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I Martedì Critici – FRANCESCO NUCCI

FRANCESCO NUCCI

6 ottobre  2015, ore 18.30

LA QUADRIENNALE DI ROMA

a cura di Alberto Dambruoso e Marco Di Capua

 

Ospite del terzo appuntamento, organizzato in collaborazione con La Quadriennale di Roma, è Francesco  Nucci, fondatore e presidente della Fondazione VOLUME!.

Con l’esposizione Passages, in corso fino al 24 gennaio 2016 presso il Musée d’Art moderne et contemporain di Saint-Étienne Métropole, si celebrano i diciott’anni di attività della  Fondazione  VOLUME!.  I  lavori  sono  concepiti  ed  esposti  all’interno  di  volumi modulari,  piccole  “unità  abitative”  che,  oltre  a  scandire  il  percorso  della  mostra, ripercorrono la storia della Fondazione e ne rimarcano la vocazione sperimentale. Nata in un’ex vetreria in via San Francesco di Sales nella vecchia Trastevere, accanto al carcere Regina Coeli, la Fondazione si è contraddistinta per la massima libertà accordata di volta in volta a ciascun artista per reinterpretare lo spazio espositivo, anche in maniera radicale, trasformando l’ambiente stesso in opera. VOLUME! è stata fondata nel 1997 dal neurochirurgo Francesco Nucci con la finalità di dare vita a Roma, in un periodo di vuoto istituzionale, a un luogo dinamico, di  scambio e confronto diretto sull’arte contemporanea, un luogo che, agendo come un tessuto connettivo, potesse far incontrare arte e pubblico, e  far  dialogare  diversi  ambiti  del  sapere.  Oltre  che  l’esito  formale  dei  progetti,  la Fondazione è impegnata a promuovere il processo di produzione, documentato da video e da fotografie, fino ad arrivare al momento della fruizione, oggetto di un’indagine scientifica sull’aspetto percettivo e cognitivo. In continuità con l’esperienza di VOLUME!, nel 2010 nasce il Parco Nomade, nella Riserva Naturale Tenuta dei Massimi, un progetto che ripensa l’arte pubblica e insieme riqualifica il quartire periferico di Corviale. Le installazioni, realizzate dagli artisti in collaborazione con gli architetti, sono contenute all’interno di moduli, strutture flessibili e trasportabili, nomadi appunto, che sottolineano l’attitudine non- profit   della   fondazione   e   rispecchiano   l’indole   “immateriale”   e   mentale   di   Nucci collezionista che, come spesso ha affermato: “Meglio collezionare pensieri, stati d’animo, i mondi fantastici degli artisti e il loro modo di esprimersi. Di tutto ciò sono un grande collezionista”.

Tra i numerosi artisti che hanno finora partecipato all’attività della Fondazione VOLUME! ricordiamo: Alfredo Pirri, Jannis Kounellis, Johan Lorbeer, Claudie Gagnon, Nunzio, Kummer,  Gianni  Dessì,  Gianfranco  Baruchello,  Christian  Boltanski,  Gregorio  Botta, Jimmie Durham, Carlos Garaicoa, Myriam Laplante, Marina Paris, Felice Levini, Flavio Favelli, Vettor Pisani,  Giuseppe Gallo, Enzo Cucchi, Marco Gastini, Gilberto Zorio, Sissi, Italo Zuffi.

 

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I Martedì Critici – Jonathan VanDyke

JONATHAN VANDYKE

martedì 29 settembre 2015, ore 18.30

TEMPLE UNIVERSITY, Roma

a cura di Alberto Dambruoso e Shara Wasserman

 

Ospite del secondo appuntamento, organizzato in collaborazione con la Temple University Rome, sarà Jonathan VanDyke (1973, vive e lavora a Brooklyn, New York).

