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I Martedì Critici – Marina Paris

Alessandra e Valentina Bonomo
2 Aprile 2019 ore 19.00
Visionarea Art Space
a cura di Alberto Dambruoso e Giuseppe Garrera

Martedì 2 aprile avrà luogo il nono appuntamento stagionale de «I Martedì Critici», gli incontri con i protagonisti della scena contemporanea organizzati dall’«Associazione Culturale I Martedì Critici», giunti al decimo anno di attività.

Tale format si colloca nel più ampio progetto Visionarea Art Space, incubatore di idee che propone e promuove progetti di artisti contemporanei nazionali e internazionali, e che si avvale fin dalla prima edizione del fondamentale sostegno del Prof. Avv. Emmanuele F. M. Emanuele e della Fondazione Cultura e Arte, ente strumentale della Fondazione Terzo Pilastro – Internazionale di cui il Prof. Emanuele è il Presidente.

La programmazione prevede la partecipazione di numerose figure di primo piano del mondo dell’arte contemporanea, attive in Italia e all’estero, in una serie di appuntamenti che si svolgeranno presso diverse sedi, a cominciare dal Visionarea Art Space di Roma.

Il tema comune del primo ciclo di incontri stagionali sarà “il Mediterraneo”, simbolo di culture antiche e moderne, luogo di incontri e scambi, spazio di conquiste, scoperte e conoscenza. Un Mare attorno al quale sono nate e cresciute alcune tra le più importanti civiltà dell’occidente e dell’oriente di questa parte di mondo, e si sono sviluppate le caratteristiche, uniche e peculiari, delle popolazioni che l’hanno vissuto e navigato. Maestri di chiara fama ed emergenti dal riconosciuto valore professionale saranno invitati presso il Visionarea Art Space per discutere della propria arte, di significati e poetiche, ma anche di una cultura comune, quella di area mediterranea appunto, che ha influenzato e caratterizzato nei secoli la produzione artistica e culturale delle nostre terre.

Nata a Sassoferrato, Marina Paris vive e lavora a Roma. Attraverso l’uso di tecniche differenti, dalla fotografia al disegno, dalla video-animazione alle installazioni site-specific, Marina Paris indaga e ricostruisce spazi architettonici, luoghi pubblici e privati, ambienti intimi che conservano memorie e ricordi di ciò che è stato. Scenari urbani e domestici, ritratti nelle sue fotografie, rappresentano spesso il punto di partenza per connettersi con l’essere umano ed offrirgli una visione nuova, inusuale, inaspettata, talvolta disorientante, degli spazi che lo circondano. Per raggiungere quest’obiettivo, Marina Paris non si limita a modificare un ambiente, ma ne altera le caratteristiche spazio-temporali, trasforma le percezioni sensoriali e audio-visive, capovolge i piani prospettici, ribalta il normale rapporto tra luogo esterno e spazio interno, tra luogo pubblico e spazio privato. Attirare l’attenzione, giocare con la curiosità di un visitatore, provocare reazioni inevitabili e spontanee, rende fattibile la creazione di luoghi altri, in cui si possano stabilire delle relazioni e innescare processi di condivisione che arricchiscano le esperienze umane.

In bilico tra la dimensione reale e quella immaginaria, tra il vero e il verosimile, Marina Paris vuole attivare il meccanismo della memoria, innescare nell’osservatore l’atto del ricordare, perché solo attraverso la piena cognizione del proprio passato, come individuo e come parte di una comunità, l’essere umano si renderà capace di leggere il presente e di guardare il mondo da più punti di vista. Fotografie, installazioni, ambientazioni riportano alla memoria i tempi lontani dell’infanzia, luoghi, stati d’animo, esperienze, angosce, paure. Architetture antiche e contemporanee diventano lo strumento per ricostruire la storia di una città, per raccontare la condizione della società, per indagare l’identità dell’uomo contemporaneo, per descrivere la dimensione intima di alcuni luoghi e l’incomunicabilità di tanti altri.

Fotografie svuotate della presenza umana che fanno però dell’uomo l’assoluto protagonista, invitandolo ad un confronto con ciò che lo circonda, ad una riflessione su ciò che è stato e su ciò che sarà.

