinge dai linguaggi specialistici, logico-matematici-scientifici, burocratici, commerciali, economici, così come dai linguaggi tecnologici, pubblicitari, giornalistici, narrativi; si serve di segni pertinenti ai codici della vista, dell’udito, del gusto, e di forme di comunicazione come gli spettacoli dal vivo, performance, happening, film e registrazioni su nastro.

Note al pubblico e alla critica le “Poesie e no”, le “cine-poesie”, le cassette logo-musicali, i libri oggetto di plastica, le poesie da toccare, da bere, da mangiare, i “chewing poems” e, naturalmente, le “poesie visive” sotto forma di collage o di intervento su foto di cronaca, di moda, di pubblicità.

Le opere di Lamberto Pignotti, pur utilizzando segni e codici della comunicazione di massa, non si adeguano alle mode del consumismo, ma anzi lavorano per liberare il gusto dai condizionamenti del sistema e per reintrodurre il concetto di cultura democratica. Attraverso la poesia visiva, l’artista intende frenare il rapido consumo delle informazioni, introdotto dal giornalismo, dalla pubblicità, dai fumetti, e sollecitare una reazione in quel fruitore abituato a ricevere passivamente l’informazione. Da qui la grande portata insieme estetica e ideologica dell’arte tecnologica e della poesia visiva.

Lamberto Pignotti ha promosso, curato o organizzato, da solo o con altri, mostre di poesia visiva, rassegne d’arte inter-mediale, dibattiti, festival e convegni sulla cultura in atto. Ha partecipato intensamente a convegni, dibattiti, lezioni, conferenze, performance e festival in Italia e all’estero.

Tra le raccolte di poesia ricordiamo: Odissea (1954, 1994); Significare (1957); Elegia (1958); Come stanno le cose (1959); L’uomo di qualità (1961); Storia antica (1964); Nozione di uomo (1964); Una forma di lotta (1967); Parola per parola, diversamente (1975); Vedute (1981); Gran varietà (1982); Questa storia o un’altra (1984); In principio (1986); Zone marginali (1991); Rondò d’eccezione (1993); Poesia e no (1998); Altrove (1999); I seni di Frine (2000); In altro modo (2001); You are here (2002); Queste parole (2006); Degli amorosi incendi (2006); Eventi diversi (2006), Atlante allegorico (2013), Lev miu Vita nova (2016).

Come poeta visivo e lineare è incluso in molte antologie italiane e straniere ed è trattato in vari libri di saggistica e consultazione. Ha collaborato assiduamente a “Paese Sera”, “La Nazione”, “L’Unità”, “Rinascita”, a programmi culturali della RAI, oltre che a svariate riviste italiane e straniere. Sue opere figurano in prestigiose sedi pubbliche e selezionate collezioni private.

Ha vinto numerosi premi, tra i più recenti si ricordano: Premio Suzzara (nuove sinestesie), 2008; Premio Figline (poesia visiva e intermediale), 2009; Premio SIAE (operosità per scrittori), 2012; Premio Vittorio Bodini (poesia), 2013; Premio Feronia (Gruppo 63), 2013; Premio Capalbio (poesia), 2015; Premio Extra, Centre Pompidou (2018)

Tra le recenti antologiche personali si ricordano: Parole, immagini, e…, Galleria Armanda Gori Arte, Prato 2008; Poesia visiva (e non solo visiva), Studio Frullini Arte Contemporanea, Pistoia, 2008; Ugo e Lamberto Pignotti, Museo Casa Siviero, Firenze, 2009; La poesia ve lo dice prima, la poesia ve lo dice meglio, Opere dal 1945 al 2010, Fondazione Berardelli, Brescia, 2010; Poesia visiva tra figura e scrittura, CSAC, Parma, 2012; Pignotti e Pignotti, Galleria Arte e Pensieri, Roma, 2016; In tutti i sensi Studio Eos, Roma, 2016; Cinquant’anni di inquietudine. La poesia visiva di Lamberto Pignotti, Galleria Clivio, Milano, 2016; Il mondo? Dove? Galleria Clivio, Milano 2018.