È ormai celebre l’immagine eloquente cui fece ricorso Harold Rosenberg per rimarcare la natura gestuale e performativa dell’action painting, in cui la tela bianca, stesa sul pavimento, abbandona la sua funzione di supporto e si trasforma in evento, un’arena in cui il pittore agisce e col colore vi imprime un movimento che immediatamente si traduce in rapprentazione. Nel solco di questa esperienza si inserisce la poetica di Jonathan VanDyke, autore di una performance, The Long Glance (2011), in cui fissa immobile in piedi per quaranta ore un dipinto di Jackson Pollock. La contemplazione è solo l’ultima fase, in ordine temporale, del processo del fare pittura, protagonista indiscusso delle opere di VanDyke, siano esse tele, tessuti cuciti insieme e dipinti, sculture, installazioni o performance, documentate da fotografie e video. Ecco che le sue installazioni ambientali, costituite da una struttura in legno – una recinzione aperta che somiglia a un ring – accolgono azioni o lavori nati dall’interazione di corpo e vernice, dipinti che trattengono impressi i gesti di coreografie, spesso eseguite da una coppia di danzatori. In tutti i lavori dell’artista, il corpo è il veicolo della pittura, intesa come materia vivente, esuberante, che eccede le superfici e i limiti convenzionali e si trasmette da corpo a corpo, ai vestiti, agli oggetti e all’ambiente circostante. Alcuni dipinti sono formati dagli abiti indossati dai performer, realizzati dall’artista con un pattern a losanghe, che ricorda i costumi di arlecchino, sporcati di vernice durante l’azione, tagliati e poi intrecciati tra loro a formare un nuovo tessuto. Persino le sculture trasudano il colore, che si deposita sul pavimento in un dripping costante. Quella condotta da VanDyke è un’esplorazione del medium pittorico nelle sue possibili declinazioni e riformulazioni, memore però del modernismo, della fusione delle arti progettata dalla Bauhaus, dell’arte applicata elegante di Sophie Taeuber-Arp, delle azioni del gruppo Gutai e di Yves Klein.

In occasione dell’incontro di martedì 29 settembre, VanDyke presenterà la conferenza sperimentale Self Evidence, un’indagine che ruota intorno al tema dell’identità. Partendo da una foto di famiglia, l’artista affronta la questione omosessuale e dell’omofobia, confrontando la problematica sociale e il suo sviluppo dagli anni Ottanta con la propria dimensione intima.

Mercoledì 30 novembre presso la galleria 1/9unosunove inaugura la mostra personale di Jonathan VanDyke, intitolata L blue N black I green M orange K violet, in cui presenta un gruppo di lavori ­– dipinti realizzati con tessuti di magliette e camicie, fotografie, stampe su tela – nato dalla performance eseguita dalla coppia di danzatori David Rafael Botana e Bradley Teal Ellis.

Tra le mostre personali più recenti di Jonathan VanDyke ricordiamo: Traunitz, Loock Galerie, Berlin, 2014; Four Boxes Gallery, Danimarca, 2014; Oltre l’oblio, 1/9unosunove, Roma, 2013; The Painter of the Hole, Scaramouche, New York, 2013 Syrup of the Hand, Court Square Project Space, New York, 2013. Tra le sue numerose performance ricordiamo: Stranger Suite, presso la New York Performance Artists Collective Fire Island nel 2014; Cordoned Area, progetto in tre atti, presentato presso la National Academy Museum, New York (2013), la Vox Populi, Philadephia (2012) e il Socrates Sculpture Park, New York (2011); nel 2011 ha realizzato una performance e un’installazione su commissione del The Power Plant di Toronto nel contesto della mostra Coming After. VanDyke ha partecipato a numerose mostre collettive, presso gallerie e diverse istituzioni, tra cui: Islip Art Museum, Y Gallery, On Stellar Rays, Columbia University, PS122 (New York); Museum of Fine Arts, Tallahassee; Exile Gallery, Berlino e altre ancora.