Tra le principali partecipazioni alle mostre, si ricordano: Marina Paris, Urban Fragments, Spazio Nuovo, Roma (2019); Challenging beauty – Insights of Italian Contemporary Art, Parkview Museum of Singapore (2018); Mont’oro, Galleria Montoro 12, Roma (2014); 62+3, Galleria nazionale d’arte moderna, Roma (2013); Ritratto di una città#2. Arte a Roma 1960-2001, MACRO – Museo d’Arte Contemporanea, Roma (2013); In water, I understand, Collateral event, 55th International Art Exhibition la Biennale di Venezia Procuratie Vecchie, Venezia (2013); Unreal spaces, Jiry Svestka, Gallery Prague (2012); Other Spaces / Other Chances, Musée d’Art Moderne de Saint-Étienne Métropole, Saint-Étienne, France (2010); Public spaces, Galleria Pack, Milano (2009); Micro-narratives, Museum of History, Belgrade (2009); In space, Galerie Olivier Houg, Lyon (2008); XV Quadriennale di Roma, Roma (2008); Corpo Sociale, Galleria Pack, Milano (2007); Something happened, Slovak National, Gallery of Bratislava (2006); Cabinet de Dessins, Musée d’Art Moderne de Saint-Etienne, France (2003); 50th Biennale di Venezia Stazione Utopia, www.radiartemobile.it, Associazione Zerinthia, Venice (2003); Parco, Fondazione Volume!, Rome (2003).

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I Martedì Critici – Renato Barilli

Renato Barilli
26 marzo 2019 ore 19.00
Visionarea Art Space
a cura di Alberto Dambruoso e Guglielmo Gigliotti

Martedì 26 marzo ha avuto luogo l’ottavo appuntamento stagionale de «I Martedì Critici», gli incontri con i protagonisti della scena contemporanea organizzati dall’«Associazione Culturale I Martedì Critici», giunti al decimo anno di attività.
Tale format si colloca nel più ampio progetto Visionarea Art Space, incubatore di idee che propone e promuove progetti di artisti contemporanei nazionali e internazionali, e che si avvale fin dalla prima edizione del fondamentale sostegno del Prof. Avv. Emmanuele F. M. Emanuele e della Fondazione Cultura e Arte, ente strumentale della Fondazione Terzo Pilastro – Internazionale di cui il Prof. Emanuele è il Presidente.
La programmazione prevede la partecipazione di numerose figure di primo piano del mondo dell’arte contemporanea, attive in Italia e all’estero, in una serie di appuntamenti che si svolgeranno presso diverse sedi, a cominciare dal Visionarea Art Space di Roma.
Il tema comune del primo ciclo di incontri stagionali sarà “il Mediterraneo”, simbolo di culture antiche e moderne, luogo di incontri e scambi, spazio di conquiste, scoperte e conoscenza. Un Mare attorno al quale sono nate e cresciute alcune tra le più importanti civiltà dell’occidente e dell’oriente di questa parte di mondo, e si sono sviluppate le caratteristiche, uniche e peculiari, delle popolazioni che l’hanno vissuto e navigato. Maestri di chiara fama ed emergenti dal riconosciuto valore professionale saranno invitati presso il Visionarea Art Space per discutere della propria arte, di significati e poetiche, ma anche di una cultura comune, quella di area mediterranea appunto, che ha influenzato e caratterizzato nei secoli la produzione artistica e culturale delle nostre terre.

