I Martedì Critici – Italo Tomassoni

ITALO TOMASSONI
9 maggio 2017, ore 19.30

Real Academia de España en Roma
Tempietto del Bramante
a cura di Alberto Dambruoso e Guglielmo Gigliotti

Martedì 9 maggio avrà luogo il terzo appuntamento della stagione primaverile dei «I Martedì Critici», gli incontri con i protagonisti della scena contemporanea organizzati dall’«Associazione Culturale I Martedì Critici», giunti all’ottavo anno di attività.
La programmazione prevede la partecipazione di numerose figure di primo piano del mondo dell’arte contemporanea, attive in Italia e all’estero, in una serie di appuntamenti che si svolgeranno in diverse sedi, alternandosi tra il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale – La Farnesina, il Tempietto del Bramante sul Gianicolo, sede dell’Accademia di Spagna, e l’Accademia di Belle Arti di Roma, oltre che all’Istituto Italiano di Cultura Il Cairo.

Ospite del terzo appuntamento stagionale de «I Martedì Critici», realizzato in collaborazione con l’Accademia di Spagna, sarà Italo Tomassoni (Ancona, 1938).

omassoni ha intrapreso, parallelamente a quella di avvocato, una brillante carriera di critico d’arte che in poco tempo lo ha portato a confrontarsi con numerosi artisti di spicco nel panorama italiano e internazionale, da Alberto Burri a Gino De Dominicis a Joseph Beuys, per citarne alcuni.
Nel 1963 pubblica il suo primo saggio di soggetto artistico, intitolato Per una ipotesi Barocca, incentrato sull’analisi del rapporto tra l’arte barocca e l’arte contemporanea. L’indagine sulla storia, sulla classicità nel contemporaneo, sarà ripresa anni dopo e sfocerà nella definizione di Ipermanierismo, termine da lui coniato nel 1983 e oggetto di un omonimo saggio pubblicato nel 1985. L’ipermanierismo indica la tendenza di ritorno alla pittura, a un’elegante figurazione che, negando le correnti dell’avanguardia degli anni Settanta, si rivolge alla storia dell’arte per “riproporsi come il luogo del valore”, trovando nel tardo-manierismo e tardo-barocco un modello di rarefazione intellettuale e di “inganno”, teso alla ricerca di una dimensione originaria, di una “rivelazione”. Arte come storia dell’arte è il titolo della sezione da lui curata alla XI Quadriennale d’Arte di Roma del 1986, dove sono stati presentati i lavori di Alberto Abate, Stefano Di Stasio e Paola Gandolfi.
Membro dell’AICA fin dal 1964, Tomassoni ha collaborato a diverse testate giornalistiche, tra cui “La Fiera Letteraria”, “Avanti!”, “Vogue”, “Momento Sera”, “Flash Art”, e “Segno”. Negli anni Settanta ha lavorato con Alberto Burri alla creazione della Fondazione Burri a Città di Castello, di cui dal 1992 è consigliere oltre che membro del Comitato scientifico. A Burri Tomassoni ha dedicato molti studi e ha presentato i suoi lavori in diverse occasioni, a partire dall’incontro-mostra con Joseph Beuys a Perugia nel 1980, per arrivare alla monografica presentata al Pecci di Prato nel 1996, fino alla più recente esposizione Burri. Gli artisti e la materia, curata insieme a Maurizio Calvesi presso le Scuderie del Quirinale a Roma nel 2005.

Nel 1999 Tomassoni è curatore dell’esposizione retrospettiva dedicata a Gino De Dominicis alla 48a Biennale di Venezia, insieme a Harald Szeemann, e nello stesso anno fonda l’Archivio Gino De Dominicis, di cui ha inoltre curato la presentazione dell’opera Calamita Cosmica in diverse sedi (Ancona, Mole Vanvitelliana, 2005; Milano, Palazzo Reale-Piazza del Duomo, 2007; Parigi, Château de Versailles, 2007, Bruxelles, MAC’s Grand Hornu, 2008 e Foligno, Chiesa della Santissima Trinità in Annunziata, 2011) e il catalogo ragionato (Skira, Milano, 2011).
Alla carriera di critico e avvocato, si aggiunge quella di accademico: nel 1966 Tomassoni ha fondato con Giulio Carlo Argan il “corso Superiore di Disegno Industriale”, dove ha insegnato fino al 1969. Ha inoltre insegnato Storia dell’Arte all’Accademia di Belle Arti di Perugia (1999-2002), e “Il Diritto d’Autore nelle opere d’arte contemporanea presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università La Sapienza di Roma (2002-2008). Tomassoni è inoltre fondatore, nel 2001 insieme a Marcello Fagiolo, del Centro Studi sul Barocco sotto il patrocinio dell’Accademia dei Lincei, del Museo “Beuys” a Palazzo della Penna a Perugia, nel 2002, e del CIAC – Centro Italiano Arte Contemporanea di Foligno, di cui è direttore artistico dal 2009.

