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I Martedì Critici – Lamberto Pignotti

Lamberto Pignotti
Martedì 23 aprile 2019 h 19.00
Visionarea Art Space
a cura di Alberto Dambruoso e Guglielmo Gigliotti

Martedì 23 aprile avrà luogo il decimo appuntamento stagionale de «I Martedì Critici», gli incontri con i protagonisti della scena contemporanea organizzati dall’«Associazione Culturale I Martedì Critici», giunti al decimo anno di attività.

Tale format si colloca nel più ampio progetto Visionarea Art Space, incubatore di idee che propone e promuove progetti di artisti contemporanei nazionali e internazionali, e che si avvale fin dalla prima edizione del fondamentale sostegno del Prof. Avv. Emmanuele F. M. Emanuele e della Fondazione Cultura e Arte, ente strumentale della Fondazione Terzo Pilastro – Internazionale di cui il Prof. Emanuele è il Presidente.

La programmazione prevede la partecipazione di numerose figure di primo piano del mondo dell’arte contemporanea, attive in Italia e all’estero, in una serie di appuntamenti che si svolgeranno presso diverse sedi, a cominciare dal Visionarea Art Space di Roma.

Il tema comune del primo ciclo di incontri stagionali sarà “il Mediterraneo”, simbolo di culture antiche e moderne, luogo di incontri e scambi, spazio di conquiste, scoperte e conoscenza. Un Mare attorno al quale sono nate e cresciute alcune tra le più importanti civiltà dell’occidente e dell’oriente di questa parte di mondo, e si sono sviluppate le caratteristiche, uniche e peculiari, delle popolazioni che l’hanno vissuto e navigato. Maestri di chiara fama ed emergenti dal riconosciuto valore professionale saranno invitati presso il Visionarea Art Space per discutere della propria arte, di significati e poetiche, ma anche di una cultura comune, quella di area mediterranea appunto, che ha influenzato e caratterizzato nei secoli la produzione artistica e culturale delle nostre terre.

Nato a Firenze nel 1926, da padre pittore, Lamberto Pignotti si avvicina giovanissimo al mondo dell’arte, iniziando a disegnare sulla scia del padre pittore i primi paesaggi. Nel 1944, assimilata la lezione delle avanguardie, Pignotti avvia le sue prime sperimentazioni di arte verbovisiva.

A metà degli anni Cinquanta, inizia l’attività saggistica, rivolta principalmente alla critica militante, collaborando con quotidiani e periodici di interesse nazionale.

Con netto anticipo rispetto alla nascita della “poesia visiva”, di cui si incomincerà a parlare solo nei primi anni ’60, Lamberto Pignotti inizia a guardare alla scrittura, e quindi alla parola, come un’immagine, e al bianco della carta, più che come pagina, come una superficie su cui realizzare i suoi collage. Nel 1954, nasce così la sua prima raccolta di poesie in ciclostile, Odissea¸ stampata in cento copie, cui seguono Significare del 1957, Elegia del 1958 e Come stanno le cose del 1959.

Lamberto Pignotti è stato tra i fondatori del “Gruppo 70” e tra i protagonisti nella formazione del “Gruppo 63”. Ha teorizzato le prime forme di “poesia tecnologica”, attenta ai linguaggi di massa, e di “poesia visiva”, di cui ha curato la prima antologia nel 1965.

Dal 1971 al 1996 è stato docente presso la Facoltà di Architettura di Firenze, prima, e presso il DAMS di Bologna, poi, con corsi dedicati ai rapporti fra avanguardie, mass-media e new-media.

Francobolli, fumetti, copertine di riviste, immagini di rotocalchi, Pignotti utilizza per le proprie opere i segni principali della civiltà dei consumi, reinterpretati, ribaltati, rivisitati attraverso l’elaborazione di collage e riflessioni metalinguistiche, per restituire alla comunicazione quella dimensione estetica negatale dai mass media e dalla fugacità dei tempi moderni. L’artista ha realizzato libri oggetto con vari materiali, performance usando frammenti di testi variamente combinati, anche con l’intervento del pubblico. Le sue opere nascono dal confronto tra segni e codici di diversa provenienza, Pignotti attinge dai linguaggi specialistici, logico-matematici-scientifici, burocratici, commerciali, economici, così come dai linguaggi tecnologici, pubblicitari, giornalistici, narrativi; si serve di segni pertinenti ai codici della vista, dell’udito, del gusto, e di forme di comunicazione come gli spettacoli dal vivo, performance, happening, film e registrazioni su nastro.

Note al pubblico e alla critica le “Poesie e no”, le “cine-poesie”, le cassette logo-musicali, i libri oggetto di plastica, le poesie da toccare, da bere, da mangiare, i “chewing poems” e, naturalmente, le “poesie visive” sotto forma di collage o di intervento su foto di cronaca, di moda, di pubblicità.

Le opere di Lamberto Pignotti, pur utilizzando segni e codici della comunicazione di massa, non si adeguano alle mode del consumismo, ma anzi lavorano per liberare il gusto dai condizionamenti del sistema e per reintrodurre il concetto di cultura democratica. Attraverso la poesia visiva, l’artista intende frenare il rapido consumo delle informazioni, introdotto dal giornalismo, dalla pubblicità, dai fumetti, e sollecitare una reazione in quel fruitore abituato a ricevere passivamente l’informazione. Da qui la grande portata insieme estetica e ideologica dell’arte tecnologica e della poesia visiva.

