I Martedì Critici – Cesare Pietroiusti

CESARE PIETROIUSTI

7 ottobre 2014, ore 18:00

Museo MAXXI, Roma

a cura di Alberto Dambruoso e Guglielmo Gigliotti

con la collaborazione di Sara De Chiara, Federica Peligra e Alessandra Mazziotta

Ospite del terzo appuntamento del nuovo ciclo romano è Cesare Pietroiusti (Roma, 1955). Dopo gli studi di medicina, svolti con indirizzo psichiatrico, Pietroiusti comincia la sua ricerca artistica frequentando Sergio Lombardo, con cui nel 1977 fonda il centro studi Jartrakor, un vero e proprio laboratorio di sperimentazione dell’arte e del linguaggio. La collaborazione segna in particolare l’inizio di una riflessione sull’arte “eventualista”, che mette in discussione il concetto di rappresentazione, per un’idea di arte intesa come esperienza di un evento relazionale costruito in compartecipazione con un pubblico non più passivo. Queste ricerche sono state sviluppate nell’attività del cosiddetto Gruppo di Piombino (insieme a Salvatore Falci, Stefano Fontana, Pino Modica e Domenico Nardone), movimento che nella metà degli anni Ottanta opponeva al ritorno della pittura e dell’affermarsi del potere delle gallerie e del mercato l’arte relazionale, svolta in anticipo sulla sua stessa teorizzazione a metà anni Novanta. Per Pietroiusti l’atto artistico è un semplice stimolo, che coinvolge il pubblico, e che innesca dinamiche inusuali e pensieri imprevisti in un contesto ordinario, di cui indaga i risvolti paradossali. In Pensieri non funzionali, raccolta pubblicata nel 1997 e aggiornata sull’omonimo sito, l’artista descrive numerose semplicissime azioni, apparentemente senza senso, sotto forma di istruzioni da mettere in pratica e realizzabili da chiunque. Proprio questa semplicità concentra l’attenzione sull’atto in sé, trasformando ciò che sembra insignificante in un pretesto per un’analisi, una riflessione su se stessi e rivelando qualcosa di diverso nella nostra normale relazione con il mondo esterno. Negli ultimi anni il lavoro di Pietroiusti si è concentrato sul tema dello scambio e del consumo, evidenziando alcune situazioni paradossali dei sistemi economici. Nel 2007 ha fondato, in collaborazione con il collettivo Space di Bratislava, “Evolution de l’Art” la prima galleria d’arte contemporanea che tratta esclusivamente opere immateriali. Cesare Pietroiusti è stato fra gli iniziatori del progetto “Oreste” nel 1997. Invitato nel 1999 alla 48ª Biennale di Venezia, ha partecipato alla sezione Aperto della Biennale di Venezia del 1990. La sua opera è stata esposta presso: Serpentine Gallery, Londra (1992); Louisiana Museum, Humlebæk (1996,); Art in General, New York (2001); Ikon gallery, Birmingham (2007); Biennale di Atene (2009); MAXXI, Roma (2010); Moscow museum of modern art (2011). Dal 2004 è docente di Laboratorio delle tecniche e delle espressione artistiche presso lo IUAV di Venezia, e dal 2005 è Membro del Comitato Scientifico della Fondazione Ratti di Como.

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Dai il tuo contributo affinché possiamo realizzare il libro + dvd dei primi cinque anni di attività dei Martedì Critici. Fai la tua donazione sul portale di Innamorati della cultura. Con 50 Euro avrai il libro + dvd in omaggio

Fabio Sargentini I Martedì Critici

 I Martedì Critici 2010 – 2015. Un libro + dvd dei primi cinque anni di attività.

I Martedì Critici, il più celebre artist talk del Paese è giunto al suo quinto anno di programmazione e nostro obiettivo sarebbe quello di realizzare il libro + dvd che documenti i primi cinque anni di attività (2010 – 2015).  Chiediamo pertanto ai veri Innamorati della cultura di darci una mano a pubblicare il libro che costituirebbe una testimonianza importante a livello didattico e culturale per le future generazioni di studenti e appassionati all’Arte contemporanea.

