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I Martedì Critici – Vedovamazzei

VEDOVAMAZZEI

4 febbraio 2014,  ore 19.30

a cura di Alberto Dambruoso e Stefano Pezzato

Museo Pecci di Milano

Ospite del secondo appuntamento del nuovo anno de I Martedì Critici al Museo Pecci di Milano è il duo Vedovamazzei (Stella Scala, 1964, Napoli e Simeone Crispino, 1962, Frattaminore, Napoli), fondato nel 1991 e di base a Milano. Il nome d’invenzione della coppia, derivante da una scritta su una targa trovata casualmente, è particolarmente significativo, poiché lega in una unione inscindibile le identità femminile e maschile, oltre a nascondere le rispettive individualità. I progetti di Vedovamazzei nascono dunque dal confronto, dalla tensione e dal dialogo e sono declinati  attraverso l’impiego di materiali e tecniche di volta in volta diversi, senza la predilezione per un esclusivo mezzo espressivo. Acquerelli, olii, disegni, ma anche installazioni ambientali e sonore, sculture, video e fotografie traducono un universo immaginifico che affonda le radici nel mondo dell’attualità, del cinema, della letteratura, della tradizione popolare e nel contesto quotidiano. Dalle grandi installazioni architettoniche alle piccole manipolazioni e interventi deformanti sugli oggetti di uso comune, spesso prelevati dall’ambito domestico, l’opera di Vedovamazzei esprime una visione sottile, uno sguardo capace di cogliere con lucidità e ironia l’assurdo che a volte si cela nel quotidiano, nelle sue convenzioni, e nello stesso fare arte.

Vedovamazzei hanno recentemente tenuto mostre personali al Dublin Contemporary nel 2011, “One too many 15 years later” alla galleria A Palazzo. Brescia, “vedovamazzei” alla galleria Le Temple Parigi,  al Magazzino d’Arte Moderna Rome nel 2010,  al Public Art Projects Art 38 Basel nel 2007; al Museo d’Arte Contemporanea Donnaregina (MADRE) di Napoli nel 2006, alla Percymiller gallery  di Londra e al Praz-Delavallade di Parigi nel 2005 e alla mostra “3 Räume 3 Flüsse” presso la galleria Hann Münden nel 2000.

Il loro lavoro è stato inoltre esibito alla mostra “Sideshow” presso il  Dormitorio pubblico Ugo Mulas 1954, alla Campoli Presti Gallery di Parigi, alla mostra “Neon – la materia luminosa dell’arte” tenutasi nel 2012 al MACRO di Roma, alla mostra “REBUS”  presso la Simon Lee Gallery di Londra, al FRAC Languedoc-Roussilon di Montpellier  nel 2008, alla mostra “Fit to Print: Printed Media In Recent Collage” presso la Gagosian Gallery di New York nel 2007,  all’esposizione “Isobar” presso la Fieldgate Gallery di Londra nel 2007,  alla mostra  “Ironia Domestica” al MUSEION di Bolzano sempre nel 2007 e alla mostra “At the Outskirts of Humour”  in occasione del ventiduesimo Hamburg International Short Film Festival, Hamburg nel 2006), alla Kwanjiu Biennal e alla Biennale di Venezia “Campo”, nel 1995, alla Biennale 3 Montrèal nel 2002; al MaXXI di Roma e allo S.M.A.K Gent nel 2000.

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I Martedì Critici – Gabriele Di Matteo

GABRIELE DI MATTEO

28 gennaio 2014, ore 19.30

Museo Pecci, Milano

a cura di Alberto Dambruoso e Marco Bazzini

con la collaborazione di Sara De Chiara e Maria Elisa Giorgi

 

Gabriele Di Matteo (Torre del Greco, Napoli, 1957), protagonista dell’esposizione Toute une vie, tous les éléments, tous les documents, in corso presso il Museo Pecci di Milano, fino al 16 febbraio 2014. In occasione della mostra Di Matteo presenta, per la prima volta nella sua interezza, un progetto realizzato nel 2008 e concentrato sulla riproduzione pittorica delle settanta fotografie che illustrano la biografia di Jackson Pollock, insieme alle lettere e ai documenti contenuti nel catalogo della sua celebre restrospettiva al Centre Pompidou nel 1982. Questa serie mostra il tipico processo di “riproduzione differente” che caratterizza da più di vent’anni la produzione dell’artista, che si avvale del lavoro di copisti e che propone immagini tratte dalla storia dell’arte o da repertori fotografici, riprodotte con tecniche varie, modificando di volta in volta il colore, la scala o alcuni elementi. Questa esercizio esprime la riflessione dell’artista sul significato del fare arte nella contemporaneità e sullo statuto dell’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità. Mettendo in questione il ruolo stesso della pittura, divisa tra esercizio manuale e “cosa mentale”, Di Matteo conduce un’operazione concettuale che indaga la differenza tra originale e copia, fino ad arrivare a mettere in discussione il concetto stesso di autorialità nel contemporaneo.