Lamberto Pignotti ha promosso, curato o organizzato, da solo o con altri, mostre di poesia visiva, rassegne d’arte inter-mediale, dibattiti, festival e convegni sulla cultura in atto. Ha partecipato intensamente a convegni, dibattiti, lezioni, conferenze, performance e festival in Italia e all’estero.

Tra le raccolte di poesia ricordiamo: Odissea (1954, 1994); Significare (1957); Elegia (1958); Come stanno le cose (1959); L’uomo di qualità (1961); Storia antica (1964); Nozione di uomo (1964); Una forma di lotta (1967); Parola per parola, diversamente (1975); Vedute (1981); Gran varietà (1982); Questa storia o un’altra (1984); In principio (1986); Zone marginali (1991); Rondò d’eccezione (1993); Poesia e no (1998); Altrove (1999); I seni di Frine (2000); In altro modo (2001); You are here (2002); Queste parole (2006); Degli amorosi incendi (2006); Eventi diversi (2006), Atlante allegorico (2013), Lev miu Vita nova (2016).

Come poeta visivo e lineare è incluso in molte antologie italiane e straniere ed è trattato in vari libri di saggistica e consultazione. Ha collaborato assiduamente a “Paese Sera”, “La Nazione”, “L’Unità”, “Rinascita”, a programmi culturali della RAI, oltre che a svariate riviste italiane e straniere. Sue opere figurano in prestigiose sedi pubbliche e selezionate collezioni private.

Ha vinto numerosi premi, tra i più recenti si ricordano: Premio Suzzara (nuove sinestesie), 2008; Premio Figline (poesia visiva e intermediale), 2009; Premio SIAE (operosità per scrittori), 2012; Premio Vittorio Bodini (poesia), 2013; Premio Feronia (Gruppo 63), 2013; Premio Capalbio (poesia), 2015; Premio Extra, Centre Pompidou (2018)

Tra le recenti antologiche personali si ricordano: Parole, immagini, e…, Galleria Armanda Gori Arte, Prato 2008; Poesia visiva (e non solo visiva), Studio Frullini Arte Contemporanea, Pistoia, 2008; Ugo e Lamberto Pignotti, Museo Casa Siviero, Firenze, 2009; La poesia ve lo dice prima, la poesia ve lo dice meglio, Opere dal 1945 al 2010, Fondazione Berardelli, Brescia, 2010; Poesia visiva tra figura e scrittura, CSAC, Parma, 2012; Pignotti e Pignotti, Galleria Arte e Pensieri, Roma, 2016; In tutti i sensi Studio Eos, Roma, 2016; Cinquant’anni di inquietudine. La poesia visiva di Lamberto Pignotti, Galleria Clivio, Milano, 2016; Il mondo? Dove? Galleria Clivio, Milano 2018.

Tra le recenti mostre collettive si ricordano: Idee, processi e progetti della ricerca artistica italiana degli anni ’60 e ‘70, Studio Di Sarro, Roma, 2011; Pubblicazione XX secolo/1, Fondazione Antemia, Roma, 2011; Quadratonomade, Palazzo delle Esposizioni, Roma; Cent’anni di scrittura visuale in Italia 1912-2012, Museo della Carale, Ivrea; Palabras, imàgenes y otros texto, Museo d’Arte moderna, Buenos Aires; Visual Poetry, Galleria del carbone, Ferrara; Spazio Parola, Palazzo Chianini-Vincenzi, Arezzo; La parola e il tempo, Accademia di Brera, Ex chiesa di S. Carpoforo, Milano; La poesia visiva in mostra a Vicenza, Cassa di Risparmio del Veneto, Vicenza; Lettres Capitales, Maison de l’Artisanat, Marsiglia; Crescita e crisi della poesia visiva in Italia, Museo della Carale, Ivrea; 1963 e dintorni, Cantiere del ‘900, Opere delle collezioni Intesa Sanpaolo, Milano; Visual Poetry, L’avanguardia delle neoavanguardie, Palazzo Prigioni, Venezia, 2014, Vitamine, Archivio Carlo Palli, Prato, 2015; Percorsi d’arte contemporanea, Museo delle genti d’Abruzzo, Pescara, 2015; La seconda vita – Riciclo riuso e ambiente nell’arte contemporanea, Museo di arte moderna di Trento e Rovereto; Omaggio a Totò. Il riso nutre il corpo e lo spirito, Napoli, 2016; Dentro un cielo compare un’isola. Le arti povere in Italia fra disegno e fotografia (1963-1980), Palazzo Bisaccioni, Jesi (AN), 2018.

Sono in corso, presso la Galleria Contact di Roma fino al 31 maggio 2019 la mostra Controverso. Arte per fraintenditori a cura di Gaia Bobò e presso la sede romana della Fondazione Filiberto e Bianca Menna, la mostra Lamberto Pignotti. Infinito in scatola, a cura di Antonello Tolve, organizzata in collaborazione con il Lavatoio Contumaciale, con l’Associazione FigurAzioni e con la Galleria Contact artecontemporanea. L’esposizione sarà visitabile fino al 21 settembre 2019.

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I Martedì Critici – Marina Paris

Alessandra e Valentina Bonomo
2 Aprile 2019 ore 19.00
Visionarea Art Space
a cura di Alberto Dambruoso e Giuseppe Garrera

Martedì 2 aprile avrà luogo il nono appuntamento stagionale de «I Martedì Critici», gli incontri con i protagonisti della scena contemporanea organizzati dall’«Associazione Culturale I Martedì Critici», giunti al decimo anno di attività.

