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I Martedì Critici – Luce Monachesi

Alessandra e Valentina Bonomo
26 febbraio 2019 ore 19.00
Visionarea Art Space
a cura di Alberto Dambruoso e Lorenzo Canova

Martedì 26 febbraio ha avuto luogo il settimo appuntamento stagionale de «I Martedì Critici», gli incontri con i protagonisti della scena contemporanea organizzati dall’«Associazione Culturale I Martedì Critici», giunti al nono anno di attività.
Tale format si colloca nel più ampio progetto Visionarea Art Space, incubatore di idee che propone e promuove progetti di artisti contemporanei nazionali e internazionali, e che si avvale fin dalla prima edizione del fondamentale sostegno del Prof. Avv. Emmanuele F. M. Emanuele e della Fondazione Cultura e Arte, ente strumentale della Fondazione Terzo Pilastro – Internazionale di cui il Prof. Emanuele è il Presidente.
La programmazione prevede la partecipazione di numerose figure di primo piano del mondo dell’arte contemporanea, attive in Italia e all’estero, in una serie di appuntamenti che si svolgeranno presso diverse sedi, a cominciare dal Visionarea Art Space di Roma.
Il tema comune del primo ciclo di incontri stagionali sarà “il Mediterraneo”, simbolo di culture antiche e moderne, luogo di incontri e scambi, spazio di conquiste, scoperte e conoscenza. Un Mare attorno al quale sono nate e cresciute alcune tra le più importanti civiltà dell’occidente e dell’oriente di questa parte di mondo, e si sono sviluppate le caratteristiche, uniche e peculiari, delle popolazioni che l’hanno vissuto e navigato. Maestri di chiara fama ed emergenti dal riconosciuto valore professionale saranno invitati presso il Visionarea Art Space per discutere della propria arte, di significati e poetiche, ma anche di una cultura comune, quella di area mediterranea appunto, che ha influenzato e caratterizzato nei secoli la produzione artistica e culturale delle nostre terre.

Ospite del settimo appuntamento stagionale de «I Martedì Critici» sarà Luce Monachesi.

Figlia di Sante Monachesi, pittore, scultore, pensatore e teorizzatore, artista di riconosciuta fama, e di Parisella, valente incisore, Luce Monachesi è cresciuta, sin dalla tenera età, a contatto con il mondo dell’arte e con i tanti artisti che quotidianamente frequentavano la sua casa di San Lorenzo in Lucina. Dopo qualche anno di tranquilla infanzia marchigiana, in compagnia della nonna e della zia paterna, Luce e la sorella Donatella Monachesi vengono catapultate nella frenetica vita familiare romana, fatta di lezioni di storia dell’arte a colazione, pranzi con gli studenti delle Accademie di Belle Arti di tutto il mondo, tavole imbandite per cena, che intrattenevano il padre e gli amici artisti, tra cui Mafai, Trombadori, Donghi, Turcato, Bartolini, Rotella, sempre impegnati in appassionate conversazioni.

Tra Michelangelo e Boccioni, le Madonne di Raffaello, il futurismo, la pittura, la scultura e i movimenti artistici fondati da suo padre nel corso degli anni, Luce Monachesi cresce ereditando la fantasia dalla sua famiglia e la capacità di guardare, comprendere e comunicare il senso della bellezza e della creatività.

Laureandosi in Scienze Politiche, appassionandosi alla letteratura e allo studio delle lingue, Luce Monachesi tenta inizialmente di sfuggire al proprio destino nel mondo dell’arte, ma ben presto, su richiesta del padre, è costretta a fondare, in quegli spazi che erano stati la sede della redazione della rivista “Portonovo”, la Galleria del Cortile. Su quella strada, imboccata dietro il suggerimento paterno, con il compromesso di guardare soltanto ai giovani artisti della sua stessa generazione, Luce Monachesi resterà per il resto della vita, comprendendo il grande privilegio di appartenere al mondo dell’arte. Ancora una volta quel padre gigante, dai grandi baffi, l’aveva guidata nella giusta direzione. Determinata a voler seguire il suo sogno delle lingue e della scrittura, Luce Monachesi continuerà comunque, parallelamente all’attività di gallerista, a lavorare come insegnante di inglese e come giornalista, riuscendo, con tenacia e grande forza di volontà, a portare avanti brillantemente ognuno di questi impegni.

