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I MARTEDÌ CRITICI – CHIARA DYNYS

CHIARA DYNYS

5 febbraio 2013,  ore 19.30

Museo Pecci di Milano

a cura di Alberto Dambruoso e Marco Tonelli

con la collaborazione di Sara De Chiara e Laura Lionetti

 

Ospite del terzo appuntamento dei Martedì Critici al Museo Pecci di Milano è Chiara Dynys (Mantova, 1958).

Nome tra i più rappresentativi delle generazioni di artisti italiani apparsi sulla scena nazionale e internazionale degli ultimi vent’anni, Chiara Dynys si è distinta per aver dato vita nel corso del tempo a un lavoro molto raffinato a livello formale e dai forti risvolti psicologici e interattivi. Riflettendo infatti costantemente intorno al concetto di opera d’arte intesa come campo di ricerca di un codice linguistico dove porre problemi e stimolare soluzioni, Dynys ha sempre mirato nei suoi lavori, dai light box alle istallazioni luminose fino ai video realizzati negli ultimi anni, a instaurare un dialogo ravvicinato e intimo con lo spettatore, che diviene parte attiva delle opere, proprio in virtù delle loro proprietà cangianti, essendo quasi tutte costruite a partire dalla luce o da materiali riflettenti come gli specchi.

Dopo l’esordio nei primi anni Ottanta, l’artista lungo trent’anni di attività ha esposto in numerose gallerie italiane ed estere, partecipando anche ad alcune rassegne nazionali e internazionali tra le quali si ricordano: la XII e la XVI Quadriennale di Roma nel 1996 e nel 2005, le mostre “Scultura Italiana nel XX secolo” alla Fondazione Pomodoro di Milano e “Un secolo di Arte Italiana” al MART di Rovereto, museo quest’ultimo che ospita in permanenza anche una sua istallazione. Tra le mostre personali si ricordano quelle alla Rotonda della Besana e al Palazzo Reale nel 2007 a Milano, città in cui vive e lavora del 1989; al Museo Bilotti di Roma, allo ZKM di Karlsruhe e a Villa Litta Panza a Varese nel 2008; al CACT di Chiasso nel 2009, al CIAC di Foligno, alla Fondazione Panza di Biumo e  all’Archivio di Stato di Roma nel 2010, a Palazzo Zambeccari a Bologna e all’Ambasciata d’Italia a Damasco nel 2011 e allo Spazio Borgogno di Milano nel 2012.

Prossimamente una personale dell’artista verrà ospitata al Museo Poldi Pezzoli di Milano.

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I MARTEDì CRITICI – REMO SALVADORI

REMO SALVADORI

31 gennaio 2011, ore 19.30

Museo Pecci, Milano

a cura di Alberto Dambruoso e Marco Tonelli

con la collaborazione di Sara De Chiara

 

Ospite del sesto e ultimo appuntamento dei Martedì Critici milanesi è Remo Salvadori, artista formatosi all’Accademia di Belle Arti di Firenze e attivo a Milano dai primi anni Settanta.

Le opere di Remo Salvadori, spesso si tratta di veri e propri cicli, nascono da una lunga riflessione e interiorizzazione dell’incontro che l’artista fa con il mondo circostante.

L’opera diventa veicolo di questa personale esperienza dello spazio, che viene ricreato attraverso un linguaggio semplice, composto dagli elementi primari della vita come l’acqua, il colore e il metallo o più complessi come l’armonia geometrica, l’evoluzione in continuità delle forme o la presenza di più prospettive affiancate. L’artista sonda la natura diversa delle sostanze, le loro possibili corrispondenze e, grazie agli interventi direttamente sulla materia, realizza una trasformazione che permette uno scambio e stabilisce un rapporto empatico.

L’opera e lo spettatore infatti si affrontano come due soggetti tra i quali si innesca un passaggio di energia dovuto a una tensione tra equilibri e possibili rotture; è l’osservatore che costruisce l’opera e che vivifica il senso profondo dell’arte come processo di conoscenza di sé stessi e del mondo.

 

grazie alla collaborazione di:
INCONTRI INTERNAZIONALI D’ARTE
CORTOARTECIRCUITO
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I MARTEDÌ CRITICI – PAOLO GRASSINO

PAOLO GRASSINO

29 gennaio 2013, ore 19.30

Museo Pecci, Milano

a cura di Alberto Dambruoso e Marco Tonelli

con la collaborazione di Sara De Chiara e Laura Lionetti

 

Ospite del secondo appuntamento dei Martedì critici al Museo Pecci di Milano è Paolo Grassino (Torino, 1967), protagonista anche della mostra in corso presso il museo milanese e intitolata Percorso in tre atti a cura di Stefano Pezzato. La mostra, articolata in tre lavori che scandiscono alcune tappe significative della carriera dell’artista, offre una panoramica sulla poetica di Grassino, sui materiali eterogenei che impiega e sul linguaggio che, partendo principalmente dalla scultura, ma anche dal video, dal suono e dalla pittura, dialoga sempre con lo spazio in cui agisce, trasformando la singola opera in una installazione ambientale.

La ricerca di Grassino si concentra infatti sul rapporto tra il corpo, umano o animale, e lo spazio circostante, ponendo in evidenza le inaspettate analogie che legano le strutture interne che regolano il funzionamento vitale alla realtà esterna. Sollecitato dal mondo oggettuale con cui viene messo in contatto, il corpo reagisce e si trasforma, rivelando la sua duplice natura: dinamica e ricettiva, veicolo di uno scambio con l’altro, e al contempo solitaria, intrappolata dall’elemento estraneo che la sovrasta e rende muta, potente metafora della condizione umana.