Tale format si colloca nel più ampio progetto Visionarea Art Space, incubatore di idee che propone e promuove progetti di artisti contemporanei nazionali e internazionali, e che si avvale fin dalla prima edizione del fondamentale sostegno del Prof. Avv. Emmanuele F. M. Emanuele e della Fondazione Cultura e Arte, ente strumentale della Fondazione Terzo Pilastro – Internazionale di cui il Prof. Emanuele è il Presidente.

La programmazione prevede la partecipazione di numerose figure di primo piano del mondo dell’arte contemporanea, attive in Italia e all’estero, in una serie di appuntamenti che si svolgeranno presso diverse sedi, a cominciare dal Visionarea Art Space di Roma.

Il tema comune del primo ciclo di incontri stagionali sarà “il Mediterraneo”, simbolo di culture antiche e moderne, luogo di incontri e scambi, spazio di conquiste, scoperte e conoscenza. Un Mare attorno al quale sono nate e cresciute alcune tra le più importanti civiltà dell’occidente e dell’oriente di questa parte di mondo, e si sono sviluppate le caratteristiche, uniche e peculiari, delle popolazioni che l’hanno vissuto e navigato. Maestri di chiara fama ed emergenti dal riconosciuto valore professionale saranno invitati presso il Visionarea Art Space per discutere della propria arte, di significati e poetiche, ma anche di una cultura comune, quella di area mediterranea appunto, che ha influenzato e caratterizzato nei secoli la produzione artistica e culturale delle nostre terre.

Nata a Sassoferrato, Marina Paris vive e lavora a Roma. Attraverso l’uso di tecniche differenti, dalla fotografia al disegno, dalla video-animazione alle installazioni site-specific, Marina Paris indaga e ricostruisce spazi architettonici, luoghi pubblici e privati, ambienti intimi che conservano memorie e ricordi di ciò che è stato. Scenari urbani e domestici, ritratti nelle sue fotografie, rappresentano spesso il punto di partenza per connettersi con l’essere umano ed offrirgli una visione nuova, inusuale, inaspettata, talvolta disorientante, degli spazi che lo circondano. Per raggiungere quest’obiettivo, Marina Paris non si limita a modificare un ambiente, ma ne altera le caratteristiche spazio-temporali, trasforma le percezioni sensoriali e audio-visive, capovolge i piani prospettici, ribalta il normale rapporto tra luogo esterno e spazio interno, tra luogo pubblico e spazio privato. Attirare l’attenzione, giocare con la curiosità di un visitatore, provocare reazioni inevitabili e spontanee, rende fattibile la creazione di luoghi altri, in cui si possano stabilire delle relazioni e innescare processi di condivisione che arricchiscano le esperienze umane.

In bilico tra la dimensione reale e quella immaginaria, tra il vero e il verosimile, Marina Paris vuole attivare il meccanismo della memoria, innescare nell’osservatore l’atto del ricordare, perché solo attraverso la piena cognizione del proprio passato, come individuo e come parte di una comunità, l’essere umano si renderà capace di leggere il presente e di guardare il mondo da più punti di vista. Fotografie, installazioni, ambientazioni riportano alla memoria i tempi lontani dell’infanzia, luoghi, stati d’animo, esperienze, angosce, paure. Architetture antiche e contemporanee diventano lo strumento per ricostruire la storia di una città, per raccontare la condizione della società, per indagare l’identità dell’uomo contemporaneo, per descrivere la dimensione intima di alcuni luoghi e l’incomunicabilità di tanti altri.

Fotografie svuotate della presenza umana che fanno però dell’uomo l’assoluto protagonista, invitandolo ad un confronto con ciò che lo circonda, ad una riflessione su ciò che è stato e su ciò che sarà.

Tra le principali partecipazioni alle mostre, si ricordano: Marina Paris, Urban Fragments, Spazio Nuovo, Roma (2019); Challenging beauty – Insights of Italian Contemporary Art, Parkview Museum of Singapore (2018); Mont’oro, Galleria Montoro 12, Roma (2014); 62+3, Galleria nazionale d’arte moderna, Roma (2013); Ritratto di una città#2. Arte a Roma 1960-2001, MACRO – Museo d’Arte Contemporanea, Roma (2013); In water, I understand, Collateral event, 55th International Art Exhibition la Biennale di Venezia Procuratie Vecchie, Venezia (2013); Unreal spaces, Jiry Svestka, Gallery Prague (2012); Other Spaces / Other Chances, Musée d’Art Moderne de Saint-Étienne Métropole, Saint-Étienne, France (2010); Public spaces, Galleria Pack, Milano (2009); Micro-narratives, Museum of History, Belgrade (2009); In space, Galerie Olivier Houg, Lyon (2008); XV Quadriennale di Roma, Roma (2008); Corpo Sociale, Galleria Pack, Milano (2007); Something happened, Slovak National, Gallery of Bratislava (2006); Cabinet de Dessins, Musée d’Art Moderne de Saint-Etienne, France (2003); 50th Biennale di Venezia Stazione Utopia, www.radiartemobile.it, Associazione Zerinthia, Venice (2003); Parco, Fondazione Volume!, Rome (2003).

