I Martedì Critici – Enrico Crispolti

ENRICO CRISPOLTI

27 maggio 2014, ore 19.00

Museo MACRO, Roma

a cura di Alberto Dambruoso e Guglielmo Gigliotti

con la collaborazione di Sara De Chiara, Maria Elisa Giorgi, Alessandra Gattuso, Federica Peligra e Alessandra Mazziotta

Ospite dell’ottavo appuntamento stagionale de I Martedì Critici al MACRO è Enrico Crispolti. L’incontro, che seguirà l’ormai consueta formula dell’intervista pubblica condotta da Alberto Dambruoso e Guglielmo Gigliotti, si svolgerà presso la Sala Cinema del Macro.

Nato a Roma, dove compie gli studi, Crispolti è allievo di Lionello Venturi, che con Giulio Carlo Argan, Giuseppe Marchiori e Francesco Arcangeli, è lo storico che più ha influito sulla sua formazione. Crispolti è stato docente di storia dell’arte presso Accademia di Belle Arti di Roma, dal 1966 al 1973, nella Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Salerno, dal 1973 al 1984, anno in cui approda all’Università di Siena come Professore Ordinario di Storia dell’Arte Contemporanea nella Facoltà di Lettere e Filosofia, e dove dal 2001 al 2007 ricopre il ruolo di Direttore della Scuola di Specializzazione in Storia dell’Arte. Crispolti ha curato in Italia e all’estero grandi mostre dedicate al Futurismo, tra cui la prima grande retrospettiva di Balla (GAM, Torino, 1963); Ricostruzione futurista dell’universo (Mole Antonelliana, Torino, 1980); Il Futurismo e la moda (PAC, Milano, 1988); Italiens Moderne. Futurismus und Rationalismus (Museum Friedericianum, Kassel; IVAM, Valencia, 1990), I grandi temi del Futurismo, 1909-1944 (Palazzo Ducale, Genova; Fondazione Mazzotta, Milano, 1997-1998), Futurismo 1909-1944 (Palazzo delle Esposizioni, Roma, 2001), e ne ha ripercorso la vicenda storica nel volume Storia e critica del Futurismo (1986).

Critico militante, Crispolti si è occupato a lungo di Informale, a cui ha dedicato numerosi studi e pubblicazioni, tra cui L’Informale. Storia e poetica (1971). Ha curato negli anni ’60 diverse edizioni delle internazionali Alternative Attuali, nel Castello Spagnolo de L’Aquila; Sei pittori italiani dagli anni Quaranta ad oggi. Burri, Cagli, Fontana, Guttuso, Moreni, Morlotti, nella Galleria Comunale d’Arte Contemporanea di Arezzo (1967, con A. Del Guercio); diverse edizioni della Biennale della ceramica, a Gubbio negli anni ’70; la X Biennale internazionale di scultura Città di Carrara. Scultura, Architettura, Città, a Carrara (1998, con L.M. Barbero). Per la Biennale di Venezia ha curato la sezione italiana, Ambiente come sociale (1976), la mostra La nuova arte sovietica. Una prospettiva non ufficiale (1977, con G.Moncada), e una parte della sezione italiana, Natura praticata, e la sezione architettonica L’immaginazione megastrutturale dal Futurismo a oggi (1978).

Crispolti è autore del catalogo generale di Baj (1973), Fontana (1974), Guttuso (1983-89) e Pajetta (2009). Ha curato inoltre numerose antologiche o retrospettive di artisti contemporanei, tra le maggiori ricordiamo quelle di: Reggiani, Cagli, Guttuso, Cascella, Afro, Fillia, Prampolini, Pannaggi, Fontana, Somaini.

Dai primi anni ’50 comincia a costituirsi a Roma l’archivio Crispolti, istituzione privata in stretta relazione con lo svolgimento dell’attivita storico-critica di Enrico Crispolti, che comprende un vastissimo materiale relativo ad artisti, critici, gruppi, movimenti, manifestazioni, esposizioni, pubblicazioni periodiche e temi dell’arte del XX e XXI secolo.