Ospite dell’ottavo appuntamento stagionale de «I Martedì Critici» sarà Renato Barilli (Bologna, 1935).
Renato Barilli, critico, storico della letteratura e dell’arte, nel 1970 inizia la sua carriera accademica presso l’Università di Bologna, insegnando prima Estetica e poi, dal 1972, Storia dell’Arte Contemporanea.
Dal 1980, è stato professore ordinario di Fenomenologia degli Stili presso il DAMS – Discipline delle Arti, della Musica e dello Spettacolo, dove ha diretto il Dipartimento di Arti Visive. Dal 2011, è Professore emerito presso l’Università di Bologna. Negli anni, si è occupato parimenti di critica d’arte e di critica letteraria, ed è stato organizzatore di molte mostre sull’arte italiana dell’Ottocento e del Novecento.
Ha preso parte alla neoavanguardia degli anni Sessanta, contribuendo a fondare il “Gruppo 63” e diventando, ben presto, per il movimento, una delle principali voci critiche.
A partire dal 1974, ha scoperto e promosso il gruppo di artisti italiani da lui definito “Nuovi-nuovi”, di cui hanno fatto parte, tra gli altri, Luigi Ontani, Salvo, Felice Levini, Giuseppe Salvatori, Marcello Jori.
È stato tra i più importanti studiosi del postmodernismo, pur non condividendone con i manuali la periodizzazione. Barilli è stato infatti tra i principali teorizzatori della sostituzione del termine “contemporaneo”, utilizzato nei principali manuali italiani per indicare l’età che inizia nel 1789, data che segna la fine dell’epoca moderna, con la dicitura di “postmoderno”, termine che avrebbe in sé, e renderebbe pertanto evidente, il rapporto di successione, e anche di opposizione, tra l’una epoca e l’altra. Un’anticipazione del postmoderno di circa due secoli, quindi, fondata sulla convinzione che esista una netta correlazione tra i fatti artistico-letterari e quelli scientifico-tecnologici, e che la vera contemporaneità sia legata alle scoperte in tema di elettro-magnetismo e alla rivoluzione che il concetto stesso di elettricità ha portato nell’arte e nella letteratura. Ne deriva, da questa proposta di periodizzazione, un unico e grande postmodernismo che arriva fino ai nostri giorni, fatto di fasi, correnti e tendenze, sempre rispondenti ai progressi nel campo delle scienze e della tecnologia.
Come studioso dell’arte moderna e contemporanea, Barilli ha approfondito il tema della fruizione delle opere d’arte, sul solco delle proposte avanzate da M. McLuhan, sociologo, filosofo e critico letterario canadese, che analizzò, con un approccio di tipo evolutivo, lo sviluppo delle tecnologie e dei media, la loro influenza sui sistemi di comunicazione e il loro relazionarsi con l’ambiente e con l’utente.
È stato tra i primi in Italia a teorizzare un legame tra arte e tecnologia, a comprendere le potenzialità dell’utilizzo del computer e dell’introduzione dei nuovi media in campo artistico. È stato in prima linea, insieme a Maurizio Calvesi e Tommaso Trini, quando la video arte è apparsa ufficialmente in Italia, nel 1970, nell’ambito della mostra Gennaio ’70. 3° biennale internazionale della giovane pittura. Comportamenti Progetti Mediazioni, al Museo Civico di Bologna. Nel saggio introduttivo alla mostra aveva definito la video arte come la sperimentazione di un mezzo «inedito particolarmente intonato ai caratteri di una ‘civiltà elettronica’ avanzata», avviandosi, già in quegli anni, a diventare uno dei massimi esperti del settore.
Con la capacità di guardare sempre al futuro, al progresso, nel 1977, Barilli ha organizzato la prima Settimana Internazionale della Performance, in un momento storico in cui l’Italia tornava a guardare alla pittura e il gusto oscillava facilmente tra innovazione e ricerca della tradizione.
Nel 2010, Barilli ha affidato le sue memorie a Autoritratto a stampa (Bologna, Lupetti Editore), volume in cui offre al lettore un racconto autobiografico, dettagliato e appassionato, di alcuni dei momenti più significativi dell’arte contemporanea e della critica letteraria dagli anni Cinquanta ad oggi, e alcune tra le più affascinanti vicende, talvolta ancora inedite, verificatesi in Italia e all’estero.
Dal 2012, riprende in mano i pennelli e ricomincia a dipingere. Passione antica, quella della pittura, che aveva portato Renato Barilli a diplomarsi all’Accademia di Belle arti, negli stessi anni in cui frequentava il corso di laurea in Lettere Moderne presso l’Università di Bologna, passione poi abbandonata nel 1962, anno in cui decise di dedicarsi definitivamente alla critica e all’insegnamento. Nel 2018, presso la Permanente di Milano, si è tenuta la mostra Renato Barilli. Visti da vicino, che ha raccolto 70 tempere su carta, tra ritratti di protagonisti del mondo dell’arte, autoritratti e gruppi di famiglia
Nel 2015, Renato Barilli ha fondato il blog www.renatobarilli.it/blog, in cui, con cadenza settimanale, pubblica articoli, recensisce mostre e libri, affronta temi civili e questioni sociali, con tenacia, passione, con sguardo lucido e attento, continua nella sua azione di critico militante.
Renato Barilli è autore di numerosi libri tra cui: Scienza della cultura e fenomenologia degli stili (1982, nuova ed. 2007), L’arte contemporanea (1984, nuova ed. 2005), La neoavanguardia italiana (1995, nuova ed. 2007), L’alba del contemporaneo (1995), Dal Boccaccio al Verga. La narrativa italiana in età moderna (2003), Maniera moderna e Manierismo (2004), Prima e dopo il 2000. La ricerca artistica 1970-2005 (2006), La narrativa europea in età moderna. Da Defoe a Tolstoj (2010), Autoritratto a stampa (2010), La narrativa europea in età contemporanea. Cechov, Joyce, Proust, Woolf, Musil (2014). Presso Bollati Boringhieri ha pubblicato Storia dell’arte contemporanea in Italia. Da Canova alle ultime tendenze (2007) e Arte e cultura materiale in Occidente (2011).
È stato organizzatore di molte mostre sull’arte italiana dell’Ottocento e del Novecento, tra le quali si ricordano: Officina Italia (Bologna, Imola, Cesena, Rimini, 1997); Officina Europa (Bologna, Imola, Cesena, Rimini, 1999); Officina America (Bologna, Imola, Cesena, Rimini, 2002); Il nouveau réalisme dal 1970 ad oggi. Omaggio a Pierre Restany (Milano, 2004-2005; 2009) La giovine Italia. Omaggio degli artisti italiani a Giuseppe Mazzini nel bicentenario della nascita (Gambettola – FC, 2006; Bologna, 2007); Nuove-nuove icone per il nostro tempo (Milano, 2008); Siamo sempre Nuovi-nuovi (Firenze, 2009); Enzo Esposito – Anni Ottanta (Pietrasanta, 2009).
Nel 1972, è stato curatore, accanto a Francesco Arcangeli, della sezione “Opera o comportamento” della Biennale di Venezia. Nel 1990, è stato curatore della sezione “All’aperto” della Biennale di Venezia.
Nel 1998 ha vinto il premio “Feronia-Città di Fiano” per la critica militante.
Suoi articoli sono stati pubblicati su diverse testate giornalistiche, tra le quali, Corriere della sera, Il Resto del Carlino, La Stampa, il Giorno, L’Avanti!, L’Unità. Per molti anni è stato rubrichista per l’arte sull'”Espresso”.