Nel 1966, Luce Monachesi fonda, quindi, la Galleria del Cortile – Archivio Sante Monachesi associazione culturale, per occuparsi di arte contemporanea, per dedicarsi alla valorizzazione di artisti di riconosciuta fama e per sostenere il lavoro di giovani artisti emergenti. Da quel momento in poi, la Galleria rappresenterà per Roma uno spazio di ricerca, un luogo di confronto tra l’arte italiana e quella del resto del mondo.

Espongono in Galleria i maggiori rappresentanti dell’arte concettuale e dell’arte povera: da Alighiero Boetti ad Emilio Prini, Luciano Fabro, Jannis Kounellis, Pistoletto, Vettor Pisani. Tra le mostre più significative si ricordano quelle dedicate a Max Bill, Ryman, Kosuth, Mochetti; tante le mostre collettive con opere di Daniel Buren, Robert Barry, Gilbert & George, Bruce Naumann, Lawrence Weiner, William Wegman, John Baldessari. Tra gli anni ’80 e ’90, la galleria ospita mostre di Luca Patella, Cloti Ricciardi, Felice Levini, Enzo Cucchi, Marlene Dumas, Joseph Beuys.
Nel 1996, in occasione dei trent’anni della Galleria del Cortile, Luce Monachesi presenta la mostra: “Mamma & Papà. Opere di Monachesi e Parisella”, per rendere omaggio ai suoi genitori artisti, con un’esposizione delle sculture in perspex del padre e delle acqueforti della madre.

Nel 2010, la Galleria del Cortile organizza, presso il Museo della Fondazione Roma, la mostra Sante Monachesi (1910-1991), che ripercorre, attraverso una selezione di circa cento opere tra dipinti e sculture, il variegato percorso creativo di Sante Monachesi, mettendo in evidenza i momenti più originali della sua arte e soprattutto la sua attenzione ai materiali frutto delle nuove tecnologie industriali.

Nel 2015, durante l’Anno Internazionale della Luce, iniziativa promossa dalle Nazioni Unite, Luce Monachesi organizza nella Galleria del Cortile la mostra “Illuminare il Pensiero”, invitando ad esporre Giovanni Albanese, Matteo Basilé, Camilla de Martino, Baldo Diodato, Lorenzo Fanfani, Joseph Kosuth, Felice Levini e H.H. Lim.

La galleria si occupa anche di mostre fotografiche, e ospita negli anni, tra gli altri, le opere di Elisabetta Catalano, Gianfranco Gorgoni, Alberto Orsini, Teresa Emanuele, Laurent Elie Badessi.
Nel 2017, Luce Monachesi presenta “Uomini ‘73”, remake della prima mostra dedicata a Elisabetta Catalano nel 1973, raccogliendo le stesse foto, esposte sempre nella Galleria del Cortile. A più di quarant’anni di distanza, in quello stesso spazio, su quelle stesse pareti, ritornano quegli stessi ritratti, quei personaggi rimasti vivi nel nostro presente, tra i quali Gino De Dominicis, Mario Schifano, Tano Festa, Franco Angeli, Fabio Mauri, Vettor Pisani, Maurizio Mochetti, Jannis Kounellis.

Negli anni, Luce Monachesi cura numerose mostre all’estero, in collaborazione con il Ministero degli Affari Esteri, le Ambasciate e gli Istituti di Cultura Italiana (Città del Messico, Rio de Janeiro, Pechino, Corea del sud, Caracas, New York, Stoccolma, Francoforte e Kassel), in musei e luoghi istituzionali. Nel 1986, Luce Monachesi organizza la prima mostra italiana in Cina, a Pechino, in un percorso espositivo che racconta l’arte italiana da De Chirico a Maurizio Mochetti; nel 2012, cura la sua ultima mostra all’estero, in collaborazione con l’Ambasciata d’Italia a Canberra e l’Istituto Italiano di Cultura di Melbourne, l’esposizione porta in Australia alcune tra le più belle e interessanti opere scultoree in perspex di Sante Monachesi.

Da diversi anni, la figlia Mirtilla Rolandi Ricci, laureata in Storia dell’Arte Moderna e Contemporanea, supporta la madre Luce Monachesi nella curatela delle mostre, con uno sguardo sempre vigile alla scoperta degli artisti del “Terzo Millennio”.

Luce Monachesi è fondatrice e unica titolare dell’Archivio Sante Monachesi.

Nel 2017, è vincitrice del premio Arte Sostantivo Femminile, assegnato dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma a otto donne impegnate nel mondo dell’arte e della cultura.

Ha collaborato con diverse testate giornalistiche tra cui l’Europeo e la Repubblica. Attualmente collabora con la rivista Myrrha.

