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I Martedì Critici – STREET ART E ARTE PUBBLICA

STREET ART E ARTE PUBBLICA RIGENERARE LE PERIFERIE URBANE

a cura di Alberto Dambruoso e Helga Marsala
introduce Tiziana D’Acchille, Direttore Accademia di Belle Arti di Roma
12 aprile 2016, ore 17.30
Accademia di Belle Arti di Roma, Aula Magna 
Via Di Ripetta 222 

Settimo anno di attività per i Martedì Critici e secondo appuntamento della stagione primaverile 2016. Riproponendo la formula del talk a più voci, si torna a riflettere su Street Art e Arte Pubblica, dopo l’incontro del novembre 2015 dedicato al caso Marulla e alle opere cosentine di Flavio Favelli e Lucamaleonte.
Stavolta si discute di periferie, con un riferimento specifico alla realtà romana e al ruolo dell’arte nei processi di rigenerazione, riqualificazione, valorizzazione dei quartieri. Quanto e come cambiano i luoghi periferici, con le loro fragilità e difficoltà quotidiane, in relazione ai murales, ai progetti d’arte pubblica, alle visioni e agli sguardi degli artisti? Quanta retorica intorno al tema della riqualificazione mediata dall’arte e quali concrete possibilità di cambiamento? Servizi carenti, marginalità sociale, microcriminalità, disoccupazione, assenza di luoghi dedicati alla cultura, mobilità limitata ed enormi distanze dal centro: le periferie e i quartieri popolari, spesso, sono anche questo. E sono però, in molti casi, contesti di grande vitalità ed energia potenziale, in cui ha senso seminare e immaginare nuovi scenari.
Durante l’incontro si proverà a capire come e con quali strumenti intervenire, tra pratiche dal basso, formule indipendenti, progetti strutturati a livello del sistema (con tanto di avallo istituzionale e coordinamenti curatoriali).

In apertura, ad introdurre il tema, sarà un video – prodotto da I Martedì Critici – realizzato a novembre 2015 durante il III Festival di Poesia di Strada, tra le vie del Trullo: qui, in questo quartiere popolare romano, i giovani Poeti der Trullo e i più maturi Pittori Anonimi del Trullo (guidati da Mario D’Amico) hanno avviato un processo di partecipazione collettiva e di diffusione artistica, contro il degrado urbano. Subito dopo ci si concentrerà sulla vicina realtà di Corviale, quartiere difficile, noto per il mitico “Serpentone”, struttura abitativa nata con ambizioni sperimentali e presto rivelatasi una trappola, un fallimento architettonico. A Corviale, @Mimmo Rubino, @Aka Rub Kandy, e Angelo Sabatiello hanno avviato un progetto esteticamente, poeticamente e concettualmente incisivo, con una forte vocazione sociale.
L’Albergo delle Piante, pensato per la piazza di cemento a gradoni dell’ex Mercato, nasce grazie alla collaborazione del locale @CAG – @Centro di Aggregazione Giovanile Luogocomune (Arci Solidarietà), del @Centro Diurno ASL ROMA – Struttura Residenziale psichiatrica socio-riabilitativa, della @Biblioteca Comunale di Corviale e dei cittadini del quartiere.
A raccontare di questa esperienza saranno Rubino e Sabatiello, in presenza della Dottoressa Ester Stocco, direttrice del @Centro Diurno di Corviale per malati con disturbi psichiatrici.
Preziose, tra le altre, anche le testimonianze di Lorenzo Canova, critico e storico dell’arte, e di Simone Pallotta, curatore in un’altra periferia romana – quartiere San Basilio – del progetto di Street Art SANBA, in cui si sono incontrati qualità artistica, progettualità, coerenza stilistica e un tentativo di radicamento nel tessuto sociale di riferimento.
Anche in quel caso Rub Kandy progettò un intervento d’arte pubblica (Piccolo Cinema San Basilio, 2015) su misura per gli spazi aperti del quartiere.

