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I Martedì Critici – PIERLUIGI PUSOLE

PIERLUIGI PUSOLE

10 maggio 2016, ore 19.00

Tempietto del Bramante al Gianicolo

a cura di Alberto Dambruoso e Helga Marsala

Martedì 10 maggio avrà luogo il sesto appuntamento della stagione primaverile dei «I Martedì Critici», gli incontri con i protagonisti della scena contemporanea organizzati dall’«Associazione Culturale I Martedì Critici», giunti al settimo anno di attività.

La programmazione prevede la partecipazione di numerose figure di primo piano del mondo dell’arte contemporanea, attive in Italia e all’estero, in una serie di appuntamenti che si svolgeranno a Roma, in diverse sedi, alternandosi tra il Museo MACRO di via Nizza, il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale – La Farnesina e il Tempietto del Bramante sul Gianicolo, sede dell’Accademia di Spagna.

Ad affiancare Alberto Dambruoso nella conduzione delle interviste, si avvicenderanno interlocutori di volta in volta diversi: Lorenzo Canova, Claudio Crescentini, Sara De Chiara, Marco Di Capua, Guglielmo Gigliotti, Helga Marsala.

 

Ospite del sesto appuntamento,  realizzato in collaborazione con l’Accademia di Spagna, è Pierluigi Pusole (Torino, 1963).

La ricerca pittorica di Pierluigi Pusole è radicata nell’attenta osservazione del mondo fenomenico e sempre in dialogo con i nuovi mezzi tecnologici di produzione e trasmissione delle immagini. Dopo la formazione come pubblicitario e l’esordio artistico contraddistinto dall’uso di un vocabolario di derivazione fumettistica ed espressione della cultura underground, Pusole affina la sua indagine ed elabora un linguaggio in cui la pittura abbandona la sua funzione rappresentativa per presentare se stessa facendosi natura, diventando parte del creato. Dal 1996 l’artista ha intitolato la sua produzione Io sono dio, un ciclo di opere che rivelano la volontà “demiurgica” dell’artista di creare sulla tela una realtà nuova e autentica. Sebbene partano da un dato oggettivo, spesso costituito da un paesaggio metropolitano o naturale, i dipinti di Pusole sono enigmatici perché volti a riprodurre non le forme esterne, ma a carpire le segrete leggi che regolano il flusso del reale e a ripeterne il processo di creazione. Profondamente affascinato dalle infinite possibilità di variazione della natura, dei minimi scarti che esistono nella ripetizione delle forme, come un artista scienziato Pusole inventa una pittura liquida, applicata con una tecnica rapida che gli permette di perdere il totale controllo sull’esito finale, di ritornare più volte sullo stesso tema, di campionare i segni ricorrenti, di apportare sempre nuove variazioni. Il mondo creato dall’artista è onirico e visionario, acceso da cromatismi acidi e allucinati, affidati a stesure di colore che cristallizzano solo temporaneamente un paesaggio in continua trasformazione. A volte i dipinti, su tela o su carta, formano installazioni modulari, in cui immagini di paesaggi naturali o artificiali sono giustapposte a grafici, cellule ingrandite, ambientazioni in cui sono inserite sagome di figure umane, tutte immagini che rimandano l’una all’altra e che consentono numerose possibilità di combinazione tra loro, per riconfigurare di volta in volta un cosmo diverso e allo stesso tempo per esplorare le capacità che ha la pittura di rigenerarsi.

Tra le recenti mostre personali di Perluigi Pusole ricordiamo: SP/15, Studio d’Arte Cannaviello, Milano, 2015; Experiments, Studio d’Arte Cannaviello, Milano, 2011; Special Event, Studio d’Arte Raffaelli, Trento, 2011; Experiments, Studio d’Arte Raffaelli, Trento, 2010; Experiments, Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea, San Marino, 2010; Galleria In Arco, Torino, 2008; Io sono dio, Galleria Michael Schultz, Berlino, 2006; Standard – Opere 2002, Galleria dello Scudo, Verona, 2002.

Tra le principali mostre collettive, ricordiamo: Il Cangiante, Padiglione d’Arte Contemporanea, Milano, 1986; Aperto 90, Biennale di Venezia, 1990; Anni Novanta, Galleria Civica, Bologna, 1991; Ultime generazioni, XII Quadriennale a Roma, 1996; Arte Italiana: la Pittura Iconica, GAM, Bologna, 1997; Futurama, Museo Pecci, Prato, 2000; La GAM costruisce il suo futuro, G.A.M., Torino, 2001; Arte italiana 1968-2007, pittura, Palazzo Reale, Milano, 2007; Plenitudini, Galleria Nazionale d’Arte Moderna, San Marino, 2009; Liberi tutti, Museo Ettore Fico, Torino, 2015.