 

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I Martedì Critici – Paola Gandolfi

PAOLA GANDOLFI

13 maggio 2014, ore 19.00

Museo MACRO, Roma

a cura di Alberto Dambruoso e Guglielmo Gigliotti

con la collaborazione di Sara De Chiara, Maria Elisa Giorgi, Alessandra Gattuso e Federica Peligra

Ospite del settimo appuntamento stagionale de I Martedì Critici al MACRO è Paola Gandolfi. Nata a Roma, Gandolfi si è formata all’Accademia di Belle Arti di Bologna, dove comincia a realizzare installazioni e a esporre verso la fine degli anni Settanta. Nel 1981, in seguito alla sua partecipazione a una mostra collettiva presso la galleria di Plinio de Martiis, Gandolfi rientra a Roma, dove tuttora vive e lavora. Le installazioni cedono il passo alla pittura già nel 1980, una pittura nata come provocazione, in risposta al clima rigoroso degli anni Settanta. Fin dall’esordio, Gandolfi ha indagato il tema femminile, la psiche e il corpo della donna, accompagnando costantemente la sua ricerca artistica con una riflessione sulla psicanalisi. Declinato con mezzi diversi, dalle installazioni ai dipinti, dalla scultura ai video, per offrire altrettanti possibili punti di vista, il lavoro dell’artista racconta la donna, attingendo alla ricchezza inesauribile delle figure emblematiche provenienti dalla religione, come Maria Maddalena e le sante, o dal mito, come Clitemnestra e Elettra. L’artista cerca così di rifondare un immaginario al femminile, una genealogia che risale al mito primigenio della Madre, e allo stesso tempo di offrire un percorso che esplora le geografie intime del corpo e le dinamiche psichiche che definiscono l’identità. Il corpo frammentato, scomposto, protagonista delle sue opere, è una anatomia mentale, un organismo che rispecchia le scissioni imposte dalla società e la capacità del pensiero di ricostituirne una nuova unità, frutto di un nuovo equilibrio.

Tra le principali mostre personali di Paola Gandolfi ricordiamo: Paola Gandolfi, galleria Pio Monti, Roma, 1983 e 1985; Padiglione Italia, XLVI Biennale di Venezia, 1995; Paola Gandolfi, Monique Knowlton, New York, 1996; Vertigini, galleria Il Polittico, Roma, 1997; Frammenti di Orestiade, Temple University, Roma, 1999; presentazione della videoanimazione La recherche da ma mère, LX Mostra Internazionale del Cinema di Venezia, 2003; Esercizi di equilibrio, galleria La Vetrina, Roma, 2003; Sinapsi, galleria Mitobcn, Barcellona, 2006; La recherche de ma mère, Casa delle letterature, Roma, 2006; Paola Gandolfi, Palazzo della Cultura, Bratislava, 2007; Macchina Madre, Daniele Ugolini Contemporary, Firenze, 2007; Esplorazioni ostinate, galleria Elisabet Michitsh, Vienna, 2008; Macchina Madre, Studio Leander Kaiser, Vienna, 2008; Sindrome galleria Mitobcn, Barcellona, 2008. Tra le principali mostre collettive ricordiamo: Anacronismo, galleria La Tartaruga, Roma, 1982; XI Quadriennale, Palazzo dei Congressi, Roma, 1986; XII Quadriennale, Palazzo delle Esposizioni, Roma, 1996; Melting Pop, Palazzo delle Papesse, Siena, 2003; La Scuola Romana nel novecento, Chiostro del Bramante, Roma, 2003; Roma punto uno, Ministero della cultura, Tokyo, 2004; I misteri di Roma, Galleria Nazionale Arte Moderna, Roma, 2004; Second Beijing International Art biennale, Pechino, 2005; Figurative Kunst aus Italien, Die Galerie, Francoforte, 2005; Collezione Feierabend, MART, Rovereto, 2005; Nell’aldilà dei pesci, MART, Rovereto, 2006; Roma punto uno, Museo D’Arte Contemporanea, Mosca, 2006; Interni Romani, Auditorium, Roma, 2007; Centro Cultural Palacio la Moneda, Santiago del Cile, 2008; I colori di Roma, Auditorium, Roma, 2008; Venezia salva. Omaggio a Simone Weil, Magazzini del Sale, Venezia, 2009; Digital Life, MACRO, Roma, 2011 e 2012; Ritratto di una città 2, MACRO, Roma, 2013.