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I Martedì Critici – Ninì Santoro

NINÌ SANTORO

5 aprile 2016, ore 17.30

MACRO via Reggio Emilia, 54 – Sala Cinema

a cura di Alberto Dambruoso e Claudio Crescentini

 

Riparte martedì 5 aprile la stagione primaverile dei «I Martedì Critici», gli incontri con i protagonisti della scena contemporanea organizzati dall’«Associazione culturale I Martedì Critici», giunti al settimo anno di attività. La programmazione prevede la partecipazione di numerose figure di primo piano del mondo dell’arte contemporanea, attive in Italia e all’estero, in una serie di appuntamenti che si svolgeranno a Roma, in diverse sedi, alternandosi tra il Museo Macro di via Nizza, il Ministero degli Affari Esteri – La Farnesina e il Tempietto del Bramante sul Gianicolo, sede dell’Accademia di Spagna.

Ad affiancare Alberto Dambruoso nella conduzione delle interviste, si avvicenderanno interlocutori di volta in volta diversi:  Lorenzo Canova, Claudio Crescentini, Costantino D’orazio, Sara De Chiara, Marco Di Capua, Guglielmo Gigliotti.

Ospite dell’appuntamento inaugurale, realizzato in collaborazione con il Macro, è Pasquale “Ninì” Santoro (Ferrandina, Matera, 1933).

Tra i massimi protagonisti dell’arte astratta italiana, dalla fine degli anni Cinquanta Santoro porta avanti una ricerca formale che spazia dalla pittura alla scultura, dall’incisione alla ceramica. Dopo una prima formazione a Roma, Santoro si trasferisce nel 1957 a Lione, grazie a una borsa di studio al Musées des Tissus, e poi a Parigi, dove frequenta il celebre laboratorio di incisione di Stanley William Hayter, l’Atelier 17, all’epoca cuore pulsante dell’avanguardia artistica della capitale francese. Presso l’Atelier 17, accanto allo studio approfondito delle tecniche incisorie tradizionali, in particolare della xilografia, apprende l’originale procedimento di stampa a colori da una sola matrice, reso possibile incidendo la superficie della lastra a diverse profondità. Santoro rientra nel 1962 a Roma e fonda, insieme con Biggi, Carrino, Frascà, Pace e Uncini, il Gruppo Uno, impegnato nel superamento del linguaggio informale attraverso una nuova riflessione sui mezzi tradizionali dell’arte. La prima mostra del Gruppo Uno, presentata alla Galleria Quadrante di Firenze, è accompagnata da scritti di Palma Bucarelli, Nello Ponente e Giulio Carlo Argan, a cui l’artista è legato da un rapporto di amicizia fin dal suo esordio. Già nell’estate del 1963 però Santoro decide di separarsi dal gruppo e comincia a dedicarsi alla scultura: strutture in ferro, caratterizzate da linee dinamiche e minimaliste, si snodano nello spazio restituendo un’immagine sintetica, essenziale della natura. Nel 1967 l’artista realizza per la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, su commissione di Palma Bucarelli, la celebre Foresta pietrificata in acciaio. A partire dagli anni Settanta sarà la volta de Gli Achei, I Templari, Le Maschere, sculture attraversate da una tensione monumentale, in cui l’epos rivive in un materiale industriale come il metallo perforato. Al 1977-78 risale la serie grafica I cieli di Piranesi, ispirata alle lastre originali del maestro veneziano, realizzata presso la Stamperia della Calcografia, dove l’artista è invitato a insegnare da Carlo Bertelli e dove lavora a un ciclo di acqueforti per illustrare i Four Quartets di Eliot. Ad accompagnare la lunga attività di Santoro vi è il infatti rapporto fecondo con la poesia, cominciato con la pubblicazione di Impressions negli anni di Parigi, un volume con illustrazioni che accompagnano i componimenti di Apollinaire, Baudelaire, Garcia Lorca, Quasimodo e dell’amico Ungaretti, di cui in seguito ha illustrato Il dolore.