Tra le recenti mostre collettive si ricordano: Idee, processi e progetti della ricerca artistica italiana degli anni ’60 e ‘70, Studio Di Sarro, Roma, 2011; Pubblicazione XX secolo/1, Fondazione Antemia, Roma, 2011; Quadratonomade, Palazzo delle Esposizioni, Roma; Cent’anni di scrittura visuale in Italia 1912-2012, Museo della Carale, Ivrea; Palabras, imàgenes y otros texto, Museo d’Arte moderna, Buenos Aires; Visual Poetry, Galleria del carbone, Ferrara; Spazio Parola, Palazzo Chianini-Vincenzi, Arezzo; La parola e il tempo, Accademia di Brera, Ex chiesa di S. Carpoforo, Milano; La poesia visiva in mostra a Vicenza, Cassa di Risparmio del Veneto, Vicenza; Lettres Capitales, Maison de l’Artisanat, Marsiglia; Crescita e crisi della poesia visiva in Italia, Museo della Carale, Ivrea; 1963 e dintorni, Cantiere del ‘900, Opere delle collezioni Intesa Sanpaolo, Milano; Visual Poetry, L’avanguardia delle neoavanguardie, Palazzo Prigioni, Venezia, 2014, Vitamine, Archivio Carlo Palli, Prato, 2015; Percorsi d’arte contemporanea, Museo delle genti d’Abruzzo, Pescara, 2015; La seconda vita – Riciclo riuso e ambiente nell’arte contemporanea, Museo di arte moderna di Trento e Rovereto; Omaggio a Totò. Il riso nutre il corpo e lo spirito, Napoli, 2016; Dentro un cielo compare un’isola. Le arti povere in Italia fra disegno e fotografia (1963-1980), Palazzo Bisaccioni, Jesi (AN), 2018.

Sono in corso, presso la Galleria Contact di Roma fino al 31 maggio 2019 la mostra Controverso. Arte per fraintenditori a cura di Gaia Bobò e presso la sede romana della Fondazione Filiberto e Bianca Menna, la mostra Lamberto Pignotti. Infinito in scatola, a cura di Antonello Tolve, organizzata in collaborazione con il Lavatoio Contumaciale, con l’Associazione FigurAzioni e con la Galleria Contact artecontemporanea. L’esposizione sarà visitabile fino al 21 settembre 2019.

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Marica Messa

I Martedì Critici – Marina Paris

Alessandra e Valentina Bonomo
2 Aprile 2019 ore 19.00
Visionarea Art Space
a cura di Alberto Dambruoso e Giuseppe Garrera

Martedì 2 aprile avrà luogo il nono appuntamento stagionale de «I Martedì Critici», gli incontri con i protagonisti della scena contemporanea organizzati dall’«Associazione Culturale I Martedì Critici», giunti al decimo anno di attività.

Tale format si colloca nel più ampio progetto Visionarea Art Space, incubatore di idee che propone e promuove progetti di artisti contemporanei nazionali e internazionali, e che si avvale fin dalla prima edizione del fondamentale sostegno del Prof. Avv. Emmanuele F. M. Emanuele e della Fondazione Cultura e Arte, ente strumentale della Fondazione Terzo Pilastro – Internazionale di cui il Prof. Emanuele è il Presidente.

La programmazione prevede la partecipazione di numerose figure di primo piano del mondo dell’arte contemporanea, attive in Italia e all’estero, in una serie di appuntamenti che si svolgeranno presso diverse sedi, a cominciare dal Visionarea Art Space di Roma.

Il tema comune del primo ciclo di incontri stagionali sarà “il Mediterraneo”, simbolo di culture antiche e moderne, luogo di incontri e scambi, spazio di conquiste, scoperte e conoscenza. Un Mare attorno al quale sono nate e cresciute alcune tra le più importanti civiltà dell’occidente e dell’oriente di questa parte di mondo, e si sono sviluppate le caratteristiche, uniche e peculiari, delle popolazioni che l’hanno vissuto e navigato. Maestri di chiara fama ed emergenti dal riconosciuto valore professionale saranno invitati presso il Visionarea Art Space per discutere della propria arte, di significati e poetiche, ma anche di una cultura comune, quella di area mediterranea appunto, che ha influenzato e caratterizzato nei secoli la produzione artistica e culturale delle nostre terre.