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I Martedì Critici – Renato Barilli

Renato Barilli
26 marzo 2019 ore 19.00
Visionarea Art Space
a cura di Alberto Dambruoso e Guglielmo Gigliotti

Martedì 26 marzo ha avuto luogo l’ottavo appuntamento stagionale de «I Martedì Critici», gli incontri con i protagonisti della scena contemporanea organizzati dall’«Associazione Culturale I Martedì Critici», giunti al decimo anno di attività.
Tale format si colloca nel più ampio progetto Visionarea Art Space, incubatore di idee che propone e promuove progetti di artisti contemporanei nazionali e internazionali, e che si avvale fin dalla prima edizione del fondamentale sostegno del Prof. Avv. Emmanuele F. M. Emanuele e della Fondazione Cultura e Arte, ente strumentale della Fondazione Terzo Pilastro – Internazionale di cui il Prof. Emanuele è il Presidente.
La programmazione prevede la partecipazione di numerose figure di primo piano del mondo dell’arte contemporanea, attive in Italia e all’estero, in una serie di appuntamenti che si svolgeranno presso diverse sedi, a cominciare dal Visionarea Art Space di Roma.
Il tema comune del primo ciclo di incontri stagionali sarà “il Mediterraneo”, simbolo di culture antiche e moderne, luogo di incontri e scambi, spazio di conquiste, scoperte e conoscenza. Un Mare attorno al quale sono nate e cresciute alcune tra le più importanti civiltà dell’occidente e dell’oriente di questa parte di mondo, e si sono sviluppate le caratteristiche, uniche e peculiari, delle popolazioni che l’hanno vissuto e navigato. Maestri di chiara fama ed emergenti dal riconosciuto valore professionale saranno invitati presso il Visionarea Art Space per discutere della propria arte, di significati e poetiche, ma anche di una cultura comune, quella di area mediterranea appunto, che ha influenzato e caratterizzato nei secoli la produzione artistica e culturale delle nostre terre.

Ospite dell’ottavo appuntamento stagionale de «I Martedì Critici» sarà Renato Barilli (Bologna, 1935).
Renato Barilli, critico, storico della letteratura e dell’arte, nel 1970 inizia la sua carriera accademica presso l’Università di Bologna, insegnando prima Estetica e poi, dal 1972, Storia dell’Arte Contemporanea.
Dal 1980, è stato professore ordinario di Fenomenologia degli Stili presso il DAMS – Discipline delle Arti, della Musica e dello Spettacolo, dove ha diretto il Dipartimento di Arti Visive. Dal 2011, è Professore emerito presso l’Università di Bologna. Negli anni, si è occupato parimenti di critica d’arte e di critica letteraria, ed è stato organizzatore di molte mostre sull’arte italiana dell’Ottocento e del Novecento.
Ha preso parte alla neoavanguardia degli anni Sessanta, contribuendo a fondare il “Gruppo 63” e diventando, ben presto, per il movimento, una delle principali voci critiche.
A partire dal 1974, ha scoperto e promosso il gruppo di artisti italiani da lui definito “Nuovi-nuovi”, di cui hanno fatto parte, tra gli altri, Luigi Ontani, Salvo, Felice Levini, Giuseppe Salvatori, Marcello Jori.
È stato tra i più importanti studiosi del postmodernismo, pur non condividendone con i manuali la periodizzazione. Barilli è stato infatti tra i principali teorizzatori della sostituzione del termine “contemporaneo”, utilizzato nei principali manuali italiani per indicare l’età che inizia nel 1789, data che segna la fine dell’epoca moderna, con la dicitura di “postmoderno”, termine che avrebbe in sé, e renderebbe pertanto evidente, il rapporto di successione, e anche di opposizione, tra l’una epoca e l’altra. Un’anticipazione del postmoderno di circa due secoli, quindi, fondata sulla convinzione che esista una netta correlazione tra i fatti artistico-letterari e quelli scientifico-tecnologici, e che la vera contemporaneità sia legata alle scoperte in tema di elettro-magnetismo e alla rivoluzione che il concetto stesso di elettricità ha portato nell’arte e nella letteratura. Ne deriva, da questa proposta di periodizzazione, un unico e grande postmodernismo che arriva fino ai nostri giorni, fatto di fasi, correnti e tendenze, sempre rispondenti ai progressi nel campo delle scienze e della tecnologia.
Come studioso dell’arte moderna e contemporanea, Barilli ha approfondito il tema della fruizione delle opere d’arte, sul solco delle proposte avanzate da M. McLuhan, sociologo, filosofo e critico letterario canadese, che analizzò, con un approccio di tipo evolutivo, lo sviluppo delle tecnologie e dei media, la loro influenza sui sistemi di comunicazione e il loro relazionarsi con l’ambiente e con l’utente.
È stato tra i primi in Italia a teorizzare un legame tra arte e tecnologia, a comprendere le potenzialità dell’utilizzo del computer e dell’introduzione dei nuovi media in campo artistico. È stato in prima linea, insieme a Maurizio Calvesi e Tommaso Trini, quando la video arte è apparsa ufficialmente in Italia, nel 1970, nell’ambito della mostra Gennaio ’70. 3° biennale internazionale della giovane pittura. Comportamenti Progetti Mediazioni, al Museo Civico di Bologna. Nel saggio introduttivo alla mostra aveva definito la video arte come la sperimentazione di un mezzo «inedito particolarmente intonato ai caratteri di una ‘civiltà elettronica’ avanzata», avviandosi, già in quegli anni, a diventare uno dei massimi esperti del settore.
Con la capacità di guardare sempre al futuro, al progresso, nel 1977, Barilli ha organizzato la prima Settimana Internazionale della Performance, in un momento storico in cui l’Italia tornava a guardare alla pittura e il gusto oscillava facilmente tra innovazione e ricerca della tradizione.
Nel 2010, Barilli ha affidato le sue memorie a Autoritratto a stampa (Bologna, Lupetti Editore), volume in cui offre al lettore un racconto autobiografico, dettagliato e appassionato, di alcuni dei momenti più significativi dell’arte contemporanea e della critica letteraria dagli anni Cinquanta ad oggi, e alcune tra le più affascinanti vicende, talvolta ancora inedite, verificatesi in Italia e all’estero.
Dal 2012, riprende in mano i pennelli e ricomincia a dipingere. Passione antica, quella della pittura, che aveva portato Renato Barilli a diplomarsi all’Accademia di Belle arti, negli stessi anni in cui frequentava il corso di laurea in Lettere Moderne presso l’Università di Bologna, passione poi abbandonata nel 1962, anno in cui decise di dedicarsi definitivamente alla critica e all’insegnamento. Nel 2018, presso la Permanente di Milano, si è tenuta la mostra Renato Barilli. Visti da vicino, che ha raccolto 70 tempere su carta, tra ritratti di protagonisti del mondo dell’arte, autoritratti e gruppi di famiglia
Nel 2015, Renato Barilli ha fondato il blog www.renatobarilli.it/blog, in cui, con cadenza settimanale, pubblica articoli, recensisce mostre e libri, affronta temi civili e questioni sociali, con tenacia, passione, con sguardo lucido e attento, continua nella sua azione di critico militante.
Renato Barilli è autore di numerosi libri tra cui: Scienza della cultura e fenomenologia degli stili (1982, nuova ed. 2007), L’arte contemporanea (1984, nuova ed. 2005), La neoavanguardia italiana (1995, nuova ed. 2007), L’alba del contemporaneo (1995), Dal Boccaccio al Verga. La narrativa italiana in età moderna (2003), Maniera moderna e Manierismo (2004), Prima e dopo il 2000. La ricerca artistica 1970-2005 (2006), La narrativa europea in età moderna. Da Defoe a Tolstoj (2010), Autoritratto a stampa (2010), La narrativa europea in età contemporanea. Cechov, Joyce, Proust, Woolf, Musil (2014). Presso Bollati Boringhieri ha pubblicato Storia dell’arte contemporanea in Italia. Da Canova alle ultime tendenze (2007) e Arte e cultura materiale in Occidente (2011).
È stato organizzatore di molte mostre sull’arte italiana dell’Ottocento e del Novecento, tra le quali si ricordano: Officina Italia (Bologna, Imola, Cesena, Rimini, 1997); Officina Europa (Bologna, Imola, Cesena, Rimini, 1999); Officina America (Bologna, Imola, Cesena, Rimini, 2002); Il nouveau réalisme dal 1970 ad oggi. Omaggio a Pierre Restany (Milano, 2004-2005; 2009) La giovine Italia. Omaggio degli artisti italiani a Giuseppe Mazzini nel bicentenario della nascita (Gambettola – FC, 2006; Bologna, 2007); Nuove-nuove icone per il nostro tempo (Milano, 2008); Siamo sempre Nuovi-nuovi (Firenze, 2009); Enzo Esposito – Anni Ottanta (Pietrasanta, 2009).
Nel 1972, è stato curatore, accanto a Francesco Arcangeli, della sezione “Opera o comportamento” della Biennale di Venezia. Nel 1990, è stato curatore della sezione “All’aperto” della Biennale di Venezia.
Nel 1998 ha vinto il premio “Feronia-Città di Fiano” per la critica militante.
Suoi articoli sono stati pubblicati su diverse testate giornalistiche, tra le quali, Corriere della sera, Il Resto del Carlino, La Stampa, il Giorno, L’Avanti!, L’Unità. Per molti anni è stato rubrichista per l’arte sull'”Espresso”.