Gabriele Di Matteo vive e lavora a Milano. Tra le recenti esposizioni personali ricordiamo: le mostre presso il MAMCO, Musée d’Art Modern and Contemporain di Ginevra nel 2004 e 2005; FRAC Languedoc-Rousillon, Montpellier, 2005; Gallery 101, Ottawa, Canada, 2005; Annarumma 404, Milano, 2007; Frac Bretagne et Centre Hospitalier de Cornoualle, Quimper, 2009; Keitelman Gallery, Bruxelles, 2009; Pepe Cobo & Cia, Madrid, 2009; Federico Luger Gallery, Milano, 2011. Tra le recenti mostre collettive, ricordiamo la sua partecipazione alla Quadriennale di Roma, Palazzo delle Esposizioni, Roma, 2005; Chauffe Marcel (L’imitation de Marcel Duchamp), Montpellier, 2006; Le Couloir des Miroirs (Art &Cinéma), FRAC Limousin, Limoges, 2008; Là où je suis n’existe pas, Musée d’Art Moderne et Contemporain, Tolosa, 2009; That’s All Folks!, Cultuurcentrum Brugge, 2010; Seconde Main, Musée d’Art Moderne de la Ville de Paris, Parigi, 2010; Il Bel Paese dell’Arte, GAMEC Bergamo, 2010; The Global Contemporary Art Worlds After 1989, ZKM, Karlsruhe, 2011; Nouvelles Impressions de Raymond Roussel, Palais de Tokyo, Parigi, 2013. Vincitore del premio Premio Saatchi & Saatchi per giovani artisti, Palazzo delle Stelline, Milano, 1989.

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I Martedì Critici – Massimo Bartolini

MASSIMO BARTOLINI

17 dicembre 2013, ore 19.30

Museo Pecci di Milano

a cura di Alberto Dambruoso e Stefano Pezzato

Ospite del quarto incontro dei Martedì Critici al Museo Pecci di Milano è Massimo Bartolini (Cecina, 1962). Le opere di Bartolini, principalmente installazioni, ma anche fotografie, video, performance e disegni, nascono dall’analisi che l’artista conduce nei confronti dello spazio e si sviluppano secondo un pensiero che indaga i rapporti che si creano tra esso e i suoi fruitori. Autore di progetti inscindibili dal luogo che occupano, Bartolini mette in crisi la comune percezione dell’ambiente, attraverso interventi minimi o di natura architettonica che alterano la forma e l’atmosfera del luogo originario, spaesando lo spettatore. Oggetti di uso comune e di arredo domestico sono privati della propria funzionalità, modificati nei loro materiali costitutivi o associati a elementi naturali e impalpabili come luci, profumi, suoni, che ne intensificano la nostra esperienza. Esperienza del corpo, nel suo legame profondo con la natura e con il sentimento dell’abitare. Muovendosi sul limitare tra il movimento e la stasi, l’esterno e l’interno, l’immaginazione e la praticabilità, Bartolini ridisegna il paesaggio, trasponendo lo spazio in una dimensione poetica, intima, mentale.

Il lavoro di Massimo Bartolini è stato presentato in varie mostre personali in istituzioni italiane ed internazionali, tra cui ricordiamo: Desert Dance, a cura di S. Pezzato, Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci, Prato, 2003; Massimo Bartolini, GAM, a cura di L. Cherubuni, Torino, 2005; Massimo Bartolini, a cura di J. Fernandes, Museu Serralves, Porto, 2007; Dialoghi con la città, a cura di L. Cherubini, MAXXI, Roma, 2008; Organi, Galleria Massimo De Carlo, Milano, 2008; Three quarter tone-pieces, Magazzino d’arte moderna, Roma, 2009; Il cuore in mano, Centre of Contemporary Art “Znaki Czasu”, Turon, Polonia, 2011; Basements, Massimo De Carlo, Milano, 2011; Hum-Massimo Bartolini, a cura di A. Cestelli Guidi, AuditoriumArte, Roma, 2012; Studio Matters+1, The Fruitmarket Gallery, Edimburgo, 2013. Tra le mostre collettive, ricordiamo: dAPERTutto, 48a Biennale di Venezia, a cura di H. Szeemann, 1999; Ecstasy: In and About Altered States, The Museum of Contemporary Art, Los Angeles, 2005; Fuori tema/Italian Felling, XIV Quadriennale di Roma, 2005; Ironia Domestica. Uno sguardo curioso tra collezioni private italiane, cura di L. Ragaglia, Museion, Bolzano, 2007; Camera con vista, a cura di C. Gianferrari, Palazzo Reale, Milano, 2007; Où? Scenes du Sud: Espagne, Italie, Portugal, Carré d’Art, Nimes, 2007; Italics: Arte italiana fra tradizione e rivoluzione, 1968-2008, a cura di F. Bonami, Palazzo Grassi, Venezia, 2008; 15a Quadriennale d’arte di Roma, 2008; Fare Mondi a cura di D. Birnbaum, 53a Biennale di Venezia, 2009; Alla maniera d’oggi. Base a Firenze, Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci, Prato, 2010; International Triennale of Contemporary Art, Yokohama, 2011; TRACK, S.M.A.K., Ghent, 2012; Documenta 13, a cura di C. Christov-Bakargiev, Museum Fridericianum, Kassel, 2012; Viceversa, a cura di B. Petromarchi, Padiglione Italia, 53a Biennale di Venezia, 2013.