INFO PUBBLICO
Ingresso libero fino ad esaurimento posti
Reale Accademia di Spagna
Tempietto del Bramante
Piazza San Pietro in Montorio, 3, Roma
info@accademiaspagna.org
http://www.accademiaspagna.org/
ORGANIZZAZIONE
ASSOCIAZIONE CULTURALE I MARTEDI CRITICI
Tel. +39 339 7535051
info@imartedicritici.it
http://www.imartedicritici.comMedia Partner:
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Media Partners:
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Art and Social Media
Riprese e montaggio video:
Studio Ray
Fotografie:
Gianfranco Basso

 

 

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I Martedì Critici- Federico Pietrella

 

FEDERICO PIETRELLA

3 maggio 2016, ore 17.30

MACRO – Museo d’Arte Contemporanea Roma

Sala Cinema, via Nizza 138

a cura di Alberto Dambruoso e Helga Marsala

 

Martedì 3 maggio, il quinto appuntamento della stagione primaverile dei «I Martedì Critici», gli incontri con i protagonisti della scena contemporanea organizzati dall’«Associazione Culturale I Martedì Critici», giunti al settimo anno di attività.

La programmazione prevede la partecipazione di numerose figure di primo piano del mondo dell’arte contemporanea, attive in Italia e all’estero, in una serie di appuntamenti che si svolgeranno a Roma, in diverse sedi, alternandosi tra il Museo MACRO di via Nizza, il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale – La Farnesina e il Tempietto del Bramante sul Gianicolo, sede dell’Accademia di Spagna.

Ad affiancare Alberto Dambruoso nella conduzione delle interviste, si avvicenderanno interlocutori di volta in volta diversi: Lorenzo Canova, Claudio Crescentini, Sara De Chiara, Marco Di Capua, Guglielmo Gigliotti, Helga Marsala.

 

Ospite del quinto appuntamento, martedì 3 maggio, sarà Federico Pietrella (Roma, 1973). L’incontro è realizzato in collaborazione con il MACRO.

La ricerca di Federico Pietrella ruota intorno alla pratica della pittura, di cui offre un’interpretazione in chiave concettuale. Le sue tele hanno per soggetto i temi classici della tradizione pittorica figurativa: scorci di paesaggi urbani, ritratti, nature morte, interni domestici, scene di vita quotidiana. Ma invece di essere realizzati con tavolozza e pennelli, i suoi quadri sono eseguiti con timbri datari, che cambiano di giorno in giorno riportando sulla superficie della tela la data esatta di esecuzione. Applicati ripetutamente, come se fossero tanti piccoli tocchi di colore, i timbri infondono il dipinto di una qualità pittorica vibrante e luminosa, in cui riecheggiano le ricerche artistiche di fine Ottocento e Novecento, come l’impressionismo e il puntinismo, cui si aggiunge però una riflessione attuale sul tempo, che si avvicina all’opera di On Kawara. L’immagine che emerge dalla stratificazione dell’inchiostro stampigliato combacia con la durata dell’esecuzione, come se fosse la trasposizione visiva di un diario intimo e quotidiano. Tutti giocati sulle tonalità di un unico colore, nero, blu o sanguigna, i dipinti esplorano le diverse possibilità espressive legate a una tecnica così specifica e al monocromo. Il colore si addensa o si rarefa nelle diverse zone della tela, dando corpo a una visione insieme realistica e astratta, che invita lo spettatore alternativamente ad allontanarsi per osservare l’immagine nella sua interezza e ad avvicinarsi per perdersi nella texture numerica. I dipinti di Pietrella riconquistano una dimensione contemplativa, da sempre appartenuta alla pittura, ultimamente spesso dimenticata

