I Martedì Critici – MARKUS REDL

MARKUS REDL
15 maggio 2018, ore 19.00
Art Forum Würth Capena
a cura di Alberto Dambruoso e Guglielmo Gigliotti

L’Art Forum Würth Capena è lieto di tornare ad ospitare presso la propria sede un nuovo appuntamento de “I Martedì critici”, progetto culturale nato nel 2010 da un’idea del critico d’arte Alberto Dambruoso, e che si propone di far incontrare e conoscere ad un ampio pubblico i protagonisti della scena artistica contemporanea.
Alberto Dambruoso e Guglielmo Gigliotti dialogheranno questa volta con Markus Redl, presente nella mostra collettiva in corso all’Art Forum Würth Capena “A.E.I.O.U. Da Klimt a Hausner a Wurm-L’arte austriaca nella Collezione Würth”, con l’opera “Stein 68 (Kurt)/ Pietra 68 (Kurt)” del 2007, e tra i più interessanti esponenti dell’attuale panorama artistico austriaco.
L’opera di Markus Redl (1977) comprende sculture – in pietra, marmo, legno e metallo – e disegni. Allievo di Erwin Wurm all’Università di Arti Applicate a Vienna, dal 2004 l’artista ha dato vita ad un corpus di lavori che sfuggono ad una facile classificazione nella presente pluralità dei media della scultura.
Il concetto di scultura di Redl è classico in termini di tecnica e materiali (con una predilezione per il bianco e prezioso marmo di Carrara), ma la solennità e atemporalità, storicamente legate alla scultura in pietra, convivono, in apparente contraddizione, con l’attualità dei temi trattati. Anti-eroi, anti-idoli, archetipi, personaggi per nulla idealizzati – come la nonna dell’artista oppure un senzatetto – provocano il pubblico e lo inducono a riflettere. L’umorismo, componente essenziale del suo lavoro, accompagna il processo artistico e contribuisce a mitigare il pathos insito nel materiale impiegato.
Dal 2004 Redl inizia a lavorare ad una “biblioteca di pietre” e non è insolito che sulle sue sculture siano incise parole o frasi, a mo’ di commenti personali. I titoli delle opere (sempre numerate) sono accompagnati da note a piè di pagina, con riferimenti filosofici e letterari, spesso tratti dalle letture fatte durante l’esecuzione del pezzo. Vengono così uniti diversi livelli comunicativi, ma in modo tale che, in questo gioco di rimandi, la scultura non parli da sola, così come non parlano da sole le citazioni testuali.
La rappresentazione, che si muove tra realismo e surrealismo, provoca e sconcerta il pubblico. Quando vi sono persone raffigurate – in corpi interi, frammentati o in enigmatiche combinazioni con altri elementi – esse esprimono un aspetto della condizione umana che può essere inteso come attuale e insieme situazione archetipica e senza tempo dell’esistenza umana.
Il lavoro di Markus Redl comprende anche serie di disegni, per lo più ad inchiostro, con una loro autonomia espressiva, non legati quindi alla preparazione delle sculture. Il tratto è rigoroso e preciso e anche qui testi ed immagini si combinano evocando tavole enciclopediche oppure emblemi ed allegorie, dove possono comparire simboli legati alle diverse religioni.
Markus Redl vive e lavora a Vienna e Carrara.
Tra i suoi ultimi progetti, una scultura per la collezione Würth, “Stone 146 – “Blickfelderweiterung/360°” dove compaiono i ritratti di Reinhold e Carmen Würth.

Dal loro primo anno di attività, nel 2010, i “Martedì Critici” hanno incontrato centinaia di artisti, tra cui Joeph Kosuth, Jannis Kounellis e Adrian Paci, galleristi storici quali Fabio Sargentini e Lia Rumma e storici dell’arte di chiara fama come ad esempio Maurizio Calvesi e Lorenza Trucchi. Svoltisi inizialmente nella casa-studio romana del fondatore Alberto Dambruoso, gli incontri critici sono stati ospitati nelle edizioni successive da alcune istituzioni culturali presenti a Roma, come ad esempio dalla Reale Accademia di Spagna presso il Chiostro del Bramante e dall’Accademia di Belle Arti e dai principali musei d’arte contemporanea italiani, tra i quali i Musei Maxxi e Macro di Roma, il Museo Pecci di Milano e i Musei Madre e Pan di Napoli.