 

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I Martedì Critici – Bernardì Roig

BERNARDÍ ROIG

22 settembre 2015, ore 18.30

TEMPIETTO DEL BRAMANTE, piazza San Pietro in Montorio, 3 al Gianicolo  


a cura di Alberto Dambruoso e Guglielmo Gigliotti

Dopo la pausa estiva, “I Martedì Critici” riprendono la propria attività rinnovandosi. Gli incontri della stagione autunnale prevedono la partecipazione di numerosi artisti internazionali attivi a Roma, oltre agli italiani, e si svolgeranno in diverse sedi, a partire dal suggestivo Tempietto del Bramante sul Gianicolo. Gli incontri successivi avranno luogo: il 29 settembre alla Temple Gallery; il 6 e il 13 ottobre presso La Quadriennale di Roma; il 20 e il 27 ottobre al MACRO di via Nizza. Ad affiancare Alberto Dambruoso nella conduzione delle interviste, si avvicenderanno interlocutori di volta in volta diversi, tra cui Guglielmo Gigliotti, Shara Wasserman, Lorenzo Canova, Marco Di Capua, Sara De Chiara.

La nuova stagione si apre martedì 22 settembre, in collaborazione con la Real Academia de España en Roma, con l’appuntamento dedicato a Bernardí Roig (Palma de Mallorca, 1965).

Nel 1995 José Saramago racconta nel visionario romanzo Cecità il diffondersi di un incurabile “mal bianco” che pian piano affligge l’intera umanità, un’umanità fatta di persone senza nomi, potente metafora della cieca società contemporanea. Sembrano colpiti dallo stesso irrimediabile male i personaggi creati da Bernardí Roig, figure umane solitarie abbagliate da raggi luminosi bianchi, materializzati nei neon tubolari che, posti di fronte, accanto o brutalmente sovrapposti alle sculture, completano le installazioni. Parzialmente svestiti e atteggiati in pose varie di sforzo, riposo o contemplazione, questi personaggi sono messi prepotentemente di fronte alla luce come sotto agli occhi del pubblico, a cui reagiscono chiudendosi su se stessi, negando il proprio sguardo, serrando le palpebre con forza. Anch’esse bianche, le sculture sono realizzate in resina sintetica, un materiale freddo e anonimo che, sebbene ne tratteggi la fisionomia in maniera dettagliata, rimarca la loro alienazione e l’incomunicabilità di ogni esperienza interiore. Le installazioni, come i video e i disegni a carboncino che Roig realizza, nascono da fatti realmente accaduti e si alimentano di un repertorio iconografico proveniente dalla storia dell’arte – i neon fanno riferimento al minimalismo di Dan Flavin – in un’indagine volta a riconoscere nel tempo gli elementi costanti e a sondare la reazione dello spettatore davanti all’alterità dell’immagine, non sempre di immediata decrittazione.

Lunedì 21 settembre presso la Galleria Marie-Laure Fleisch a Roma inaugura la personale di Roig, La Bolannntro’w, incentrata sul tema dell’agonismo, della trasgressione e della violenza cieca che sfocia nell’emarginazione. La riflessione si sviluppa dal confronto di due eventi storici distanti tra loro: l’uccisione di Ranuccio Tomassoni per mano di Caravaggio nel 1606 in seguito a una lite sul campo della pallacorda e l’irosa reazione del tennista John McEnroe alla finale di  Wimbledon del 1981 per una palla giudicata fuori campo dall’arbitro.

Bernardí Roig ha ricevuto numerosi premi, tra cui il 37° Premio di Arte Contemporanea – Fondazione Principessa Grace, Principato di Monaco (2003); il 1° Premio alla XXI Biennale di Alessandria in Egitto (2002); il Premio Speciale Pilar Juncosa & Sotheby’s, Fondazione Pilar e Joan Mirò a Mallorca (1997) e il 1° Premio alla XXI Biennale Internazionale delle Arti Grafiche, Ljubljana, Slovenia (1995). Tra le recenti personali ricordiamo: Practices to suck the World, Mimmo Scognamiglio Arte Contemporanea, Milano, POETS, Galeria Max Estrella, Madrid e Cuerpos a ninguna parte, EDOM – Espacio Domestico, Blanca (Murcia), tutte nel 2015; NO/Escape, The Phillips Collection, Washington D.C., 2014; El coleccionista de obsesiones, Museo Lazaro Galdiano, Madrid e THE MIRROR (Exercices to be another), Claire Oliver Gallery, New York, nel 2013. Nel 2006 e nel 2007 la sua personale itinerante The Light Exercise Series è stata presentata alla DA2 di Salamanca, al Kunstmuseum di Bonn, al Museo Kampa di Praga, al PMMK (Musee d’art Moderne de Oostende) e al Museo Carlo Bilotti a Roma. Tra le collettive a cui Roig ha partecipato nel 2015, ricordiamo: Implosió, Carte Blance a Agustín Fernandez-Mallo, Es Baluard, Museu d’Art Modern i Contemporani, Palma; Papeles Privados. Colección DKV – Tomas Ruiz, Instituto Cervantes, Berlino; Sinestesia. Colección OlorVISUAL, Centro Artes Visuales de Tabacalera, Madrid; Icastica, Galleria Comunale d’Arte Moderna, Arezzo; Intersections@ 2015. Contemporary Art projects, The Phillips Collection, Washington D.C..