Il 21 marzo, presso “ La Nuova Pesa. Centro per l’Arte Contemporanea” di Roma, inaugurerà la mostra Visti da vicino. L’esposizione comprenderà un’ampia selezione di opere della serie dei ritratti, prevalentemente personaggi del mondo dell’arte, esposte, lo scorso novembre, presso il Museo della Permanente di Milano.

 

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I Martedì Critici – Ibrahim Ahmed

Ibrahim Ahmed
29 gennaio 2019 ore 19.00
Visionarea Art Space
a cura di Alberto Dambruoso e Flavia Malusardi

Martedì 29 gennaio si è svolto il quinto appuntamento stagionale de «I Martedì Critici», gli incontri con i protagonisti della scena contemporanea organizzati dall’«Associazione Culturale I Martedì Critici», giunti al nono anno di attività.

Tale format si colloca nel più ampio progetto Visionarea Art Space, incubatore di idee che propone e promuove progetti di artisti contemporanei nazionali e internazionali, e che si avvale fin dalla prima edizione del fondamentale sostegno del Prof. Avv. Emmanuele F. M. Emanuele e della Fondazione Cultura e Arte, emanazione diretta della Fondazione Terzo Pilastro – Internazionale di cui il Prof. Emanuele è il Presidente.

La programmazione prevede la partecipazione di numerose figure di primo piano del mondo dell’arte contemporanea, attive in Italia e all’estero, in una serie di appuntamenti che si svolgeranno presso diverse sedi, a cominciare dal Visionarea Art Space di Roma.