Nata a Sassoferrato, Marina Paris vive e lavora a Roma. Attraverso l’uso di tecniche differenti, dalla fotografia al disegno, dalla video-animazione alle installazioni site-specific, Marina Paris indaga e ricostruisce spazi architettonici, luoghi pubblici e privati, ambienti intimi che conservano memorie e ricordi di ciò che è stato. Scenari urbani e domestici, ritratti nelle sue fotografie, rappresentano spesso il punto di partenza per connettersi con l’essere umano ed offrirgli una visione nuova, inusuale, inaspettata, talvolta disorientante, degli spazi che lo circondano. Per raggiungere quest’obiettivo, Marina Paris non si limita a modificare un ambiente, ma ne altera le caratteristiche spazio-temporali, trasforma le percezioni sensoriali e audio-visive, capovolge i piani prospettici, ribalta il normale rapporto tra luogo esterno e spazio interno, tra luogo pubblico e spazio privato. Attirare l’attenzione, giocare con la curiosità di un visitatore, provocare reazioni inevitabili e spontanee, rende fattibile la creazione di luoghi altri, in cui si possano stabilire delle relazioni e innescare processi di condivisione che arricchiscano le esperienze umane.

In bilico tra la dimensione reale e quella immaginaria, tra il vero e il verosimile, Marina Paris vuole attivare il meccanismo della memoria, innescare nell’osservatore l’atto del ricordare, perché solo attraverso la piena cognizione del proprio passato, come individuo e come parte di una comunità, l’essere umano si renderà capace di leggere il presente e di guardare il mondo da più punti di vista. Fotografie, installazioni, ambientazioni riportano alla memoria i tempi lontani dell’infanzia, luoghi, stati d’animo, esperienze, angosce, paure. Architetture antiche e contemporanee diventano lo strumento per ricostruire la storia di una città, per raccontare la condizione della società, per indagare l’identità dell’uomo contemporaneo, per descrivere la dimensione intima di alcuni luoghi e l’incomunicabilità di tanti altri.

Fotografie svuotate della presenza umana che fanno però dell’uomo l’assoluto protagonista, invitandolo ad un confronto con ciò che lo circonda, ad una riflessione su ciò che è stato e su ciò che sarà.

Tra le principali partecipazioni alle mostre, si ricordano: Marina Paris, Urban Fragments, Spazio Nuovo, Roma (2019); Challenging beauty – Insights of Italian Contemporary Art, Parkview Museum of Singapore (2018); Mont’oro, Galleria Montoro 12, Roma (2014); 62+3, Galleria nazionale d’arte moderna, Roma (2013); Ritratto di una città#2. Arte a Roma 1960-2001, MACRO – Museo d’Arte Contemporanea, Roma (2013); In water, I understand, Collateral event, 55th International Art Exhibition la Biennale di Venezia Procuratie Vecchie, Venezia (2013); Unreal spaces, Jiry Svestka, Gallery Prague (2012); Other Spaces / Other Chances, Musée d’Art Moderne de Saint-Étienne Métropole, Saint-Étienne, France (2010); Public spaces, Galleria Pack, Milano (2009); Micro-narratives, Museum of History, Belgrade (2009); In space, Galerie Olivier Houg, Lyon (2008); XV Quadriennale di Roma, Roma (2008); Corpo Sociale, Galleria Pack, Milano (2007); Something happened, Slovak National, Gallery of Bratislava (2006); Cabinet de Dessins, Musée d’Art Moderne de Saint-Etienne, France (2003); 50th Biennale di Venezia Stazione Utopia, www.radiartemobile.it, Associazione Zerinthia, Venice (2003); Parco, Fondazione Volume!, Rome (2003).

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I Martedì Critici – Renato Barilli

Renato Barilli
26 marzo 2019 ore 19.00
Visionarea Art Space
a cura di Alberto Dambruoso e Guglielmo Gigliotti

Martedì 26 marzo ha avuto luogo l’ottavo appuntamento stagionale de «I Martedì Critici», gli incontri con i protagonisti della scena contemporanea organizzati dall’«Associazione Culturale I Martedì Critici», giunti al decimo anno di attività.
Tale format si colloca nel più ampio progetto Visionarea Art Space, incubatore di idee che propone e promuove progetti di artisti contemporanei nazionali e internazionali, e che si avvale fin dalla prima edizione del fondamentale sostegno del Prof. Avv. Emmanuele F. M. Emanuele e della Fondazione Cultura e Arte, ente strumentale della Fondazione Terzo Pilastro – Internazionale di cui il Prof. Emanuele è il Presidente.
La programmazione prevede la partecipazione di numerose figure di primo piano del mondo dell’arte contemporanea, attive in Italia e all’estero, in una serie di appuntamenti che si svolgeranno presso diverse sedi, a cominciare dal Visionarea Art Space di Roma.
Il tema comune del primo ciclo di incontri stagionali sarà “il Mediterraneo”, simbolo di culture antiche e moderne, luogo di incontri e scambi, spazio di conquiste, scoperte e conoscenza. Un Mare attorno al quale sono nate e cresciute alcune tra le più importanti civiltà dell’occidente e dell’oriente di questa parte di mondo, e si sono sviluppate le caratteristiche, uniche e peculiari, delle popolazioni che l’hanno vissuto e navigato. Maestri di chiara fama ed emergenti dal riconosciuto valore professionale saranno invitati presso il Visionarea Art Space per discutere della propria arte, di significati e poetiche, ma anche di una cultura comune, quella di area mediterranea appunto, che ha influenzato e caratterizzato nei secoli la produzione artistica e culturale delle nostre terre.