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I Martedì Critici – DANILO ECCHER

DANILO ECCHER
24 aprile 2018, ore 18.00

Accademia di Belle Arti di Roma
a cura di Alberto Dambruoso e Annalisa Ferraro
Introduce Tiziana D’Acchille, Direttrice dell’Accademia di Belle Arti di Roma

Martedì 24 aprile si è svolto il secondo appuntamento della stagione primaverile de «I Martedì Critici», gli incontri con i protagonisti della scena contemporanea organizzati dall’«Associazione Culturale I Martedì Critici», giunti al nono anno di attività.

La programmazione prevede la partecipazione di numerose figure di primo piano del mondo dell’arte contemporanea, attive in Italia e all’estero, in una serie di appuntamenti che si svolgeranno in diverse sedi, l’Art Forum Würth Capena e l’Accademia di Belle Arti di Roma.

Ospite del secondo appuntamento stagionale de «I Martedì Critici» sarà Danilo Eccher (Tione di Trento, 1953).

Danilo Eccher è un critico e curatore italiano. Ha diretto, a partire dal 1989, alcuni dei più importanti musei italiani.

Dal 1989 al 1995 è stato direttore della Galleria Civica d’Arte Contemporanea di Trento. Sotto la sua guida, l’istituzione ha presentato al pubblico alcuni dei principali protagonisti dell’arte italiana e ha definito sempre più la sua volontà di mettere a fuoco, attraverso la programmazione espositiva, il rapporto tra le tendenze dell’arte contemporanea e la società nel suo complesso. Con mostre dedicate ad artisti come Enzo Cucchi (1990), Hermann Nitsch (1991), Vasco Bendini (1992), Mimmo Paladino (1992), Vettor Pisani (1992), Marcello Jori (1993), Marco Gastini (1993), Tony Cragg (1994), Mario Merz (1994), Yoko Ono (1995), Danilo Eccher è riuscito nel difficile compito di costruire per l’istituzione che ha diretto un’identità forte e definita, rivolta tanto al territorio e al contesto nazionale, quanto alla ricerca internazionale.

Nel 1993 è stato commissario per la 45ª Biennale di Venezia e co-curatore della mostra internazionale La coesistenza dell’arte. Nel 1996 ha ricevuto l’incarico di direttore della GAM Galleria d’Arte Moderna di Bologna, ruolo che ha mantenuto fino al 2000. Con un indirizzo rivolto all’internazionalizzazione, finalizzato a rendere il museo bolognese un’eccellenza del contemporaneo per l’Italia ma soprattutto per l’Europa, Danilo Eccher ha presentato al pubblico artisti come Gilbert & George (1996), Julian Schnabel (1996), George Baselitz (1997), Juliao Sarmento (1998), Anselm Kiefer (1999). Sempre attento a promuovere anche i giovani artisti contemporanei e la loro ricerca, durante la sua direzione, la Galleria ha attivato Spazio Aperto, luogo di dibattito e di sperimentazione. Di grande importanza in quegli anni è stato anche lo sviluppo del dipartimento didattico, diventato poi esempio e riferimento per tutta l’Italia, con programmi di intervento in grado di coinvolgere studenti dalle scuole dell’infanzia fino all’università, e adulti interessati a conoscere i progetti espositivi.

Dal 2001 al 2008 è stato direttore del MACRO Museo d’Arte Contemporanea Roma. Durante il suo incarico, il Museo ampliò il suo spazio operativo, con l’apertura del MACRO Testaccio, in due padiglioni dell’ex mattatoio romano. Un percorso dal Novecento all’arte dei giorni nostri, quello portato avanti da Danilo Eccher. Durante il suo incarico, il Direttore ha lavorato cercando di rendere il museo un luogo internazionale con una precisa radice italiana e romana, e di accrescere il rapporto con la città e con i suoi abitanti. Tra le esposizioni più importanti si ricordano quelle dedicate a Tony Oursler (2002), Paola Pivi (2003), Tatsuo Miyajima (2004), Tom Wesselmann (2005), Marc Quinn (2006), Christian Boltanski (2006), Gregor Schneider (2008), Ernesto Neto (2008). Tra le collettive più importanti si ricorda La città che sale (2007).