Tra le principali mostre personali di Federico Pietrella ricordiamo: Da martedì 25 Febbraio a martedì 11 marzo 2003, a cura di R. Pinto, Studio d’Arte Cannaviello, Milano e Federico Pietrella, a cura di M. Prihodova, Futura Gallery, Praga, 2003; Da lunedì 27 Marzo a lunedì 3 Aprile 2006, a cura di E. Grazioli, Assab One, Milano, 2006; Thirty-one days painting in black, a cura di L. Benedetti, Assab One, Milano e Federico Pietrella, Rare gallery Plus, New York, 2008; Federico Pietrella, works from the flat, a cura di F. Mazzonelli, Paolo Maria Deanesi Gallery, Rovereto, 2009; Una Storia, a cura di L. Bruni, Via Nuova Arte Contemporanea, Firenze, 2010; Der Spaziergang, alcuni lavori dal 1997 ad oggi, a cura di G. Nicoletti, Galleria Civica G. Segantini, Arco, Trento, 2011; Federico PietrellaNew Works, Galleria Giuseppe Pero, Milano, 2013; Quadri d’interno, a cura di D. Ferri, smART-polo per l’arte, Roma, 2014; L’ora del tè, a cura di C. D’Orazio, Museo MACRO via Nizza, Roma, 2016

Tra le principali collettive: Exit, a cura di F. Bonami, Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Torino e Prototipi 01, a cura di B. Pietromarchi e S. Chiodi, Fondazione Adriano Olivetti, Roma, 2002; Praguebiennale 1, National Gallery Veletrzni Palac, Praga, 2003; Vernice, sentieri della giovane pittura italiana, a cura di F. Bonami, S. Canarutto, Villa Manin (UD), 2004; Dimensione Follia, a cura di R. Pinto, Galleria Civica d’Arte Contemporanea di Trento e XIV Quadriennale di Roma, Fuori Tema, Galleria Nazionale d’Arte Moderna, Roma, 2005; Particelle elementari, a cura di L. Benedetti, Fondazione Pastificio Cerere, Roma, 2006; La parola nell’arte, MART, Rovereto, 2007; Beware of the Wolf, a cura di L. Benedetti, L. Eberspacher, American Academy in Rome, Roma e Per adesso noi siamo qua, a cura di L. Bruni, Villa Romana, Firenze, 2008; Impresa Pittura, a cura di R. Gavarro e C.L. Pisano, Centro Internazionale per l’Arte Contemporanea, Genazzano (RM), 2010; Look, a cura di G.Belli, MART, Rovereto, 2011; La Magnifica Ossessione, MART, Rovereto, 2013; ICONICA, a cura di B. Pietromarchi, M. Alicata, Foro Italico, Roma, 2014; Tutta L’italia è silenziosa, a cura di D. Ferri, Real Academia Española, Roma, 2015; Dall’oggi al domani, 24 ore nell’arte contemporanea, a cura di A. Sbrilli e G. Tolomeo, Museo MACRO via Nizza, Roma, 2016.

 

 

 

INFO PUBBLICO
MACRO – Sala Cinema
via Nizza 138, Roma
060608
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I Martedì Critici – Giorgio Griffa

GIORGIO GRIFFA

26 aprile 2016, ore 18.00

Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Piazzale della Farnesina, 1

a cura di Alberto Dambruoso e Helga Marsala

Martedì 26 aprile avrà luogo il quarto appuntamento della stagione primaverile de «I Martedì Critici», gli incontri con i protagonisti della scena contemporanea organizzati dall’«Associazione Culturale I Martedì Critici», giunti al settimo anno di attività.

La programmazione prevede la partecipazione di numerose figure di primo piano del mondo dell’arte contemporanea, attive in Italia e all’estero, in una serie di appuntamenti che si svolgeranno a Roma, in diverse sedi, alternandosi tra il Museo MACRO di via Nizza, il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale – La Farnesina e il Tempietto del Bramante sul Gianicolo, sede dell’Accademia di Spagna.

Ad affiancare Alberto Dambruoso nella conduzione delle interviste, si avvicenderanno interlocutori di volta in volta diversi: Lorenzo Canova, Claudio Crescentini, Sara De Chiara, Marco Di Capua, Guglielmo Gigliotti, Helga Marsala.

Ospite del quarto appuntamento, martedì 26 aprile, sarà Giorgio Griffa (Torino, 1936). L’incontro è realizzato in collaborazione con il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.

