I Martedì Critici – Jonathan VanDyke

JONATHAN VANDYKE

martedì 29 settembre 2015, ore 18.30

TEMPLE UNIVERSITY, Roma

a cura di Alberto Dambruoso e Shara Wasserman

 

Ospite del secondo appuntamento, organizzato in collaborazione con la Temple University Rome, sarà Jonathan VanDyke (1973, vive e lavora a Brooklyn, New York).

È ormai celebre l’immagine eloquente cui fece ricorso Harold Rosenberg per rimarcare la natura gestuale e performativa dell’action painting, in cui la tela bianca, stesa sul pavimento, abbandona la sua funzione di supporto e si trasforma in evento, un’arena in cui il pittore agisce e col colore vi imprime un movimento che immediatamente si traduce in rapprentazione. Nel solco di questa esperienza si inserisce la poetica di Jonathan VanDyke, autore di una performance, The Long Glance (2011), in cui fissa immobile in piedi per quaranta ore un dipinto di Jackson Pollock. La contemplazione è solo l’ultima fase, in ordine temporale, del processo del fare pittura, protagonista indiscusso delle opere di VanDyke, siano esse tele, tessuti cuciti insieme e dipinti, sculture, installazioni o performance, documentate da fotografie e video. Ecco che le sue installazioni ambientali, costituite da una struttura in legno – una recinzione aperta che somiglia a un ring – accolgono azioni o lavori nati dall’interazione di corpo e vernice, dipinti che trattengono impressi i gesti di coreografie, spesso eseguite da una coppia di danzatori. In tutti i lavori dell’artista, il corpo è il veicolo della pittura, intesa come materia vivente, esuberante, che eccede le superfici e i limiti convenzionali e si trasmette da corpo a corpo, ai vestiti, agli oggetti e all’ambiente circostante. Alcuni dipinti sono formati dagli abiti indossati dai performer, realizzati dall’artista con un pattern a losanghe, che ricorda i costumi di arlecchino, sporcati di vernice durante l’azione, tagliati e poi intrecciati tra loro a formare un nuovo tessuto. Persino le sculture trasudano il colore, che si deposita sul pavimento in un dripping costante. Quella condotta da VanDyke è un’esplorazione del medium pittorico nelle sue possibili declinazioni e riformulazioni, memore però del modernismo, della fusione delle arti progettata dalla Bauhaus, dell’arte applicata elegante di Sophie Taeuber-Arp, delle azioni del gruppo Gutai e di Yves Klein.

In occasione dell’incontro di martedì 29 settembre, VanDyke presenterà la conferenza sperimentale Self Evidence, un’indagine che ruota intorno al tema dell’identità. Partendo da una foto di famiglia, l’artista affronta la questione omosessuale e dell’omofobia, confrontando la problematica sociale e il suo sviluppo dagli anni Ottanta con la propria dimensione intima.

Mercoledì 30 novembre presso la galleria 1/9unosunove inaugura la mostra personale di Jonathan VanDyke, intitolata L blue N black I green M orange K violet, in cui presenta un gruppo di lavori ­– dipinti realizzati con tessuti di magliette e camicie, fotografie, stampe su tela – nato dalla performance eseguita dalla coppia di danzatori David Rafael Botana e Bradley Teal Ellis.

Tra le mostre personali più recenti di Jonathan VanDyke ricordiamo: Traunitz, Loock Galerie, Berlin, 2014; Four Boxes Gallery, Danimarca, 2014; Oltre l’oblio, 1/9unosunove, Roma, 2013; The Painter of the Hole, Scaramouche, New York, 2013 Syrup of the Hand, Court Square Project Space, New York, 2013. Tra le sue numerose performance ricordiamo: Stranger Suite, presso la New York Performance Artists Collective Fire Island nel 2014; Cordoned Area, progetto in tre atti, presentato presso la National Academy Museum, New York (2013), la Vox Populi, Philadephia (2012) e il Socrates Sculpture Park, New York (2011); nel 2011 ha realizzato una performance e un’installazione su commissione del The Power Plant di Toronto nel contesto della mostra Coming After. VanDyke ha partecipato a numerose mostre collettive, presso gallerie e diverse istituzioni, tra cui: Islip Art Museum, Y Gallery, On Stellar Rays, Columbia University, PS122 (New York); Museum of Fine Arts, Tallahassee; Exile Gallery, Berlino e altre ancora.