I Martedì Critici – Paolo Portoghesi

PAOLO PORTOGHESI

30 settembre, 2014 ore 18:00

Museo MAXXI, Roma

a cura di Alberto Dambruoso e Guglielmo Gigliotti

con la collaborazione di Sara De Chiara, Federica Peligra e Alessandra Mazziotta

Ospite del secondo appuntamento del nuovo ciclo romano è Paolo Portoghesi (Roma, 1931). Laureato nel 1957 presso la Facoltà di Architettura della Sapienza di Roma, da allora Portoghesi ha sviluppato la propria attività parallelamente sui versanti della progettazione architettonica e della ricerca storica. Studioso dell’architettura del Barocco, del Rinascimento, del Liberty come dell’architettura moderna, è stato docente di Storia della critica all’università di Roma negli anni Sessanta, poi di storia dell’architettura presso il Politecnico di Milano, di cui è stato preside dal 1968 al 1976, per poi tornare a Roma dal 1995, dove tuttora insegna Geoarchitettura. Questo termine, mutuato da Le Corbusier, è argomento di una sua recente pubblicazione, (Geoarchitettura. Verso un’architettura della responsabilità, 2005), che indaga la complessità del rapporto tra progettazione dell’uomo e la natura, con le loro rispettive esigenze.

Direttore della Biennale di Architettura di Venezia nel 1980 e nel 19082, intitolata La presenza del passato, Portoghesi ha offerto un’occasione per riflettere sul nascente movimento postmoderno, di cui la realizzazione della celebre mostra Strada Novissima, alla Biennale del 1980, allestita presso le Corderie dell’Arsenale, è stato il simbolo. Venti architteti di fama mondiale, tra cui Frank O. Gehry, Rem Koolhaas, Arata Isozaki, Robert Venturi, Franco Purini, Ricardo Bofil, Christian de Portzamparc, sono stati invitati a costruire altrettante facciate di edifici, pensate come scenografia della strada di una città postmoderna, trasformando la Biennale in un contesto significativo di dibattito internazionale sull’attualità dell’architettura. Tra il 1983 e il 1993 Portoghesi è stato Presidente della Biennale di Venezia. Proprio nella riflessione postmoderna, con la sua visione sincronica della storia, affonda le radici l’architettura di Portoghesi, che guarda alle forme del passato e alla tradizione come stimolo per l’innovazione, e non come ripetizione meccanica di formule; quindi come reinterpretazione, pur nel rispetto di una continuità tra elementi che esprimono l’identità culturale dei luoghi.

Tra i suoi progetti più importanti ricordiamo a Roma Casa Baldi (1959), il complesso della Moschea, (assieme a Vittorio Gigliotti, 1974-1994) e la recente risistemazione di Piazza San Silvestro (2012); in Italia ricordiamo l’Istituto tecnico Industriale dell’Aquila (1969), la Chiesa della Sacra famiglia a Salerno (con Vittorio Gigliotti,1969), la sistemazione del borgo di Calcata, dove Portoghesi vive dal 2000, e il Teatro Politeama di Catanzaro (2002); a livello internazionale la Corte Reale di Ammam in Giordania, (1973), il Piano regolatore e l’ Aeroporto Internazionale di Khartum in Sudan (1973), dal 2000 la Moschea di Strasburgo.

Portoghesi ha fondato e diretto diverse riviste, come “Controspazio”, “Eupalino”, “Materia” e “Abitare la Terra.” Tra le sue più importanti pubblicazioni, ricordiamo Roma Barocca (1966); Borromini, architettura come linguaggio (1967); Dopo l’architettura moderna (1980); Natura e Architettura (1999). Portoghesi è stato nominato membro dell’Accademia delle Arti di Firenze, dell’Accademia di San Luca, dell’Accademia dei Lincei, dell’American Institute of Architects e nel 2002 Cavaliere di Gran Croce della Repubblica Italiana. La sua opera è stata premiata con numerosi riconoscimenti, tra cui la laurea honoris causa dell’università di Losanna (1984), la Legion d’Onore (1985); il premio Campidoglio per la cultura (2005).