Il 21 marzo, presso “ La Nuova Pesa. Centro per l’Arte Contemporanea” di Roma, inaugurerà la mostra Visti da vicino. L’esposizione comprenderà un’ampia selezione di opere della serie dei ritratti, prevalentemente personaggi del mondo dell’arte, esposte, lo scorso novembre, presso il Museo della Permanente di Milano.

 

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I Martedì Critici – Luce Monachesi

Alessandra e Valentina Bonomo
26 febbraio 2019 ore 19.00
Visionarea Art Space
a cura di Alberto Dambruoso e Lorenzo Canova

Martedì 26 febbraio ha avuto luogo il settimo appuntamento stagionale de «I Martedì Critici», gli incontri con i protagonisti della scena contemporanea organizzati dall’«Associazione Culturale I Martedì Critici», giunti al nono anno di attività.
Tale format si colloca nel più ampio progetto Visionarea Art Space, incubatore di idee che propone e promuove progetti di artisti contemporanei nazionali e internazionali, e che si avvale fin dalla prima edizione del fondamentale sostegno del Prof. Avv. Emmanuele F. M. Emanuele e della Fondazione Cultura e Arte, ente strumentale della Fondazione Terzo Pilastro – Internazionale di cui il Prof. Emanuele è il Presidente.
La programmazione prevede la partecipazione di numerose figure di primo piano del mondo dell’arte contemporanea, attive in Italia e all’estero, in una serie di appuntamenti che si svolgeranno presso diverse sedi, a cominciare dal Visionarea Art Space di Roma.
Il tema comune del primo ciclo di incontri stagionali sarà “il Mediterraneo”, simbolo di culture antiche e moderne, luogo di incontri e scambi, spazio di conquiste, scoperte e conoscenza. Un Mare attorno al quale sono nate e cresciute alcune tra le più importanti civiltà dell’occidente e dell’oriente di questa parte di mondo, e si sono sviluppate le caratteristiche, uniche e peculiari, delle popolazioni che l’hanno vissuto e navigato. Maestri di chiara fama ed emergenti dal riconosciuto valore professionale saranno invitati presso il Visionarea Art Space per discutere della propria arte, di significati e poetiche, ma anche di una cultura comune, quella di area mediterranea appunto, che ha influenzato e caratterizzato nei secoli la produzione artistica e culturale delle nostre terre.