Presso la Galleria del Cortile è in corso la mostra “Temi Preferiti”, con opere inedite di Sante Monachesi. L’esposizione sarà visitabile fino al 3 marzo 2019.

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I Martedì Critici – Alessandra e Valentina Bonomo

Alessandra e Valentina Bonomo
12 febbraio 2019 ore 19.00
Visionarea Art Space
a cura di Alberto Dambruoso e Sara De Chiara

Martedì 12 febbraio 2019, h. 19.00
Visionarea Art Space Roma

Ospiti:
Alessandra e Valentina Bonomo

Martedì 12 febbraio avrà luogo il sesto appuntamento stagionale de «I Martedì Critici», gli incontri con i protagonisti della scena contemporanea organizzati dall’«Associazione Culturale I Martedì Critici», giunti al nono anno di attività.

Tale format si colloca nel più ampio progetto Visionarea Art Space, incubatore di idee che propone e promuove progetti di artisti contemporanei nazionali e internazionali, e che si avvale fin dalla prima edizione del fondamentale sostegno del Prof. Avv. Emmanuele F. M. Emanuele e della Fondazione Cultura e Arte, emanazione diretta della Fondazione Terzo Pilastro – Internazionale di cui il Prof. Emanuele è il Presidente.

La programmazione prevede la partecipazione di numerose figure di primo piano del mondo dell’arte contemporanea, attive in Italia e all’estero, in una serie di appuntamenti che si svolgeranno presso diverse sedi, a cominciare dal Visionarea Art Space di Roma.
Il tema comune del primo ciclo di incontri stagionali sarà “il Mediterraneo”, simbolo di culture antiche e moderne, luogo di incontri e scambi, spazio di conquiste, scoperte e conoscenza. Un Mare attorno al quale sono nate e cresciute alcune tra le più importanti civiltà dell’occidente e dell’oriente di questa parte di mondo, e si sono sviluppate le caratteristiche, uniche e peculiari, delle popolazioni che l’hanno vissuto e navigato. Maestri di chiara fama ed emergenti dal riconosciuto valore professionale saranno invitati presso il Visionarea Art Space per discutere della propria arte, di significati e poetiche, ma anche di una cultura comune, quella di area mediterranea appunto, che ha influenzato e caratterizzato nei secoli la produzione artistica e culturale delle nostre terre.

Ospiti del sesto appuntamento stagionale de «I Martedì Critici» saranno Alessandra e Valentina Bonomo.

Galleriste a Roma, con tenacia, personalità e competenza, Alessandra e Valentina Bonomo seguono le orme di famiglia, ricalcando il percorso del padre, appassionato collezionista, ma soprattutto della madre, figura centrale dell’arte contemporanea italiana. Marilena Bonomo, storica e coraggiosa gallerista, sin dagli anni Settanta, ha saputo portare a Bari movimenti e artisti internazionali, trasformando l’ambiente tradizionale e statico della città in una piazza importante dell’avanguardia artistica.

Cresciute, sin dai primi anni di vita, a stretto contatto con il mondo dell’arte e con gli artisti che abitualmente frequentavano la loro casa pugliese, Alessandra e Valentina hanno conosciuto e compreso il lavoro di gallerista attraverso l’ambiente familiare ancora prima che sul campo, osservando la cura, l’attenzione, la sensibilità con cui Marilena Bonomo si dedicava agli artisti, l’impegno nel ricercare prima di tutto il rapporto umano e solo dopo il successo di mercato. Apprezzata da tutto il panorama artistico per la determinazione con cui portò avanti la sua galleria in un luogo apparentemente marginale per il sistema dell’arte e per la sua capacità di coinvolgere il territorio, arricchendolo culturalmente e valorizzandolo attraverso il passaggio di artisti internazionali e attraverso le loro donazioni, Marilena Bonomo ha saputo trasmettere alle sue figlie la vocazione e la passione per questa attività e guidarle nella ricerca della propria identità di galleriste.

Alessandra Bonomo apre il suo primo spazio a Roma, a Trastevere, nel 1986, per dedicarsi alla valorizzazione di artisti di riconosciuta fama e alla promozione di artisti emergenti o poco noti al pubblico italiano. La Galleria inaugura con una mostra di Mario Schifano, seguita dalla prima mostra personale di Alessandro Twombly e da Alighiero Boetti. Da quel momento in poi all’interno dello spazio espongono artisti come Pat Steir, Sol LeWitt, David Tremlett, Nunzio, Luigi Ontani, Joseph Beuys, Fischli & Weiss, Peter Schuyff, Ugo Rondinone, Hiroshi Sugimoto, Shirin Neshat, Douglas Gordon, Richard Tuttle e molti altri.
Apre un nuovo spazio accanto alla galleria nel 1991 con la mostra “Roma d’Oriente”, in cui artisti, architetti e decoratori collaborano all’allestimento, ricreando in ogni stanza l’atmosfera di un paese orientale.