L’esordio nel mondo della pittura per Giorgio Griffa avviene prestissimo, quando, ancora bambino, viene iscritto dai genitori alla scuola di pittura. Le sue prime opere, a partire dalla prima cartolina copiata e dalle prime colline d’estate e d’inverno dipinte, si inseriscono nel filone della pittura figurativa, che l’artista seguirà per alcuni anni. È nell’età dell’adolescenza, guardando dal vero un quadro di Mondrian, che Griffa avverte per la prima volta la necessità di intraprendere una ricerca pittorica differente, ma bisognerà attendere molti anni prima che si manifesti concretamente la rottura provocata da quella vista e prima che si concretizzi l’origine di una nuova fase artistica e di un nuovo modus operandi.

È grazie a Filippo Scroppo, artista astratto che tiene un corso di pittura nel proprio atelier, che Griffa trova il mezzo per evolversi o, in un certo senso, per ricominciare da zero. Contribuisce alla sua nuova formazione l’incontro con Aldo Mondino che, nei primi anni ’60, gli fa conoscere alcuni dei più importanti artisti attivi in quegli anni a Torino, tra cui Giulio Paolini, all’epoca alle prese con i suoi primi lavori, già concentrato sull’esplorazione degli elementi costitutivi del quadro, sulla loro scissione, sullo spazio della rappresentazione e sul fenomeno della sua rivelazione.

Alla metà degli anni ‘60, il processo di semplificazione dell’opera, che caratterizzerà da allora i lavori dell’artista, è già avviato. La presenza figurativa, staccata dalla pittura ma sovrapposta ad essa, diventa una presenza ingombrante, le immagini si trasformano per Griffa in elementi di intralcio alla libera espressione dei segni, qualcosa di cui liberarsi. È in prossimità della sua prima esposizione che l’artista capisce che è la materia, intelligente e non bruta, a dover parlare, tramite la mano e il pensiero dell’artista, che passa dall’azione del dominare all’azione dell’ascoltare. Così, colori, macchie, scarabocchi, pennellate, impronte diventano il racconto della secolare memoria dell’umanità, segni che raccolgono un’identità precisa e stratificata, a cui Griffa dà ripetutamente voce, nel costante impegno di non prevaricazione. Nel 1968 si tiene la sua prima mostra personale, presso la Galleria Martano: è un momento decisivo, in cui contemporaneamente Giorgio Griffa nasce come pittore e porta a compimento una fase decisiva e fondante della sua ricerca artistica. Con la serie Segni Primari e con grandi tele, intitolate Quasi dipinto, l’artista inizia a esprimere il concetto del “non finito”, di un tempo sospeso, di un processo vicino al completamento ma mai concluso, strumento attraverso cui consentire all’opera di continuare a vivere e a variare. L’artista lavora con tele grezze, fatte di juta, canapa, cotone, lino, lisce e che lascino passare il colore. Principalmente senza telaio e cornice, l’opera viene lavorata sul pavimento, per consentirle di assorbire il colore molto liquido. Griffa si muove tra le tele, lavora a terra, cammina sui tessuti, asseconda la personalità dell’opera in ogni sua piega.

Il successivo approdo alla Galleria Sperone, alla fine degli anni ’60, ha ulteriormente contribuito ad arricchire la sua formazione, grazie al contatto con artisti e opere dell’Arte Povera, fortemente dediti alla ricerca e all’espressione della materia intelligente, dal primo contatto con i lavori di Robert Ryman, alla sintonia con le creazioni di Penone, Zorio, Anselmo, Calzolari, incontri che hanno lasciato tracce evidenti nella ricerca artistica di Giorgio Griffa.

Dopo la metà degli anni ’70, Griffa si apre a nuove suggestioni, con il ciclo Connessioni Contaminazioni rafforza e intensifica il suo legame con la memoria del passato, espressione di società e tradizioni differenti. Nel tentativo di evasione da un atteggiamento analitico e di immersione in una azione di ripensamento più vasta, le opere di questa fase non sono più caratterizzate, come le precedenti, dalla ripetizione dei medesimi segni, sempre uguali seppur diversi perché tracciati dalla mano dell’artista, ma dalla presenza di composizioni ritmiche, composte di linee orizzontali, verticali, sottili o spesse. La serie Frammenti, avviata alla fine degli anni ’70, raccoglie opere in cui sezioni di tele sono tagliate in piccoli frammenti irregolari, sui quali viene posata la pittura. Attraverso trasparenze e sovrapposizioni, sono proprio i frammenti a creare immagini e figure, in collaborazione con la pittura che contengono. Questa pluralità di segni, insieme alla riappropriazione della tradizione storica e pittorica, ha fatto nascere anche la serie Alter Ego (denominazione risalente al 2000), che contiene lavori realizzati pensando ad altri artisti e ad altre epoche, come Matisse, Anselmo, Tintoretto, Merz, Uccello, Klee, Klein.

