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I Martedì Critici – Achille Pace

ACHILLE PACE
20 settembre 2016, ore 18.30
Accademia di Belle Arti di Roma
a cura di Alberto Dambruoso e Marco di Capua

Ospite dell’appuntamento inaugurale di martedì 20 settembre è Achille Pace (Termoli, 1923).

Protagonista della stagione astratta e informale italiana, fin dalla seconda metà degli anni Cinquanta Achille Pace introduce nella sua pittura l’utilizzo di materiali filiformi, fino a limitarsi, a partire dagli anni Sessanta, al solo filo di cotone applicato sulla tela che diventerà la cifra stilistica della sua ricerca poetica. Tra le esperienze che hanno segnato la sua pratica artistica vi è il lungo soggiorno in Svizzera verso la metà degli anni Cinquanta, dove vede i dipinti degli espressionisti tedeschi della Brücke e le opere di Paul Klee: il cromatismo dei primi e il vocabolario di forme e segni del secondo rimarranno impressi nel giovane artista. All’essenzialità formale e cromatica della tela si sovrappone il filo di cotone che la attraversa e, con intento costruttivo, ne suddivide lo spazio, scandendo però allo stesso tempo un ritmo dettato da stati d’animo diversi. Sulla superficie del quadro il filo si snoda con una resa plastica sempre diversa, diventando il veicolo di un’emozione e tracciando un itinerario che accompagna lo sguardo dello spettatore tra le sue campiture cromatiche.

Nel 1955 Pace è l’ideatore, con Giulio Carlo Argan, Palma Bucarelli e Nello Ponente, del Premio Termoli, di cui sarà il principale promotore, portando negli anni alla costituzione della collezione della Galleria Civica d’Arte Contemporanea di Termoli, che documenta il passaggio nell’arte italiana ed europea dalle correnti informali alla nuova figurazione, fino all’arte programmata. Nel 1962 fonda con Gastone Biggi, Nicola Carrino, Nato Frascà, Pasquale Santoro e Giuseppe Uncini, il Gruppo Uno, nel quale opererà fino al 1964. Da allora fino a oggi, Pace continua la sua sperimentazione sull’elemento del filo come espressione di una ricerca spaziale che si pone a metà strada tra gesto e materia, bidimensionalità e resa plastica.

Numerose sono le partecipazioni di Achille Pace a rassegne e mostre collettive, tra cui ricordiamo: la IX e la X Quadriennale di Roma, rispettivamente 1965 e 1973; la XXXIX e la XL Biennale di Venezia, 1980 e 1982; Linee della Ricerca Artistica in Italia 1960-1980, a cura di Nello Ponente, Palazzo delle Esposizioni, Roma, 1981; Orientamenti dell’arte italiana. Roma 1947-1989, mostra organizzata dalla Regione Lazio e dall’Università La Sapienza a Mosca e a Leningrado, 1989; Disegno italiano del Novecento, a cura di Francesco Gallo, Museo d’Arte Moderna di Lugano, 1990; Gruppo Uno e gli anni ’60 a Roma, Galleria Civica d’Arte Contemporanea di Termoli, 1998; Contemporary Italian Art, Akron University, Ohio, U.S.A., 2001.

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I Martedì Critici – ALESSANDRO PIANGIAMORE

 

ALESSANDRO PIANGIAMORE
31 maggio 2016, ore 19.30
TEMPIETTO DEL BRAMANTE, al Gianicolo
a cura di Alberto Dambruoso e Helga Marsala

 

Martedì 31 maggio avrà luogo il nono appuntamento della stagione primaverile dei «I Martedì Critici», gli incontri con i protagonisti della scena contemporanea organizzati dall’«Associazione Culturale I Martedì Critici», giunti al settimo anno di attività.

La programmazione prevede la partecipazione di numerose figure di primo piano del mondo dell’arte contemporanea, attive in Italia e all’estero, in una serie di appuntamenti che si svolgeranno a Roma, in diverse sedi, alternandosi tra il Museo MACRO di via Nizza, il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale – La Farnesina e il Tempietto del Bramante sul Gianicolo, sede dell’Accademia di Spagna.