Dal 1978 al 1985, Valentina decide invece di investire nell’attività di famiglia e di lavorare nella galleria della madre Marilena Bonomo. Negli anni successivi, si muove tra New York e Amsterdam, collaborando con la galleria Michael Klein Inc.

Agli inizi degli anni Novanta, le due sorelle si ricongiungono a Roma, nello spazio aperto da Alessandra: alle gestione della fondatrice si aggiunge il lavoro di Valentina, che da quel momento in poi darà un contributo significativo all’organizzazione delle mostre della galleria: tra le prime, quella dedicata a Shirin Neshat. Nel 2002, lo spazio in Trastevere termina il suo ciclo e Alessandra e Valentina Bonomo decidono di aprire due gallerie distinte.

In quello stesso anno, Alessandra si sposta a via del Gesù, tra il Pantheon e piazza Venezia, e continua a lavorare con artisti internazionali di nuova generazione, come Lida Abdul, Barry McGee, Clare Rojas, Adam McEwen, Marc Quinn, Joan Jonas, Hamish Fulton, Elger Esser, avviando collaborazioni proficue con critici come Mariuccia Casadio, Achille Bonito Oliva e Vincent Katz.
La galleria, inoltre, si dedica con interesse alla fotografia ed è attenta ai nuovi tipi di espressione artistica e alle nuove tendenze internazionali. Alessandra Bonomo, con costanza e passione, studia e promuove il futuro della giovane arte italiana, da diversi anni si impegna a sostenere artisti emergenti, attraverso esposizioni personali e collettive, premiando le attività di ricerca e di sperimentazione.

Contemporaneamente, nel 2002, Valentina Bonomo inaugura la sua nuova sede di via del Portico d’Ottavia a Roma. Nella sua galleria si sono susseguite le mostre di artisti italiani e stranieri di fama internazionale, come Liliana Moro, Enzo Cucchi, Brian McKee, Mimmo Paladino, Sol LeWitt, Jannis Kounellis, Nunzio, Brian Eno. All’attività di gallerista, Valentina Bonomo ha associato da sempre l’attività di curatrice indipendente, dedicandosi all’organizzazione di mostre museali, tra le quali “Minimalia”, a cura di Achille Bonito Oliva, nelle edizioni del 1997, 1998 e 1999; “Transavanguardia Italiana”, nell’edizione del 2000 e 2002; “Sol Lewitt – Wall Drawings”, nel Palazzo delle Esposizioni a Roma.
La Galleria è inoltre impegnata nella realizzazione di progetti destinati alle istituzioni museali, come “Opera per l’Ara Pacis”, con Brian Eno e Mimmo Paladino, nel Museo dell’Ara Pacis di Roma, “Mimmo Paladino nella sala dei Cavalli”, a Palazzo Te a Mantova, “Light Music”, dedicata a Brian Eno, nel Castello di Trani.
Nel 2010, Valentina Bonomo fonda l’Associazione Artughet, formata dalle gallerie che risiedono nel Ghetto ebraico con l’intento di accrescere la sensibilità per la cultura del contemporaneo partendo dal contesto locale. Nel 2012 è stata invitata come commissario straordinario dall’Ambasciata Italiana del Bangladesh in occasione della 15° Biennale del Bangladesh a Dhaka.

La Galleria Alessandra Bonomo attualmente ospita la mostra di Elger Esser, che resterà visitabile fino al 20 Febbraio 2019. Subito dopo inaugurerà la mostra di Josè Angelino, un giovane artista siciliano che lavora con la galleria dal 2015.

La Galleria Valentina Bonomo inaugurerà la mostra personale “Sentiments océaniques” di Caroline Halley des Fontaines, a cura di Nicole Mathysen-Gerst, il 15 febbraio 2019.

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I Martedì Critici – Ibrahim Ahmed

Ibrahim Ahmed
29 gennaio 2019 ore 19.00
Visionarea Art Space
a cura di Alberto Dambruoso e Flavia Malusardi

Martedì 29 gennaio si è svolto il quinto appuntamento stagionale de «I Martedì Critici», gli incontri con i protagonisti della scena contemporanea organizzati dall’«Associazione Culturale I Martedì Critici», giunti al nono anno di attività.