 

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I Martedì Critici – Botto e Bruno

BOTTO E BRUNO

 19 novembre 2013, ore 19.30

Museo Pecci,  Milano

a cura di Alberto Dambruoso e Stefano Pezzato

con la collaborazione di Sara De Chiara

 

Ospite del secondo appuntamento dei Martedì Critici al Museo Pecci di Milano è la coppia torinese Botto e Bruno (Gianfranco Botto, Torino, 1963 e Roberta Bruno, Torino, 1966).

Celebri a livello internazionale per le fotografie di periferie urbane, Botto e Bruno esplorano il territorio, indagandone le trasformazioni geografiche e sociali. Le fotografie sono spesso il risultato di una combinazione di immagini di spazi e tempi diversi, poi riunite in una unica composizione, in cui i frammenti della realtà contribuiscono alla creazione di un luogo ‘altro’. Soggetti dei loro lavori fotografici, ma anche installazioni, video, wallpaper, sono gli spazi suburbani, luoghi marginali e dimenticati, quartieri operai dismessi con fabbriche abbandonate e fatiscenti, alla ricerca di una nuova identità. Tutti i luoghi sono deserti, talvolta abitati da personaggi solitari, che si addentrano in paesaggi desolati, caratterizzati da colori lividi e cieli grigi, mentre le accensioni cromatiche dei graffiti sulle pareti degli edifici scalcinati attestano la volontà dei giovani di affermare la propria esistenza.

Tra le numerose esposizioni personali di Botto e Bruno, ricordiamo quella nel 2003 al Mamco di Ginevra (a cura di C. Bernard), quelle nel 2004, rispettivamente alla Caixa Forum di Barcellona  (a cura di N. Bisbe) e al Mamac di Nizza e le recenti Kids riot (in the house of lost sound), Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci, Prato (2007); La mia casa è la tua casa, BottoeBruno meet Liu Xiaodong, Palazzo delle Esposizioni, Roma (2008); Nata da qualche parte, Galleria S.A.L.E.S, Roma e Le quartier de l’enfance, Le Parvis Centre d’Art, Ibos, Francia (entrambe nel 2010); Alla periferia della città, Muralla Bizantina, La Mar de arte, Cartagena, Spagna (2011); Deep End presso l’Istituto Italiano di Cultura di Madrid e Camminando sul fango, Galleria Oliva Arauna, Madrid (2012).Tra le mostre collettive, ricordiamo la partecipazione alla XIII Quadriennale, Palazzo delle Esposizioni, Roma (1999); Futurama-arte in Italia 2000, Museo Pecci, Prato, (a cura di B. Corà, R. Gavarro, M. Meneguzzo, 2000); 49a Biennale di Venezia (2001); Busan Biennale, Corea (2002); Manifesta 7, Ex-Alumix, Bolzano (2008); Printemps du septembre, Tolosa  (2008); Wonder world. Expecting a restless future, Ekaterina Cultural Foundation, Moscow Biennale, Russia (a cura di S. Pezzato, 2009); Misura italiana, Reina Sofia, Madrid (a cura di M. Bazzini, 2009); Una finestra aperta sul mondo dell’arte, GAM, Torino (a cura di D. Eccher, 2009) e la Biennale di Shanghai (2010 – 2011).

 

 

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I Martedì Critici – Mauro Staccioli

MAURO STACCIOLI

12 novembre 2013, ore 19.30

Museo Pecci, Milano

a cura di Alberto Dambruoso e Stefano Pezzato

con la collaborazione di Sara De Chiara

 

L’Associazione culturale I Martedì Critici e il Centro Pecci di Prato  sono lieti di annunciare l’apertura della terza stagione degli incontri al Museo Pecci di Milano, a cura di Alberto Dambruoso e Stefano Pezzato, martedì 12 novembre 2013.

