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I MARTEDÌ CRITICI – MARCO NERI

MARCO NERI

Museo Pecci,  Milano

19 marzo 2013, ore 19.30

a cura di Alberto Dambruoso e Marco Bazzini

con la collaborazione di Sara De Chiara e Laura Lionetti

 

Ospite del sesto appuntamento dei Martedì Critici al Museo Pecci di Milano è Marco Neri (Forlì, 1968).

Neri sarà uno dei nomi presenti nella prossima grande collettiva “La Figurazione Inevitabile. Una scena della Pittura oggi”,” che sarà inaugurata il 23 marzo al Centro Pecci di Prato: la mostra, curata da Marco Bazzini e Davide Ferri è dedicata ai più importanti nomi della pittura contemporanea internazionale.

Diplomato all’Accademia di Belle Arti di Bologna nel 1991, dalla fine degli anni ’80 Neri porta avanti un lavoro volto al recupero della pittura. L’artista opera una riduzione all’essenziale sia della gamma cromatica, spesso limitata al bianco e nero, sia delle forme. Pur partendo dal dato reale, un’architettura, un paesaggio o una figura umana, esso viene liberato dalla contingenza, dall’accidentalità, e trasfigurato in una astrazione geometrica rarefatta che è al contempo visione concreta e mentale. Nei diversi cicli pittorici di Neri la superficie bidimensionale della tela diventa il punto in cui si materializzano il tempo, lo spazio, la profondità delle distanze e la luce, che viene assorbita nella pittura vibrante. La scansione geometrica che definisce l’organizzazione spaziale all’interno del dipinto che ritrae edifici, griglie, bandiere, diventa liquefatta grazie a un sapiente gioco di velature e trasparenze. La rigidità compositiva si scioglie nei contorni morbidi, nei passaggi di colore, rivelando allora la propria instabilità: la struttura diventa palpitante ogni volta che lo spettatore guarda il dipinto, riattivando la pulsione che l’ha generato.

Dal 2001 al 2008 Neri ha affiancato alla sua carriera di artista, l’attività di docente di pittura all’Accademia di Belle Arti di Ravenna. Neri ha partecipato a numerose esposizioni in Italia e all’estero, tra le quali “Figuration” al Rupertinum Museum di Salisburgo e al Museion di Bolzano (1999), “Futurama” al Museo Pecci di Prato (2000), “Premio Michetti” al Museo Michetti di Francavilla, Chieti (2000). Nel 2001 tiene una personale (con Andrea Salvino) allo Spazio Aperto della Galleria d’Arte Moderna di Bologna e nello stesso anno, su invito di Harald Szeemann, partecipa alla 49° Edizione della Biennale di Venezia “Platea dell’Umanità”. Tra le mostre personali si ricordano: “Mirabilandia + Biblioteca Persiana” al Museo dell’Arredo Contemporaneo di Russi (2002), “Nessun Dogma” alla Galleria Emilio Mazzoli di Modena (2004), “Mars Black” alla Lukas Schoormans Gallery di New York (2006), “Omissis” al Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci di Prato (2006), “Underworld” alla Galleria Alfonso Artiaco di Napoli (2010), “Giardini” alla Galleria Pack di Milano (2011), “Passante incrociato” al Centro Arti Visive Pescheria di Pesaro (2012).

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I MARTEDÌ CRITICI – SERGIO RAGALZI

SERGIO RAGALZI

19 febbraio 2013, ore 19.30

Museo Pecci di Milano

a cura di Alberto Dambruoso e Marco Tonelli

con la collaborazione di Sara De Chiara e Laura Lionetti

Sergio Ragalzi nasce a Torino nel 1951 ed esordisce sulla scena contemporanea dell’arte italiana all’inizio degli anni Ottanta, con mostre personali e collettive tra cui quelle presso la Galleria L’Attico di Roma, con la quale avrà nel corso degli anni un rapporto privilegiato. È un sentimento di ingombrante, minaccioso e urgente dramma quello che accompagna la visione delle opere di Sergio Ragalzi. Ingombranti sempre, anche nei loro formati da cavalletto bidimensionali, per non dire di quelli più ambientali come le due Nature presentate nel 2012 presso lo Spazio Borgogno e il Museo Pecci di Milano.