Tra le principali mostre ed eventi curati da Italo Tomassoni, ricordiamo: Beuys/Burri, Rocca Paolina, Perugia (1980); Anno Uno (con Michelangelo Pistoletto), Teatro Quirino, Roma (1980); Incontri Arte ’80 (con Lucio Amelio e Alberto Zanmatti), Spoleto (1980); Cy Twombly, elogio della mano sinistra, Festival dei Due Mondi, Spoleto (1980); Un anno da Strindberg (con Francesco Carlo Crispolti), Roma (1981); Il tempo dell’Immagine (con Maurizio Calvesi), Spello, Foligno (1983); Paradis e Ritorno (con Philippe Sollers), Teatro Sala Umberto, Roma (1983); Anacronismo, Ipermanierismo (con Maurizio Calvesi), Anagni (1984); Igor Mitoraj. Un Teatro Anatomico del classico, Macerata (1990); Alberto Burri, Museo Pecci, Prato (1996); Alberto Burri – Omaggio nell’ambito del premio Marche, Ancona (1996); La profondità dello sguardo, Flash Art Museum, Trevi (1996); Giuseppe Piermarini. I disegni di Foligno (con Paolo Portoghesi e altri), Palazzo Trinci, Foligno (1998); Burri. Gli artisti e la materia, Scuderie del Quirinale, Roma (2005); Burri. La sezione aurea dei Cellotex, Fondazione Matalon, Milano (2006); Chiara Dynys. In Alto (con Maurizio Calvesi), Museo Bilotti, Roma (2008); Ivan Theimer. Forme nella città, Macerata (2009); Anselm Kiefer, con Maurizio Calvesi e Bruno Corà, Ex Seccatoi Tabacco Collezione Burri, Città di Castello (2013). Tra le mostre presentate al CIAC – Centro Italiano Arte Contemporanea di Foligno, di cui Tomassoni è direttore artistico dal 2009, ricordiamo: Spazio, Tempo, Immagine (2009); Calamitati da Gino, con Giacinto Di Pietrantonio (2012); Vincenzo Agnetti, con Bruno Corà, (2012); Julian Schnabel e Carlo Maria Mariani (2013).

Tra le principali pubblicazioni: Per una ipotesi Barocca (Ed. dell’Ateneo, Roma, 1963); Tàpies, con G.C. Argan, (Ed. Cappelli, Bologna, 1967); Pollock (Sansoni De Agostini, Firenze, 1968; Mondrian (Sadea Sansoni, Firenze, 1969; Arte in Italia dopo il 1945 (Cappelli, Bologna, 1970); Lo spontaneo e il programmato, con prefazione di G.C. Argan, (Laboratorio delle Arti, Milano, 1970); O Grande (Bulzoni Editore, Roma, 1977); Incontro con Beuys (Il Quadrante, Torino, 1984); Ipermanierismo, con prefazione di G.C. Argan, (Politi Editore, Milano, 1985); Difesa della Natura. Joseph Beuys (Charta, Milano, 1996); Beuys a Perugia (Silvana Ed. d’Arte, Milano, 2003); Burri: gli artisti e la materia, con Maurizio Calvesi, (Scuderie del Quirinale, Roma, 2005); Anni ’70. Arte Italiana tra cronaca e mito (Laterza, Bari, 2007); Lo Spazio dell’Immagine e il suo Tempo / Il Tempo dell’immagine e il nostro tempo (Skira, Milano, 2009); Chiara Dynys. Save me (Skira, Milano, 2010); Giuseppe Uncini: i primi e gli ultimi (Silvana ed. Cinisello Balsamo, 2011); Gino De Dominicis. Catalogo ragionato (Skira, Milano, 2011).