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I Martedì Critici- Fabio Sargentini

FABIO SARGENTINI

10 settembre 2014, ore 18.00

Museo MAXXI

a cura di Alberto Dambruoso e Guglielmo Gigliotti

con la collaborazione di Sara De Chiara, Federica Peligra e Alessandra Mazziotta

Ospite dell’appuntamento inaugurale del nuovo ciclo romano sarà Fabio Sargentini (Roma, 1939). Celebre gallerista, scrittore, regista teatrale e attore, fin dal 1957, anno di fondazione della Galleria L’Attico in piazza di Spagna, contribuisce con il padre Bruno a lanciare in Italia l’informale e il surrealismo. In seguito Sargentini si è distinto nel panorama dell’arte contemporanea per aver portato avanti un’arte di ricerca e di confine tra i linguaggi per un’accezione di spazio espositivo aperta, duttile, «teatrale» e performatica, uno spazio inteso come linguaggio e opera. In questo è stato pioneristico. Influssi letterari, di viaggio, esperienze personali di vita alimentano quindi un’idea di galleria come messa in scena di un pensiero, oltre che di oggetti estetici e azioni. L’incontro con Fabio Sargentini sarà quindi volto ad esplorare tutte quelle componenti della sua personalità culturale, dallo scrittore all’uomo di teatro, necessarie a restituire a tutto tondo la sua originale individualità.

Consumata la rottura professionale con il padre, Sargentini decide di dedicarsi all’opera di artisti giovani, guidato dall’intuizione, dall’orgoglio dell’anticipazione e dalla volontà di creare una propria identità culturale. Nel giugno del 1967, l’esposizione Fuoco immagine acqua terra getta le basi dell’Arte Povera. Nel gennaio 1969, ispirato dall’afflato ambientale delle opere che Pino Pascali aveva presentato a L’Attico, Sargentini cambia spazio espositivo, trasferendosi nel garage di via Beccaria, spazio che interpreta le esigenze delle nuove generazioni e che divenne presto un laboratorio di grande sperimentazione, di commistione tra le arti, rivoluzionando anche il rapporto tra artisti e pubblico. Il garage accoglie le mostre di Jannis Kounellis, Mario Merz, Eliseo Mattiacci, Sol Lewitt, Maurizio Mochetti, Luca Maria Patella, la prima mostra personale di Gino De Dominicis, e poi personali di Dennis Oppenheim, Jean Tinguely, Michelangelo Pistoletto, alternate a festival di danza e musica che portarono a Roma artisti, musicisti e performer internazionali, tra cui Simone Forti, La Monte Young, Terry Riley, Trisha Brown, Philip Glass, Steve Reich, Charlemagne Palestine, Yvonne Rainer, Joan Jonas. Mostre che hanno fatto storia, come i dodici cavalli vivi di Kounellis esposti nel 1969 o lo Zodiaco di De Dominicis, presentato nel 1970. Nel 1976 il garage di via Beccaria viene chiuso in maniera memorabile, inondato con cinquantamila litri di acqua, e aperto al pubblico per tre giorni. Sargentini si sposta allora nella galleria di via del Paradiso, aperta già dal 1972 e dove, dalla fine degli anni Settanta a oggi, alterna alle esposizioni d’arte (tra cui spiccano quelle più performative di Luigi Ontani e Gilbert & George), alcuni degli spettacoli di teatro sperimentale di cui è autore. I due spettacoli Peter Pan e Ballerina del 1979, presentati al Beat ’72, segnano in Italia l’avvento del teatro concettuale. Negli anni Ottanta Sargentini riprende una fitta e innovativa attività espositiva, presentando il lavoro degli artisti della scuola di San Lorenzo, quali Nunzio, Tirelli, Pizzi Cannella, accanto ad artisti quali Limoni, Ragalzi, Luzzi, Palmieri. Ancora oggi la Galleria L’Attico, lontana dalle logiche del mercato e dalle fiere, porta avanti un lavoro di ricerca, sostenendo molti artisti giovani, tra cui Matteo Montani, Luca Padroni, Giuseppe Capitano, Luigi Puxeddu, Mario Nalli.