Le iconografie di Ragalzi sono fantasmi neri carichi di ansia, personificati ora da una scimmia urlante, ora da un mostro postatomico, da un virus, embrioni, larve, siluri, bunker o da enormi insetti: tutte figure e oggetti che violentano la degradante normalità del quotidiano e della forma bella e rassicurante.

La scultura di Ragalzi sa essere spigolosa e morbida allo stesso tempo, ma prevalente nella fisiologia animale delle sue opere è il colore nero, spesso e fitto, quasi ogni sua opera fosse realmente un viaggio al termine della notte di celiniana memoria. E se di scultura di parla, nonostante l’essere alieno e altro della sua opera, lo testimonia il fatto che le sue installazioni  tridimensionali sono state inserite in importanti rassegne come La scultura italiana del XX in Italia, itinerante per tutto in Giappone tra 2001 e 2002. Per Ragalzi non c’è termine più preciso che definire le sue opere come ultimi ed estremi “oggetti ansiosi” della nostra contemporanietà, dove la realtà non è illustrata né descritta, ma arpionata direttamente nel fondo instabile e tragico della coscienza, colpevole e apocalittica, del nostro tempo.

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I MARTEDÌ CRITICI – GIOVANNI ALBANESE

GIOVANNI ALBANESE

12 febbraio 2013, ore 18.00

Museo Pecci di Milano

a cura di Alberto Dambruoso e Marco Tonelli

con la collaborazione di Sara De Chiara e Laura Lionetti

Ospite del quarto appuntamento dei Martedì Critici al Museo Pecci di Milano è Giovanni Albanese (Bari, 1955).

Artista eclettico, ricava il suo immaginario ludico dagli oggetti più disparati, tra cui ingranaggi o parti meccaniche, recuperati da officine, sfasciacarrozze o mercatini dell’usato. Con questi rottami tecnologici non più funzionali (tra cui anche motori elettrici ed elettrodomestici) inventa sculture dal vago sapore dada, surreale e neopop. Sculture ironiche quelle di Albanese ma anche di denuncia e sottile poesia, la cui iconografia assemblativa le avvicina a opere di quotidiana mEtafisica d’uso impossibile.

Sarà a partire dalla metà degli anni Novanta che Albanese troverà la formula estetica che più lo caratterizza nel panorama dell’arte italiana contemporanea: l’uso di lampadine fiammeggianti a mo’ di fuochi fatui o candele votive che ricoprono oggetti di vario tipo come sedie, tavoli, scale, pianoforti a coda, croci, estintori, come quelli realizzati in occasione della sua personale al MACRO di Roma nel 2001. Nel 2002 vince il Premio Pino Pascali presso il Museo Pascali di Polignano a Mare. Albanese ha partecipato anche alla Quadriennale di Roma del 1996, ha avuto una personale al Museo Civico di Spoleto nel 2012 ed è l’artista con cui la galleria Anna Marra a Roma ha inaugurato la sua attività lo scorso 31 gennaio.

La sua vulcanica creatività si è estesa poi anche ad altri ambiti artistici quali il teatro, la tv e il cinema. Sono numerosi infatti gli interventi scenico installativi che Albanese ha realizzato negli ultimi quindici anni, tra i quali si ricordano di Giovanni Veronesi, “Silenzio si nasce”, nel 1995 per il  teatro, di Antonio Albanese e Michele Serra, “Giù al Nord”, nel 1997 per la televisione, di Susy Blady e Patrizio Roversi, “Condominio mediterraneo”. Nel 2001 firma la regia di AAA Achille che viene insignito del primo premio al Giffoni Film Festival, nel 2006 per La Notte Bianca di Roma, cura la regia dello spettacolo multimediale “La notte dei Sogni”, allestito a Palazzo Barberini e infine nel 2011 realizza il lungometraggio “Senza arte né Parte” che verrà proiettato nel corso della serata, prima del talk con l’artista.

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I MARTEDÌ CRITICI – CHIARA DYNYS

CHIARA DYNYS

5 febbraio 2013,  ore 19.30

Museo Pecci di Milano

a cura di Alberto Dambruoso e Marco Tonelli

con la collaborazione di Sara De Chiara e Laura Lionetti

 

Ospite del terzo appuntamento dei Martedì Critici al Museo Pecci di Milano è Chiara Dynys (Mantova, 1958).