ORGANIZZAZIONE ASSOCIAZIONE CULTURALE I MARTEDI CRITICI
Tel. +39 339 7535051
info@imartedicritici.it
www.imartedicritici.com

Sponsor:
Spedart Srl

Media partners:
ARTRIBUNE
Hidalgo Associazione culturale
Marica Messa

Foto di Gianfranco Basso
Riprese video di #StudioRay

Contrassegnato da tag , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

I MARTEDÌ CRITICI – Antoni Muntadas

ANTONI MUNTADAS
2 maggio 2017, ore 19.30
Real Academia de España en Roma​
Tempietto del Bramante
a cura di Alberto Dambruoso e Anna Cestelli Guidi

Martedì 2 maggio avrà luogo il secondo appuntamento della stagione primaverile dei «I Martedì Critici», gli incontri con i protagonisti della scena contemporanea organizzati dall’ «Associazione Culturale I Martedì Critici», giunti all’ottavo anno di attività.
La programmazione prevede la partecipazione di numerose figure di primo piano del mondo dell’arte contemporanea, attive in Italia e all’estero, in una serie di appuntamenti che si svolgeranno in diverse sedi, alternandosi tra il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale – La Farnesina, il Tempietto del Bramante sul Gianicolo, sede dell’Accademia di Spagna, e l’Accademia di Belle Arti di Roma, oltre che all’Istituto Italiano di Cultura Il Cairo.

Ospite del secondo appuntamento stagionale de «I Martedì Critici», realizzato in collaborazione con l’Accademia di Spagna, sarà Antoni Muntadas (Barcellona, 1942).

Ospite del secondo appuntamento stagionale de «I Martedì Critici», realizzato in collaborazione con l’Accademia di Spagna, sarà Antoni Muntadas (Barcellona, 1942).

Entre/Between, la grande mostra che il Reina Sofia di Madrid dedicò nel 2011 ad Antoni Muntadas ripercorrendone gli oltre quarant’anni di carriera, non era strutturata secondo un ordine cronologico delle opere, né basata sulla specificità dei media utilizzati. Articolata in nove nuclei tematici, o meglio, nove costellazioni, l’esposizione rivelava in maniera immediata la natura della pratica artistica di Muntadas, basata su una costante, approfondita ricerca protratta negli anni, accompagnata parallelamente dalla formazione di uno spirito critico, sempre presente nella realizzazione dei suoi progetti. Le nove costellazioni in cui la mostra era articolata – microspazi, paesaggio dei media, sfere di potere, costruzione della paura, luoghi dello spettacolo, spazi pubblici, archivio, traduzione, sistemi dell’arte – tracciano l’orizzonte tematico verso cui si orienta l’opera dell’artista, da sempre impegnato nello svelamento dei meccanismi di potere che regolano alcuni contesti. La presentazione dei lavori avviene attraverso l’impiego di media diversi, alcuni provenienti dal vocabolario concettuale, come l’archivio, l’inchiesta, la documentazione, e i libri, integrati con altri, come serie fotografica, il video, l’installazione, ma anche il web: ogni elemento di questa complessa struttura concorre nel presentare i risultati delle ricerche dell’artista condotte sul campo. Si tratta di dispositivi relazionali, organizzati secondo un certo montaggio, che forniscono al pubblico gli strumenti e il contesto per poter riflettere in prima persona sugli argomenti esaminati, sul potere, le istituzioni che lo rappresentano e le contraffazioni su cui spesso si basa la loro autorità.
Tra i lavori più celebri di Muntadas vi è The File Room (1994-2011), consistente in un archivio, ora consultabile online, che raccoglie una vasta documentazione su casi storici e più recenti di censura, mentre in Between the Frames (1982-1993), l’obiettivo della sua indagine critica è puntato dritto verso il sistema dell’arte, il ruolo dei musei, delle gallerie, dei collezionisti, svelando il sostrato economico che lo governa, attraverso centocinquanta interviste ai suoi diversi attori, tra cui figurano Harald Szeemann e Pierre Restany. Muntadas è un precursore sia nel display, nella presentazione dell’opera, che ha incluso precocemente l’impiego di internet e la conversazione tra media diversi attraverso un originale “montaggio” che ha l’obiettivo di comporre nella sua totalità il progetto, sia nelle tematiche affrontate, ancora attuali, come le problematiche legate alla conoscenza trasmessa dai mass media, o la paura come esercizio di potere e sistema di controllo. Al 2005 data il progetto On Translation: Fear/Miedo, un’indagine che pone a confronto la paura sul piano personale, politico e mediatico, condotta in un territorio di confine tra Stati Uniti e Messico, tra San Diego e Tijuana. Il progetto è stato portato avanti nel 2007 tra il Nordafrica e la Spagna, col titolo On Translation: Miedo/Jauf, (“Jauf” è la parola araba per paura). In entrambi i casi, si tratta di territori di confine tuttora teatro di flussi migratori e incomprensioni, ancora un argomento di scottante attualità, come lo è Alphaville e Outros (2011), un’indagine sulla paura che genera barriere, che in questo caso ha come oggetto della ricerca le gated communities in Brasile.
Fin dalla sua partecipazione negli anni Settanta al Grup de Treball, collettivo di artisti e intellettuali di matrice concettuale, politicamente attivo contro il regime dittatoriale franchista, Muntadas è un artista impegnato che, lontano da ogni slogan o propaganda, ha messo al centro della sua ricerca indipendente l’urgenza di porsi interrogativi, di riattivare negli spettatori una coscienza critica.