Ad affiancare Alberto Dambruoso nella conduzione delle interviste, si avvicenderanno interlocutori di volta in volta diversi: Lorenzo Canova, Claudio Crescentini, Sara De Chiara, Marco Di Capua, Guglielmo Gigliotti, Helga Marsala.

 

Ospite del nono appuntamento, martedì 31 maggio, realizzato in collaborazione con l’Accademia di Spagna, è Alessandro Piangiamore (Enna, 1976).

La pratica artistica di Alessandro Piangiamore, sebbene si sviluppi attraverso una molteplicità di approcci che prevedono l’impiego di media e materiali differenti, è contraddistinta da una ricerca volta a conferire un’espressione plastica a ciò che per natura è effimero o informe, come l’acqua raccolta nella cavità di una valva di conchiglia incastonata in una superficie di cemento in Una conchiglia vuota gocciola su un pavimento di cemento (2011). L’incontro di elementi naturali e organici, come conchiglie e petali di fiori, con materiali industriali come il cemento, crea una tensione data dal loro contrasto, un contrasto che alimenta gran parte della produzione di Piangiamore in cui leggerezza e gravità, esterno e interno, pieno e vuoto, mutevolezza e persistenza convivono. Nella serie Primavera Piangiamore (2014) alcuni contenitori di cristallo racchiudono le fragranze create dall’artista mescolando profumi raccolti nel tempo e ordinati secondo un personale principio di classificazione, basato sulle loro diverse gradazioni di colore. I contenitori, caratterizzati da forme sinuose e irregolari, sono stati realizzati da maestri vetrai, invitati ad ispirarsi nel plasmare la materia allo stesso profumo che le insolite ampolle sono destinate a contenere. Tutto il vento che c’è è un progetto cominciato nel 2008 e sviluppato a partire da un’indagine sui principali venti che soffiano nelle diverse aree geografiche del pianeta e le loro possibili rappresentazioni. Alcune sculture in terra sono state esposte all’azione del vento che ne ha levigato i contorni ed eroso le forme, ottenendo un risultato imprevedibile e concreto ma dotato di un risvolto immateriale, poiché parte della loro materia costitutiva è stata dispersa dal vento stesso. Oltre alle sculture, i venti sono ritratti in un gruppo di incisioni che raffigurano paesaggi naturali e urbani in cui è visibile l’azione dei venti, che a loro volta incidono sul territorio che colpiscono.

La recente serie di lavori intitolata La cera di Roma consiste in lastre di cera di grandi dimensioni, ottenute dalla fusione di residui di candele recuperati nelle chiese di Roma o nelle abitazioni degli amici dell’artista. Materiale di scarto proveniente da contesti diversi ritrova così una nuova unità che dà vita a una rappresentazione astratta, simbolica e casuale della città.

Tra le principali mostre personali di Alessandro Piangiamore, ricordiamo: L’osso è sacro, Angelo Mai, Roma, 2005; Sfidando la verità con la gravità, Paolo Bonzano Gallery, Roma, 2006; Luogo comune, (con Stanislao di Giugno), Galleria Tiziana Di Caro, Salerno, 2008; Quando il fuori di adesso era dentro e il dentro era fuori, Fondazione Brodbeck, Catania, in collaborazione con Palazzo Riso, Palermo, 2010; Tutto il vento che c’è, GAMeC, Bergamo, 2011; Testimone di fatti ordinari, MAGAZZINO, Roma, 2011; Tutto il vento che c’è, Galleria Civica Giovanni Segantini, Arco (Rovereto), in collaborazione con Museo dell’Alto Garda, MART (Rovereto), 2013; Primavera Piangiamore, Palais de Tokyo, Parigi, 2014; Attorno ad una conchiglia vuota, Istituto Italiano di Cultura, Parigi, 2015.