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I Martedì Critici – Maurizio Calvesi

MAURIZIO CALVESI

6 maggio 2014, ore 19.00

Museo MACRO, Roma

a cura di Alberto Dambruoso e Guglielmo Gigliotti

con la collaborazione di Sara De Chiara, Maria Elisa Giorgi, Alessandra Gattuso e Federica Peligra

Ospite d’eccezione del sesto appuntamento de I Martedì Critici al MACRO è Maurizio Calvesi (Roma, 1927). Uno dei più autorevoli storici dell’arte moderna e contemporanea internazionali, Calvesi si è laureato in Lettere e Filosofia a Roma nel 1949, con Lionello Venturi, discutendo una tesi su Simone Peterzano, maestro del Caravaggio. A Caravaggio sono stati dedicati diversi studi, che hanno introdotto delle importanti revisioni sulla sua poetica e sulla sua personalità;  il libro Le realtà del Caravaggio ottiene il Premio Viareggio per la saggistica nel 1990. Calvesi si è occupato a lungo dello studio dell’Hypnerotomachia Poliphili, celebre volume illustrato del Rinascimento, pubblicato a Venezia (1499) da Aldo Manuzio, restituendo la paternità del libro al nobile romano Francesco Colonna signore di Palestrina. Calvesi ha portato alla luce l’inedito rapporto tra arte e alchimia in una ricerca a partire dal Rinascimento con Dürer fino a Marcel Duchamp, a cui ha dedicato il volume Duchamp invisibile. La costruzione del simbolo (1975). Numerosi sono i suoi studi sull’arte contemporanea, a partire dal Futurismo. Fin dall’infanzia Calvesi frequenta Giacomo Balla a Roma e nel 1941 è in contatto con Filippo Tommaso Marinetti, entrando a far parte del gruppo “Aeropoeti Sant’Elia”. Risale al 1953 l’organizzazione dell’esposizione per conto di Giulio Carlo Argan di Umberto Boccioni nel Palazzo delle Esposizioni a Roma. La mostra segna un punto di svolta nella rivalutazione del movimento futurista, a cui Calvesi ha contribuito attraverso la pubblicazione di numerosi libri e saggi, per culminare con un’analisi del rapporto tra il Futurismo e gli altri movimenti di avanguardia in Le due avanguardie. Dal Futurismo alla Pop Art (1966). Si è occupato della Metafisica e di Giorgio De Chirico, La Metafisica schiarita: da De Chirico a Carrà, da Morandi a Savinio (1982). Come critico, Calvesi ha seguito le tendenze a partire dagli anni Cinquanta, analizzandone processi ed evoluzioni, spesso con anticipo: dall’astrattismo del secondo dopoguerra all’informale, registrando l’importanza di Alberto Burri fin dal 1956, alla Pop Art americana, agli anni Sessanta in Italia e all’arte povera, all’arte concettuale, e alle avanguardie degli anni Settanta, fino al ritorno alla pittura agli inizi degli anni Ottanta. Calvesi è stato tra i primi a segnalare artisti come Schifano, Ceroli, Festa, Pascali, Kounellis, De Dominicis, Vittor Pisani, Di Stasio, Mariani. Dal 1954 al 1997 ha collaborato assiduamente alla Biennale di Venezia come critico, membro delle giurie di premiazione, e delle commissioni di invito, membro del Consiglio direttivo nonché direttore del settore Arti visive (Arte allo specchio e Arte, ambiente, scena, 1984; Arte e scienza, 1986). Ha ricoperto la posizione di sovrintendente delle Gallerie di Bologna e dell’Emilia occidentale, di direttore della Pinacoteca di Ferrara, per passare a Roma, alla Galleria nazionale d’arte moderna e contemporanea nel 1964 e alla direzione della Calcografia nazionale.