 

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I Martedì Critici – Bernardì Roig

BERNARDÍ ROIG

22 settembre 2015, ore 18.30

TEMPIETTO DEL BRAMANTE, piazza San Pietro in Montorio, 3 al Gianicolo  


a cura di Alberto Dambruoso e Guglielmo Gigliotti

Dopo la pausa estiva, “I Martedì Critici” riprendono la propria attività rinnovandosi. Gli incontri della stagione autunnale prevedono la partecipazione di numerosi artisti internazionali attivi a Roma, oltre agli italiani, e si svolgeranno in diverse sedi, a partire dal suggestivo Tempietto del Bramante sul Gianicolo. Gli incontri successivi avranno luogo: il 29 settembre alla Temple Gallery; il 6 e il 13 ottobre presso La Quadriennale di Roma; il 20 e il 27 ottobre al MACRO di via Nizza. Ad affiancare Alberto Dambruoso nella conduzione delle interviste, si avvicenderanno interlocutori di volta in volta diversi, tra cui Guglielmo Gigliotti, Shara Wasserman, Lorenzo Canova, Marco Di Capua, Sara De Chiara.

La nuova stagione si apre martedì 22 settembre, in collaborazione con la Real Academia de España en Roma, con l’appuntamento dedicato a Bernardí Roig (Palma de Mallorca, 1965).

Nel 1995 José Saramago racconta nel visionario romanzo Cecità il diffondersi di un incurabile “mal bianco” che pian piano affligge l’intera umanità, un’umanità fatta di persone senza nomi, potente metafora della cieca società contemporanea. Sembrano colpiti dallo stesso irrimediabile male i personaggi creati da Bernardí Roig, figure umane solitarie abbagliate da raggi luminosi bianchi, materializzati nei neon tubolari che, posti di fronte, accanto o brutalmente sovrapposti alle sculture, completano le installazioni. Parzialmente svestiti e atteggiati in pose varie di sforzo, riposo o contemplazione, questi personaggi sono messi prepotentemente di fronte alla luce come sotto agli occhi del pubblico, a cui reagiscono chiudendosi su se stessi, negando il proprio sguardo, serrando le palpebre con forza. Anch’esse bianche, le sculture sono realizzate in resina sintetica, un materiale freddo e anonimo che, sebbene ne tratteggi la fisionomia in maniera dettagliata, rimarca la loro alienazione e l’incomunicabilità di ogni esperienza interiore. Le installazioni, come i video e i disegni a carboncino che Roig realizza, nascono da fatti realmente accaduti e si alimentano di un repertorio iconografico proveniente dalla storia dell’arte – i neon fanno riferimento al minimalismo di Dan Flavin – in un’indagine volta a riconoscere nel tempo gli elementi costanti e a sondare la reazione dello spettatore davanti all’alterità dell’immagine, non sempre di immediata decrittazione.

Lunedì 21 settembre presso la Galleria Marie-Laure Fleisch a Roma inaugura la personale di Roig, La Bolannntro’w, incentrata sul tema dell’agonismo, della trasgressione e della violenza cieca che sfocia nell’emarginazione. La riflessione si sviluppa dal confronto di due eventi storici distanti tra loro: l’uccisione di Ranuccio Tomassoni per mano di Caravaggio nel 1606 in seguito a una lite sul campo della pallacorda e l’irosa reazione del tennista John McEnroe alla finale di  Wimbledon del 1981 per una palla giudicata fuori campo dall’arbitro.