Dal 2004 al 2009 è stato direttore artistico di ARCOS Museo d’arte contemporanea del Sannio di Benevento. Dal 2009 al 2011 è stato Presidente della Fondazione Galleria Civica di Trento. Dal 2009 al 2014 ha ricoperto l’incarico di direttore della GAM Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino, lavorando per intensificare il dialogo tra l’esposizione permanente e le opere delle mostre temporanee, due aree della museografia tenute da sempre separate, ma invece in grado di alimentare scambi proficui e formativi. Tante sono state le esposizioni tematiche presentate al pubblico, che hanno messo a confronto opere di diversi periodi, fortemente legate da rimandi non solo artistici, ma anche storici e sociali. Durante la sua direzione, sono state organizzate esposizioni dedicate ad artisti come Salvatore Scarpitta (2012), Nicola De Maria (2013), Ettore Spalletti (2014), Roy Lichtenstein (2014), Braco Dimitrijevic (2016).
Come curatore indipendente ha realizzato personali di artisti come, tra gli altri, Jannis Kounellis (2013), Sean Scully (2015), Christian Boltanski (2017), e le collettive Love (2016) ed Enjoy (2017).

Nel corso della sua carriera, Danilo Eccher è stato inoltre docente in diverse università italiane. Dal 1996 al 1999 ha insegnato presso il Corso di Specializzazione di Storia dell’Arte presso l’Università di Bologna; nel 1997 ha insegnato alla Luiss di Roma presso il corso di management museale. Dal 2002 al 2006 è stato co-direttore del master per curatori di arte contemporanea e architettura presso l’Università La Sapienza di Roma.

 

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I Martedì Critici – IGINIO DE LUCA

IGINIO DE LUCA
17 aprile 2018
, ore 18.00
Accademia di Belle Arti di Roma
a cura di Alberto Dambruoso e Guglielmo Gigliotti

Martedì 17 aprile riprende la stagione primaverile de «I Martedì Critici», gli incontri con i protagonisti della scena contemporanea organizzati dall’«Associazione Culturale I Martedì Critici», giunti al nono anno di attività.

La programmazione prevede la partecipazione di numerose figure di primo piano del mondo dell’arte contemporanea, attive in Italia e all’estero, in una serie di appuntamenti che si svolgeranno in diverse sedi, l’Art Forum Würth Capena e l’Accademia di Belle Arti di Roma.

Ospite del primo appuntamento stagionale de «I Martedì Critici» sarà Iginio De Luca(Formia, 1966).

Iginio De Luca è nato a Formia il 21 agosto 1966. Vive a Roma e a Torino, insegna Decorazione e Installazioni Multimediali all’Accademia delle Belle Arti di Frosinone. È un artista poliedrico; è un musicista, un artista visivo. Fa video, installazioni, performance. Negli ultimi anni la sua poetica si è concentrata soprattutto sulla produzione di video, di immagini fotografiche, ma anche di quelli che lui definisce blitz. Considerandoli a cavallo tra arte urbana e performance, l’artista compie azioni a volte sorvolando con aerei, altre proiettando immagini o scritte su edifici in rapidi raid notturni, altre ancora arrivando in luoghi con elementi di forte disturbo e impatto visivo, come cartelloni finto-elettorali. Ibridando etica ed estetica, tecnologia e azioni comportamentali, De Lucareclama l’interazione con l’ambiente e il pubblico, denunciando, tra ironia e impegno, la crisi di valori di questo nostro tempo. L’utilizzo di molteplici e differenti registri linguistici ha da sempre caratterizzato la sua progettualità e conseguentemente le scelte metodologiche ed operative, lasciando intendere che il denominatore comune è nella necessità di scardinare le certezze, di rompere i codici della formalizzazione espressiva, per tendere un tranello alla realtà, sorprendendola alle spalle. Decodificare la trama della ragnatela che l’artista tesse, costruendo funambolici equilibri tra segni di natura diversa, è il compito del pubblico, chiamato a una partecipazione attiva da un’interrogazione che non può essere elusa.