Antoni Muntadas vive e lavora a New York dal 1971. Ha insegnato in diverse istituzioni in Europa e negli Stati Uniti, tra cui l’Ecole Nationale des Beaux Arts a Parigi, l’Ecole des Beaux Arts a Bordeaux e a Grenoble, University of California a San Diego, il San Francisco Art Institute, Cooper Union, l’Università di San Paolo del Brasile e l’Università di Buenos Aires. Insegna attualmente presso il Dipartimento di Architettura del MIT, Cambridge, Massachusetts e allo IUAV a Venezia.
Il suo lavoro è stato esposto in numerosi musei, tra i quali ricordiamo: il MoMa di New York; Berkeley Art Museum; Musée Contemporain de Montreal, Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía a Madrid, Museo de Arte Moderno a Buenos Aires, Museu de Arte Moderna a Rio de Janeiro, e il Museu d’Art Contemporani de Barcelona. Il suo lavoro è stato incluso in varie mostre internazionali, tra cui: le edizioni VI e X di Documenta a Kassel (1977, 1997); Whitney Biennial of American Art (1991); la 51a Biennale di Venezia (2005), dove ha presentato On Translation: I Giardini, presso il Padiglione spagnolo, e altre Biennali a San Paolo del Brasile (1983), L’Avana (2000), Taipei (2002), Gwangju (2004), Istanbul (2011) e alla Triennale di Parigi (2012).

Tra le recenti esposizioni personali ricordiamo: Protokolle, Württembergischer Kunstverein, Stoccarda (2006); Proyectos Urbanos (2002/2005), Hacia Sevilla 2008 al Centro de las Artes de Sevilla (2006); Histoires du couteau, Le Creux de l’enfer, Centre d’art contemporain, Thiers (2006-2007); On Translation: Açik Radyo, Myths and Stereotypes al Museo d’arte moderna di Istanbul (2010); About Academia, The Carpenter Center for the Visual Arts, Harvard University, Cambridge, Massachusetts; Arizona State University Art Museum e American Academy in Rome (2011); Muntadas: Entre/Between al Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía, Madrid (2011–2012).
Il suo lavoro si trova, tra le altre, nelle seguenti collezioni pubbliche: The Museum of Modern Art, New York; The Solomon R. Guggenheim Museum, New York; Long Beach Museum of Art, Long Beach, California; Rotch Library – M.I.T., Cambridge, Massachusetts; Centre George Pompidou, Paris; Centro de Arte Reina Sofia, Madrid; Fundació Museu d’Art Contemporani de Barcelona (MACBA); Fundació La Caixa, Barcelona; Instituto Valenciano de Arte Moderno, Valencia; Ludwig Museum, Budapest; Palais de Beaux Arts, Bruxelles; Fundaçao de Serralves, Porto; Museo de Arte Moderno, Buenos Aires; Museu de Arte Contemporanea, São Paulo; Museo de Arte Contemporaneo, Caracas; The Banff Centre, Banff, Canada; National Gallery, Ottawa; Israel Museum, Gerusalemme.
Muntadas ha inoltre ricevuto premi dalle seguenti istituzioni: Solomon R. Guggenheim Foundation, Rockefeller Foundation, National Endowment for the Arts, the New York State Council on the Arts, Arts Electronica di Linz; Laser d’Or a Locarno, il Premio Nacional d’Arts Plastiques concesso dal Governo catalano, il Premio Nacional de Artes Plásticas nel 2005 e il Premio Velázquez de las Artes Plásticas nel 2009, rilasciato dal Ministero della Cultura spagnolo.

ORGANIZZAZIONE ASSOCIAZIONE CULTURALE I MARTEDI CRITICI
Tel. +39 339 7535051
info@imartedicritici.it
www.imartedicritici.com

Sponsor:
Spedart Srl

Media Partners:
ARTRIBUNE
Marica Messa

Foto di:
Gianfranco Basso Visual Artist

Riprese video di:
Studio Ray

in collaborazione con:
Hidalgo Associazione culturale

Contrassegnato da tag , , , , , , , , , , , ,

I Martedì Critici – Aron Demetz

ARON DEMETZ
11 aprile 2017, ore 19.00
Istituto Italiano Cultura Il Cairo 3,
El Sheikh El Marsafi St. Zamalek – Cairo 

a cura di Alberto Dambruoso e Paolo Sabbatini

 

Martedì 11 aprile riprende la stagione primaverile de «I Martedì Critici», gli incontri con i protagonisti della scena contemporanea organizzati dall’«Associazione Culturale I Martedì Critici», giunti all’ottavo anno di attività.

