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I Martedì Critici – Beverly Pepper

BEVERLY PEPPER

28 ottobre 2014, ore 19.00

Museo Macro, Roma

a cura di Alberto Dambruoso e Guglielmo Gigliotti

con la collaborazione di Sara De Chiara, Federica Peligra e Alessandra Mazziotta

Ospite del quinto appuntamento è Beverly Pepper (New York, 1922). Dopo una prima formazione all’Art Students’ League e al Pratt Institute a New York, nel 1949 Pepper si trasferisce in Europa ancora ventenne, e studia pittura a Parigi, presso l’Académie de la Grande Chaumière, dove è allieva di André Lothe e Fernand Léger, per poi trasferirsi in Italia nel 1951, dove tuttora vive e lavora. La grande fascinazione suscitata dalle rovine dei templi antichi, scoperte durante un viaggio in Cambogia, la porta a dedicarsi alla scultura, in un primo momento incidendo il legno, poi lavorando il metallo. Nel 1962 partecipa alla mostra Sculture nella città, organizzata a Spoleto da Giovanni Carandente; risalgono a questo momento lavori come Spring Landscape, The Gift of Icarus, Leda. Pepper comincia fin dal principio a lavorare su grande formato, destinando le sue sculture ad ambienti esterni e sceglie quale materiale prediletto l’acciaio inossidabile: le superfici polite e riflettenti dell’acciaio lucidato riflettono il paesaggio circostante e includono lo spettatore stesso che si avvicina; l’ambiente esterno si addensa sulla scultura che si impone con la stessa solidità del paesaggio. Negli anni Settanta Pepper sancisce il legame con lo spazio aperto, realizza vere e proprie opere di Land Art, mescolando materiali industriali alla natura, e lavora alle Earthbound Sculptures, sculture che sembrano nascere e levarsi in alto direttamente dalla terra. Pepper continua negli anni, fino a oggi, a sperimentare materie, impiegando l’acciaio cor-ten e la ghisa, intensificando i viaggi tra Italia e Stati Uniti. Molti suoi progetti sono stati realizzati in parchi pubblici, che si trasformano in luoghi di pausa e riflessione all’interno del tessuto urbano, come il Sol y Ombra a Barcellona nel 1986, dove è intervenuta con piastrelle di ceramica, echeggiando l’opera di Gaudí, o il recente Calgary Sentinels and Hawk Hill (2008–2010) a Calgary (Alberta, Canada), con colonne di cor-ten. Dal prossimo 2 dicembre fino a marzo 2015, Pepper presenterà un progetto a Roma presso l’Ara Pacis, che sancirà il lungo rapporto tra l’artista e Roma: quattro sculture monumentali saranno installate nel piazzale di fronte al museo e sul lungotevere.

Numerosi sono i premi conseguiti lungo l’arco della carriera di Pepper, tra i più recenti ricordiamo: Alexander Calder premio per la Scultura, Francia, 2003, Alumni Achievement Award, Pratt Institute, Brooklyn, New York, 2007, National Academican, National Academy Museum and School, New York, 2011, premio Lifetime Achievement, Centro Internazionale di Scultura, New York, 2013.

I lavori di Beverly Pepper sono stati esposti nei maggiori musei del mondo. Sono inclusi nelle collezioni del Metropolitan Museum of Art, Whitney Museum of American Art e Brooklyn Museum of Art a New York; The Hirshhorn Museum and Sculpture Garden e Smithsonian Institution a Washington, D.C.; The Walker Art Center, Minneapolis, Minnesota; The San Francisco Museum of Modern Art, California; Centre Georges Pompidou e Les Jardins du Palais Royal a Parigi, Palazzo degli Uffizi, Firenze; Galleria Nazionale d’Arte Moderna, Roma; Albertina Museum, Vienna; The Museum of Modern Art, Barcellona; The Contemporary Sculpture Center, Tokyo.

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I Martedì Critici – Cesare Pietroiusti