Tale format si colloca nel più ampio progetto Visionarea Art Space, incubatore di idee che propone e promuove progetti di artisti contemporanei nazionali e internazionali, e che si avvale fin dalla prima edizione del fondamentale sostegno del Prof. Avv. Emmanuele F. M. Emanuele e della Fondazione Cultura e Arte, emanazione diretta della Fondazione Terzo Pilastro – Internazionale di cui il Prof. Emanuele è il Presidente.

La programmazione prevede la partecipazione di numerose figure di primo piano del mondo dell’arte contemporanea, attive in Italia e all’estero, in una serie di appuntamenti che si svolgeranno presso diverse sedi, a cominciare dal Visionarea Art Space di Roma.

Il tema comune del primo ciclo di incontri stagionali sarà “il Mediterraneo”, simbolo di culture antiche e moderne, luogo di incontri e scambi, spazio di conquiste, scoperte e conoscenza. Un Mare attorno al quale sono nate e cresciute alcune tra le più importanti civiltà dell’occidente e dell’oriente di questa parte di mondo, e si sono sviluppate le caratteristiche, uniche e peculiari, delle popolazioni che l’hanno vissuto e navigato. Maestri di chiara fama ed emergenti dal riconosciuto valore professionale saranno invitati presso il Visionarea Art Space per discutere della propria arte, di significati e poetiche, ma anche di una cultura comune, quella di area mediterranea appunto, che ha influenzato e caratterizzato nei secoli la produzione artistica e culturale delle nostre terre.

Ibrahim Ahmed nasce a Kuwait City, trascorre la sua infanzia tra Bahrain e l’Egitto, per poi trasferirsi, all’età di tredici anni, negli Stati Uniti, dove consegue un BA in Letteratura Inglese presso la Rutgers University. Attualmente vive e lavora al Cairo.

Arricchito dalle tante e diverse culture assorbite sin dalla sua infanzia, e dall’appartenenza a popolazioni differenti tra loro per lingua, usi e costumi, Ahmed si è ben presto abituato ad osservare il mondo da vicino, senza filtri e senza timori, scrutando e imparando a riconoscere le infinite possibilità che questo è in grado di offrirti. Sceglie l’Egitto come sua dimora fissa e lì trova lo spazio per diventare l’artista che vuole essere, libero nel pensiero e nell’agire, libero da legami e condizionamenti, forte nel suo sapere e nelle esperienze vissute.

Prima attraverso il disegno, poi indagando e sperimentando differenti tecniche e media, dal collage alla fotografia, dalle installazioni alla video arte, spaziando tra materiali diversi per natura e per significato, Ibrahim Ahmed traduce in arte quelle immagini che si è fermato ad osservare, quelle informazioni che ha ascoltato e compreso, nei suoi lavori ricordi, pensieri, storie di un vissuto personale parlano attraverso un linguaggio chiaro e universale. Centrale nella sua ricerca è studiare i fenomeni del postcolonialismo, è comprendere confini, limiti e potenzialità dell’identità nazionale nell’era della globalizzazione, e indagare il processo che porta alla sua formazione. Individuato uno spazio di ragionamento, un oggetto, un culto, un’usanza, Ibrahim Ahmed concentra in esso il fulcro della sua analisi sociale, culturale, politica, economica, d’un tratto frammenti di tessuto, corpi, automobili, inglobati nelle sue opere, diventano simboli di culture differenti e acquisiscono un significato altro, profondo, almeno quanto il suo sguardo analitico, e denso, almeno quanto la memoria dei suoi viaggi e del suo peregrinare. Partendo dal proprio vissuto, l’artista fa della vita dei migranti e dell’atto del migrare uno degli spazi di pensiero del suo creare.

Ahmed non si focalizza solo sull’azione creativa e sul significato dei suoi lavori, fondamentale per lui è concentrarsi sull’atto narrativo, sul processo che conduce il lettore delle sue opere, lo spettatore, a sorprendersi, a riflettere e comprendere. La stratificazione di concetti e significati gli consente di dar vita a narrazioni non confinabili in definizioni e standardizzazioni. Pur non ritenendo l’arte uno strumento politico, l’artista agisce nella convinzione che l’arte abbia il dovere di suscitare quesiti e reazioni, in grado di alimentare evoluzioni e cambiamenti.