La programmazione prevede la partecipazione di numerose figure di primo piano del mondo dell’arte contemporanea, attive in Italia e all’estero, in una serie di appuntamenti che si svolgeranno in diverse sedi, alternandosi tra il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale – La Farnesina, il Tempietto del Bramante sul Gianicolo, sede dell’Accademia di Spagna, e l’Accademia di Belle Arti di Roma, oltre che all’Istituto Italiano di Cultura Il Cairo.

Ospite del primo appuntamento stagionale de «I Martedì Critici», il primo in assoluto all’estero, sarà Aron Demetz (Vipiteno, Alto Adige, 1972), martedì 11 Aprile.

Aron Demetz, tra i maggiori scultori italiani nel panorama contemporaneo, proviene da una famiglia ladina di intagliatori che da secoli praticavano la scultura lignea, tipica della Val Gardena. La sua prima formazione avviene nel solco di questa tradizione e si completa seguendo i corsi di Christian Höpfer presso l’Accademia di Belle Arti di Norimberga nel 1997-1998. Il legame con la tradizione non si limita soltanto all’uso del legno, ma anche nella scelta iconografica della rappresentazione figurativa. Il soggetto delle opere di Demetz è la figura umana: donne e uomini, adolescenti e adulti, raffigurati in piedi in una posa ieratica, spesso colti nella loro nudità e in una dimensione silenziosa, quasi mistica di comunione con la natura da cui materialmente provengono. La figura prende forma dal tronco, spesso lasciato nella parte inferiore intero a fare da base alla scultura, come se fosse una creatura che emerge viva dall’interno dell’albero, liberata dallo scultore. Seguendo una tecnica che potremmo chiamare del “non-finito”, la levigazione della scultura avviene in alcuni casi solo in maniera parziale e nelle zone in cui permangono a vista le ispide fibre legnose, le loro venature, che sembrano impronte digitali, accrescono la vitalità delle sculture. Nel momento stesso in cui Demetz porta avanti la tradizione, egli la supera grazie al carattere fortemente sperimentale di una ricerca che nel corso degli anni ha esplorato le molteplici potenzialità espressive della lavorazione del legno, che di volta in volta è scalfito, plasmato, grezzamente sbozzato o finemente levigato, ma anche ibridato con diversi materiali organici, come funghi e resine. L’uso della resina vegetale ha dato luogo a una serie di lavori presentati al Padiglione Italia della Biennale di Venezia del 2009. Raccolta dall’artista stesso nei boschi, la resina è lasciata colare sulle sculture, quasi a evocare la sua funzione originale di balsamo per ricostruire la superficie lesionata dell’albero, in questo caso le ferite inferte al tronco per far fuoriuscire il corpo umano. Come il legno anche la resina è un materiale vivo e attivo, che muta col passare del tempo portando la scultura a risultati inattesi. Un altro modo per sfuggire al completo controllo sull’esito dell’opera da parte dell’autore è l’uso del fuoco. La serie Burning è costituita da sculture lignee bruciate nella loro interezza; il fuoco è bloccato poco prima che distrugga l’opera, resa fragile e annerita dalle fiamme, come reduce da un rito di purificazione. La sperimentazione dell’artista non si esaurisce con il legno, ma coinvolge altri materiali come bronzo, il marmo e il vetro. La recente

serie di lavori che ha dato vita alla mostra Autark (2016) segna un’ulteriore svolta nella produzione di Demetz: la figura umana è scomparsa per lasciare il posto a una forma astratta, frutto della combinazione tra elementi diversi e dell’unione di materiali eterogenei come legno, resina e bronzo, una forma nuova e viva, che esprime se stessa in autonomia rispetto all’artista. Ancora una volta Demetz fa parlare una tecnica antica come la scultura lignea in un linguaggio contemporaneo.