Ospite del settimo appuntamento stagionale de «I Martedì Critici» sarà Luce Monachesi.

Figlia di Sante Monachesi, pittore, scultore, pensatore e teorizzatore, artista di riconosciuta fama, e di Parisella, valente incisore, Luce Monachesi è cresciuta, sin dalla tenera età, a contatto con il mondo dell’arte e con i tanti artisti che quotidianamente frequentavano la sua casa di San Lorenzo in Lucina. Dopo qualche anno di tranquilla infanzia marchigiana, in compagnia della nonna e della zia paterna, Luce e la sorella Donatella Monachesi vengono catapultate nella frenetica vita familiare romana, fatta di lezioni di storia dell’arte a colazione, pranzi con gli studenti delle Accademie di Belle Arti di tutto il mondo, tavole imbandite per cena, che intrattenevano il padre e gli amici artisti, tra cui Mafai, Trombadori, Donghi, Turcato, Bartolini, Rotella, sempre impegnati in appassionate conversazioni.

Tra Michelangelo e Boccioni, le Madonne di Raffaello, il futurismo, la pittura, la scultura e i movimenti artistici fondati da suo padre nel corso degli anni, Luce Monachesi cresce ereditando la fantasia dalla sua famiglia e la capacità di guardare, comprendere e comunicare il senso della bellezza e della creatività.

Laureandosi in Scienze Politiche, appassionandosi alla letteratura e allo studio delle lingue, Luce Monachesi tenta inizialmente di sfuggire al proprio destino nel mondo dell’arte, ma ben presto, su richiesta del padre, è costretta a fondare, in quegli spazi che erano stati la sede della redazione della rivista “Portonovo”, la Galleria del Cortile. Su quella strada, imboccata dietro il suggerimento paterno, con il compromesso di guardare soltanto ai giovani artisti della sua stessa generazione, Luce Monachesi resterà per il resto della vita, comprendendo il grande privilegio di appartenere al mondo dell’arte. Ancora una volta quel padre gigante, dai grandi baffi, l’aveva guidata nella giusta direzione. Determinata a voler seguire il suo sogno delle lingue e della scrittura, Luce Monachesi continuerà comunque, parallelamente all’attività di gallerista, a lavorare come insegnante di inglese e come giornalista, riuscendo, con tenacia e grande forza di volontà, a portare avanti brillantemente ognuno di questi impegni.

Nel 1966, Luce Monachesi fonda, quindi, la Galleria del Cortile – Archivio Sante Monachesi associazione culturale, per occuparsi di arte contemporanea, per dedicarsi alla valorizzazione di artisti di riconosciuta fama e per sostenere il lavoro di giovani artisti emergenti. Da quel momento in poi, la Galleria rappresenterà per Roma uno spazio di ricerca, un luogo di confronto tra l’arte italiana e quella del resto del mondo.

Espongono in Galleria i maggiori rappresentanti dell’arte concettuale e dell’arte povera: da Alighiero Boetti ad Emilio Prini, Luciano Fabro, Jannis Kounellis, Pistoletto, Vettor Pisani. Tra le mostre più significative si ricordano quelle dedicate a Max Bill, Ryman, Kosuth, Mochetti; tante le mostre collettive con opere di Daniel Buren, Robert Barry, Gilbert & George, Bruce Naumann, Lawrence Weiner, William Wegman, John Baldessari. Tra gli anni ’80 e ’90, la galleria ospita mostre di Luca Patella, Cloti Ricciardi, Felice Levini, Enzo Cucchi, Marlene Dumas, Joseph Beuys.
Nel 1996, in occasione dei trent’anni della Galleria del Cortile, Luce Monachesi presenta la mostra: “Mamma & Papà. Opere di Monachesi e Parisella”, per rendere omaggio ai suoi genitori artisti, con un’esposizione delle sculture in perspex del padre e delle acqueforti della madre.

Nel 2010, la Galleria del Cortile organizza, presso il Museo della Fondazione Roma, la mostra Sante Monachesi (1910-1991), che ripercorre, attraverso una selezione di circa cento opere tra dipinti e sculture, il variegato percorso creativo di Sante Monachesi, mettendo in evidenza i momenti più originali della sua arte e soprattutto la sua attenzione ai materiali frutto delle nuove tecnologie industriali.

Nel 2015, durante l’Anno Internazionale della Luce, iniziativa promossa dalle Nazioni Unite, Luce Monachesi organizza nella Galleria del Cortile la mostra “Illuminare il Pensiero”, invitando ad esporre Giovanni Albanese, Matteo Basilé, Camilla de Martino, Baldo Diodato, Lorenzo Fanfani, Joseph Kosuth, Felice Levini e H.H. Lim.

La galleria si occupa anche di mostre fotografiche, e ospita negli anni, tra gli altri, le opere di Elisabetta Catalano, Gianfranco Gorgoni, Alberto Orsini, Teresa Emanuele, Laurent Elie Badessi.
Nel 2017, Luce Monachesi presenta “Uomini ‘73”, remake della prima mostra dedicata a Elisabetta Catalano nel 1973, raccogliendo le stesse foto, esposte sempre nella Galleria del Cortile. A più di quarant’anni di distanza, in quello stesso spazio, su quelle stesse pareti, ritornano quegli stessi ritratti, quei personaggi rimasti vivi nel nostro presente, tra i quali Gino De Dominicis, Mario Schifano, Tano Festa, Franco Angeli, Fabio Mauri, Vettor Pisani, Maurizio Mochetti, Jannis Kounellis.