CESARE PIETROIUSTI

7 ottobre 2014, ore 18:00

Museo MAXXI, Roma

a cura di Alberto Dambruoso e Guglielmo Gigliotti

con la collaborazione di Sara De Chiara, Federica Peligra e Alessandra Mazziotta

Ospite del terzo appuntamento del nuovo ciclo romano è Cesare Pietroiusti (Roma, 1955). Dopo gli studi di medicina, svolti con indirizzo psichiatrico, Pietroiusti comincia la sua ricerca artistica frequentando Sergio Lombardo, con cui nel 1977 fonda il centro studi Jartrakor, un vero e proprio laboratorio di sperimentazione dell’arte e del linguaggio. La collaborazione segna in particolare l’inizio di una riflessione sull’arte “eventualista”, che mette in discussione il concetto di rappresentazione, per un’idea di arte intesa come esperienza di un evento relazionale costruito in compartecipazione con un pubblico non più passivo. Queste ricerche sono state sviluppate nell’attività del cosiddetto Gruppo di Piombino (insieme a Salvatore Falci, Stefano Fontana, Pino Modica e Domenico Nardone), movimento che nella metà degli anni Ottanta opponeva al ritorno della pittura e dell’affermarsi del potere delle gallerie e del mercato l’arte relazionale, svolta in anticipo sulla sua stessa teorizzazione a metà anni Novanta. Per Pietroiusti l’atto artistico è un semplice stimolo, che coinvolge il pubblico, e che innesca dinamiche inusuali e pensieri imprevisti in un contesto ordinario, di cui indaga i risvolti paradossali. In Pensieri non funzionali, raccolta pubblicata nel 1997 e aggiornata sull’omonimo sito, l’artista descrive numerose semplicissime azioni, apparentemente senza senso, sotto forma di istruzioni da mettere in pratica e realizzabili da chiunque. Proprio questa semplicità concentra l’attenzione sull’atto in sé, trasformando ciò che sembra insignificante in un pretesto per un’analisi, una riflessione su se stessi e rivelando qualcosa di diverso nella nostra normale relazione con il mondo esterno. Negli ultimi anni il lavoro di Pietroiusti si è concentrato sul tema dello scambio e del consumo, evidenziando alcune situazioni paradossali dei sistemi economici. Nel 2007 ha fondato, in collaborazione con il collettivo Space di Bratislava, “Evolution de l’Art” la prima galleria d’arte contemporanea che tratta esclusivamente opere immateriali. Cesare Pietroiusti è stato fra gli iniziatori del progetto “Oreste” nel 1997. Invitato nel 1999 alla 48ª Biennale di Venezia, ha partecipato alla sezione Aperto della Biennale di Venezia del 1990. La sua opera è stata esposta presso: Serpentine Gallery, Londra (1992); Louisiana Museum, Humlebæk (1996,); Art in General, New York (2001); Ikon gallery, Birmingham (2007); Biennale di Atene (2009); MAXXI, Roma (2010); Moscow museum of modern art (2011). Dal 2004 è docente di Laboratorio delle tecniche e delle espressione artistiche presso lo IUAV di Venezia, e dal 2005 è Membro del Comitato Scientifico della Fondazione Ratti di Como.

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I Martedì Critici – Paolo Portoghesi

PAOLO PORTOGHESI

30 settembre, 2014 ore 18:00

Museo MAXXI, Roma

a cura di Alberto Dambruoso e Guglielmo Gigliotti

con la collaborazione di Sara De Chiara, Federica Peligra e Alessandra Mazziotta

Ospite del secondo appuntamento del nuovo ciclo romano è Paolo Portoghesi (Roma, 1931). Laureato nel 1957 presso la Facoltà di Architettura della Sapienza di Roma, da allora Portoghesi ha sviluppato la propria attività parallelamente sui versanti della progettazione architettonica e della ricerca storica. Studioso dell’architettura del Barocco, del Rinascimento, del Liberty come dell’architettura moderna, è stato docente di Storia della critica all’università di Roma negli anni Sessanta, poi di storia dell’architettura presso il Politecnico di Milano, di cui è stato preside dal 1968 al 1976, per poi tornare a Roma dal 1995, dove tuttora insegna Geoarchitettura. Questo termine, mutuato da Le Corbusier, è argomento di una sua recente pubblicazione, (Geoarchitettura. Verso un’architettura della responsabilità, 2005), che indaga la complessità del rapporto tra progettazione dell’uomo e la natura, con le loro rispettive esigenze.

Direttore della Biennale di Architettura di Venezia nel 1980 e nel 19082, intitolata La presenza del passato, Portoghesi ha offerto un’occasione per riflettere sul nascente movimento postmoderno, di cui la realizzazione della celebre mostra Strada Novissima, alla Biennale del 1980, allestita presso le Corderie dell’Arsenale, è stato il simbolo. Venti architteti di fama mondiale, tra cui Frank O. Gehry, Rem Koolhaas, Arata Isozaki, Robert Venturi, Franco Purini, Ricardo Bofil, Christian de Portzamparc, sono stati invitati a costruire altrettante facciate di edifici, pensate come scenografia della strada di una città postmoderna, trasformando la Biennale in un contesto significativo di dibattito internazionale sull’attualità dell’architettura. Tra il 1983 e il 1993 Portoghesi è stato Presidente della Biennale di Venezia. Proprio nella riflessione postmoderna, con la sua visione sincronica della storia, affonda le radici l’architettura di Portoghesi, che guarda alle forme del passato e alla tradizione come stimolo per l’innovazione, e non come ripetizione meccanica di formule; quindi come reinterpretazione, pur nel rispetto di una continuità tra elementi che esprimono l’identità culturale dei luoghi.