Bernardí Roig ha ricevuto numerosi premi, tra cui il 37° Premio di Arte Contemporanea – Fondazione Principessa Grace, Principato di Monaco (2003); il 1° Premio alla XXI Biennale di Alessandria in Egitto (2002); il Premio Speciale Pilar Juncosa & Sotheby’s, Fondazione Pilar e Joan Mirò a Mallorca (1997) e il 1° Premio alla XXI Biennale Internazionale delle Arti Grafiche, Ljubljana, Slovenia (1995). Tra le recenti personali ricordiamo: Practices to suck the World, Mimmo Scognamiglio Arte Contemporanea, Milano, POETS, Galeria Max Estrella, Madrid e Cuerpos a ninguna parte, EDOM – Espacio Domestico, Blanca (Murcia), tutte nel 2015; NO/Escape, The Phillips Collection, Washington D.C., 2014; El coleccionista de obsesiones, Museo Lazaro Galdiano, Madrid e THE MIRROR (Exercices to be another), Claire Oliver Gallery, New York, nel 2013. Nel 2006 e nel 2007 la sua personale itinerante The Light Exercise Series è stata presentata alla DA2 di Salamanca, al Kunstmuseum di Bonn, al Museo Kampa di Praga, al PMMK (Musee d’art Moderne de Oostende) e al Museo Carlo Bilotti a Roma. Tra le collettive a cui Roig ha partecipato nel 2015, ricordiamo: Implosió, Carte Blance a Agustín Fernandez-Mallo, Es Baluard, Museu d’Art Modern i Contemporani, Palma; Papeles Privados. Colección DKV – Tomas Ruiz, Instituto Cervantes, Berlino; Sinestesia. Colección OlorVISUAL, Centro Artes Visuales de Tabacalera, Madrid; Icastica, Galleria Comunale d’Arte Moderna, Arezzo; Intersections@ 2015. Contemporary Art projects, The Phillips Collection, Washington D.C..

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i martedì critici – giuseppe pietroniro

GIUSEPPE PIETRONIRO

26 maggio 2015, ore 17.30

Museo MACRO, Roma

a cura di Alberto Dambruoso e Guglielmo Gigliotti

 

Il terzo appuntamento de “I Martedì Critici” al MACRO, iniziativa promossa dall’Assessorato alla Cultura e al Turismo di Roma – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, prevede la partecipazione di Giuseppe Pietroniro (Toronto, 1968).

L’artista ha in corso una mostra personale presso il MACRO. L’incontro, che seguirà l’ormai consueta formula dell’intervista pubblica condotta da Alberto Dambruoso e Guglielmo Gigliotti, si svolgerà presso la Sala Cinema del Macro.

La ricerca artistica di Giuseppe Pietroniro sviluppa una profonda riflessione sullo spazio e sulla sua percezione, declinata in diversi linguaggi, che vanno dalla fotografia al disegno, dalla scultura all’installazione. Gli interventi dell’artista sono spesso minimi e agiscono sull’ambiente arrivando a mettere in discussione la nostra comprensione di uno spazio, anche se familiare. La fotografia di una sala vuota riproduce in scala ridotta la stessa sala in cui è allestita, creando un effetto spiazzante di mise en abyme. Nelle installazioni il ricorso a materiali riflettenti, come specchi, vetri e metalli, enfatizza questa impressione che ha come scopo non soltanto una perdita di orientamento a livello percettivo, ma mette in dubbio ciò che si tende a dare per scontato. I segni, come le linee, diventano tridimensionali, le fotografie fuoriescono dalla loro cornice o qualche ostacolo impedisce la loro visione per intero, tutte alterazioni che tendono a puntare l’attenzione sulla natura ambivalente delle immagini, che spesso non riescono a essere contenute e definite dai loro margini, (Smarginazione è il titolo di una sua mostra). Uno dei temi portanti della produzione di Pietroniro è proprio la riflessione sulla natura ambigua della circolazione delle informazioni nel mondo contemporaneo e insieme un appello alla capacità critica di ciascuno.

Tra le principali mostre personali di Pietroniro ricordiamo: la partecipazione alla rassegna Private, ciclo complessivo di otto mostre da lui stesso ideato, presso lo Studio Geddes a Roma, 2014; Risonanza 2011, Fondazione Merz, Torino, 2011; Smarginazione, Galleria Cardi Black Box, Milano, 2009, a cura di Ilaria Bonacossa; Lo scandalo del vuoto, Spazio Gerra, Reggio Emilia, 2009, a cura di Adriana Polveroni; Perluciditas, Galleria Maze, Torino, 2007, a cura di Francesco di Stocchi; Il soggetto di fronte a un’assenza, Fondazione Adriano Olivetti, Roma, 2006.

