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I MARTEDÌ CRITICI – PERINO E VELE

PERINO E VELE

25 ottobre 2011, ore 19.30

Auditorium di Mecenate, Roma

a cura di Alberto Dambruoso e Marco Tonelli

con la collaborazione di Sara De Chiara

 

Ospiti del sesto appuntamento della stagione autunnale dei Martedì critici sono Emiliano Perino e Luca Vele, celebrata coppia di scultori che lavora insieme dal 1994.

Peculiarità delle loro opere è l’impiego della cartapesta, prodotta artigianalmente dagli artisti stessi attraverso la macerazione di quotidiani suddivisi in base alle loro caratteristiche cromatiche. Perino & Vele realizzano con la cartapesta oggetti estrapolati dalla realtà quotidiana, privandoli della loro funzionalità e caricandoli di valenze iconiche e simboliche, ma anche di ironia, sorpresa, giochi visivi e trompe l’oeil tra la morbidezza degli oggetti riprodotti e la rigidità della loro struttura. Spesso le tematiche affrontate dal duo sono di carattere sociale e politico. “Luoghi comuni” è il titolo di una loro recente mostra alla Fondazione Arnaldo Pomodoro di Milano che ripercorre alcuni fatti di cronaca dell’Italia e propone temi attuali di denuncia sociale. I giornali e le riviste, divenuti obsoleti e illeggibili, rivivono in una nuova forma e ritornano a essere veicolo di informazioni il cui contenuto, nascosto nelle pieghe della cartapesta, è allo stesso tempo espresso a gran voce dalla scultura.

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I MARTEDÌ CRITICI – FABRIZIO PLESSI

FABRIZIO PLESSI

18 ottobre 2011, ore 19.30

Auditorium di Mecenate, Roma

A cura di Alberto Dambruoso e Marco Tonelli

con la collaborazione di Sara De Chiara

 

Ospite del quinto appuntamento dei Martedì Critici è Fabrizio Plessi.

Considerato uno dei pionieri della video arte in Italia, Plessi è sicuramente il primo ad aver utilizzato il monitor televisivo come un vero e proprio materiale, dentro cui a scorrere è un flusso inarrestabile di acqua e di fuoco digitale. Nonostante ciò, il disegno rimane ancora oggi uno dei suoi fondamentali stimoli creativi e progettuali.

Performance sonore, danza, architettura e scenografie televisive e teatrali hanno costituito lo sfondo sperimentale su cui Plessi ha innestato le sue videosculture, in cui l’uso della tecnologia è ridotto ad elemento naturale, quasi una materia umanizzata con cui convivere piuttosto che lottare. Da qui un forte senso di classicità nelle sue opere, di sensoriale spettacolarità e di calcolato equilibrio, tanto che ogni sua esposizione può leggersi come un viaggio nell’immaginazione umana, dai suoi albori agli sviluppi più avanzati della nostra contemporaneità, di cui l’uso della tecnologia, sempre in primo piano, può quasi considerarsi una grande metafora poetica e naturale, ma mai un fine in sé.

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I MARTEDÌ CRITICI – GRAZIA TODERI

GRAZIA TODERI

4 ottobre 2011, ore 19.30

Auditorium di Mecenate, Roma

a cura di Alberto Dambruoso e Marco Tonelli

con la collaborazione di Sara De Chiara

 

Il terzo appuntamento della stagione autunnale de I Martedì critici prevede la partecipazione di Grazia Toderi. Attraverso il mezzo del video, spesso combinato in una proiezione doppia, l’artista ci mostra vedute urbane notturne, o architetture di teatri e stadi che, sebbene riconoscibili, subiscono una metamorfosi in grado di mettere in discussione i nostri presupposti di riconoscimento del mondo.

Toderi invita lo spettatore a oltrepassare una soglia che lo introduce in un’altra dimensione dello spazio e del tempo, una dimensione in cui terra e cielo si ricongiungono in una immagine che è insieme urbana e stellare, così come in alcuni lavori la forza di gravità convive con la sua assenza, e la coscienza delle leggi fisiche con una percezione emotiva dell’ambiente. L’impostazione teatrale della rappresentazione mette in scena le problematiche relative alla visione stessa: la dialettica del guardare e dell’essere visti, grazie allo sdoppiamento e alla specularità degli elementi compositivi; mentre la predilezione per la forma circolare ed ellittica permette un’agile trasfigurazione da strutture architettoniche, a orbite oculari e planetarie.

 

 

 

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i martedì critici – ADRIAN PACI

ADRIAN PACI

27 settembre 2011, ore 19.30

Auditorium di Mecenate, Roma

a cura di Alberto Dambruoso e Marco Tonelli

con la collaborazione di Sara De Chiara

 

Ospite del secondo appuntamento dei Martedì Critici, il 27 settembre è Adrian Paci.

Nato e cresciuto in Albania fino allo scoppio della guerra civile, Adrian Paci si trasferisce a Milano nel 1997 vivendo in prima persona l’esperienza della emigrazione, tema che ricorre spesso nella sua

produzione artistica. Centro di permanenza temporanea, opera vincitrice della XV Quadriennale di Roma del 2008, è un video che denuncia in maniera esplicita il disagio sociale degli emigrati. Il vissuto personale dell’artista si trasforma sullo schermo in esperienza collettiva, metafora della precarietà della stessa condizione umana. Infatti, più che all’idea di separazione che deriva dallo stato di esule o di espatriato, la poetica di Paci rimanda ai legami, attraverso la memoria della propria terra e della propria tradizione. Il linguaggio che l’artista impiega suggerisce sempre un passaggio, sia esso tra culture e luoghi geografici lontani, tra immagini della storia dell’arte del presente e del passato, o tra mezzi espressivi diversi.

 

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I martedì critici – MARCO TIRELLI

MARCO TIRELLI

31 maggio 2011,  ore 19.30

Auditorium di Mecenate, Roma

a cura di Alberto Dambruoso e Marco Tonelli

con la collaborazione di Sara De Chiara e di Iter – Percorsi di Cultura,  il patrocinio del Comune di Roma – Assessorato alle Politiche Culturali e della Comunicazione

 

E’ Marco Tirelli a chiudere, prima della pausa estiva, la stagione degli appuntamenti dei Martedì critici, giunti quest’anno all’undicesimo incontro (nell’ordine Gligorov, Mochetti, Cecchini, Cannavacciuolo, Montani, Bianco e Valente, Bertozzi & Casoni, Pirri, Sassolino, Ontani).

Venuto alla ribalta verso la metà degli anni Ottanta all’interno della cosiddetta Scuola di San Lorenzo, Tirelli ha sviluppato una ricerca pittorica di estrema sensibilità e attenzione per la forma e la combinazione della forma tanto da essere arrivato ad individuare ed aprire l’immagine a zone di sensibilità visiva estremamente sottili e al limite della visibilità stessa.

Quello di Tirelli è lo sguardo del pittore di icone che scruta l’invisibile, del mistico che raggiunge lo spirito smaterializzando il corpo, del semiotico che smonta e rimonta il linguaggio e i segni per scoprire (o nascondere) la verità delle cose.

Pittura che rimette in gioco la pregnanza ascetica del simbolico a fronte dell’eccesso di immagini della società contemporanea. Pittura di rottura quindi in forma di oggetti virtuali di contemplazione, a cui negli ultimi anni Tirelli ha dato concretezza attraverso la realizzazione di forme scultoree.

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