Negli anni, Luce Monachesi cura numerose mostre all’estero, in collaborazione con il Ministero degli Affari Esteri, le Ambasciate e gli Istituti di Cultura Italiana (Città del Messico, Rio de Janeiro, Pechino, Corea del sud, Caracas, New York, Stoccolma, Francoforte e Kassel), in musei e luoghi istituzionali. Nel 1986, Luce Monachesi organizza la prima mostra italiana in Cina, a Pechino, in un percorso espositivo che racconta l’arte italiana da De Chirico a Maurizio Mochetti; nel 2012, cura la sua ultima mostra all’estero, in collaborazione con l’Ambasciata d’Italia a Canberra e l’Istituto Italiano di Cultura di Melbourne, l’esposizione porta in Australia alcune tra le più belle e interessanti opere scultoree in perspex di Sante Monachesi.

Da diversi anni, la figlia Mirtilla Rolandi Ricci, laureata in Storia dell’Arte Moderna e Contemporanea, supporta la madre Luce Monachesi nella curatela delle mostre, con uno sguardo sempre vigile alla scoperta degli artisti del “Terzo Millennio”.

Luce Monachesi è fondatrice e unica titolare dell’Archivio Sante Monachesi.

Nel 2017, è vincitrice del premio Arte Sostantivo Femminile, assegnato dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma a otto donne impegnate nel mondo dell’arte e della cultura.

Ha collaborato con diverse testate giornalistiche tra cui l’Europeo e la Repubblica. Attualmente collabora con la rivista Myrrha.

Presso la Galleria del Cortile è in corso la mostra “Temi Preferiti”, con opere inedite di Sante Monachesi. L’esposizione sarà visitabile fino al 3 marzo 2019.

ORGANIZZAZIONE
ASSOCIAZIONE CULTURALE I MARTEDI CRITICI
Tel. +39 339 7535051
info@imartedicritici.it
www.imartedicritici.com
Visionarea Art Space
Via della Conciliazione 4
Roma
http://www.visionareaartspace.org
Tel. 06 6889 22744
Sponsor:
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Marica Messa
con il supporto di:
Hidalgo Associazione culturale
con la collaborazione di:
Auditorium Conciliazione
Chorus Cafè
Supportato da:
FCA Fondazione Cultura e Arte
Partner:
ArtistProof Communication Lab
Assessorato cultura e turismo, dipartimento cultura, Roma Capitale

 

I Martedì Critici – Alessandra e Valentina Bonomo

Alessandra e Valentina Bonomo
12 febbraio 2019 ore 19.00
Visionarea Art Space
a cura di Alberto Dambruoso e Sara De Chiara

Martedì 12 febbraio 2019, h. 19.00
Visionarea Art Space Roma

Ospiti:
Alessandra e Valentina Bonomo

Martedì 12 febbraio avrà luogo il sesto appuntamento stagionale de «I Martedì Critici», gli incontri con i protagonisti della scena contemporanea organizzati dall’«Associazione Culturale I Martedì Critici», giunti al nono anno di attività.

Tale format si colloca nel più ampio progetto Visionarea Art Space, incubatore di idee che propone e promuove progetti di artisti contemporanei nazionali e internazionali, e che si avvale fin dalla prima edizione del fondamentale sostegno del Prof. Avv. Emmanuele F. M. Emanuele e della Fondazione Cultura e Arte, emanazione diretta della Fondazione Terzo Pilastro – Internazionale di cui il Prof. Emanuele è il Presidente.

La programmazione prevede la partecipazione di numerose figure di primo piano del mondo dell’arte contemporanea, attive in Italia e all’estero, in una serie di appuntamenti che si svolgeranno presso diverse sedi, a cominciare dal Visionarea Art Space di Roma.
Il tema comune del primo ciclo di incontri stagionali sarà “il Mediterraneo”, simbolo di culture antiche e moderne, luogo di incontri e scambi, spazio di conquiste, scoperte e conoscenza. Un Mare attorno al quale sono nate e cresciute alcune tra le più importanti civiltà dell’occidente e dell’oriente di questa parte di mondo, e si sono sviluppate le caratteristiche, uniche e peculiari, delle popolazioni che l’hanno vissuto e navigato. Maestri di chiara fama ed emergenti dal riconosciuto valore professionale saranno invitati presso il Visionarea Art Space per discutere della propria arte, di significati e poetiche, ma anche di una cultura comune, quella di area mediterranea appunto, che ha influenzato e caratterizzato nei secoli la produzione artistica e culturale delle nostre terre.

Ospiti del sesto appuntamento stagionale de «I Martedì Critici» saranno Alessandra e Valentina Bonomo.

Galleriste a Roma, con tenacia, personalità e competenza, Alessandra e Valentina Bonomo seguono le orme di famiglia, ricalcando il percorso del padre, appassionato collezionista, ma soprattutto della madre, figura centrale dell’arte contemporanea italiana. Marilena Bonomo, storica e coraggiosa gallerista, sin dagli anni Settanta, ha saputo portare a Bari movimenti e artisti internazionali, trasformando l’ambiente tradizionale e statico della città in una piazza importante dell’avanguardia artistica.