Tra le recenti collettive, ricordiamo: Triennale di Torino T2- 50 lune di Saturno, Castello di Rivoli, Rivoli, 2008; The sky into a room, Galleria Comunale d’Arte Monfalcone, 2009; Mutinity seemed a probability, Fondazione Giuliani, Roma, 2010; La scultura italiana del XXI secolo, Fondazione Pomodoro, Milano, 2010; ECC, Galleria Nazionale di Cosenza, 2011; When In Rome, a cura di L. Lo Pinto e V. Mannucci, Istituto Italiano di Cultura, Los Angeles, 2011; Smeared with the Gold of the Opulent Sun, Fondazione NOMAS, Roma, 2012; Re-Generation, MACRO, Roma, 2012; Il fascino discreto dell’oggetto, GNAM, Roma, 2013; Meteorite in giardino, Fondazione Merz, Torino, 2014; M I L K R E V O L U T I O N, American Academy in Rome, 2015; èdra- Tutta l’Italia è silenziosa, Real Academia Española e Istituto Polacco, Roma, 2015. Nel 2015, Piangiamore si è aggiudicato il XVI Premio Cairo con La XXI cera di Roma.

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I Martedì Critici – CARLOS GARAICOA

CARLOS GARAICOA

24 maggio 2016, ore 19.30
TEMPIETTO DEL BRAMANTE, al Gianicolo, Roma

a cura di Alberto Dambruoso e Lorenzo Canova

 

Martedì 24 maggio l’ottavo appuntamento della stagione primaverile dei «I Martedì Critici», gli incontri con i protagonisti della scena contemporanea organizzati dall’«Associazione Culturale I Martedì Critici», giunti al settimo anno di attività.

La programmazione prevede la partecipazione di numerose figure di primo piano del mondo dell’arte contemporanea, attive in Italia e all’estero, in una serie di appuntamenti che si svolgeranno a Roma, in diverse sedi, alternandosi tra il Museo MACRO di via Nizza, il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale – La Farnesina e il Tempietto del Bramante sul Gianicolo, sede dell’Accademia di Spagna.

Ad affiancare Alberto Dambruoso nella conduzione delle interviste, si avvicenderanno interlocutori di volta in volta diversi: Lorenzo Canova, Claudio Crescentini, Sara De Chiara, Marco Di Capua, Guglielmo Gigliotti, Helga Marsala.

 

Ospite del settimo appuntamento, martedì 24 maggio, realizzato in collaborazione con l’Accademia di Spagna, è Carlos Garaicoa (L’Avana, 1967).

La pratica artistica di Carlos Garaicoa si sviluppa a partire da una riflessione sull’architettura e sul ruolo cruciale che occupa oggi nella società, tanto da contribuire, oltre al cambiamento dell’assetto urbano, anche alle trasformazioni più profonde a livello sociale, ideologico e politico. L’ispirazione principale deriva dalla città natale dell’artista, L’Avana, caratterizzata da un’urbanizzazione complessa e stratificata che testimonia in maniera eloquente la storia stessa della città. Gli edifici in decadenza e abbandonati o le architetture rimaste incomplete – già in stato di rovine prima ancora di essere terminate e vissute – diventano per Garaicoa luoghi aperti ad accogliere infinite possibilità narrative e progettuali, grazie alla forza di trasfigurazione dell’immaginazione. Utilizzando media diversi ed eterogenei – dal disegno alla maquette, dall’ installazione all’incisione sul polistirolo e alla fotografia – l’artista esplora la città come se fosse un organismo in continua trasformazione e agisce sulla discrepanza riscontrabile nel suo aspetto concreto tra le ambizioni, le teorie, i progetti e i risultati effettivi, innestando in quello spazio sospeso del tessuto urbano una trama narrativa, dettata dal desiderio. In Continuity of Somebody’s Architecture (2002), presentata a Documenta 11, l’artista ha progettato in alcune maquettes una serie di interventi per completare le architetture non finite di Cuba, attraverso un’indagine approfondita che ha incluso lo studio dei progetti originali. Para transformar la palabra política en hechos, finalmente (2009) è il titolo di una serie di fotografie che ha per soggetto il paesaggio urbano. Agli edifici fotografati, l’artista sovrappone strutture immaginarie, fatte di ritagli o di disegni eseguiti con fili colorati tesi su spilli sottilissimi, fissati alle fotografie: sulla reale architettura interviene il disegno della mente, che può essere allo stesso tempo frutto di una memoria del passato o una proiezione di un tempo futuro. In alcune fotografie, Garaicoa completa le grandi scritte che compaiono in cima a vecchi edifici decadenti, apportando modifiche significative. Oltre che di queste fotografie, la dimensione “testuale” delle città è il soggetto di una serie di lavori in ceramica e di arazzi stampati, che riproducono in maniera fedele le insegne e le scritte in giro per la città e i loro supporti. Isolate dal contesto, le parole assumono un valore diverso e abbassato di tono, come fossero solo il residuo di grandi ambizioni, o aspettative deluse. Nella serie fotografica El dibujo, la escritura, la abstracción (1997-2012) Garaicoa rappresenta alcuni graffiti tracciati sui muri de L’Avana. La fitta trama di segni è costituita da una stratificazione di desideri, umori, sogni, paure e fallimenti; è la voce di un immaginario collettivo che, dal contesto specifico cubano, si estende a una dimensione universale.