Pur lavorando su molti campi, nella poetica di Iginio de Luca si riconosce un’unità di concetto, che lo qualifica come artista tra i più originali dell’attuale scena italiana.

Tra le sue mostre principali si annoverano: T. M., tribù della memoria, Galleria Nazionale d’Arte Moderna, Roma, 2005; Ogni uomo è un’isola, Galleria Martano, Torino, 2013; Expatrie, casa dell’Architettura, Roma, 2016; Riso Amaro, spazio Albumarte, Roma, 2017; Ricognizioni. Dai Bocs Art i linguaggi del contemporaneo, Cosenza, 2017; Kizart, Palazzo delle Esposizioni, Roma 2017; Sound Corner, Auditorium, Roma 2018.

Tra i blitz si menzionano: Lavami, 2010; Pastore a Montecitorio, 2010; Ca maronn c’accumpagn, 2013; Farsa Italia, via crucis, 2013; Vota Paolo Uccello, 2014; Cygnus X-1,2014; Venghino siori, venghino!, 2016; Iailat, 2018.

 

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I Martedì Critici – PEPPE MORRA

PEPPE MORRA
7 novembre 2017, ore 18.30
Accademia di Belle Arti di Roma
a cura di Alberto Dambruoso e Guglielmo Gigliotti

Martedì 7 novembre si è svolto il settimo appuntamento della stagione autunnale de «I Martedì Critici», gli incontri con i protagonisti della scena contemporanea organizzati dall’«Associazione Culturale I Martedì Critici», giunti all’ottavo anno di attività.
La programmazione prevede la partecipazione di numerose figure di primo piano del mondo dell’arte contemporanea, attive in Italia e all’estero, in una serie di appuntamenti che si svolgeranno in diverse sedi, l’Istituto Italiano di Cultura Il Cairo, l’Art Forum Würth Capena e l’Accademia di Belle Arti di Roma.
Ospite del settimo appuntamento stagionale de «I Martedì Critici» sarà Peppe Morra, figura di spicco nel panorama artistico napoletano e internazionale, gallerista, collezionista, mecenate, promotore e agitatore culturale.
Coraggioso e visionario sin dai suoi esordi, amante dell’arte e della sua funzione sociale, nel 1968 Giuseppe Morra fonda a Napoli con alcuni amici il progetto Centro d’Arte Europa e nel 1970-71 la rivista Silence Walk. Nel 1974, su suggerimento di Lucio Amelio, visitatore di una sua mostra dedicata a Sergio Lombardo, Morra decide di trasferire la sua attività dal Vomero al centro di Napoli, inaugurando così lo Studio Morra di via Calabritto 20. Appassionato dei movimenti d’avanguardia, dell’Azionismo Viennese e della Body Art, abituato a intendere l’arte come fenomeno travalicante le mura di uno spazio espositivo, come espressione a servizio della città, sperimentatore nello spazio pubblico, affascinato dalle forme artistiche nate dall’unione di diversi stili e discipline, attira nei suoi spazi artisti come Hermann Nitsch, Günther Brus, Urs Lüthi, Gina Pane, Joe Jones, Marina Abramovic, Bob Watts e Peter Kubelka, Allan Kaprow, Bruno Munari, si fa promotore del gruppo Fluxus e delle sperimentazioni di poesia visiva.
Nel 1992, Giuseppe Morra trasferisce la sua attività al Rione Sanità e costituisce la Fondazione Morra, dedicata alla ricerca, alla conoscenza, all’archiviazione, divulgazione e valorizzazione delle opere, alla promozione e trasmissione della cultura contemporanea. Dal Palazzo dello Spagnuolo avvia la sua operazione artistica e sociale, nel tentativo di contribuire alla riqualificazione civile, estetica, filosofica e urbanistica di un quartiere degradato e in costante condizione di bisogno.