Cresciute, sin dai primi anni di vita, a stretto contatto con il mondo dell’arte e con gli artisti che abitualmente frequentavano la loro casa pugliese, Alessandra e Valentina hanno conosciuto e compreso il lavoro di gallerista attraverso l’ambiente familiare ancora prima che sul campo, osservando la cura, l’attenzione, la sensibilità con cui Marilena Bonomo si dedicava agli artisti, l’impegno nel ricercare prima di tutto il rapporto umano e solo dopo il successo di mercato. Apprezzata da tutto il panorama artistico per la determinazione con cui portò avanti la sua galleria in un luogo apparentemente marginale per il sistema dell’arte e per la sua capacità di coinvolgere il territorio, arricchendolo culturalmente e valorizzandolo attraverso il passaggio di artisti internazionali e attraverso le loro donazioni, Marilena Bonomo ha saputo trasmettere alle sue figlie la vocazione e la passione per questa attività e guidarle nella ricerca della propria identità di galleriste.

Alessandra Bonomo apre il suo primo spazio a Roma, a Trastevere, nel 1986, per dedicarsi alla valorizzazione di artisti di riconosciuta fama e alla promozione di artisti emergenti o poco noti al pubblico italiano. La Galleria inaugura con una mostra di Mario Schifano, seguita dalla prima mostra personale di Alessandro Twombly e da Alighiero Boetti. Da quel momento in poi all’interno dello spazio espongono artisti come Pat Steir, Sol LeWitt, David Tremlett, Nunzio, Luigi Ontani, Joseph Beuys, Fischli & Weiss, Peter Schuyff, Ugo Rondinone, Hiroshi Sugimoto, Shirin Neshat, Douglas Gordon, Richard Tuttle e molti altri.
Apre un nuovo spazio accanto alla galleria nel 1991 con la mostra “Roma d’Oriente”, in cui artisti, architetti e decoratori collaborano all’allestimento, ricreando in ogni stanza l’atmosfera di un paese orientale.

Dal 1978 al 1985, Valentina decide invece di investire nell’attività di famiglia e di lavorare nella galleria della madre Marilena Bonomo. Negli anni successivi, si muove tra New York e Amsterdam, collaborando con la galleria Michael Klein Inc.

Agli inizi degli anni Novanta, le due sorelle si ricongiungono a Roma, nello spazio aperto da Alessandra: alle gestione della fondatrice si aggiunge il lavoro di Valentina, che da quel momento in poi darà un contributo significativo all’organizzazione delle mostre della galleria: tra le prime, quella dedicata a Shirin Neshat. Nel 2002, lo spazio in Trastevere termina il suo ciclo e Alessandra e Valentina Bonomo decidono di aprire due gallerie distinte.

In quello stesso anno, Alessandra si sposta a via del Gesù, tra il Pantheon e piazza Venezia, e continua a lavorare con artisti internazionali di nuova generazione, come Lida Abdul, Barry McGee, Clare Rojas, Adam McEwen, Marc Quinn, Joan Jonas, Hamish Fulton, Elger Esser, avviando collaborazioni proficue con critici come Mariuccia Casadio, Achille Bonito Oliva e Vincent Katz.
La galleria, inoltre, si dedica con interesse alla fotografia ed è attenta ai nuovi tipi di espressione artistica e alle nuove tendenze internazionali. Alessandra Bonomo, con costanza e passione, studia e promuove il futuro della giovane arte italiana, da diversi anni si impegna a sostenere artisti emergenti, attraverso esposizioni personali e collettive, premiando le attività di ricerca e di sperimentazione.

Contemporaneamente, nel 2002, Valentina Bonomo inaugura la sua nuova sede di via del Portico d’Ottavia a Roma. Nella sua galleria si sono susseguite le mostre di artisti italiani e stranieri di fama internazionale, come Liliana Moro, Enzo Cucchi, Brian McKee, Mimmo Paladino, Sol LeWitt, Jannis Kounellis, Nunzio, Brian Eno. All’attività di gallerista, Valentina Bonomo ha associato da sempre l’attività di curatrice indipendente, dedicandosi all’organizzazione di mostre museali, tra le quali “Minimalia”, a cura di Achille Bonito Oliva, nelle edizioni del 1997, 1998 e 1999; “Transavanguardia Italiana”, nell’edizione del 2000 e 2002; “Sol Lewitt – Wall Drawings”, nel Palazzo delle Esposizioni a Roma.
La Galleria è inoltre impegnata nella realizzazione di progetti destinati alle istituzioni museali, come “Opera per l’Ara Pacis”, con Brian Eno e Mimmo Paladino, nel Museo dell’Ara Pacis di Roma, “Mimmo Paladino nella sala dei Cavalli”, a Palazzo Te a Mantova, “Light Music”, dedicata a Brian Eno, nel Castello di Trani.
Nel 2010, Valentina Bonomo fonda l’Associazione Artughet, formata dalle gallerie che risiedono nel Ghetto ebraico con l’intento di accrescere la sensibilità per la cultura del contemporaneo partendo dal contesto locale. Nel 2012 è stata invitata come commissario straordinario dall’Ambasciata Italiana del Bangladesh in occasione della 15° Biennale del Bangladesh a Dhaka.

La Galleria Alessandra Bonomo attualmente ospita la mostra di Elger Esser, che resterà visitabile fino al 20 Febbraio 2019. Subito dopo inaugurerà la mostra di Josè Angelino, un giovane artista siciliano che lavora con la galleria dal 2015.

La Galleria Valentina Bonomo inaugurerà la mostra personale “Sentiments océaniques” di Caroline Halley des Fontaines, a cura di Nicole Mathysen-Gerst, il 15 febbraio 2019.

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