Tra i suoi progetti più importanti ricordiamo a Roma Casa Baldi (1959), il complesso della Moschea, (assieme a Vittorio Gigliotti, 1974-1994) e la recente risistemazione di Piazza San Silvestro (2012); in Italia ricordiamo l’Istituto tecnico Industriale dell’Aquila (1969), la Chiesa della Sacra famiglia a Salerno (con Vittorio Gigliotti,1969), la sistemazione del borgo di Calcata, dove Portoghesi vive dal 2000, e il Teatro Politeama di Catanzaro (2002); a livello internazionale la Corte Reale di Ammam in Giordania, (1973), il Piano regolatore e l’ Aeroporto Internazionale di Khartum in Sudan (1973), dal 2000 la Moschea di Strasburgo.

Portoghesi ha fondato e diretto diverse riviste, come “Controspazio”, “Eupalino”, “Materia” e “Abitare la Terra.” Tra le sue più importanti pubblicazioni, ricordiamo Roma Barocca (1966); Borromini, architettura come linguaggio (1967); Dopo l’architettura moderna (1980); Natura e Architettura (1999). Portoghesi è stato nominato membro dell’Accademia delle Arti di Firenze, dell’Accademia di San Luca, dell’Accademia dei Lincei, dell’American Institute of Architects e nel 2002 Cavaliere di Gran Croce della Repubblica Italiana. La sua opera è stata premiata con numerosi riconoscimenti, tra cui la laurea honoris causa dell’università di Losanna (1984), la Legion d’Onore (1985); il premio Campidoglio per la cultura (2005).

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I Martedì Critici – Marco Colazzo

MARCO COLAZZO

3 giugno 2014, ore 19.00

Museo MACRO, Roma

a cura di Alberto Dambruoso e Guglielmo Gigliotti

con la collaborazione di Sara De Chiara, Maria Elisa Giorgi, Alessandra Gattuso, Federica Peligra e Alessandra Mazziotta

Ospite del nono appuntamento stagionale dei Martedì Critici al MACRO è Marco Colazzo. Nato a Roma nel 1963, Colazzo emerge sulla scena artistica della Capitale e poi in tutt’Italia agli inizi degli anni Novanta, con mostre personali realizzate  in alcune tra le maggiori gallerie italiane come L’Attico di Sargentini e la Galleria Alfonso Artiaco. La pittura di Colazzo, su carta o su tela, vive di un rapporto dialettico tra primo piano e fondo; l’artista sfuma il confine netto che li separa, creando un gioco tra la bidimensionalità del pattern decorativo che viene sovrapposto a profondità sfumate, oppure tra la leggerezza pastosa di pennellate colorate che emergono in superficie, rompendo sfondi monocromi e piatti. Questo rapporto è particolarmente evidente nella serie Me medesimo, in cui parti frammentarie del corpo o del viso, singole o ripetute, sono disperse sulla superficie pittorica e ad essa integrate. Nelle opere figurative, come le serie Puppets o Audiofonovisivi, Colazzo ha sviluppato un repertorio di soggetti fantastici – maschere, burattini, robot, fantocci, giocattoli – che, realizzati con gusto realistico e illustrativo, sono sospesi su fondali pittorici astratti. Con questo contrasto, la formalità della pittura sembra accompagnare un’indagine sull’interiorità umana, sulla sua espressione più diretta e il filtro che il soggetto ha frapposto per affrontare il mondo esterno.

Tra le principali mostre personali di Marco Colazzo ricordiamo: Doppio monologo, Galleria Eralov, Roma, 1991; Personale, Galleria Alfonso Artiaco, Pozzuoli e Marco Colazzo. Ritratti unici, Galleria La Nuova Pesa, Roma, 1994; le mostre presso L’Attico, Roma, 1997 e Francesco Pantaleone Arte Contemporanea, Palermo, 2005; Orti, Numerouno Arte Contemporanea, Trento, 2008; Audiofonovisivi, Galleria Liliana Maniero, Roma, 2009. Tra le principali mostre collettive: Giovani artisti IV, Palazzo delle Esposizioni, Roma, 1992; Equinozio d’Autunno, Castello di Rivara, 1994; La passeggiata, École Régionale des Beaux-Arts de Rennes, Rennes, 1994; XII Esposizione Nazionale Quadriennale d’Arte, Palazzo delle Esposizioni e Ala Mazzoniana, Roma, 1996; Modernità-Progetto 2000, Palazzo Bricherasio, Torino, 1996; La festa dell’arte, ex Mattatoio, Roma, 1998; Futurama, Museo Pecci, Prato, 2000; Arte Italiana per il XXI Secolo, Ministero degli Affari Esteri, Roma, 2004; XV Esposizione Nazionale Quadriennale d’Arte, Palazzo delle Esposizioni, Roma, 2008; Impresa Pittura, CIAC, Genazzano, 2010; Under Italian Eyes, Horizon One-Mahmoud Khalil Museum, Il Cairo, 2010. Nel 2011 ha partecipato al Padiglione italiano della 54. Biennale di Venezia.