Carlos Garaicoa vive tra L’Avana e Madrid. Il suo lavoro è stato esposto in numerose mostre personali e collettive presso l’Art in General e il MOMA a New York, la Biblioteca Luis Angel Arango a Bogotá, il Nasjonalmuseet a Oslo, il Museo de Arte Reina Sofía a Madrid e la Tate di Liverpool. Ha partecipato alla 18a Biennale of Sydney, alla 5a, 6a, 7a e 11a Havana Biennial, alla 12a Fellbach Triennale in Germania, alla 1a Johannesburg Biennale, alla 17a Biennial, Arte de Paiz, in Guatemala, alla 8a Shanghai Biennale in Cina, alle edizioni 24a, 26a e 28a São Paulo Biennial in Brasile, a Documenta XI in Germania, alla 1a Yokohama Triennale in Giappone e alla Biennale di Venezia nel 2005 e nel 2009. I lavori di Garaicoa sono conservati in numerose collezioni pubbliche e private, tra cui ricordiamo: il Museum of Modern Art e il Guggenheim Museum a New York, la Maison Européenne de la Photographie a Parigi, l’Art Gallery of Ontario a Toronto, il Museo Nacional de Bellas Artes a L’Avana e la Tate Modern a Londra. Nel 2005 si è aggiudicato il 39° International Contemporary Art Prize di Montecarlo e il Katherine S. Marmor Award, Los Angeles M.O.C.A.

È attualmente in corso l’esposizione Testigos / Las raíces del mundo presso la sede di San Gimignano della Galleria Continua.

 


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I Martedì Critici – STREET ART E ARTE PUBBLICA

STREET ART E ARTE PUBBLICA RIGENERARE LE PERIFERIE URBANE

a cura di Alberto Dambruoso e Helga Marsala
introduce Tiziana D’Acchille, Direttore Accademia di Belle Arti di Roma
12 aprile 2016, ore 17.30
Accademia di Belle Arti di Roma, Aula Magna 
Via Di Ripetta 222 

Settimo anno di attività per i Martedì Critici e secondo appuntamento della stagione primaverile 2016. Riproponendo la formula del talk a più voci, si torna a riflettere su Street Art e Arte Pubblica, dopo l’incontro del novembre 2015 dedicato al caso Marulla e alle opere cosentine di Flavio Favelli e Lucamaleonte.
Stavolta si discute di periferie, con un riferimento specifico alla realtà romana e al ruolo dell’arte nei processi di rigenerazione, riqualificazione, valorizzazione dei quartieri. Quanto e come cambiano i luoghi periferici, con le loro fragilità e difficoltà quotidiane, in relazione ai murales, ai progetti d’arte pubblica, alle visioni e agli sguardi degli artisti? Quanta retorica intorno al tema della riqualificazione mediata dall’arte e quali concrete possibilità di cambiamento? Servizi carenti, marginalità sociale, microcriminalità, disoccupazione, assenza di luoghi dedicati alla cultura, mobilità limitata ed enormi distanze dal centro: le periferie e i quartieri popolari, spesso, sono anche questo. E sono però, in molti casi, contesti di grande vitalità ed energia potenziale, in cui ha senso seminare e immaginare nuovi scenari.
Durante l’incontro si proverà a capire come e con quali strumenti intervenire, tra pratiche dal basso, formule indipendenti, progetti strutturati a livello del sistema (con tanto di avallo istituzionale e coordinamenti curatoriali).