Tra le mostre personali di Ninì Santoro ricordiamo: la prima esposizione di pittura presso la Galleria Appia Antica a Roma, 1959;  l’esposizione di scultura alla Galleria Il Naviglio di Milano, presentata da N. Ponente, 1966; la mostra dedicata a Nello Ponente, a cura di M. Calvesi, Galleria Mèta Arte Contemporanea a Bolzano e IV Biennial of European Graphic Art, Baden-Baden, 1983; De Divina Proportione, a cura di O. Speciale, Galerie Adeas de L’École d’architecture di Strasburgo, 1987; A Sarah la principessa, Galleria il Sottoportego di Venezia, 2002; Cieli/Skies, a cura di A Tosi, Istituto Italiano di Cultura a San Francisco e Palazzo Lanfranchi a Pisa, 2008. Nel 2013 espone all’Istituto italiano di cultura di Budapest, presenta Sculture in movimento alla Galleria Arte e Pensieri di Roma e realizza la scultura Iustitia per il paese di Villapiana (Cosenza). In Calabria, a Vaccarizzo, realizza nel 2014 una stele in onore di Scanderbeg.

Santoro ha partecipato a numerose rassegne, tra cui ricordiamo: la Biennale di Venezia, 1962; International Biennial Exhibition of Prints in Tokyo, 1964; V Biennale di Parigi, 1967; Anni ‘60: al di là della pittura, a cura di M. Calvesi, presso il Palazzo delle Esposizioni a Roma, 1990; Quadriennale Roma, 2005; Gli anni ‘60 e ‘70 alla Calcografia, presso l’Istituto nazionale per la grafica, 2007; ‘50 -‘60. La scultura in Italia, mostra a cura della Galleria nazionale d’arte moderna, presso Villa d’Este a Tivoli, nel 2007.

Nel 2011 è insignito del Premio Presidente della Repubblica conferitogli da Giorgio Napolitano e nel 2013 è nominato Accademico di San Luca.

Le opere di Santoro si trovano nelle collezioni di numerosi musei in Italia e all’estero, tra cui: la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, il Museum of Modern Art di New York, il Musée d’Art Moderne de la Ville de Paris, l’ Art Museum di Tel Aviv, i Musei Vaticani.

Info Pubblico: Ingresso libero fino ad esaurimento posti
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I Martedì Critici – L’Arte pubblica e il caso Marulla a Cosenza

L’ARTE PUBBLICA E IL CASO MARULLA A COSENZA

3 novembre 2015, ore 17.30

MACRO via Reggio Emilia, 54 – Sala Cinema

a cura di Alberto Dambruoso, Lorenzo Canova, Marco Di Capua, Helga Marsala

 

Martedì 3 novembre avrà luogo l’ultimo appuntamento della stagione autunnale de “I Martedì Critici”, gli incontri con i protagonisti della scena contemporanea, ormai giunti al sesto anno di attività.

L’appuntamento, promosso in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura e al Turismo di Roma – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, prevede un dialogo aperto, esteso a numerosi ospiti che si confronteranno sul tema dell’Arte pubblica, a partire dall’ampio dibattito scatenato dal murale realizzato da

Flavio Favelli a Cosenza, lo scorso luglio, nell’ambito delle residenze d’arte BoCs.

Il progetto del wall painting dedicato Gigi Marulla, storico calciatore del Cosenza scomparso improvvisamente lo scorso 19 luglio, è stato inizialmente accolto con entusiasmo dai tifosi e dalla pubblica amministrazione delle città. Tuttavia il murale, che raffigura la tipica cornice delle figurine degli album dei calciatori, tracciata per inquadrare soltanto lo sfondo azzurro vuoto, ha sollevato molte polemiche per via dell’assenza di Marulla. Si è deciso di correre ai ripari affiancando all’opera di Favelli un ritratto del calciatore, affidato a Lucamaleonte.