Ospite dell’appuntamento inaugurale del nuovo ciclo milanese è Mauro Staccioli (Volterra, 1937).

Dopo aver conseguito il diploma all’Istituto d’Arte nel 1954, Staccioli si trasferisce in Sardegna nel 1960, dove comincia l’attività di insegnante e fonda il Gruppo di Iniziativa, insieme a giovani artisti e intellettuali sardi. Nel 1963 si trasferisce a Milano, dove continua la sua attività di docente e, dopo una breve fase di sperimentazione nella pittura e nell’incisione, trova la sua vera vocazione nella scultura. Dalla fine degli anni Sessanta, Staccioli sviluppa una idea originale di scultura, inscindibile dal luogo in cui è collocata e che con esso instaura un dialogo intimo, in grado di risignificare lo spazio in cui si inserisce e di aprirlo a nuove esperienze e percezioni. Da questa pratica nasceranno rassegne importanti, comeSculture in città (1972) e Volterra ’73, quest’ultima curata da Enrico Crispolti, in cui la scultura esce dagli spazi consueti del museo e della galleria per entrare a fare parte del tessuto urbano, del territorio, e agendo con la propria presenza in un luogo, sia fisico, sia sociale. Le sculture infatti esprimono il clima politico violento di quegli anni e rivelano l’impegno dell’artista nell’elaborazione del suo progetto artistico. Invitato alla Biennale di Venezia del 1978, Staccioli realizza un muro di cemento alto otto metri, che ostruisce la visuale e ostacola l’accesso al Padiglione Italia. Le sculture dell’artista sono caratterizzate dall’impiego di materiali comuni, come cemento, ferro, mattoni, marmo, e compongono geometrie semplici. Spesso di dimensioni monumentali, le opere di Staccioli destano nello spettatore un senso di meraviglia, come se racchiudessero lo stesso segreto contenuto nelle forme delle strutture preistoriche. Nelle sculture realizzate degli anni Ottanta e Novanta, viene maggiormente sviluppato l’aspetto legato all’equilibrio: ruote, archi, triangoli sono come apparizioni metafisiche; le opere si trovano in bilico, in una sospensione che le rende senza tempo.

Numerose sono le mostre personali di Mauro Staccioli a partire dagli anni Settanta. Fondamentale per il rapporto tra scultura e ambiente è la mostra Lettura di un ambiente tenutasi al Castello di Vigevano nel 1977; negli stessi anni espone anche nelle sale di alcune gallerie milanesi. L’attività espositiva di Staccioli è strettamente connessa ai suoi interventi in spazi pubblici:nel 1982 costruisce la grande installazione in cemento nel parco di Celle di Santomato a Pistoia; negli anni successivi, viene inviato a realizzare installazioni in Europa e in tutto il mondo. Nel 1984 tiene la sua prima mostra personale negli Stati Uniti, alla University Gallery di Amherst in Massachussetts, occasione in cui installa il grande plinto sospeso sulla sua scalinata, poi espone a La Jolla Museum of Contemporary Art di San Diego e realizza, tra il 1987 e il 1991, una serie di installazioni nel parco della Djerassi Foundation di Woodside in California. Le sue sculture, in stretta relazione con l’architettura, sono state esposte presso la Rotonda della Besana a Milano (1987), davanti al Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci di Prato (1988) e nel piazzale principale del Parco Olimpico di Seul (1988). Tra gli interventi più recenti, ricordiamo il celebre Equilibrio sospeso al Rond Point de l’Europe a Bruxelles (1998); l’installazione della scultura Quadrato dai lati curvi a Piazza del Duomo a Milano (2008); la Piramide 38° parallelo nel parco di sculture Fiumara d’Arte a Motta D’Affermo (Messina, 2010); la scultura in acciaio Roma 2011 di fronte alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna; Cerchio imperfetto nel giardino interno dell’Universitа Bocconi di Milano (2012). In anni recenti si sono susseguite diverse mostre antologiche: nel 2009 Staccioli è stato celebrato dalla grande mostra Volterra – Luoghi d’esperienza, poi nel 2011 a Catanzaro, contemporaneamente al museo MARCA e al Parco archeologico di Scolacium, e nel 2012 le gallerie Niccoli a Parma e Il Ponte a Firenze hanno organizzato una mostra sulle sculture degli anni ’70 dal titolo Mauro Staccioli – Gli anni di cemento.

Staccioli è membro associato dell’Académie Royale des Sciences, des Lettres et des Beaux-arts de Belgique e Accademico Nazionale di San Luca.

 

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