I MARTEDI’ CRITICI – Jannis Kounellis

JANNIS KOUNELLIS

21 maggio 2013, ore 20.00

Chiostro del Bramante, Roma

a cura di Alberto Dambruoso e Guglielmo Gigliotti

con la collaborazione di Laura Lionetti e Eleonora Aliano

 

Il sesto appuntamento dei «Martedì Critici» al Chiostro del Bramante di Roma vede protagonista Jannis Kounellis, uno dei maggiori artisti internazionali degli ultimi sessant’anni. Di origini greche, Kounellis approda in Italia agli inizi del 1956, Paese che non abbandonerà mai più per il resto della sua vita, divenendo di fatto, la sua seconda patria. La sua formazione artistica avviene nella Capitale dove partecipa, insieme ad artisti quali Schifano, Ceroli, Mauri, Lo Savio, Uncini, Pascali, Mambor, Festa, Angeli, Fioroni e altri ancora, al clima di rinnovamento dell’arte contemporanea italiana degli anni Sessanta all’interno del gruppo romano della Scuola di Piazza del Popolo. Dopo aver esaurito l’esperienza informale attraverso composizioni di “rotelliana” memoria, realizzate a partire da giornali macerati riportati poi su tela, agli inizi degli anni Sessanta dà avvio alla stagione degli «Alfabeti», praticando una destrutturazione del codice convenzionale della segnaletica stradale inserendo frammenti di lettere, spezzoni di frecce e numeri in bianco e nero all’interno di tele e carte.  A partire dal ’66, approda a un lessico di natura neo-dada, fondato sul prelievo dalla realtà di oggetti e materie naturali: carbone, cotone, lana, granaglie, sacchi di juta, campane, brande, scarpe, cappotti e il fuoco di fiamme ossidriche o lampade a petrolio assurgono a vocabolario concreto e simbolico di un’arte vissuta come presenza gravida di suggestioni antiche.  Con Kounellis si può dire che l’arte ritorna al mito dell’esistenza pre-industriale, recuperando tutti quegli elementi che avevano caratterizzato le civiltà arcaiche e rurali e restituendone la memoria del loro antico valore d’uso. Dalla fucina di Vulcano, Kounellis “ruberà” il fuoco della “Margherita” e il carbone, dal mondo contadino i sacchi di juta, la lana, i grani e i semi, e perfino i cavalli che sosteranno per qualche ora nel garage -galleria L’Attico di Fabio Sargentini nel 1969. Antesignano dell’Arte Povera, entrerà a far parte della compagine teorizzata da Germano Celant e del circuito dell’arte contemporanea mondiale.

Suoi grandi punti di riferimento sono tutt’ora Pollock (ammirato sin dalla mostra alla Gnam del ’58), per aver indicato, con la pittura, l’uscita dal quadro, e Masaccio, per aver fissato quei punti fermi dell’idea di immagine che alimenta l’arte fino a Kounellis, fino a noi. Kounellis si definisce infatti «pittore», considerando l’arte tutta un problema di costruzione ideale di immagini.

Nato al Pireo nel 1936, Jannis Kounellis lascia la Grecia per Roma il giorno di capodanno del 1956. Nel 1960, ancora studente all’Accademia di Belle Arti di Roma, dove, assieme all’amico Pascali, è allievo di Toti Scialoja, tiene la sua prima mostra personale presso la Galleria La Tartaruga di Plinio De Martiis. Vi esporrà ancora nel ’64 e ’66, per passare poi all’Attico di Fabio Sargentini, con mostre nel ’67, ’69, ’71, ’74 e ’76. Seguiranno mostre da Sperone, a La Salita, da Lucio Amelio, da Christian Stein, da Mario Pieroni e da Pio Monti, e poi in tutto il mondo: Sonnabend, Konrad Fischer, Folker Skulima, Annemarie Verna, ecc.  Al 1972 data la sua prima partecipazione alla Biennale di Venezia, dove tornerà in seguito ad esporre in altre sette edizioni. Nello stesso anno è invitato anche a Documenta a Kassel, dove tornerà nel 1982. Nel 1977 tiene la prima grande mostra monografica al Museo Boymans Van Beuningen di Rotterdam, seguita da numerosissime altre esposizioni personali e antologiche (di cui una nutrita serie negli anni Ottanta, a cura di Rudi Fuchs) tra le quali si può ricordare la grande mostra al Museum of Contemporary Art di Chicago (1986), trasferitasi poi al Musée d’Art Contermporain di Montreal, la grande installazione all’interno di una nave da disarrmo nel porto del Pireo nel 1994, le grandi mostre al Centro Reina Sofia di Madrid nel 1996 e al Museum Ludwig Kelk di Colonia nel 1997. Nel 2002 ha tenuto la grande mostra «Atto unico» alla Gnam di Roma e nello stesso anno espone anche al Museo Pecci di Prato e allo Stedelijik Museum di Gent.

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