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i martedì critici – giuseppe pietroniro

GIUSEPPE PIETRONIRO

26 maggio 2015, ore 17.30

Museo MACRO, Roma

a cura di Alberto Dambruoso e Guglielmo Gigliotti

 

Il terzo appuntamento de “I Martedì Critici” al MACRO, iniziativa promossa dall’Assessorato alla Cultura e al Turismo di Roma – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, prevede la partecipazione di Giuseppe Pietroniro (Toronto, 1968).

L’artista ha in corso una mostra personale presso il MACRO. L’incontro, che seguirà l’ormai consueta formula dell’intervista pubblica condotta da Alberto Dambruoso e Guglielmo Gigliotti, si svolgerà presso la Sala Cinema del Macro.

La ricerca artistica di Giuseppe Pietroniro sviluppa una profonda riflessione sullo spazio e sulla sua percezione, declinata in diversi linguaggi, che vanno dalla fotografia al disegno, dalla scultura all’installazione. Gli interventi dell’artista sono spesso minimi e agiscono sull’ambiente arrivando a mettere in discussione la nostra comprensione di uno spazio, anche se familiare. La fotografia di una sala vuota riproduce in scala ridotta la stessa sala in cui è allestita, creando un effetto spiazzante di mise en abyme. Nelle installazioni il ricorso a materiali riflettenti, come specchi, vetri e metalli, enfatizza questa impressione che ha come scopo non soltanto una perdita di orientamento a livello percettivo, ma mette in dubbio ciò che si tende a dare per scontato. I segni, come le linee, diventano tridimensionali, le fotografie fuoriescono dalla loro cornice o qualche ostacolo impedisce la loro visione per intero, tutte alterazioni che tendono a puntare l’attenzione sulla natura ambivalente delle immagini, che spesso non riescono a essere contenute e definite dai loro margini, (Smarginazione è il titolo di una sua mostra). Uno dei temi portanti della produzione di Pietroniro è proprio la riflessione sulla natura ambigua della circolazione delle informazioni nel mondo contemporaneo e insieme un appello alla capacità critica di ciascuno.

Tra le principali mostre personali di Pietroniro ricordiamo: la partecipazione alla rassegna Private, ciclo complessivo di otto mostre da lui stesso ideato, presso lo Studio Geddes a Roma, 2014; Risonanza 2011, Fondazione Merz, Torino, 2011; Smarginazione, Galleria Cardi Black Box, Milano, 2009, a cura di Ilaria Bonacossa; Lo scandalo del vuoto, Spazio Gerra, Reggio Emilia, 2009, a cura di Adriana Polveroni; Perluciditas, Galleria Maze, Torino, 2007, a cura di Francesco di Stocchi; Il soggetto di fronte a un’assenza, Fondazione Adriano Olivetti, Roma, 2006.

Tra le principali mostre collettive: There is no place like home, grande mostra svolta in un cantiere edile sulla Via Aurelia, ideata dallo stesso Pietroniro assieme ad altri artisti; Xtraciel, Museo Marino Marini, Firenze, 2011; Meteorite in giardino, Fondazione Merz, Torino, 2011; Home sweet Home?, John Cabot University, Roma 2011; When in Rome, IIC, Hammer Museum, Los Angeles, 2011; La collezione e i nuovi arrivi, MACRO Roma, 2011; Progetto ITALIA, Phillips de Pury & Company, Londra, 2010; The belly of an architect, in occasione della 12a Biennale di Architettura di Venezia, Spazio JARACH, Venezia, 2010; Usine de Rêve, 26cc Spazio per l’Arte Contemporanea, Roma, 2009; Cui Prodest?,a cura di Francesco Stocchi, New Gallery De France, Parigi, 2009; The Buffer Zone, The American Academy in Rome, Roma, 2009; Speculazioni d’artista-Quattro generazioni a confronto, Museo Carlo Bilotti, Roma, 2009; Triennale di Torino T2, 50 Lune di Saturno, a cura di Daniel Birnbaum,Torino, 2008.