Nel 2004, Giuseppe Morra, insieme a Francesco Coppola, Roberto Paci Dalò, Nicoletta Ricciardelli e Pasquale Persico, lancia l’idea-progetto del Quartiere dell’Arte, con l’intento di contribuire alla riqualificazione e rigenerazione dell’area urbana del quartiere Avvocata di Napoli, sfruttando l’energia propulsiva dell’arte e della cultura.
Nel 2008, inaugura in Vico Lungo Pontecorvo, a Napoli, il Museo Archivio/Laboratorio Hermann Nitsch, dedicato a uno degli artisti a lui più cari, luogo di raccolta e di esposizione, organismo culturale attivo, che offre alla città un Centro di Documentazione, un Dipartimento per il Cinema Sperimentale Indipendente, una Discoteca di Musica Contemporanea, un Centro per le Arti Performative e Multimediali, una Biblioteca delle Avanguardie e Neoavanguardie.
Inarrestabile ed instancabile, nel 2016 Giuseppe Morra inaugura, nell’antico Palazzo Ayerbo D’Aragona Cassano, Casa Morra – Archivio d’Arte Contemporanea, uno spazio di 4.200 mq, destinato ad ospitare le oltre 2000 opere della sua collezione, con artisti del calibro di Julian Beck, Marina Abramovic, Gina Pane, Hermann Nitsch, Shozo Shimamoto, Joseph Beuys, l’Archivio Living Theatre e gli Archivi Mario Franco su arte e cinema, e ad offrire, nel corso degli anni alla città mostre dedicate agli artisti della Fondazione e a quelli dell’ultima generazione. Con una programmazione definita fino al 2116, Peppe Morra sceglie di guardare al futuro e di sfidare il tempo, pianificando cento anni di mostre, attraverso il meccanismo del gioco dell’oca, fatto di rimandi, attraversamenti e ritorni. Luogo poliedrico, di creatività, ricerca, workshop, poesia, teatro, musica, cinema, seminari, convention, meeting e residenze d’artista, Casa Morra racconterà nel tempo alla città un segmento importante della storia delle avanguardie contemporanee italiane ed internazionali, e rappresenterà un bacino di sperimentazioni, confronti e riflessioni per i giovani artisti emergenti. Domenica 8 ottobre 2017, Casa Morra presenta la mostra I giganti dell’arte dal teatro: Julian Beck – Hermann Nitsch – Shozo Shimamoto e Joseph Beuys – Archivio Living Theatre – Archivi Mario Franco, inaugurando così il suo secondo anno di attività e il secondo dei cento eventi espositivi in programma.
Nell’ottobre del 2017, Giuseppe Morra riceve il premio “La Fabbrica nel Paesaggio”, assegnatogli dalla Federazione Italiana Club e da Centri UNESCO, che gli riconosce il merito di aver salvato, recuperato e valorizzato l’antica “Vigna di San Martino”, da lui acquistata nel 1988, averla resa un bene dall’enorme valore paesaggistico e averla restituita alla città e ai suoi abitanti.

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I Martedì Critici – FULVIO DI PIAZZA

FULVIO DI PIAZZA
31 ottobre 2017, ore 18.30
Accademia di Belle Arti di Roma
a cura di Alberto Dambruoso e Helga Marsala​

Martedì 31 ottobre si è svolto il sesto appuntamento della stagione autunnale de «I Martedì Critici», gli incontri con i protagonisti della scena contemporanea organizzati dall’«Associazione Culturale I Martedì Critici», giunti all’ottavo anno di attività.

La programmazione prevede la partecipazione di numerose figure di primo piano del mondo dell’arte contemporanea, attive in Italia e all’estero, in una serie di appuntamenti che si svolgeranno in diverse sedi, l’Istituto Italiano di Cultura Il Cairo, l’Art Forum Würth Capena e l’Accademia di Belle Arti di Roma.

Ospite del sesto appuntamento stagionale de «I Martedì Critici» sarà Fulvio Di Piazza (Siracusa,1969).