Tra le principali mostre collettive: There is no place like home, grande mostra svolta in un cantiere edile sulla Via Aurelia, ideata dallo stesso Pietroniro assieme ad altri artisti; Xtraciel, Museo Marino Marini, Firenze, 2011; Meteorite in giardino, Fondazione Merz, Torino, 2011; Home sweet Home?, John Cabot University, Roma 2011; When in Rome, IIC, Hammer Museum, Los Angeles, 2011; La collezione e i nuovi arrivi, MACRO Roma, 2011; Progetto ITALIA, Phillips de Pury & Company, Londra, 2010; The belly of an architect, in occasione della 12a Biennale di Architettura di Venezia, Spazio JARACH, Venezia, 2010; Usine de Rêve, 26cc Spazio per l’Arte Contemporanea, Roma, 2009; Cui Prodest?,a cura di Francesco Stocchi, New Gallery De France, Parigi, 2009; The Buffer Zone, The American Academy in Rome, Roma, 2009; Speculazioni d’artista-Quattro generazioni a confronto, Museo Carlo Bilotti, Roma, 2009; Triennale di Torino T2, 50 Lune di Saturno, a cura di Daniel Birnbaum,Torino, 2008.

 

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i martedì critici – simona marchini

SIMONA MARCHINI

martedì 19 maggio 2015, ore 17.30

Museo MACRO, Roma

a cura di Alberto Dambruoso e Guglielmo Gigliotti

 

Il secondo appuntamento de “I Martedì Critici” al MACRO, iniziativa promossa dall’Assessorato alla Cultura e al Turismo di Roma – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali (www.sovraintendenzaroma.it) prevede la partecipazione di Simona Marchini (Roma, 1941).

L’incontro, che seguirà l’ormai consueta formula dell’intervista pubblica condotta da Alberto Dambruoso e Guglielmo Gigliotti, si svolgerà presso la Sala Cinema del Macro.

Celebre attrice di teatro e di cinema, ma anche conduttrice radiofonica e televisiva, Simona Marchini è dalla metà degli anni Ottanta un’appassionata animatrice della vita intellettuale a Roma, promuovendo importanti iniziative culturali presso la galleria La Nuova Pesa, fondata dal padre Alvaro Marchini nel 1959 in via Frattina. Dopo la chiusura nel 1976, Simona Marchini decide di riprendere l’attività nel nuovo spazio di via del Corso dove, oltre a ricostituire un programma espositivo attento alle più interessanti proposte italiane e internazionali, fa rivivere anche il fervore intellettuale che aveva caratterizzato la fase della conduzione paterna. Negli anni Sessanta e Settanta la galleria era orientata verso la tendenza pittorica del realismo ed era teatro del dibattito culturale, animato da Alberto Moravia, Pier Paolo Pasolini, Giuseppe Ungaretti, Roberto Rossellini e Italo Calvino.

Il Centro Culturale La Nuova Pesa non ha tradito lo spirito della sua origine, caratterizzato dallo scambio e dal dialogo reciproco tra diverse discipline artistiche, come la letteratura, il teatro e la musica, un approccio aperto e sperimentale che rende La Nuova Pesa ancora oggi uno dei principali punti di riferimento della vita culturale romana. Tra le prime iniziative, la galleria accoglie un dibattito sul postmoderno, tra arte, filosofia e letteratura e promuove le tendenze de “I nuovi-nuovi” di Renato Barilli, l’“Anacronismo” di Maurizio Calvesi e l’”Astrazione povera” di Filiberto Menna.

Nel 1986 il progetto Minuscole ha coinvolto, tra gli altri, Carla Accardi, Alighiero Boetti, Ugo Nespolo, Giulio Paolini, Salvo e Mario Schifano. Negli anni Novanta Marchini coinvolge nella direzione del programma espositivo un gruppo di artisti, tra cui Felice Levini, H. H. Lim e Giuseppe Salvatori, che contribuiscono a rendere il programma vivace.

Tra le numerose rassegne Monitor, presentata tra il 1999 e il 2000, propone una riflessione sul rapporto tra opera visiva e poesia, mettendo a confronto Alighiero Boetti e Giovan Battista Salerno; Fabio Mauri e i poeti Nanni Cagnone, Gianni Scalia, Emanuele Trevi.

Dopo la mostra di Rebecca Horn e Jannis Kounellis, dal 2004 interviene nella direzione artistica il giovane critico Giacomo Zaza, che organizza le mostre di Wolf Vostell, Nagasawa e Araki, avviando anche un rapporto di collaborazione con diverse istituzioni.