Il tema comune del primo ciclo di incontri stagionali sarà “il Mediterraneo”, simbolo di culture antiche e moderne, luogo di incontri e scambi, spazio di conquiste, scoperte e conoscenza. Un Mare attorno al quale sono nate e cresciute alcune tra le più importanti civiltà dell’occidente e dell’oriente di questa parte di mondo, e si sono sviluppate le caratteristiche, uniche e peculiari, delle popolazioni che l’hanno vissuto e navigato. Maestri di chiara fama ed emergenti dal riconosciuto valore professionale saranno invitati presso il Visionarea Art Space per discutere della propria arte, di significati e poetiche, ma anche di una cultura comune, quella di area mediterranea appunto, che ha influenzato e caratterizzato nei secoli la produzione artistica e culturale delle nostre terre.

Ibrahim Ahmed nasce a Kuwait City, trascorre la sua infanzia tra Bahrain e l’Egitto, per poi trasferirsi, all’età di tredici anni, negli Stati Uniti, dove consegue un BA in Letteratura Inglese presso la Rutgers University. Attualmente vive e lavora al Cairo.

Arricchito dalle tante e diverse culture assorbite sin dalla sua infanzia, e dall’appartenenza a popolazioni differenti tra loro per lingua, usi e costumi, Ahmed si è ben presto abituato ad osservare il mondo da vicino, senza filtri e senza timori, scrutando e imparando a riconoscere le infinite possibilità che questo è in grado di offrirti. Sceglie l’Egitto come sua dimora fissa e lì trova lo spazio per diventare l’artista che vuole essere, libero nel pensiero e nell’agire, libero da legami e condizionamenti, forte nel suo sapere e nelle esperienze vissute.

Prima attraverso il disegno, poi indagando e sperimentando differenti tecniche e media, dal collage alla fotografia, dalle installazioni alla video arte, spaziando tra materiali diversi per natura e per significato, Ibrahim Ahmed traduce in arte quelle immagini che si è fermato ad osservare, quelle informazioni che ha ascoltato e compreso, nei suoi lavori ricordi, pensieri, storie di un vissuto personale parlano attraverso un linguaggio chiaro e universale. Centrale nella sua ricerca è studiare i fenomeni del postcolonialismo, è comprendere confini, limiti e potenzialità dell’identità nazionale nell’era della globalizzazione, e indagare il processo che porta alla sua formazione. Individuato uno spazio di ragionamento, un oggetto, un culto, un’usanza, Ibrahim Ahmed concentra in esso il fulcro della sua analisi sociale, culturale, politica, economica, d’un tratto frammenti di tessuto, corpi, automobili, inglobati nelle sue opere, diventano simboli di culture differenti e acquisiscono un significato altro, profondo, almeno quanto il suo sguardo analitico, e denso, almeno quanto la memoria dei suoi viaggi e del suo peregrinare. Partendo dal proprio vissuto, l’artista fa della vita dei migranti e dell’atto del migrare uno degli spazi di pensiero del suo creare.

Ahmed non si focalizza solo sull’azione creativa e sul significato dei suoi lavori, fondamentale per lui è concentrarsi sull’atto narrativo, sul processo che conduce il lettore delle sue opere, lo spettatore, a sorprendersi, a riflettere e comprendere. La stratificazione di concetti e significati gli consente di dar vita a narrazioni non confinabili in definizioni e standardizzazioni. Pur non ritenendo l’arte uno strumento politico, l’artista agisce nella convinzione che l’arte abbia il dovere di suscitare quesiti e reazioni, in grado di alimentare evoluzioni e cambiamenti.

Ahmed ha esposto in prestigiose sedi internazionali, tra cui la VOLTA Art Fair di New York, la Townhouse Gallery al Cairo, Sharjah Art Museum e la ArtRio Art Fair. Nel 2014 ha partecipato alla residenza artistica organizzata da Artellewa Artspace a Giza. Ha fondato il suo studio nel quartiere di Ard El Lewa al Cairo.

Attualmente, le sue opere sono in esposizione presso la galleria romana Sara Zanin Z2O, Burn What Needs To Be Burned è la prima personale in Italia di Ibrahim Ahmed. La mostra sarà visitabile fino al 5 febbraio 2019.

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I Martedì Critici -Miltos Manetas

Miltos Manetas
13 novembre 2018 ore 19.00
Visionarea Art Space
a cura di Alberto Dambruoso e Valentino Catricalà

Martedì 13 novembre si è svolto il terzo appuntamento della stagione autunnale de «I Martedì Critici», gli incontri con i protagonisti della scena contemporanea organizzati dall’«Associazione Culturale I Martedì Critici», giunti al nono anno di attività.