Nome tra i più rappresentativi delle generazioni di artisti italiani apparsi sulla scena nazionale e internazionale degli ultimi vent’anni, Chiara Dynys si è distinta per aver dato vita nel corso del tempo a un lavoro molto raffinato a livello formale e dai forti risvolti psicologici e interattivi. Riflettendo infatti costantemente intorno al concetto di opera d’arte intesa come campo di ricerca di un codice linguistico dove porre problemi e stimolare soluzioni, Dynys ha sempre mirato nei suoi lavori, dai light box alle istallazioni luminose fino ai video realizzati negli ultimi anni, a instaurare un dialogo ravvicinato e intimo con lo spettatore, che diviene parte attiva delle opere, proprio in virtù delle loro proprietà cangianti, essendo quasi tutte costruite a partire dalla luce o da materiali riflettenti come gli specchi.

Dopo l’esordio nei primi anni Ottanta, l’artista lungo trent’anni di attività ha esposto in numerose gallerie italiane ed estere, partecipando anche ad alcune rassegne nazionali e internazionali tra le quali si ricordano: la XII e la XVI Quadriennale di Roma nel 1996 e nel 2005, le mostre “Scultura Italiana nel XX secolo” alla Fondazione Pomodoro di Milano e “Un secolo di Arte Italiana” al MART di Rovereto, museo quest’ultimo che ospita in permanenza anche una sua istallazione. Tra le mostre personali si ricordano quelle alla Rotonda della Besana e al Palazzo Reale nel 2007 a Milano, città in cui vive e lavora del 1989; al Museo Bilotti di Roma, allo ZKM di Karlsruhe e a Villa Litta Panza a Varese nel 2008; al CACT di Chiasso nel 2009, al CIAC di Foligno, alla Fondazione Panza di Biumo e  all’Archivio di Stato di Roma nel 2010, a Palazzo Zambeccari a Bologna e all’Ambasciata d’Italia a Damasco nel 2011 e allo Spazio Borgogno di Milano nel 2012.

Prossimamente una personale dell’artista verrà ospitata al Museo Poldi Pezzoli di Milano.

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I MARTEDÌ CRITICI – PAOLO GRASSINO

PAOLO GRASSINO

29 gennaio 2013, ore 19.30

Museo Pecci, Milano

a cura di Alberto Dambruoso e Marco Tonelli

con la collaborazione di Sara De Chiara e Laura Lionetti

 

Ospite del secondo appuntamento dei Martedì critici al Museo Pecci di Milano è Paolo Grassino (Torino, 1967), protagonista anche della mostra in corso presso il museo milanese e intitolata Percorso in tre atti a cura di Stefano Pezzato. La mostra, articolata in tre lavori che scandiscono alcune tappe significative della carriera dell’artista, offre una panoramica sulla poetica di Grassino, sui materiali eterogenei che impiega e sul linguaggio che, partendo principalmente dalla scultura, ma anche dal video, dal suono e dalla pittura, dialoga sempre con lo spazio in cui agisce, trasformando la singola opera in una installazione ambientale.

La ricerca di Grassino si concentra infatti sul rapporto tra il corpo, umano o animale, e lo spazio circostante, ponendo in evidenza le inaspettate analogie che legano le strutture interne che regolano il funzionamento vitale alla realtà esterna. Sollecitato dal mondo oggettuale con cui viene messo in contatto, il corpo reagisce e si trasforma, rivelando la sua duplice natura: dinamica e ricettiva, veicolo di uno scambio con l’altro, e al contempo solitaria, intrappolata dall’elemento estraneo che la sovrasta e rende muta, potente metafora della condizione umana.

Artista noto in Italia e all’estero, nel 2000 la Galleria d’Arte Moderna di Torino gli ha dedicato una mostra personale e nel 2008 ha preso parte alla XV Quadriennale d’Arte di Roma. Nel 2010 ha tenuto una mostra antologica al Castello di Rivalta (Torino) e nel 2011 Grassino ha presentato l’opera Madre al MACRO di Roma e ha partecipato alla Quarta Biennale di Mosca e a mostre in musei pubblici internazionali come il Frost Art Museum di Miami e il Loft Project ETAGI di San Pietroburgo.

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