Tra gli anni ’80 e ’90 Griffa si muove con un tratto più decorativo e libero, avendo ormai consolidato, in anni di lavoro e ricerca, le fondamenta della sua poetica. Introduce, da un lato, un nuovo rapporto tra segno e colore, con la serie Segno e Campo, dove uno o più tratti, segni cromatici, vengono immersi in uno sfondo senza confini e felicemente si sovrappongono ad esso, e, dall’altro, linee ondulate, arabeschi, semicerchi, fregi, in tinte molto delicate e raffinate. Con Tre Linee con Arabesco, ciclo in cui le opere presentano la ripetizione di questi semplici elementi, alla nuova gamma di forme espressive si aggiunge l’introduzione delle numerazioni, anticipatrici dell’omonima serie. Inizialmente inserite per indicare il progredire delle tele all’interno del ciclo pittorico, i numeri si trasformano ben presto nello strumento utile a segnalare la sequenza interna dei segni e dei colori in una singola tela, e a tracciare, quindi, il percorso attraverso cui si è realizzata l’opera (Numerazioni). A partire dalla ricerca di Mario Merz, che con la serie di Fibonacci ha intrecciato un nuovo rapporto tra arte e scienza, Giorgio Griffa scopre il modo di riallacciarsi a Euclide, legando le sue opere al numero e al rapporto aureo. Nella serie Sezione Aurea, avviata nel 2000, l’artista sceglie di esprimersi attraverso l’uso del numero irrazionale, infinito per sua natura, in quanto decimale, indica spazi infiniti e tempi sospesi, superamento della ragione e immersione nell’ignoto.

A partire dalla fine degli anni ‘60, pur non essendo inquadrabile in un determinato movimento e pur avendo spesso rifiutato etichettature, Giorgio Griffa è stato accostato al Minimalismo, all’Arte Povera e alla Pittura Analitica.

Tra le più recenti esposizioni personali ricordiamo: MACRO Museo d’Arte Contemporanea di Roma (2011); Mies van der Rohe Haus, Berlin (2012); Fragments 1968 – 2012, Casey Kaplan Gallery, New York (2012-2013); Douglas Hyde Gallery, Dublin (2014); Galleria Lorcan O’Neill, Roma (2014); A Retrospective 1968 – 2014, Centre d’Art Contemporain Genève, Genève (2015); Painting in the Fold, Bergen Kunsthall, Bergen, Norway (2015); Giorgio Griffa: The 1970s, Casey Kaplan Gallery, New York (2016); Works on Paper, Fondazione Giuliani (2016); Fondation Vincent Van Gogh Arles, Arles, France (2016); Quasi Tutto, Serralves Museum, Porto, Portugal (2016).

Giorgio Griffa partecipa inoltre a numerose mostre di rilievo internazionale, come Processi di pensiero visualizzati al Kunstmuseum di Lucerna (1970), Contemporanea nel Parcheggio di Villa Borghese di Roma (1973), la Biennale di San Paolo (1977), Arte in Italia 1960/77 alla G.A.M. di Torino (1977), XXXVIII Biennale di Venezia (1978), XXXIX Biennale di Venezia (1980), Pittura italiana da collezioni italiane al Castello di Rivoli (1997), Arte Italiana, Ultimi quarant’annialla GAM Galleria d’Arte Modema di Bologna (1998), Pittura analitica al Museo della Permanente di Milano (2007), Temi & Variazioni – Dalla grafia all’azzeramento, Peggy Guggenheim Collection di Venezia (2009), Collezione del contemporaneo, Accademia San Luca di Roma (2010), Artists and Poets, curated by Ugo Rondione, Secession, Vienna (2013).

 

Info Pubblico:
Ingresso solo su prenotazione fino a esaurimento posti.
È possibile prenotarsi a partire dal 20 aprile sul sito web della Farnesina: www.esteri.it
Al termine dell’incontro, seguirà un vin d’honneur e una visita della Collezione di arte contemporanea alla Farnesina.
Per maggiori informazioni:
+39 06 36914145
dgsp8@esteri.it
Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Piazzale della Farnesina, 1
ORGANIZZAZIONE
ASSOCIAZIONE CULTURALE I MARTEDÌ CRITICI
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