 

INFO STAMPA:
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Patrizia Morici / T. +39 06 82 07 73 71 / M. +39 348 54 86 548 / p.morici@zetema.it; stampa.macro@comune.roma.it
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i martedì critici – simona marchini

SIMONA MARCHINI

martedì 19 maggio 2015, ore 17.30

Museo MACRO, Roma

a cura di Alberto Dambruoso e Guglielmo Gigliotti

 

Il secondo appuntamento de “I Martedì Critici” al MACRO, iniziativa promossa dall’Assessorato alla Cultura e al Turismo di Roma – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali (www.sovraintendenzaroma.it) prevede la partecipazione di Simona Marchini (Roma, 1941).

L’incontro, che seguirà l’ormai consueta formula dell’intervista pubblica condotta da Alberto Dambruoso e Guglielmo Gigliotti, si svolgerà presso la Sala Cinema del Macro.

Celebre attrice di teatro e di cinema, ma anche conduttrice radiofonica e televisiva, Simona Marchini è dalla metà degli anni Ottanta un’appassionata animatrice della vita intellettuale a Roma, promuovendo importanti iniziative culturali presso la galleria La Nuova Pesa, fondata dal padre Alvaro Marchini nel 1959 in via Frattina. Dopo la chiusura nel 1976, Simona Marchini decide di riprendere l’attività nel nuovo spazio di via del Corso dove, oltre a ricostituire un programma espositivo attento alle più interessanti proposte italiane e internazionali, fa rivivere anche il fervore intellettuale che aveva caratterizzato la fase della conduzione paterna. Negli anni Sessanta e Settanta la galleria era orientata verso la tendenza pittorica del realismo ed era teatro del dibattito culturale, animato da Alberto Moravia, Pier Paolo Pasolini, Giuseppe Ungaretti, Roberto Rossellini e Italo Calvino.

Il Centro Culturale La Nuova Pesa non ha tradito lo spirito della sua origine, caratterizzato dallo scambio e dal dialogo reciproco tra diverse discipline artistiche, come la letteratura, il teatro e la musica, un approccio aperto e sperimentale che rende La Nuova Pesa ancora oggi uno dei principali punti di riferimento della vita culturale romana. Tra le prime iniziative, la galleria accoglie un dibattito sul postmoderno, tra arte, filosofia e letteratura e promuove le tendenze de “I nuovi-nuovi” di Renato Barilli, l’“Anacronismo” di Maurizio Calvesi e l’”Astrazione povera” di Filiberto Menna.

Nel 1986 il progetto Minuscole ha coinvolto, tra gli altri, Carla Accardi, Alighiero Boetti, Ugo Nespolo, Giulio Paolini, Salvo e Mario Schifano. Negli anni Novanta Marchini coinvolge nella direzione del programma espositivo un gruppo di artisti, tra cui Felice Levini, H. H. Lim e Giuseppe Salvatori, che contribuiscono a rendere il programma vivace.

Tra le numerose rassegne Monitor, presentata tra il 1999 e il 2000, propone una riflessione sul rapporto tra opera visiva e poesia, mettendo a confronto Alighiero Boetti e Giovan Battista Salerno; Fabio Mauri e i poeti Nanni Cagnone, Gianni Scalia, Emanuele Trevi.

Dopo la mostra di Rebecca Horn e Jannis Kounellis, dal 2004 interviene nella direzione artistica il giovane critico Giacomo Zaza, che organizza le mostre di Wolf Vostell, Nagasawa e Araki, avviando anche un rapporto di collaborazione con diverse istituzioni.

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