Aron Demetz vive e lavora a Selva di Val Gardena, Bolzano. Dal 2010 per tre anni ha insegnato scultura presso l’Accademia di Belle Arti di Carrara. Tra le sue principali mostre ricordiamo: Aron Demetz, Museo Archeologico, Milano, 2006; Les fleurs du mal, Arcos Museo di Arte Contemporanea, Benevento, 2007; Nuovi pittori della realtà, PAC, Milano, 2007; Aron Demetz, PAC, Milano, 2008; Collaudi, Padiglione Italia, 53a Biennale di Venezia, 2009; Aron Demetz, Galleria Goethe, Bolzano, 2011; Messaggi dal Legno, Villa Manin, Passariano Udine, 2011; Solide Fragilità, Villa Bottini, Lucca, 2011; Lo Stato dell’Arte, Padiglione Regione Trentino – Alto Adige, 54a Biennale di Venezia, Palazzo Trentini, Trento, 2011; Humans, Kunsthaus Klagenfurt, Austria, 2013; I AM, Hans Arp Museum Rolandseck, Germania, 2014; SELF: Portraits of Artists in Their Absence, National Academy Museum & School, New York, 2015; Aron Demetz – Memoridermata, Art Center Hugo Voeten, Herentals, Belgio, 2015; Aron Demetz – L’eco della Cenere, Museo de Arte e Historia de Guanajuato, Messico, 2016; Aron Demetz, Castello di Rivara, 2016; Autark (con Robert Pan), Galleria Ghetta, Ortisei, 2016; Il peso di un pensiero, la forza di un’opera, certosa di S. Giacomo, Capri, 2016; La Torre di Babele, Ex Officine Lucchesi, Prato, 2016.

ORGANIZZAZIONE ASSOCIAZIONE CULTURALE I MARTEDI CRITICI
Tel. +39 339 7535051
info@imartedicritici.it
http://www.imartedicritici.com
Sponsor:
Spedart Srl
Hidalgo Associazione culturale
Media Partners:
ARTRIBUNE
Marica Messa
Contrassegnato da tag , , , , , , , , , ,

I Martedì Critici – Carlo Maria Mariani

CARLO MARIA MARIANI
6 dicembre 2016, ore 18,30
Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Roma
a cura di Alberto Dambruoso e Italo Tomassoni

Martedì 6 dicembre alle 18.30 si è svolto il settimo appuntamento della stagione autunnale de «I Martedì Critici», gli incontri con i protagonisti della scena contemporanea organizzati dall’«Associazione Culturale I Martedì Critici», giunti al settimo anno di attività.

La programmazione prevede la partecipazione di numerose figure di primo piano del mondo dell’arte contemporanea, attive in Italia e all’estero, in una serie di appuntamenti che si svolgeranno a Roma, tra l’Accademia di Belle Arti e il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale – La Farnesina.
Ad affiancare l’ideatore degli incontri Alberto Dambruoso nella conduzione delle interviste, si avvicenderanno interlocutori di volta in volta diversi: Gianluca Brogna, Lorenzo Canova, Marco Di Capua, Guglielmo Gigliotti, Roberto Gramiccia, Italo Tomassoni.

Ospite dell’appuntamento, martedì 6 dicembre, è Carlo Maria Mariani (Roma, 1931). L’incontro è realizzato in collaborazione con il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.

Carlo Maria Mariani si è diplomato nel 1955 all’Accademia di Belle Arti di Roma e fin da giovanissimo dipinge, come ha raccontato nell’intervista con Pier Vittorio Tonelli (in “Flash Art”, febbraio 2013), misurandosi, nelle prime esperienze, con la tecnica dell’affresco sulle superfici estese di absidi e catini di chiese. Negli antichi maestri allora prediletti, come Correggio e Caravaggio, o i Veneziani, primo fra tutti Tintoretto, riconosce la stessa tensione che muove dal profondo la sua pittura: lo slancio, venato di nostalgia, verso l’irraggiungibile ideale classico della forma. Più che frequentando pinacoteche, lo studio dell’antico si alimenta nelle biblioteche e negli archivi, come quello dell’accademia di San Luca a Roma, dove Mariani si concentra sugli artisti e teorici del Neoclassico, tra cui Johann Joachim Winckelmann, Karl Philipp Moritz e Anton Raphael Mengs.

L’approfondita conoscenza della tradizione e del passato lo porta a coniare la definizione di “Pittore come storico dell’arte” e a stabilire con gli antichi artisti e le loro opere un rapporto di natura empatica.

Negli anni Settanta, quando il sistema dell’arte era ancora dominato dal movimento concettuale, dalle esperienze performative e dell’happening, Mariani si dedica a una colta pittura figurativa: temi iconografici di ispirazione neoclassica prendono corpo sulla tela attraverso stratificazioni di colore e gradazioni di luce, spesso immersi in universi immaginari dove irrompono elementi di matrice surrealista o atmosfere d’ascendenza metafisica. La scelta all’epoca controcorrente della pittura, per di più figurativa, non rappresenta un’evasione, ma lancia una sfida, acuita dall’impronta classicheggiante dei soggetti e della resa, e offre una riflessione sullo stesso fare arte nel mondo contemporaneo. Mariani è l’artista di spicco dell’Anacronismo, movimento lanciato da Maurizio Calvesi nei primi anni Ottanta che, come rivela l’etimologia del termine, si riferisce a valori “fuori tempo” rispetto all’attualità e che attraverso un linguaggio colto, ricco di citazioni e vertiginosamente affacciato su un tempo remoto, destabilizza il presente.