Nel corso della sua carriera, Calvesi è stato docente di storia e critica d’arte in diverse città italiane e titolare della cattedra di Storia dell’arte moderna presso l’Università di Roma “La Sapienza” fino al 2002, dove ha diretto per molti anni il Museo-laboratorio per l’arte contemporanea (1993-2000). Dal 2001 al 2013 è stato Presidente della Fondazione Burri di Città di Castello e dal 2005 al 2010 è stato Direttore della “Fondazione Mastroianni” ad Arpino; dal 1988 è socio nazionale dei Lincei. Direttore della rivista quadrimestrale “Storia dell’Arte”, Calvesi ha fondato nel 1984 la rivista mensile “Art e Dossier”, diretto il mensile “Ars” fino al 2001, e collaborato come critico al “Corriere della Sera” e “L’Espresso”. Vincitore di numerosi premi e riconoscimenti del suo grande contributo alla conoscenza della storia dell’arte, nel 2008 gli viene conferito il Premio Internazionale Balzan che nel settore della Storia dell’Arte, prima di lui, era stato attribuito soltanto a E. Gombrich.

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I Martedì Critici – Donato Piccolo

DONATO PICCOLO

29 aprile 2014, ore 19.00

Museo MACRO, Roma

a cura di Alberto Dambruoso e Guglielmo Gigliotti

con la collaborazione di Sara De Chiara, Maria Elisa Giorgi, Alessandra Gattuso e Federica Peligra

Ospite del quinto incontro de I Martedì Critici è Donato Piccolo (Roma, 1976). La ricerca artistica di Piccolo trae nutrimento dal linguaggio della scienza e con essa condivide un simile atteggiamento di meraviglia nei confronti dei fenomeni fisici. È lo stesso tipo di curiosità a condurre l’artista, come lo scienziato, in una indagine profonda sulla materia, fino a scomporla nelle sue particelle più minute per scandagliare i meccanismi che risiedono nelle pieghe invisibili della realtà. Con l’uso di raffinate tecnologie l’artista crea sculture immateriali, evanescenti, ma realissime, poiché rendono visibili fenomeni, come quelli atmosferici, in cui siamo costantemente immersi. Sculture fatte d’aria, forme composte da gas e in continua trasformazione, rendono visibile il nesso tra causa e effetto, così come il legame sottile e profondo che unisce le esperienze di ogni giorno al contesto più ampio delle leggi fisiche che governano l’universo. Le opere riproducono la complessità della natura, riconducendola a una scultura, una forma portatile, a dimensione d’uomo, sottolineando così l’affinità tra uno stato esterno della atmosfera e uno interno della mente. I lavori di Piccolo sono un luogo di sperimentazione e di esercizio della conoscenza, di esplorazione delle sue possibilità e i suoi limiti.

Donato Piccolo vive e lavora tra Roma e New York. Tra le sue principali mostre personali ricordiamo: Housekeeping, Soligoart Project, Roma, 2006; WORTER, Galleria Stefania Miscetti, Roma, 2007; Avant et Devenir, Gallery Riff Art Projects, Parigi-Istanbul, 2009; Meccanismi d’Instabilità, Festival dei due Mondi, Casa Romana, Spoleto, 2009; Instabile reversibile, Galerie Mario Mazzoli, Berlino, 2010; Reversible Mechanisms, Space Gallery, Bratislava, 2010; Butterfly effect, Paolo Maria Deanesi Gallery, Rovereto, 2012; Holistic, Galerie Mario Mazzoli, Berlino, 2014. Tra le principali esposizioni collettive ricordiamo: 52a Biennale di Venezia, Padiglione Emirati Arabi Uniti, Venezia, 2007; Simboli di Ferro, Falce e Martello, Museo d’Arte Contemporanea, L’Aquila, 2008; Physical Conditions gallery crawl, Wood Street Gallery, Pittsburgh 2009; 11 Mostra Internacional Gas Natural Fenosa, MACUF, Museo de Arte Contemporáneo Gas Natural Fenosa, Coruña, 2010; Entre Glace et Neige. Processi ed energie della natura, Centre Saint Benin, Aosta, 2010; 54ma Biennale di Venezia, Padiglione Italia, Venezia, 2011; After the crash, Orto Botanico, Roma, 2011; Turbulences, Boghossian Foundation, Bruxelles, 2012; Italienische Kunst Heute, Stadtgalerie Kiel e Museum Biedermann, Donauschingen, 2012; A sign on the road said: take us to MADRE!, Helper, New York, 2012; Bios, Georg-Kolbe Museum, Berlino, 2013; Turbulence II, Villa Empain, Boghossian Foundation, Bruxelles, 2013; Digital Life-Liquid Landscapes, MACRO Testaccio, Roma, 2013; The Genesys, Beyond Museum, Seoul, 2013; The naturalists, Castelluccio di Pienza-La Foce, Chianciano Terme, 2013; Vestige, Fondation Francès, Senlis, 2014.