L’episodio, con il lungo seguito di chiarificazioni, scontri, critiche e interventi – accolto, tra l’altro, sulle colonne di “Artribune” e “Flash Art”, oltre che nel dibattito del Forum di Prato – punta l’attenzione su un tema delicato, che verte sulle modalità d’intervento di un artista nello spazio pubblico, in relazione a territorio, pubblico, committenza, cittadini.

Saranno presenti al dibattito, oltre a Lucamaleonte e Flavio Favelli, diversi artisti, curatori e protagonisti di storie ed eventi legati all’arte urbana. Fra questi: Mirko Pierri (a.Dna Collective), Simone Pallotta (Walls), David Vecchiato (M.U.Ro), Claudio Musso, Solo, Luis Gomez, Giuliano Maroccini (Lavorare Stanca), Diamond, Poeta del Nulla, Napal Naps, Francesco Scaringella (Assessore alla Cultura del Comune di Corato)…

Negli ultimi anni la street art – definizione vaga e non priva di ambiguità –  si è trasformata in uno strumento di riqualificazione del territorio urbano, un laboratorio sociale che, nei casi migliori, è espressione di una collettività. Ad attestarlo molti progetti sbocciati nella Capitale e in varie città d’Italia, tra piccoli centri e metropoli. Qualche volta con risultati assai interessanti, altre con approcci meno incisivi dal punto di vista critico e sociale.

Il dibattito, traendo spunto dal caso di Cosenza, metterà insieme vicende diverse, in cui il dato territoriale e la relazione fra artisti, organizzatori, amministratori e residenti ha generato riflessioni cruciali: dal murale dipinto da Luis Gomez a Corato, in provincia di Bari, che rischia di venire cancellato da un intervento di riqualificazione architettonica e che i cittadini stanno difendendo a oltranza, fino a progetti di valore che hanno indicato una linea, a Roma, come SANBA, nel quartiere difficile di San Basilio, o come M.U.Ro, al Quadraro; senza dimenticare la realtà del Trullo, altra periferia romana, in cui un percorso di rinascita è in corso da qualche tempo, grazie a un lavoro di rigenerazione sociale condotto dal basso attraverso l’arte urbana e la poesia di strada.

Proprio al Trullo e al Festival Internazionale di Poesia di Strada, tenutosi lì tra il 17 e il 19 ottobre scorso, è dedicato un video, girato nel quartiere e proiettato in anteprima al Macro per questa occasione.

 

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I Martedì Critici – Manfredi Beninati

MANFREDI BENINATI

27 ottobre 2015, ore 17.30

MACRO via Reggio Emilia, 54 – Sala Cinema

a cura di Alberto Dambruoso, Lorenzo Canova e Sara De Chiara

 

Martedì 27 ottobre avrà luogo il quinto appuntamento della stagione autunnale de “I Martedì Critici”, gli incontri con i protagonisti della scena contemporanea, ormai giunti al sesto anno di attività.

Il nuovo ciclo de “I Martedì Critici” rinnova la consueta formula dell’intervista pubblica, coinvolgendo di volta in volta interlocutori diversi – tra cui Guglielmo Gigliotti, Shara Wasserman, Lorenzo Canova, Marco Di Capua, Sara De Chiara – che affiancheranno Alberto Dambruoso nella conduzione delle serate. Gli ultimi incontri di questa stagione romana si svolgeranno presso il MACRO di via Nizza.

Ospite del quinto appuntamento, promosso in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura e al Turismo di Roma – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, sarà Manfredi Beninati (Palermo, 1970).