Ahmed ha esposto in prestigiose sedi internazionali, tra cui la VOLTA Art Fair di New York, la Townhouse Gallery al Cairo, Sharjah Art Museum e la ArtRio Art Fair. Nel 2014 ha partecipato alla residenza artistica organizzata da Artellewa Artspace a Giza. Ha fondato il suo studio nel quartiere di Ard El Lewa al Cairo.

Attualmente, le sue opere sono in esposizione presso la galleria romana Sara Zanin Z2O, Burn What Needs To Be Burned è la prima personale in Italia di Ibrahim Ahmed. La mostra sarà visitabile fino al 5 febbraio 2019.

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I Martedì Critici – Shady El Noshokaty

Shady El Noshokaty
22 gennaio 2019 ore 19.00
Visionarea Art Space
a cura di Alberto Dambruoso e Elena Giulia Abbiatici

Martedì 22 gennaio avrà luogo il quarto appuntamento stagionale de «I Martedì Critici», gli incontri con i protagonisti della scena contemporanea organizzati dall’«Associazione Culturale I Martedì Critici», giunti al nono anno di attività.
Tale format si colloca nel più ampio progetto Visionarea Art Space, incubatore di idee che propone e promuove progetti di artisti contemporanei nazionali e internazionali, e che si avvale fin dalla prima edizione del fondamentale sostegno del Prof. Avv. Emmanuele F. M. Emanuele e della Fondazione Cultura e Arte, emanazione diretta della Fondazione Terzo Pilastro – Internazionale di cui il Prof. Emanuele è il Presidente.
La programmazione prevede la partecipazione di numerose figure di primo piano del mondo dell’arte contemporanea, attive in Italia e all’estero, in una serie di appuntamenti che si svolgeranno presso diverse sedi, a cominciare dal Visionarea Art Space di Roma.

Il tema comune del primo ciclo di incontri stagionali sarà “il Mediterraneo”, simbolo di culture antiche e moderne, luogo di incontri e scambi, spazio di conquiste, scoperte e conoscenza. Un Mare attorno al quale sono nate e cresciute alcune tra le più importanti civiltà dell’occidente e dell’oriente di questa parte di mondo, e si sono sviluppate le caratteristiche, uniche e peculiari, delle popolazioni che l’hanno vissuto e navigato. Maestri di chiara fama ed emergenti dal riconosciuto valore professionale saranno invitati presso il Visionarea Art Space per discutere della propria arte, di significati e poetiche, ma anche di una cultura comune, quella di area mediterranea appunto, che ha influenzato e caratterizzato nei secoli la produzione artistica e culturale delle nostre terre.

Ospite del quarto appuntamento stagionale de «I Martedì Critici» sarà Shady El Noshokaty (Damietta, 1971).
Artista egiziano, noto a livello internazionale, Shady El Noshokaty ha esposto i suoi progetti e le sue opere in tutto il mondo.
Fortemente legato alla sua terra natia e alla secolare cultura che questa conserva, al tempo stesso viaggiatore e scopritore di altri luoghi, tradizioni e usanze, Shady El Noshokaty ha deciso di mettere al servizio degli studenti egiziani esperienze e conoscenze, ricerche e sperimentazioni, svolgendo e assumendo ben presto un ruolo decisivo nel campo della formazione artistica e dell’educazione delle nuove generazioni.
Assolutamente privo di confini, tanto fisici quanto mentali, El Noshokaty ha indagato e indaga tutt’ora differenti tecniche e mezzi espressivi, partendo dal disegno e dai dipinti, per approdare alle installazioni, ai video, alla media art. Da sempre al di fuori degli schemi della tradizione egiziana, abituata a identificare nella riconoscibilità il valore di un artista, Shady El Noshokaty non ha mai temuto ma anzi ha inseguito la ricerca, l’innovazione e la sperimentazione.
Forte è la presenza della memoria nelle opere dell’artista, ricordi, esperienze vissute, paure, storie mai semplicemente raccontate, piuttosto analizzate, esplorate, indagate, e solo dopo illustrate per diventare universali. È la riflessione, lo studio, talvolta scientifico, altre volte sociologico, che connota le opere di Shady El Noshokaty, l’approfondimento metodico che conduce l’artista al pieno possesso dell’oggetto di discussione e alla conseguente personale lettura e definizione artistica e narrativa.
Se ogni opera porta in sé una parte di ciò che l’artista ha vissuto, visto, conosciuto, molti progetti celano anche ciò che dell’antica cultura egiziana El Noshokaty ha ricevuto in eredità dalla sua terra, ciò che delle altre terre ha ammirato, compreso, studiato, miti, usi, costumi, eventi storici che hanno condizionato l‘agire umano.
La mente, il subconscio, l’immaginazione, su questi argomenti l’artista è abituato a riflettere, affascinato dal loro relazionarsi con il corpo umano e dal loro lasciarsi condizionare dagli eventi della vita, di questi argomenti l’artista si impegna a proporre una sintesi contenutistica e una traduzione formale e visiva, e ad offrire, attraverso le sue opere e i suoi progetti, immagini potenti e suggestive, evocative e profonde.