In apertura, ad introdurre il tema, sarà un video – prodotto da I Martedì Critici – realizzato a novembre 2015 durante il III Festival di Poesia di Strada, tra le vie del Trullo: qui, in questo quartiere popolare romano, i giovani Poeti der Trullo e i più maturi Pittori Anonimi del Trullo (guidati da Mario D’Amico) hanno avviato un processo di partecipazione collettiva e di diffusione artistica, contro il degrado urbano. Subito dopo ci si concentrerà sulla vicina realtà di Corviale, quartiere difficile, noto per il mitico “Serpentone”, struttura abitativa nata con ambizioni sperimentali e presto rivelatasi una trappola, un fallimento architettonico. A Corviale, @Mimmo Rubino, @Aka Rub Kandy, e Angelo Sabatiello hanno avviato un progetto esteticamente, poeticamente e concettualmente incisivo, con una forte vocazione sociale.
L’Albergo delle Piante, pensato per la piazza di cemento a gradoni dell’ex Mercato, nasce grazie alla collaborazione del locale @CAG – @Centro di Aggregazione Giovanile Luogocomune (Arci Solidarietà), del @Centro Diurno ASL ROMA – Struttura Residenziale psichiatrica socio-riabilitativa, della @Biblioteca Comunale di Corviale e dei cittadini del quartiere.
A raccontare di questa esperienza saranno Rubino e Sabatiello, in presenza della Dottoressa Ester Stocco, direttrice del @Centro Diurno di Corviale per malati con disturbi psichiatrici.
Preziose, tra le altre, anche le testimonianze di Lorenzo Canova, critico e storico dell’arte, e di Simone Pallotta, curatore in un’altra periferia romana – quartiere San Basilio – del progetto di Street Art SANBA, in cui si sono incontrati qualità artistica, progettualità, coerenza stilistica e un tentativo di radicamento nel tessuto sociale di riferimento.
Anche in quel caso Rub Kandy progettò un intervento d’arte pubblica (Piccolo Cinema San Basilio, 2015) su misura per gli spazi aperti del quartiere.

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I Martedì Critici – Ninì Santoro

NINÌ SANTORO

5 aprile 2016, ore 17.30

MACRO via Reggio Emilia, 54 – Sala Cinema

a cura di Alberto Dambruoso e Claudio Crescentini

 

Riparte martedì 5 aprile la stagione primaverile dei «I Martedì Critici», gli incontri con i protagonisti della scena contemporanea organizzati dall’«Associazione culturale I Martedì Critici», giunti al settimo anno di attività. La programmazione prevede la partecipazione di numerose figure di primo piano del mondo dell’arte contemporanea, attive in Italia e all’estero, in una serie di appuntamenti che si svolgeranno a Roma, in diverse sedi, alternandosi tra il Museo Macro di via Nizza, il Ministero degli Affari Esteri – La Farnesina e il Tempietto del Bramante sul Gianicolo, sede dell’Accademia di Spagna.

Ad affiancare Alberto Dambruoso nella conduzione delle interviste, si avvicenderanno interlocutori di volta in volta diversi:  Lorenzo Canova, Claudio Crescentini, Costantino D’orazio, Sara De Chiara, Marco Di Capua, Guglielmo Gigliotti.

Ospite dell’appuntamento inaugurale, realizzato in collaborazione con il Macro, è Pasquale “Ninì” Santoro (Ferrandina, Matera, 1933).