Ospite dell’ottavo appuntamento stagionale de «I Martedì Critici» sarà Renato Barilli (Bologna, 1935).
Renato Barilli, critico, storico della letteratura e dell’arte, nel 1970 inizia la sua carriera accademica presso l’Università di Bologna, insegnando prima Estetica e poi, dal 1972, Storia dell’Arte Contemporanea.
Dal 1980, è stato professore ordinario di Fenomenologia degli Stili presso il DAMS – Discipline delle Arti, della Musica e dello Spettacolo, dove ha diretto il Dipartimento di Arti Visive. Dal 2011, è Professore emerito presso l’Università di Bologna. Negli anni, si è occupato parimenti di critica d’arte e di critica letteraria, ed è stato organizzatore di molte mostre sull’arte italiana dell’Ottocento e del Novecento.
Ha preso parte alla neoavanguardia degli anni Sessanta, contribuendo a fondare il “Gruppo 63” e diventando, ben presto, per il movimento, una delle principali voci critiche.
A partire dal 1974, ha scoperto e promosso il gruppo di artisti italiani da lui definito “Nuovi-nuovi”, di cui hanno fatto parte, tra gli altri, Luigi Ontani, Salvo, Felice Levini, Giuseppe Salvatori, Marcello Jori.
È stato tra i più importanti studiosi del postmodernismo, pur non condividendone con i manuali la periodizzazione. Barilli è stato infatti tra i principali teorizzatori della sostituzione del termine “contemporaneo”, utilizzato nei principali manuali italiani per indicare l’età che inizia nel 1789, data che segna la fine dell’epoca moderna, con la dicitura di “postmoderno”, termine che avrebbe in sé, e renderebbe pertanto evidente, il rapporto di successione, e anche di opposizione, tra l’una epoca e l’altra. Un’anticipazione del postmoderno di circa due secoli, quindi, fondata sulla convinzione che esista una netta correlazione tra i fatti artistico-letterari e quelli scientifico-tecnologici, e che la vera contemporaneità sia legata alle scoperte in tema di elettro-magnetismo e alla rivoluzione che il concetto stesso di elettricità ha portato nell’arte e nella letteratura. Ne deriva, da questa proposta di periodizzazione, un unico e grande postmodernismo che arriva fino ai nostri giorni, fatto di fasi, correnti e tendenze, sempre rispondenti ai progressi nel campo delle scienze e della tecnologia.
Come studioso dell’arte moderna e contemporanea, Barilli ha approfondito il tema della fruizione delle opere d’arte, sul solco delle proposte avanzate da M. McLuhan, sociologo, filosofo e critico letterario canadese, che analizzò, con un approccio di tipo evolutivo, lo sviluppo delle tecnologie e dei media, la loro influenza sui sistemi di comunicazione e il loro relazionarsi con l’ambiente e con l’utente.
È stato tra i primi in Italia a teorizzare un legame tra arte e tecnologia, a comprendere le potenzialità dell’utilizzo del computer e dell’introduzione dei nuovi media in campo artistico. È stato in prima linea, insieme a Maurizio Calvesi e Tommaso Trini, quando la video arte è apparsa ufficialmente in Italia, nel 1970, nell’ambito della mostra Gennaio ’70. 3° biennale internazionale della giovane pittura. Comportamenti Progetti Mediazioni, al Museo Civico di Bologna. Nel saggio introduttivo alla mostra aveva definito la video arte come la sperimentazione di un mezzo «inedito particolarmente intonato ai caratteri di una ‘civiltà elettronica’ avanzata», avviandosi, già in quegli anni, a diventare uno dei massimi esperti del settore.
Con la capacità di guardare sempre al futuro, al progresso, nel 1977, Barilli ha organizzato la prima Settimana Internazionale della Performance, in un momento storico in cui l’Italia tornava a guardare alla pittura e il gusto oscillava facilmente tra innovazione e ricerca della tradizione.