Nato a Siracusa nel 1969, attivo nel campo della pittura dal 1996, appartenente alla scuola di Palermo, sin dagli esordi Fulvio Di Piazza si muove tra il surrealismo e il fantasy, tra la tradizione e la contemporaneità, tra l’immaginazione e la realtà, cercando e raccogliendo spunti di riflessione e ispirazioni in ogni forma culturale e artistica, dal fumetto alla cinematografia, dalla scienza alla letteratura fantascientifica. Sul solco dell’arte antica, con gli occhi colmi del barocco siciliano, studiando e riprendendo gli elementi principali della pittura classica, nella ricerca della profondità e della luce, Di Piazza sviluppa un linguaggio ipernarrativo, conseguenza e testimonianza dei luoghi attraversati, delle esperienze vissute, racconto dei giorni dei nostri tempi, della realtà che ci circonda e che inevitabilmente finiamo per assorbire. Partito da una narrazione sovraccarica, vicina al mondo dell’illustrazione, colma di personaggi, storie e battaglie, di elementi ironici e grotteschi, ha nel tempo eletto come protagonista assoluta dei suoi lavori la pittura stessa e, in un processo di selezione di dettagli e prospettive da raccontare, ha lasciato che si rivelassero immagini ancora più colme e cariche di rimandi, valori e significati. In una rappresentazione onirica, in uno stile inscrivibile nel filone pop surrealista, Di Piazza nasconde tracce di sé, degli stimoli e degli istinti che nascono nell’atto stesso del dipingere. Nelle trame dense di un’invenzione, nei contorni di una realtà altra, l’artista cela la storia stessa della pittura e qualche dettaglio, quasi impercettibile, della vita e dell’anima del suo manipolatore. Con le sue pennellate, Di Piazza non sfonda solo la bidimensionalità, non raggiunge solo la tridimensionalità, nello squarcio di una profondità auspicata e raggiunta, fonde assieme il valore più puro della matericità pittorica con la tragica contemporaneità del presente.

Tra le principali mostre personali dell’artista ricordiamo: Entangled, New York-Jonathan Levine Gallery (2017); Studio D’arte Raffaelli, Trento (2015); L’Isola nera, GAM_Galleria d’Arte Moderna, Palermo (2014); Pacific, Galleria Giovanni Bonelli, Milano (2014); Nube ardente, Spazio Arte di CUBO, Centro Unipol, Bologna (2013); It’s a small big world (Malerei), Galerie Binz & Kraemer, Colonia, Germania (2012); Ashes to Ashes, Jonathan LeVine Gallery, New York (2012); Earthquake, Riso, Museo di Arte Contemporanea della Sicilia, Palermo (2011).

Tra le principali mostre collettive, si ricordano: Idioti. Opere di Maurizio Cannavacciuolo, Fulvio Di Piazza, Francesco Lauretta, Marco Pace, Galleria Giovanni Bonelli, Milano (2017); Cortesie per gli ospiti, Palazzo Collicola, Spoleto (2017); Arte Forte. La Babele dei linguaggi e di simboli legati ai conflitti, Forte Belvedere Lavarone, Trento (2016); Turn the Page: The first ten years of Hi-Fructose, The Virginia Museum of Contemporary Art (MOCA), Virginia (2016); JUXTAPOZ ITALIANO.Four Artists Who Defy Convention, Galleria Giovanni Bonelli, Milano (2014); JUXTAPOZ ITALIANO.Four Artists Who Defy Convention, IIC_Istituto Italiano di Cultura, Los Angeles (2014); Il volo della Fenice, Palazzo Panichi, Pietrasanta (2014); CROSSOVER. A dialog between the Chinese School of Hubei and the New Italian Art Scene, Tesa 113, Arsenale Nord, Venezia (2013); Something Wiched This Way Comes, Cella Gallery, Los Angeles (2013); Biennale Italia – Cina, Villa Reale, Monza (2012); Homo Faber, Castello Sforzesco, Milano (2012); Go with the flow, Villa Bottini, Lucca (2012); Sport your food, IMAfestival, Museo della Scienza e della Tecnica Leonardo Da Vinci, Milano (2012); La Natura Squisita, Fondazione Stelline, Milano (2012); XXS, Galleria Pasaža, Lubiana (2012); Unnatural “Natural History”, Royal West of England Academy, Bristol (2012).

 

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