Le opere di Shady El Noshokaty sono state presentate a La Biennale di Venezia, presso la Hayward Gallery, al Mori Art Museum, al Kunst Museum di Stoccolma, presso l’Istituto del Mondo Arabo di Parigi e in molte altre sedi di prestigio in tutto il mondo.
Nel 2010, ha fondato la ASCII – Foundation for Contemporary Art Education, un laboratorio interattivo dedicato alla New Media Art, con lo scopo di aiutare i giovani nella ricerca e nella sperimentazione artistica.
Nel 2011, per il padiglione egiziano della Biennale di Venezia, è stato curatore esecutivo del progetto 30 Days of Running in the Space di Ahmed Basiony.
Shady El Noshokaty lavora come professore associato presso la American University del Cairo. È stato il fondatore del workshop dedicato alla media art presso la Helwan University.

CENA CON L’ARTISTA
Al termine dell’incontro l’elegante Chorus Café ospiterà una raffinata cena, preparata dallo chef Andrea Sangiuliano, che vedrà la presenza dell’artista e dei curatori de “I Martedì Critici”.
La cena prevede tre portate, un calice di vino incluso e ha un costo di 45 euro.
Per info e prenotazioni:
info@choruscafe.it
Tel. 06 68892774

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I Martedì Critici -Miltos Manetas

Miltos Manetas
13 novembre 2018 ore 19.00
Visionarea Art Space
a cura di Alberto Dambruoso e Valentino Catricalà

Martedì 13 novembre si è svolto il terzo appuntamento della stagione autunnale de «I Martedì Critici», gli incontri con i protagonisti della scena contemporanea organizzati dall’«Associazione Culturale I Martedì Critici», giunti al nono anno di attività.

Tale format si colloca nel più ampio progetto Visionarea Art Space, incubatore di idee che propone e promuove progetti di artisti contemporanei nazionali e internazionali, e che si avvale fin dalla prima edizione del fondamentale sostegno del Prof. Avv. Emmanuele F. M. Emanuele e della Fondazione Cultura e Arte.

La programmazione prevede la partecipazione di numerose figure di primo piano del mondo dell’arte contemporanea, attive in Italia e all’estero, in una serie di appuntamenti che si svolgeranno presso diverse sedi, a cominciare dal Visionarea Art Space di Roma.

Il tema comune del primo ciclo di incontri autunnale sarà “il Mediterraneo”, simbolo di culture antiche e moderne, luogo di incontri e scambi, spazio di conquiste, scoperte e conoscenza. Un Mare attorno al quale sono nate e cresciute alcune tra le più importanti civiltà dell’occidente e dell’oriente di questa parte di mondo, e si sono sviluppate le caratteristiche, uniche e peculiari, delle popolazioni che l’hanno vissuto e navigato. Maestri di chiara fama ed emergenti dal riconosciuto valore professionale saranno invitati presso il Visionarea Art Space per discutere della propria arte, di significati e poetiche, ma anche di una cultura comune, quella di area mediterranea appunto, che ha influenzato e caratterizzato nei secoli la produzione artistica e culturale delle nostre terre.