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i martedì critici – roberto almagno

ROBERTO ALMAGNO

12 maggio 2015, ore 17.30

Museo MACRO, Roma

a cura di Alberto Dambruoso e Guglielmo Gigliotti

 

Con l’appuntamento dedicato a Roberto Almagno (Aquino, 1954), Martedì 12 maggio riprende l’attività de “I Martedì Critici” al MACRO, iniziativa promossa dall’Assessorato alla Cultura e al Turismo di Roma – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali.

L’incontro, che seguirà l’ormai consueta formula dell’intervista pubblica condotta da Alberto Dambruoso e Guglielmo Gigliotti, si svolgerà presso la Sala Cinema del Macro.

Dopo la formazione in scultura presso l’Accademia di Belle Arti a Roma, dove frequenta i corsi di Pericle Fazzini, Almagno esordisce nel 1976 a Livorno con una mostra personale, dove presenta sculture in ferro e pietra, e un gruppo di disegni. A partire dai primi anni Ottanta, Almagno elegge il legno a unico materiale per la sua opera: i rami spezzati e abbandonati di ulivi, castagni, ciliegi e pioppi, sono recuperati e lavorati con il fuoco e con la raspa, con l’intento di eliminare il superfluo, gli elementi accidentali, per raggiungere l’essenza del materiale, una forma pura in cui la materia perde la sua consistenza. Solide ma allo stesso tempo fragili e precarie, le filiformi sculture di Almagno svettano da terra verso l’alto e con la loro vibrante energia suggeriscono una nuova struttura dello spazio, articolata secondo traiettorie emotive. La sua ricerca, tutta interna alla lavorazione e alla sperimentazione sulla materia naturale, si coniuga con un costante dialogo con la tradizione scultorea internazionale, da Giacometti a Calder, e con una forza del segno che proviene da una sensibilità orientale. Una produzione di disegni su carta, realizzati con l’impiego di materiali naturali come carbone, cenere, gesso accompagna la riflessione dell’opera plastica. Nel 1996 alla XII Quadriennale Italia 1950-1990. Ultime generazioni, Almagno presenta Ceneri, una vera e propria installazione ambientale in cui il legno delle sculture ha origine nella cenere sparsa sul pavimento, un’allusione alla costante trasformazione della natura, così come per la grande installazione Sciamare, presentata nel 2006 nella sala Regia di Palazzo Venezia a Roma.

Tra le numerose esposizioni personali di Almagno, ricordiamo quelle presentate presso la Galleria L’Isola a Roma, 1992, accompagnata da una presentazione di Fabrizio D’Amico; Museo Laboratorio d’Arte Contemporanea, Università “La Sapienza”, Roma, 1997; Studio d’Arte La Subbia a Pietrasanta, 1998 e 2003; PAC, Palazzo Massari a Ferrara, 2000; Galleria Mara Coccia, Roma, 2000 e 2007; Galleria Extra Moenia, Todi 2002 e 2009, (insieme a Ernesto Porcari); Auditorium, Parco della Musica, Roma, 2004; nel 2010 espone presso la Galleria Edieuropa a Roma e la Galleria Morone a Milano. Nel 2012 tiene la mostra The Perfection of Form presso la galleria Rosenfeld Porcini a Londra. Nello stesso anno espone al Museo Carlo Bilotti a Roma (insieme a Sandro Sanna), nella mostra La luce oscura della materia. Tra le esposizioni collettive, ricordiamo: X Quadriennale di Roma, 1975; Premio Marche ad Ancona, 1996 e 1999; Biennale d’Arte Sacra a San Gabriele, 1998, 2000, 2010; Futuro italiano a Bruxelles, 2003; Araubiorum a Colonia, 2006; Cento anni di arte italiana alla Farnesina a Roma, 2006; Energie sottili della materia a Shangai e Pechino, 2007; nel 2009 espone l’opera Memoria al 798 a Pechino e l’anno successivo partecipa all’EXPO di Shangai, nell’ambito dell’Esposizione Universale 2010. Nel 1994 con la scultura Malena Almagno si è aggiudicato il “46° Premio Michetti”.

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