Il dipinto nell’opera di Mariani diventa un terreno di indagine sulle attuali potenzialità del mezzo pittorico, senza rinunciare all’imprescindibile rapporto con l’antico che deriva dalla sua secolare tradizione e che, oltre a nutrire la nostra esigenza di bellezza, armonia e di contemplazione, attraverso una sfasatura ci interroga sul valore del tempo della memoria.

Dal 1993 Carlo Maria Mariani vive e lavora a New York. Nel 1997 ha ottenuto il Premio Marche per l’arte contemporanea ad Ancona e nel 1998 il Premio Antonio Feltrinelli per la pittura conferito dall’Accademia nazionale dei Lincei.

Le sue opere sono conservate in numerose collezioni in Italia e all’estero, tra cui ricordiamo: Guggenheim Museum, New York; Lincoln Center, New York; Tate Gallery, Londra; Frye Museum, Seattle, Washington; Groninger Museum, Groninger, Olanda; Kunstsammlugen-Schlossmuseum, Weimar; Galleria Nazionale d’Arte Moderna, Roma; Fondazione Maramotti, Reggio Emilia; Collezione Borghese, Roma; ilMuseo di Palazzo Forti, Verona.

Tra le principali rassegne internazionali cui ha partecipato, ricordiamo: XVI Biennale di San Paolo, 1981; Documenta 7 a Kassel, 1982, Biennale di Sydney 1986, le edizioni della Biennale di Venezia del 1982, 1984,1990, La Quadriennale di Roma, 1992.

Ha inoltre esposto presso: Galleria d’Arte Moderna, Roma, 1980; Centre George Pompidou, Parigi, 1984; Museum of Modern Art, New York, 1984; Hirshorn Museum, Washington D.C., 1985; San Francisco Museum of Modern Art, 1986; Palais des Beaux Art, Charleroi, Belgio, 1987; Mathildenhohe Darmstadt, Germania, 1992; Los Angeles County Museum of Art, 1992; Frankfurt Kunstverein, Germania, 1997; California Center for the Arts, 1996; Frye Museum, Seattle, 1999; Museo d’arte moderna di Ostenda, Belgio 2001; Philadelphia Museum of Art, 2004; Palazzo Te, Mantova, 2005; Smithsonian National Portrait Gallery, Washington D.C., 2009; CIAC – Centro Italiano Arte Contemporanea di Foligno, 2013.

Per maggiori informazioni:
Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale
Piazzale della Farnesina, 1
+39 06 36914145
dgsp8@esteri.it
www.collezionefarnesina.esteri.it

ORGANIZZAZIONE
ASSOCIAZIONE CULTURALE I MARTEDÌ CRITICI
Tel. +39 339 7535051
info@imartedicritici.it
www.imartedicritici.com

Media Partners:
ARTRIBUNE
Marica Messa

Foto di Gianfranco Basso Visual Artist

Contrassegnato da tag , , , , , , , , , , , , ,

I Martedì Critici – MARIA TERESA BENEDETTI

MARIA TERESA BENEDETTI
18 ottobre 2016, ore 18,30
Accademia di Belle Arti di Roma
a cura di Alberto Dambruoso e Marco Di Capua

Martedì 18 ottobre si è tenuto il quinto appuntamento della stagione autunnale de «I Martedì Critici», gli incontri con i protagonisti della scena contemporanea organizzati dall’«Associazione Culturale I Martedì Critici», giunti al settimo anno di attività. La programmazione prevede la partecipazione di numerose figure di primo piano del mondo dell’arte contemporanea, attive in Italia e all’estero, in una serie di appuntamenti che si svolgeranno a Roma, presso l’Accademia di Belle Arti in via di Ripetta.

Ad affiancare Alberto Dambruoso nella conduzione delle interviste, si avvicenderanno interlocutori di volta in volta diversi: Gianluca Brogna, Lorenzo Canova, Marco Di Capua, Guglielmo Gigliotti, Roberto Gramiccia.

Ospite del quarto appuntamento, martedì 18 ottobre, è Maria Teresa Benedetti.