Tale format si colloca nel più ampio progetto Visionarea Art Space, incubatore di idee che propone e promuove progetti di artisti contemporanei nazionali e internazionali, e che si avvale fin dalla prima edizione del fondamentale sostegno del Prof. Avv. Emmanuele F. M. Emanuele e della Fondazione Cultura e Arte.

La programmazione prevede la partecipazione di numerose figure di primo piano del mondo dell’arte contemporanea, attive in Italia e all’estero, in una serie di appuntamenti che si svolgeranno presso diverse sedi, a cominciare dal Visionarea Art Space di Roma.

Il tema comune del primo ciclo di incontri autunnale sarà “il Mediterraneo”, simbolo di culture antiche e moderne, luogo di incontri e scambi, spazio di conquiste, scoperte e conoscenza. Un Mare attorno al quale sono nate e cresciute alcune tra le più importanti civiltà dell’occidente e dell’oriente di questa parte di mondo, e si sono sviluppate le caratteristiche, uniche e peculiari, delle popolazioni che l’hanno vissuto e navigato. Maestri di chiara fama ed emergenti dal riconosciuto valore professionale saranno invitati presso il Visionarea Art Space per discutere della propria arte, di significati e poetiche, ma anche di una cultura comune, quella di area mediterranea appunto, che ha influenzato e caratterizzato nei secoli la produzione artistica e culturale delle nostre terre.

Miltos Manetas, nato e cresciuto in Grecia, vive e lavora tra Roma, New York e Bogotà, ma può essere definito cittadino del mondo, per il suo continuo peregrinare. Miltos Manetas si forma presso l’Accademia di Belle Arti di Roma, prima, e presso l’Accademia di Belle Arti di Brera, poi. È un artista poliedrico, sperimentatore di espressioni e tecniche differenti, dalla pittura alla fotografia, fino all’utilizzo di mezzi multimediali. Nella metà degli anni ’90, a New York, un incontro quasi casuale con la tecnologia gli indica la strada della sua ricerca e segna il futuro della sua produzione artistica. Il bug di un videogame mostra all’artista il mondo simulato che i computer offrono all’essere umano, abituato a sua volta costantemente a simulare, consciamente o inconsciamente. In quel bug, Miltos Manetas scopre emozioni completamente nuove, contaminate dalla sua storia passata e presente, e a loro volta contaminanti. Prima attraverso l’utilizzo del mezzo video, poi attraverso la pittura, l’artista inizia a lavorare sui videogiochi, i cartoni animati, sulle creature che popolano questi mondi altri, modelli perfetti, sempre più intelligenti e comunicativi. Super Mario, Lara Croft, i Pokemon diventano per l’artista espressioni di una realtà parallela, fatta di azioni, emozioni, reazioni, e influenzata dall’agire umano; nel lavoro di Manetas diventa fondamentale conoscere l’ambiente in cui queste creature sono state pensate e programmate, capire di quale contesto sono diventate espressione, e ancora di più osservarne il contatto con società differenti da quella d’origine e verificarne l’affermazione e l’assorbimento. È così che l’artista inizia a percorrere una strada nuova per l’arte contemporanea, a scoprire un territorio inesplorato che gli darà accesso alle infinite rappresentazioni e sfaccettature dell’essere umano, incluso se stesso.

Nel 2000, Manetas con l’aiuto della società Lexicon, conia l’espressione Neen, una parola dal significato indefinito e al tempo stesso multiplo, selezionata da una macchina tra infinite possibilità. Il termine, inesorabilmente legato al computer che l’ha creato, come da desiderio dell’artista, non rappresenta solo il lavoro e il pensiero di Manetas, ma si fa ben presto manifesto di una collettività e di un’opera comune. La casualità, elemento portante di questo processo, ha voluto che Neen in greco antico significasse “esattamente adesso”, suggestiva coincidenza se si pensa che la finalità di questa espressione fosse proprio descrivere un fenomeno attuale, il ruolo delle innovazioni tecnologiche contemporanee nella vita degli individui, volto a svelare e rappresentare le nuove forme di esistenza e le nuove espressioni sensibili nella società delle macchine. I Neenstars, seguaci di questa filosofia, hanno trovato nei moderni software, a partire da Flash, gli strumenti per creare nuovi contesti e in essi ambientare le proprie storie. Neen è stato presentato a Napoli durante l’evento preview_2004 del Sintesi Electronic Arts Festival. Nel 2000, l’artista fonda “ElectronicOrphanage”, casa del Neen, uno spazio in cui convivono la cultura di internet e coloro che contribuiscono a crearla e ad arricchirla. Il progetto nasce a Los Angeles per diventare poi nomade e localizzarsi in diverse città, tra le altre, Parigi, Londra e Roma.