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I Martedì Critici – Enrico Crispolti

ENRICO CRISPOLTI

27 maggio 2014, ore 19.00

Museo MACRO, Roma

a cura di Alberto Dambruoso e Guglielmo Gigliotti

con la collaborazione di Sara De Chiara, Maria Elisa Giorgi, Alessandra Gattuso, Federica Peligra e Alessandra Mazziotta

Ospite dell’ottavo appuntamento stagionale de I Martedì Critici al MACRO è Enrico Crispolti. L’incontro, che seguirà l’ormai consueta formula dell’intervista pubblica condotta da Alberto Dambruoso e Guglielmo Gigliotti, si svolgerà presso la Sala Cinema del Macro.

Nato a Roma, dove compie gli studi, Crispolti è allievo di Lionello Venturi, che con Giulio Carlo Argan, Giuseppe Marchiori e Francesco Arcangeli, è lo storico che più ha influito sulla sua formazione. Crispolti è stato docente di storia dell’arte presso Accademia di Belle Arti di Roma, dal 1966 al 1973, nella Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Salerno, dal 1973 al 1984, anno in cui approda all’Università di Siena come Professore Ordinario di Storia dell’Arte Contemporanea nella Facoltà di Lettere e Filosofia, e dove dal 2001 al 2007 ricopre il ruolo di Direttore della Scuola di Specializzazione in Storia dell’Arte. Crispolti ha curato in Italia e all’estero grandi mostre dedicate al Futurismo, tra cui la prima grande retrospettiva di Balla (GAM, Torino, 1963); Ricostruzione futurista dell’universo (Mole Antonelliana, Torino, 1980); Il Futurismo e la moda (PAC, Milano, 1988); Italiens Moderne. Futurismus und Rationalismus (Museum Friedericianum, Kassel; IVAM, Valencia, 1990), I grandi temi del Futurismo, 1909-1944 (Palazzo Ducale, Genova; Fondazione Mazzotta, Milano, 1997-1998), Futurismo 1909-1944 (Palazzo delle Esposizioni, Roma, 2001), e ne ha ripercorso la vicenda storica nel volume Storia e critica del Futurismo (1986).

Critico militante, Crispolti si è occupato a lungo di Informale, a cui ha dedicato numerosi studi e pubblicazioni, tra cui L’Informale. Storia e poetica (1971). Ha curato negli anni ’60 diverse edizioni delle internazionali Alternative Attuali, nel Castello Spagnolo de L’Aquila; Sei pittori italiani dagli anni Quaranta ad oggi. Burri, Cagli, Fontana, Guttuso, Moreni, Morlotti, nella Galleria Comunale d’Arte Contemporanea di Arezzo (1967, con A. Del Guercio); diverse edizioni della Biennale della ceramica, a Gubbio negli anni ’70; la X Biennale internazionale di scultura Città di Carrara. Scultura, Architettura, Città, a Carrara (1998, con L.M. Barbero). Per la Biennale di Venezia ha curato la sezione italiana, Ambiente come sociale (1976), la mostra La nuova arte sovietica. Una prospettiva non ufficiale (1977, con G.Moncada), e una parte della sezione italiana, Natura praticata, e la sezione architettonica L’immaginazione megastrutturale dal Futurismo a oggi (1978).

Crispolti è autore del catalogo generale di Baj (1973), Fontana (1974), Guttuso (1983-89) e Pajetta (2009). Ha curato inoltre numerose antologiche o retrospettive di artisti contemporanei, tra le maggiori ricordiamo quelle di: Reggiani, Cagli, Guttuso, Cascella, Afro, Fillia, Prampolini, Pannaggi, Fontana, Somaini.

Dai primi anni ’50 comincia a costituirsi a Roma l’archivio Crispolti, istituzione privata in stretta relazione con lo svolgimento dell’attivita storico-critica di Enrico Crispolti, che comprende un vastissimo materiale relativo ad artisti, critici, gruppi, movimenti, manifestazioni, esposizioni, pubblicazioni periodiche e temi dell’arte del XX e XXI secolo.

 

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