Tra i massimi protagonisti dell’arte astratta italiana, dalla fine degli anni Cinquanta Santoro porta avanti una ricerca formale che spazia dalla pittura alla scultura, dall’incisione alla ceramica. Dopo una prima formazione a Roma, Santoro si trasferisce nel 1957 a Lione, grazie a una borsa di studio al Musées des Tissus, e poi a Parigi, dove frequenta il celebre laboratorio di incisione di Stanley William Hayter, l’Atelier 17, all’epoca cuore pulsante dell’avanguardia artistica della capitale francese. Presso l’Atelier 17, accanto allo studio approfondito delle tecniche incisorie tradizionali, in particolare della xilografia, apprende l’originale procedimento di stampa a colori da una sola matrice, reso possibile incidendo la superficie della lastra a diverse profondità. Santoro rientra nel 1962 a Roma e fonda, insieme con Biggi, Carrino, Frascà, Pace e Uncini, il Gruppo Uno, impegnato nel superamento del linguaggio informale attraverso una nuova riflessione sui mezzi tradizionali dell’arte. La prima mostra del Gruppo Uno, presentata alla Galleria Quadrante di Firenze, è accompagnata da scritti di Palma Bucarelli, Nello Ponente e Giulio Carlo Argan, a cui l’artista è legato da un rapporto di amicizia fin dal suo esordio. Già nell’estate del 1963 però Santoro decide di separarsi dal gruppo e comincia a dedicarsi alla scultura: strutture in ferro, caratterizzate da linee dinamiche e minimaliste, si snodano nello spazio restituendo un’immagine sintetica, essenziale della natura. Nel 1967 l’artista realizza per la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, su commissione di Palma Bucarelli, la celebre Foresta pietrificata in acciaio. A partire dagli anni Settanta sarà la volta de Gli Achei, I Templari, Le Maschere, sculture attraversate da una tensione monumentale, in cui l’epos rivive in un materiale industriale come il metallo perforato. Al 1977-78 risale la serie grafica I cieli di Piranesi, ispirata alle lastre originali del maestro veneziano, realizzata presso la Stamperia della Calcografia, dove l’artista è invitato a insegnare da Carlo Bertelli e dove lavora a un ciclo di acqueforti per illustrare i Four Quartets di Eliot. Ad accompagnare la lunga attività di Santoro vi è il infatti rapporto fecondo con la poesia, cominciato con la pubblicazione di Impressions negli anni di Parigi, un volume con illustrazioni che accompagnano i componimenti di Apollinaire, Baudelaire, Garcia Lorca, Quasimodo e dell’amico Ungaretti, di cui in seguito ha illustrato Il dolore.

Tra le mostre personali di Ninì Santoro ricordiamo: la prima esposizione di pittura presso la Galleria Appia Antica a Roma, 1959;  l’esposizione di scultura alla Galleria Il Naviglio di Milano, presentata da N. Ponente, 1966; la mostra dedicata a Nello Ponente, a cura di M. Calvesi, Galleria Mèta Arte Contemporanea a Bolzano e IV Biennial of European Graphic Art, Baden-Baden, 1983; De Divina Proportione, a cura di O. Speciale, Galerie Adeas de L’École d’architecture di Strasburgo, 1987; A Sarah la principessa, Galleria il Sottoportego di Venezia, 2002; Cieli/Skies, a cura di A Tosi, Istituto Italiano di Cultura a San Francisco e Palazzo Lanfranchi a Pisa, 2008. Nel 2013 espone all’Istituto italiano di cultura di Budapest, presenta Sculture in movimento alla Galleria Arte e Pensieri di Roma e realizza la scultura Iustitia per il paese di Villapiana (Cosenza). In Calabria, a Vaccarizzo, realizza nel 2014 una stele in onore di Scanderbeg.

Santoro ha partecipato a numerose rassegne, tra cui ricordiamo: la Biennale di Venezia, 1962; International Biennial Exhibition of Prints in Tokyo, 1964; V Biennale di Parigi, 1967; Anni ‘60: al di là della pittura, a cura di M. Calvesi, presso il Palazzo delle Esposizioni a Roma, 1990; Quadriennale Roma, 2005; Gli anni ‘60 e ‘70 alla Calcografia, presso l’Istituto nazionale per la grafica, 2007; ‘50 -‘60. La scultura in Italia, mostra a cura della Galleria nazionale d’arte moderna, presso Villa d’Este a Tivoli, nel 2007.

Nel 2011 è insignito del Premio Presidente della Repubblica conferitogli da Giorgio Napolitano e nel 2013 è nominato Accademico di San Luca.

Le opere di Santoro si trovano nelle collezioni di numerosi musei in Italia e all’estero, tra cui: la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, il Museum of Modern Art di New York, il Musée d’Art Moderne de la Ville de Paris, l’ Art Museum di Tel Aviv, i Musei Vaticani.

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