Dopo aver lasciato gli studi in Giurisprudenza a Palermo, all’inizio degli anni Novanta Manfredi Beninati si trasferisce a Roma, dove frequenta il Centro sperimentale di cinematografia e comincia a lavorare come assistente alla regia. A Londra, solo verso la fine degli anni Novanta Beninati decide di dedicarsi completamente all’arte, realizzando disegni e dipinti di diverso formato e sculture: una carriera brillante che nel giro di pochi anni lo porterà ad aggiudicarsi il premio DARC per la Giovane Arte Italiana (2004) e quindi a partecipare alla Biennale di Venezia l’anno seguente con un’installazione ambientale allestita nel Padiglione Venezia. Intitolata Prendere appunti per un sogno da iniziare di pomeriggio e continuare la notte (e che non si cancella al risveglio) ovvero Svegliarsi su una spiaggia sotto il sole cocente, l’installazione presentava un elegante salone di un palazzo settecentesco, ricostruito in scala uno a uno, ma visibile soltanto attraverso un vetro sporco. Come se fosse stato improvvisamente abbandonato dagli abitanti e da allora sigillato, il salone conteneva i residui della vita umana, celati sotto a strati polvere e a ragnatele, ed era invaso dalla natura, alberi e arbusti che prepotentemente si riappropriavano dello spazio.

Tutti i soggetti dei lavori di Beninati hanno origine nel suo vissuto –  siano essi figure umane, paesaggi naturali, interni domestici, oggetti, giocattoli – e affiorano sulla superficie della tela come nella memoria dell’artista. Nei dipinti gli strati di colore, alternatamente trasparenti e squillanti, condensano in un’immagine stratificata ambienti esterni e interni, elementi appartenenti a campi semantici diversi che, riuniti e sovrapposti come accade nel ricordo, danno vita a un universo fantastico e lussureggiante, memore anche della natia Palermo. La visione non è mai nitida, ma filtrata dall’azione del tempo, che restituisce un’immagine complessa, immersa in un’atmosfera onirica, luminosa e corpuscolare.

Tra le recenti mostre personali di Beninati ricordiamo: Flavio and Palermo (in the summer), James Cohan Gallery, New York, 2007; La lettera F, American Academy in Rome, Roma, 2007; Dicembre 2039, Max Wigram Gallery, Londra, 2010; Le voci di dentro, FPAC, Palermo, 2011; l’esposizione presso Cura Project Space, Roma, 2011; Il sei novembre del duemilatrentanove, Galleria Lorcan O’Neill, Roma, 2013; Nature is a Theater, Miniature Museum, Pechino, 2014. Tra le numerose collettive, ricordiamo: 51a Biennale di Venezia, 2005; Arte italiana 1968-2007. Pittura, Palazzo Reale, Milano, 2007; XV Quadriennale d’Arte, Palazzo delle Esposizioni, Roma, 2008; Made Up, Liverpool Biennial, 2008; Heaven, 2nd Athens Biennale, Atene, 2009; Collaudi, Padiglione Italia, 53a Biennale di Venezia, 2009; PPS, Riso – Museo Arte Contemporanea di Sicilia, Palermo, 2010; When in Rome, ICI and Hammer Museum, Los Angeles, 2011; 3rd Thessaloniki Biennale, Tessalonica, 2011; 9th Shanghai Biennale, Shangai, 2012; Outrageous Fortune, Touring Exhibition, Hayward Gallery, 2013. Beninati ha inoltre ricevuto numerosi premi: Inside-Out Art Museum, Pechino, 2013; Civitella Ranieri Foundation Fellowship, 2010; Rome Prize, American Academy in Rome, 2006; Premio del pubblico alla 51a Biennale di Venezia nel 2005 e il già ricordato Premio Darc per la Giovane Arte Italiana nel 2004.

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I Martedì Critici – Franz Paludetto

FRANZ PALUDETTO

20 ottobre 2015, ore 18.30

MACRO via Nizza – Sala Cinema

a cura di Alberto Dambruoso e Marco Di Capua

 

Martedì 20 ottobre avrà luogo il quarto appuntamento della stagione autunnale de “I Martedì Critici”, gli incontri con i protagonisti della scena contemporanea, ormai giunti al sesto anno di attività.