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I Martedì Critici – Marco Colazzo

MARCO COLAZZO

3 giugno 2014, ore 19.00

Museo MACRO, Roma

a cura di Alberto Dambruoso e Guglielmo Gigliotti

con la collaborazione di Sara De Chiara, Maria Elisa Giorgi, Alessandra Gattuso, Federica Peligra e Alessandra Mazziotta

Ospite del nono appuntamento stagionale dei Martedì Critici al MACRO è Marco Colazzo. Nato a Roma nel 1963, Colazzo emerge sulla scena artistica della Capitale e poi in tutt’Italia agli inizi degli anni Novanta, con mostre personali realizzate  in alcune tra le maggiori gallerie italiane come L’Attico di Sargentini e la Galleria Alfonso Artiaco. La pittura di Colazzo, su carta o su tela, vive di un rapporto dialettico tra primo piano e fondo; l’artista sfuma il confine netto che li separa, creando un gioco tra la bidimensionalità del pattern decorativo che viene sovrapposto a profondità sfumate, oppure tra la leggerezza pastosa di pennellate colorate che emergono in superficie, rompendo sfondi monocromi e piatti. Questo rapporto è particolarmente evidente nella serie Me medesimo, in cui parti frammentarie del corpo o del viso, singole o ripetute, sono disperse sulla superficie pittorica e ad essa integrate. Nelle opere figurative, come le serie Puppets o Audiofonovisivi, Colazzo ha sviluppato un repertorio di soggetti fantastici – maschere, burattini, robot, fantocci, giocattoli – che, realizzati con gusto realistico e illustrativo, sono sospesi su fondali pittorici astratti. Con questo contrasto, la formalità della pittura sembra accompagnare un’indagine sull’interiorità umana, sulla sua espressione più diretta e il filtro che il soggetto ha frapposto per affrontare il mondo esterno.

Tra le principali mostre personali di Marco Colazzo ricordiamo: Doppio monologo, Galleria Eralov, Roma, 1991; Personale, Galleria Alfonso Artiaco, Pozzuoli e Marco Colazzo. Ritratti unici, Galleria La Nuova Pesa, Roma, 1994; le mostre presso L’Attico, Roma, 1997 e Francesco Pantaleone Arte Contemporanea, Palermo, 2005; Orti, Numerouno Arte Contemporanea, Trento, 2008; Audiofonovisivi, Galleria Liliana Maniero, Roma, 2009. Tra le principali mostre collettive: Giovani artisti IV, Palazzo delle Esposizioni, Roma, 1992; Equinozio d’Autunno, Castello di Rivara, 1994; La passeggiata, École Régionale des Beaux-Arts de Rennes, Rennes, 1994; XII Esposizione Nazionale Quadriennale d’Arte, Palazzo delle Esposizioni e Ala Mazzoniana, Roma, 1996; Modernità-Progetto 2000, Palazzo Bricherasio, Torino, 1996; La festa dell’arte, ex Mattatoio, Roma, 1998; Futurama, Museo Pecci, Prato, 2000; Arte Italiana per il XXI Secolo, Ministero degli Affari Esteri, Roma, 2004; XV Esposizione Nazionale Quadriennale d’Arte, Palazzo delle Esposizioni, Roma, 2008; Impresa Pittura, CIAC, Genazzano, 2010; Under Italian Eyes, Horizon One-Mahmoud Khalil Museum, Il Cairo, 2010. Nel 2011 ha partecipato al Padiglione italiano della 54. Biennale di Venezia.

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