Nel 2010, Barilli ha affidato le sue memorie a Autoritratto a stampa (Bologna, Lupetti Editore), volume in cui offre al lettore un racconto autobiografico, dettagliato e appassionato, di alcuni dei momenti più significativi dell’arte contemporanea e della critica letteraria dagli anni Cinquanta ad oggi, e alcune tra le più affascinanti vicende, talvolta ancora inedite, verificatesi in Italia e all’estero.
Dal 2012, riprende in mano i pennelli e ricomincia a dipingere. Passione antica, quella della pittura, che aveva portato Renato Barilli a diplomarsi all’Accademia di Belle arti, negli stessi anni in cui frequentava il corso di laurea in Lettere Moderne presso l’Università di Bologna, passione poi abbandonata nel 1962, anno in cui decise di dedicarsi definitivamente alla critica e all’insegnamento. Nel 2018, presso la Permanente di Milano, si è tenuta la mostra Renato Barilli. Visti da vicino, che ha raccolto 70 tempere su carta, tra ritratti di protagonisti del mondo dell’arte, autoritratti e gruppi di famiglia
Nel 2015, Renato Barilli ha fondato il blog www.renatobarilli.it/blog, in cui, con cadenza settimanale, pubblica articoli, recensisce mostre e libri, affronta temi civili e questioni sociali, con tenacia, passione, con sguardo lucido e attento, continua nella sua azione di critico militante.
Renato Barilli è autore di numerosi libri tra cui: Scienza della cultura e fenomenologia degli stili (1982, nuova ed. 2007), L’arte contemporanea (1984, nuova ed. 2005), La neoavanguardia italiana (1995, nuova ed. 2007), L’alba del contemporaneo (1995), Dal Boccaccio al Verga. La narrativa italiana in età moderna (2003), Maniera moderna e Manierismo (2004), Prima e dopo il 2000. La ricerca artistica 1970-2005 (2006), La narrativa europea in età moderna. Da Defoe a Tolstoj (2010), Autoritratto a stampa (2010), La narrativa europea in età contemporanea. Cechov, Joyce, Proust, Woolf, Musil (2014). Presso Bollati Boringhieri ha pubblicato Storia dell’arte contemporanea in Italia. Da Canova alle ultime tendenze (2007) e Arte e cultura materiale in Occidente (2011).
È stato organizzatore di molte mostre sull’arte italiana dell’Ottocento e del Novecento, tra le quali si ricordano: Officina Italia (Bologna, Imola, Cesena, Rimini, 1997); Officina Europa (Bologna, Imola, Cesena, Rimini, 1999); Officina America (Bologna, Imola, Cesena, Rimini, 2002); Il nouveau réalisme dal 1970 ad oggi. Omaggio a Pierre Restany (Milano, 2004-2005; 2009) La giovine Italia. Omaggio degli artisti italiani a Giuseppe Mazzini nel bicentenario della nascita (Gambettola – FC, 2006; Bologna, 2007); Nuove-nuove icone per il nostro tempo (Milano, 2008); Siamo sempre Nuovi-nuovi (Firenze, 2009); Enzo Esposito – Anni Ottanta (Pietrasanta, 2009).
Nel 1972, è stato curatore, accanto a Francesco Arcangeli, della sezione “Opera o comportamento” della Biennale di Venezia. Nel 1990, è stato curatore della sezione “All’aperto” della Biennale di Venezia.
Nel 1998 ha vinto il premio “Feronia-Città di Fiano” per la critica militante.
Suoi articoli sono stati pubblicati su diverse testate giornalistiche, tra le quali, Corriere della sera, Il Resto del Carlino, La Stampa, il Giorno, L’Avanti!, L’Unità. Per molti anni è stato rubrichista per l’arte sull'”Espresso”.

Il 21 marzo, presso “ La Nuova Pesa. Centro per l’Arte Contemporanea” di Roma, inaugurerà la mostra Visti da vicino. L’esposizione comprenderà un’ampia selezione di opere della serie dei ritratti, prevalentemente personaggi del mondo dell’arte, esposte, lo scorso novembre, presso il Museo della Permanente di Milano.

 

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