Miltos Manetas, nato e cresciuto in Grecia, vive e lavora tra Roma, New York e Bogotà, ma può essere definito cittadino del mondo, per il suo continuo peregrinare. Miltos Manetas si forma presso l’Accademia di Belle Arti di Roma, prima, e presso l’Accademia di Belle Arti di Brera, poi. È un artista poliedrico, sperimentatore di espressioni e tecniche differenti, dalla pittura alla fotografia, fino all’utilizzo di mezzi multimediali. Nella metà degli anni ’90, a New York, un incontro quasi casuale con la tecnologia gli indica la strada della sua ricerca e segna il futuro della sua produzione artistica. Il bug di un videogame mostra all’artista il mondo simulato che i computer offrono all’essere umano, abituato a sua volta costantemente a simulare, consciamente o inconsciamente. In quel bug, Miltos Manetas scopre emozioni completamente nuove, contaminate dalla sua storia passata e presente, e a loro volta contaminanti. Prima attraverso l’utilizzo del mezzo video, poi attraverso la pittura, l’artista inizia a lavorare sui videogiochi, i cartoni animati, sulle creature che popolano questi mondi altri, modelli perfetti, sempre più intelligenti e comunicativi. Super Mario, Lara Croft, i Pokemon diventano per l’artista espressioni di una realtà parallela, fatta di azioni, emozioni, reazioni, e influenzata dall’agire umano; nel lavoro di Manetas diventa fondamentale conoscere l’ambiente in cui queste creature sono state pensate e programmate, capire di quale contesto sono diventate espressione, e ancora di più osservarne il contatto con società differenti da quella d’origine e verificarne l’affermazione e l’assorbimento. È così che l’artista inizia a percorrere una strada nuova per l’arte contemporanea, a scoprire un territorio inesplorato che gli darà accesso alle infinite rappresentazioni e sfaccettature dell’essere umano, incluso se stesso.

Nel 2000, Manetas con l’aiuto della società Lexicon, conia l’espressione Neen, una parola dal significato indefinito e al tempo stesso multiplo, selezionata da una macchina tra infinite possibilità. Il termine, inesorabilmente legato al computer che l’ha creato, come da desiderio dell’artista, non rappresenta solo il lavoro e il pensiero di Manetas, ma si fa ben presto manifesto di una collettività e di un’opera comune. La casualità, elemento portante di questo processo, ha voluto che Neen in greco antico significasse “esattamente adesso”, suggestiva coincidenza se si pensa che la finalità di questa espressione fosse proprio descrivere un fenomeno attuale, il ruolo delle innovazioni tecnologiche contemporanee nella vita degli individui, volto a svelare e rappresentare le nuove forme di esistenza e le nuove espressioni sensibili nella società delle macchine. I Neenstars, seguaci di questa filosofia, hanno trovato nei moderni software, a partire da Flash, gli strumenti per creare nuovi contesti e in essi ambientare le proprie storie. Neen è stato presentato a Napoli durante l’evento preview_2004 del Sintesi Electronic Arts Festival. Nel 2000, l’artista fonda “ElectronicOrphanage”, casa del Neen, uno spazio in cui convivono la cultura di internet e coloro che contribuiscono a crearla e ad arricchirla. Il progetto nasce a Los Angeles per diventare poi nomade e localizzarsi in diverse città, tra le altre, Parigi, Londra e Roma.

Nel 2009, Miltos Manetas presenta il Padiglione Internet, introdotto per la prima volta alla Biennale di Venezia, con lo scopo di mostrare al pubblico gli sviluppi di un ormai consolidato legame tra arte e tecnologia. Resta celebre il progetto presentato nel 2013, Unconnected, che glorifica i “disconnessi”, coloro che vivono senza alcuna connessione con il mondo della rete, per i quali l’artista fa addirittura celebrare una messa, innalzando il loro stile di vita a modello di redenzione.

Miltos Manetas ha presentato, in collaborazione con l’Istituto Svizzero di Roma, nel 2014, il laboratorio ÑEWPRESSIONISM, per ragionare sulle condizioni di vita nell’epoca del Metascreen: schermi (non più dei computer ma degli smartphone) filtrano la nostra visione del mondo, proiettando e traducendo la realtà che ci circonda, e proteggendoci da essa attraverso una visione parziale del paesaggio e delle sue atmosfere. La pittura, così come le altre forme del rappresentare, si fa mezzo essenziale per la riappropriazione della natura.

Attualmente, Miltos Manetas è impegnato a teorizzare il concetto di Medio-sud, una categoria geografica, estetica ed etica aperta. In un’analisi approfondita della geografia, non solo territoriale, ma soprattutto economica, sociale e politica di paesi come la Grecia, l’Italia, la Francia, la Spagna, l’artista professa la necessità di trovare un equilibrio tra il nord, in diverse parti del mondo considerato il modello da seguire, e il sud, che scorre nel sangue di ogni paese, non solo con le sue problematiche, ma soprattutto con le sue potenzialità. Con questo progetto, l’artista segnala la necessità di tracciare dei nuovi confini, che siano espressione di un rinnovamento e che trovino nel concetto di “medio” l’espressione di un dialogo più fruttuoso di quello che finora avrebbe dovuto unire, ma ha piuttosto diviso, territori per loro natura congiunti.

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