Il nuovo ciclo de “I Martedì Critici” rinnova la consueta formula dell’intervista pubblica, coinvolgendo di volta in volta interlocutori diversi – tra cui Guglielmo Gigliotti, Shara Wasserman, Lorenzo Canova, Marco Di Capua, Sara De Chiara – che affiancheranno Alberto Dambruoso nella conduzione delle serate. Gli ultimi tre incontri di questa stagione romana si svolgeranno presso il MACRO di via Nizza.

Ospite del quarto appuntamento, promosso in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura e al Turismo di Roma – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, sarà Franz Paludetto (Oderzo, 1938).

Dal 1968, anno di apertura della sua prima galleria, la Franzp, in via Accademia Albertina a Torino, Franz Paludetto è un infaticabile sostenitore dell’arte contemporanea e promotore dello scambio culturale a livello internazionale. La storia della galleria è quella di un organismo dinamico che ha cambiato molteplici volte sede, a partire dalla piccola Franzp, dove hanno esposto Gina Pane, incontrata per caso in città, Marco Gastini e Luigi Ontani, per passare a LP220, quattrocento metri quadri in via Carlo Alberto, gestita in collaborazione con il gallerista francese Larcade. La galleria si è poi trasferita in piazza Solferino, in via Susa, e in via Mazzini, dove è stata allestita una mostra di Salvatore Astore svuotando un box della Gondrand. Nelle varie sedi espongono Pino Pascali, Sergio Ragalzi, Roman Opalka, La Monte Young, Giuseppe Chiari, Hermann Nitsch, Arnulf Rainer e Alighiero Boetti, con cui aveva stretto una lunga amicizia. Lo spazio cambia, ma Paludetto rimane fedele allo spirito indipendente, aperto e sperimentale che ha contraddistinto il suo programma, come attesta il ciclo di mostre lunghe un giorno, A Calice Ligure non c’è il mare, organizzate in un piccolo spazio a Calice Ligure e dove sono intervenuti, tra gli altri, Aldo Mondino, Tino Stefanoni, Joseph Beuys e dove è stato messo in scena un falso matrimonio tra Nanda Vigo e Renato Mambor. Nel 1985 insieme a Mondino, Paludetto approda al Castello di Rivara, e lo trasforma in un Centro d’arte contemporanea. Celebri sono le mostre: Sei Artisti Tedeschi, 1989, con lavori di Stephan Balkenhol, Bernd&Hilla Becher e Isa Genzken; Itinerari, 1991, con la sala di Felix Gonzalez-Torres,  Viaggio a Los Angeles, 1992, che presenta lavori di Charles Ray, Paul McCarty e Raymond Pettibon; Una Domenica a Rivara, di cui ancora è visibile La Fuga di Maurizio Cattelan, poi ancora le personali di Aldo Mondino, Gianni Piacentino, Dan Graham, Gordon Matta Clarck, Joseph Beuys, Candida Höfer, Sergio Ragalzi, Paul Thek, per citarne alcune. Il Castello quest’anno ha celebrato i trent’anni di attività con la mostra 1985-2015: 30 anni d’arte contemporanea, in corso fino al 20 ottobre. La mostra ripercorre la storia della galleria e, oltre alle testimonianze degli anni Sessanta e Settanta, accoglie i lavori degli artisti che hanno animato il movimento torinese a partire dagli anni Ottanta, tra cui Nicola Bolla, Domenico Borrelli, Adriano Campisi, Carlo D’Oria, Paolo Grassino, Nicus Lucà, Pierluigi Pusole, Francesco Sena.

Ma l’attività di Paludetto non si esaurisce al Castello di Rivara: dal 1999 al 2005 ha dato vita alla Galleria Linding in Paludetto a Norimberga, mentre tra il 2010 e il 2011 ha aperto due vetrine del Castello di Rivara, una a Roma nel quartiere di San Lorenzo e una a Torino in via Stampatori, una coraggiosa dimostrazione, in tempo di crisi, che l’arte esiste ancora.

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