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I Martedì Critici – Claudia Peill

CLAUDIA PEILL

22 aprile 2014, ore 19.00

Museo MACRO, Roma

a cura di Alberto Dambruoso e Guglielmo Gigliotti

con la collaborazione di Sara De Chiara, Maria Elisa Giorgi, Alessandra Gattuso e Federica Peligra

Ospite del quarto appuntamento dei Martedì Critici, è  Claudia Peill (Genova, 1963).

Dopo aver conseguito il diploma all’Accademia di Belle Arti di Roma e in seguito all’esperienza di studio tra il 1999 e il 2000 presso l’Höherweg Studio di Düsseldorf, Peill sviluppa un linguaggio in cui immagini fotografiche sono giustapposte a campiture astratte. Gli effetti cromatici dei lavori sono realizzati con stesure di resine o vera e propria pittura, applicate anche sulla superficie fotografica. Gli scatti di Peill spesso isolano un particolare, ritagliano e ingrandiscono il dettaglio di un panorama, un’architettura, un oggetto, una scultura, un corpo, sottraendo l’immagine al flusso del reale e del tempo. Seppure riconoscibili, i soggetti delle fotografie, rielaborati pittoricamente e avulsi dal contesto, appaiono come sospesi e ci trasmettono una sensazione di straniamento. Frutto di un costante contrasto, sia a livello visivo nell’accostamento di figurazione a superfici colorate astratte, sia nella realizzazione che prevede l’elaborazione meccanica e la creazione manuale, le opere di Peill sanciscono la perdita di un legame univoco con la realtà e aprono dei varchi in cui si insinua il vuoto, il silenzio, luoghi per la riflessione. È l’esperienza stessa dell’artista a fare da filtro e a restituirci una immagine multisfaccettata del mondo, che nella frammentazione rivela la qualità discreta dello spazio, la sua natura al contempo materiale e immateriale.

Tra le principali esposizioni personali di Claudia Peill ricordiamo: Quattro tempi, Galleria Stefania Miscetti, Roma, 1993; Convergenze, Verna-Peill, Istituto Europeo Design, Roma 1996; Il senso del tempo, Photographic Center Peri, Turku, Finlandia, 1998; Skin Forms Map, MuseoLab, Università La Sapienza, Roma-Galleria Civica Uusikuva, Kotka, Finlandia, 2001; Claudia Peill, messa in onda, Istituto Italiano di Cultura di Colonia, 2002; Claudia Peill, Waves, Italian Cultural Institute of London, 2003; Claudia Peill, Galerie Andreas Brüning, Düsseldorf, 2003; Claudia Peill, chi vola vuole, Galleria Martano,Torino, 2004; Claudia Peill, Caduta libera, Galleria Pack, Milano, 2004; La città delle ombre bianche, Schifano-Peill, Galleria Anna d’Ascanio, Roma 2006; Fiato, Galerie Rossella Junck, Berlino, 2008-2009; Giorno/Notte, Hyunnart Studio, Roma, 2009; Sguardi condivisi, Mara Coccia, Roma, 2012; Intersezioni (con Kaisu Koivisto), Museo H.C. Andersen, Roma, 2013. Tra le mostre collettive, ricordiamo: Parole e sguardo, Palazzo delle Esposizioni, Roma, 1995; Montaliana, Genovantasei, Museo di Sant’Agostino, Genova 1996; Koivisto, Peill, Orfalian, Loggia del Temanza, Venezia, 1997; Arti visive2, Palazzo Ducale, Genova 1998; Il corpo assente, Künstverein Steyr, Austria, 1999; Fotoalchimie, Museo Pecci, Prato, 2000; Transgression, Künstlerhaus, Vienna, Austria, 2001; Periscopio, Cascina Grande, Milano, 2000; Roma Punto Uno, Galleria Pici, Seoul/Tokyo Design Center, Tokyo 2004; Höherweg 271, Künsthalle Düsseldorf, 2005; XII Biennale d’Arte Sacra, Museo San Gabriele, Teramo 2006; 59° Premio Michetti, I labirinti della memoria, Vasto 2007.

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