Storica e critica d’arte, Grande Ufficiale della Repubblica, Premio De Sica 2015, Maria Teresa Benedetti nasce a Urbino, ma vive e lavora a Roma. All’inizio degli anni Settanta s’interessa al teatro e pubblica nella “Fiera Letteraria di Roma” un’inchiesta a puntate sulla scenografia in Italia e nel 1975 scrive lo studio Il Teatro di Giovanni Testori. Dal 1980 al 1998 è stata titolare della cattedra di Storia dell’arte all’Accademia di Belle Arti di Roma e precedentemente, dal 1972 al 1979, a quella di Frosinone. Accanto all’insegnamento ha coltivato la carriera giornalistica, pubblicando numerosi articoli su diversi quotidiani, tra cui “Il Tempo”, Roma (1989-2001), “Il Giorno”, Milano (1992) e “L’Informazione”, Roma (1994-1995). Autrice di numerosi volumi dedicati alla cultura artistica europea del secondo Ottocento e del primo Novecento, nonché di svariati saggi per riviste scientifiche e divulgative e per cataloghi di mostre, Maria Teresa Benedetti è inoltre curatrice di mostre, presentate in spazi istituzionali, tra cui la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Palazzo delle Esposizioni a Roma, Palazzo Reale e La Permanente a Milano. La sua attività scientifica si è prevalentemente dedicata all’approfondimento del Preraffaellismo, dell’Impressionismo, del Simbolismo, del Liberty, rivolgendo però lo sguardo anche verso le ricerche più attuali. Dal 2001 al 2004 ha ricoperto la carica di Presidente della Sezione italiana dell’A.I.C.A. (Associazione internazionale di critici d’arte) e dal 2001 al 2016 è stata Consulente del Complesso del Vittoriano a Roma, oltre che Membro del Comitato scientifico per l’attività espositiva della stessa istituzione.

Tra le sue principali pubblicazioni, ricordiamo: Dante Gabriel Rossetti. Disegni, La Nuova Italia, Firenze 1982; Dante Gabriel Rossetti, (Catalogo generale dell’opera pittorica), Sansoni, Firenze 1984 (ristampa aggiornata Charta, Milano 1998); Dentro l’Immagine. L’Impressionismo, Mondadori, Milano, 1993 (trad. francese Gründ, Parigi 1993); Paul Cézanne, la vita e l’opera, Mondadori, Milano 1995 (trad. francese Gründ, Parigi 1995); Cézanne, Crescent Books, New York 1995; Cézanne nella collana “Vie d’artiste”, Gründ, Parigi 2005; Cézanne nella collana “Vite d’artista” editore Giunti, Firenze 2006; La ricerca di assoluto in Cézann,e nella collana “Grandi monografie”, Electa, Milano, 2006; Preraffaelliti, De Luca Editori d’Arte, Roma, 2012.
Tra le principali mostre curate da Maria Teresa Benedetti, ricordiamo: Burne-Jones dal Preraffaellismo al Simbolismo, Galleria Nazionale d’Arte Moderna, Roma, 1986-87; Dei ed eroi. Classicità e mito fra ‘800 e ‘900, Palazzo delle Esposizioni, Roma, 1997-98; Cézanne il padre dei moderni, Complesso del Vittoriano, Roma, 2002; Ritratti e figure. Capolavori impressionisti, Complesso del Vittoriano, Roma 2003; Degas classico e moderno, Complesso del Vittoriano, Roma 2004-05; Il lavoro negli anni delle avanguardie russe, Complesso del Vittoriano, 2005; Manet, Complesso del Vittoriano, Roma, 2005-06; Omaggio all’arte americana, Palazzo Valentini, Roma, 2006; Donghi. �Complesso del Vittoriano, Roma, poi Palazzo Reale, Milano, 2007; Franco Gentilini – nel centenario della nascita, Milano, Museo della Permanente, 2009-10; Dante Gabriel Rossetti, Edward Burne-Jones e il mito dell’Italia nell’Inghilterra Vittoriana, Galleria Nazionale d’Arte Moderna, Roma, 2011; Cézanne e gli artisti Italiani del ‘900, Complesso del Vittoriano, Roma, 2013-14; Toulouse Lautrec – Luci e ombre di Montmartre, Pisa Palazzo Blu, 2015-2016 (con la pubblicazione del catalogo generale dell’opera grafica).

INFO PUBBLICO
Ingresso libero fino ad esaurimento posti
Accademia di Belle Arti di Roma
Via di Ripetta 222, Roma

ORGANIZZAZIONE
ASSOCIAZIONE CULTURALE I MARTEDI CRITICI
Tel. +39 339 7535051
info@imartedicritici.it
www.imartedicritici.com

Sponsor:
Spedart Srll

Media partners:
ARTRIBUNE
Marica Messa

Fotografie di:
Gianfranco Basso Visual Artist

Contrassegnato da tag , , , , , , , , , ,