Nel 2009, Miltos Manetas presenta il Padiglione Internet, introdotto per la prima volta alla Biennale di Venezia, con lo scopo di mostrare al pubblico gli sviluppi di un ormai consolidato legame tra arte e tecnologia. Resta celebre il progetto presentato nel 2013, Unconnected, che glorifica i “disconnessi”, coloro che vivono senza alcuna connessione con il mondo della rete, per i quali l’artista fa addirittura celebrare una messa, innalzando il loro stile di vita a modello di redenzione.

Miltos Manetas ha presentato, in collaborazione con l’Istituto Svizzero di Roma, nel 2014, il laboratorio ÑEWPRESSIONISM, per ragionare sulle condizioni di vita nell’epoca del Metascreen: schermi (non più dei computer ma degli smartphone) filtrano la nostra visione del mondo, proiettando e traducendo la realtà che ci circonda, e proteggendoci da essa attraverso una visione parziale del paesaggio e delle sue atmosfere. La pittura, così come le altre forme del rappresentare, si fa mezzo essenziale per la riappropriazione della natura.

Attualmente, Miltos Manetas è impegnato a teorizzare il concetto di Medio-sud, una categoria geografica, estetica ed etica aperta. In un’analisi approfondita della geografia, non solo territoriale, ma soprattutto economica, sociale e politica di paesi come la Grecia, l’Italia, la Francia, la Spagna, l’artista professa la necessità di trovare un equilibrio tra il nord, in diverse parti del mondo considerato il modello da seguire, e il sud, che scorre nel sangue di ogni paese, non solo con le sue problematiche, ma soprattutto con le sue potenzialità. Con questo progetto, l’artista segnala la necessità di tracciare dei nuovi confini, che siano espressione di un rinnovamento e che trovino nel concetto di “medio” l’espressione di un dialogo più fruttuoso di quello che finora avrebbe dovuto unire, ma ha piuttosto diviso, territori per loro natura congiunti.

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I Martedì Critici – Stefania Miscetti

Stefania Miscetti
9 ottobre 2018 ore 19.00
Visionarea Art Space
a cura di Alberto Dambruoso e Annalisa Ferraro

Martedì 9 ottobre si è tenuto il secondo appuntamento della stagione autunnale de «I Martedì Critici», gli incontri con i protagonisti della scena contemporanea organizzati dall’«Associazione Culturale I Martedì Critici», giunti al nono anno di attività.

Tale format si colloca nel più ampio progetto Visionarea Art Space, incubatore di idee che propone e promuove progetti di artisti contemporanei nazionali e internazionali, e che si avvale fin dalla prima edizione del fondamentale sostegno del Prof. Avv. Emmanuele F. M. Emanuele e della Fondazione Cultura e Arte.

La programmazione prevede la partecipazione di numerose figure di primo piano del mondo dell’arte contemporanea, attive in Italia e all’estero, in una serie di appuntamenti che si svolgeranno presso diverse sedi, a cominciare dal Visionarea Art Space di Roma, di recente inaugurazione.

Il tema comune del primo ciclo di incontri autunnale sarà “il Mediterraneo”, simbolo di culture antiche e moderne, luogo di incontri e scambi, spazio di conquiste, scoperte e conoscenza. Un Mare attorno al quale sono nate e cresciute alcune tra le più importanti civiltà dell’occidente e dell’oriente di questa parte di mondo, e si sono sviluppate le caratteristiche, uniche e peculiari, delle popolazioni che l’hanno vissuto e navigato. Maestri di chiara fama ed emergenti dal riconosciuto valore professionale saranno invitati presso il Visionarea Art Space per discutere della propria arte, di significati e poetiche, ma anche di una cultura comune, quella di area mediterranea appunto, che ha influenzato e caratterizzato nei secoli la produzione artistica e culturale delle nostre terre.

Stefania Miscetti
Laureata in Architettura e attiva nel campo della progettazione e del design, Stefania Miscetti è fondatrice dell’omonimo Studio Stefania Miscetti di Roma e dell’Associazione Culturale Mantellate, entrambe impegnati dal 1990 a supportare artisti affermati ed emergenti, a promuoverne attività sul territorio nazionale e internazionale, a sostenere riflessioni sociali e politiche.

In un ex spazio industriale di Trastevere, da quasi trent’anni, Stefania Miscetti accoglie curatori di ogni generazione, artisti italiani e stranieri, e le più diversificate espressioni artistiche, dalla pittura alla scultura, dalla video arte alla performance, dalle installazioni ai modelli architettonici, dalla poesia alla musica, fino ai gioielli, perseguendo come obiettivo la valorizzazione dell’arte contemporanea e la sua diffusione tra gli spazi pubblici e privati delle città, a partire da quella romana.

Sono nati, sotto la sua supervisione, progetti inediti e site specific, ideati appositamente per lo spazio della galleria, opere pensate per dialogare con la cultura, la storia e l’attualità della città di Roma, punto di riferimento in ogni riflessione e interlocutrice diretta o indiretta di ogni operazione culturale.

Lo Studio Stefania Miscetti ha accolto idee, progetti, opere di Marina Abramovic, Yoko Ono, Ben Vautier, Orlan, Wolf Vostell, Maria Lai, Nancy Spero, Hermann Nitsch, Doris Bloom, Bizhan Bassiri, Valie EXPORT, Michal Rovner, Gianni Piacentino, Alberto di Fabio, e ha promosso negli anni il lavoro di giovani artisti in fase di affermazione, come Paolo Canevari, Adrian Tranquilli, Manuela Filiaci, Gian Domenico Sozzi, Fiorella Rizzo e Silvia Giambrone.

Tra i legami più significativi che lo Studio Stefania Miscetti ha costruito e conservato nel tempo, è da ricordare quello con Maria Lai, artista impegnata nel recupero della cultura popolare e di tradizioni e processualità legate alla civiltà̀ preindustriale, alla quale la galleria ha dedicato quattro mostre, la prima nel 1991, l’ultima, recentissima, terminata a maggio 2018.

Da non dimenticare è l’impegno di Stefania Miscetti su temi sociali e politici: la rassegna SHE DEVIL (2006-2018), che nel 2018 ha compiuto dieci anni, pone l’attenzione sull’identità femminile, intesa come corpo, come mente, come libertà, come autodeterminazione, coscienza e pensiero. Differenti visioni di molteplici universi femminili riprendono forma e colore nei racconti-video di donne artiste, che, con la supervisione, ciascuna della propria curatrice, hanno dato voce alle impellenti necessità di genere, prima, e all’urgenza di una definizione di ruolo, poi, muovendosi costantemente dalla dimensione personale a quella collettiva.

Negli anni, Stefania Miscetti ha perseguito sempre come obiettivo personale e della galleria il coinvolgimento della città e dei suoi abitanti, da raggiungere attraverso l’organizzazione tanto di mostre in contesti privati che di eventi in luoghi pubblici. Muovendosi in questa direzione, nella metà degli anni ’90, lo Studio Stefania Miscetti ha dato vita all’iniziativa Projected Artists – Obiettivo Roma (1995-1997), che ha previsto la proiezione di grandi opere di artisti contemporanei sulla facciata di monumenti e antichi palazzi romani. L’evento, pensato proprio per coinvolgere i cittadini e per invadere gli spazi della loro quotidianità, è stato di grande impatto visivo ed emozionale, ed ha avuto la forza di connettere le antichità archeologiche e storico-artistiche della città di Roma con l’energia viva e attuale dell’arte contemporanea. Il progetto è stato precursore di una tendenza ormai diffusa, il recupero e la valorizzazione del patrimonio storico-artistico e paesaggistico attraverso operazioni culturali pubbliche destinate alla collettività.

 

ORGANIZZAZIONE
ASSOCIAZIONE CULTURALE I MARTEDI CRITICI
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Visionarea Art Space
Via della Conciliazione 4
Roma
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Tel. 06 6889 22744
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Spedart Srl
Media Sponsor: Riprese video:
ARTRIBUNE
Marica Messa
con il supporto di:
Hidalgo Associazione culturale