Artista noto in Italia e all’estero, nel 2000 la Galleria d’Arte Moderna di Torino gli ha dedicato una mostra personale e nel 2008 ha preso parte alla XV Quadriennale d’Arte di Roma. Nel 2010 ha tenuto una mostra antologica al Castello di Rivalta (Torino) e nel 2011 Grassino ha presentato l’opera Madre al MACRO di Roma e ha partecipato alla Quarta Biennale di Mosca e a mostre in musei pubblici internazionali come il Frost Art Museum di Miami e il Loft Project ETAGI di San Pietroburgo.

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I Martedí Critici – Pizzi Cannella

PIZZI CANNELLA

6 novembre 2012, ore 19.30

Chiostro del Bramante, Roma

a cura di Alberto Dambruoso e Marco Tonelli

con la collaborazione die Eleonora Aliano e Laura Lionetti

 

Ospite dell’ottavo e ultimo appuntamento stagionale dei Martedì Critici al Chiostro del Bramante è Pizzi Cannella (Rocca di Papa, Roma, 1955).

Tra i più affermati pittori italiani degli ultimi trent’anni, comincia la sua carriera di artista in quel clima di fermento culturale degli anni Settanta che coinvolge Roma, città dove tuttora vive e lavora. Legato fin dagli esordi alle attività de La Stanza, galleria romana gestita da un gruppo di artisti tra cui Bruno Ceccobelli, Giuseppe Gallo e Stefano Di Stasio, Pizzi Cannella presenterà qui la sua prima istallazione concettuale nel 1978. Nei primi anni Ottanta, proprio con questi artisti, e insieme ad altri come Marco Tirelli, Gianni Dessì e Nunzio, dà vita alla “Nuova Scuola Romana”, anche detta Scuola di San Lorenzo, dal nome del quartiere dove è situato l’ex pastificio Cerere, roccaforte di questo nuovo gruppo di giovani artisti. Nel rinnovato interesse nei confronti della pittura che caratterizza quegli anni, il gruppo romano apporta il suo originale contributo con opere di ascendenza astratto-informale, che manifestano un chiaro recupero di sensibilità per la materia. Il passaggio alla pittura da parte di Pizzi Cannella è così compiuto e appare con forza in occasione della sua prima personale presso la galleria L’Attico di Fabio Sargentini nel 1984, con una serie di dipinti figurativi. Negli stessi anni, varca con successo i confini nazionali, esponendo nella galleria di Annina Nosei a New York, che si era già messa in luce con le sue celebri mostre dedicate ai nuovi enfants terribles del neoespressionismo. Da qui in avanti si delineano con sempre maggior chiarezza i tratti distintivi delle suoi lavori, che vedono combinarsi soggetti simbolici ricorrenti a sfondi sospesi, marcatamente bidimensionali. Un linguaggio raffinato di segni criptici dal significato quasi esoterico mostra gioielli, ventagli, sedie, tavoli, lampadari, mappe geografiche e cattedrali dai forti rimandi spirituali, in cui l’artista sembra voler sopprimere tutti gli elementi che non risultano essere indispensabili. La pittura è carica di materia e suggerisce allo spettatore un’esperienza percettiva tattile.

Artista noto a livello internazionale, ha esposto nel corso della sua carriera in numerosi musei e spazi pubblici tra i quali ricordiamo: Porte d’oriente, mostra itinerante in sedi museali nell’ex Jugoslavia (1989), Carte 1980 – 2001 presso il museo archeologico di Aosta (2001), Cattedrale al Macro Testaccio di Roma (2006-2007). Tra le principali esposizioni collettive si annoverano: Biennale di Parigi e San Paolo del Brasile (1985), Biennale di Venezia (1988, 1993, 2011), Biennale di Istanbul (1989), Biennale di Pechino, XI e XII Esposizione Nazionale Quadriennale di Roma (1986 e 1996), Italia Contemporanea. Officina San Lorenzo al MART di Rovereto. Molte sue opere sono infine fanno parte di importanti collezioni pubbliche e private, tra le quali il Palazzo Reale di Milano, la Galleria d’Arte Moderna di Bologna, il Museo Mumok di Vienna, il Macro di Roma e il Museo d’Arte Contemporanea di Pechino.

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I Martedì Critici – Giuseppe Gallo

GIUSEPPE GALLO

30 ottobre 2012, ore 19.30

Chiostro del Bramante, Roma

a cura di Alberto Dambruoso e Marco Tonelli

con la collaborazione di Eleonora Aliano e Laura Lionetti

 

Ospite del settimo appuntamento dei Martedì Critici al Chiostro del Bramante è Giuseppe Gallo (Rogliano, Cosenza 1954).

Pittore, disegnatore e scultore italiano, Gallo è un artista di levatura internazionale, come dimostrano le sue numerose mostre allestite nei più prestigiosi Musei e spazi istituzionali del mondo, la presenza delle sue opere in importanti collezioni museali, tra cui quelle del MoMA di New York e del Modern Kunst Museum di Vienna e infine la partecipazione con una sala personale alla Biennale di Venezia del 1990. Gallo è stato anche uno dei primi artisti ad aver dato vita, prendendo studio all’interno dell’ex Pastificio Cerere nel quartiere di San Lorenzo a Roma, a quella ricca stagione sperimentale della fine degli anni Settanta, consegnata alle pagine dei manuali di storia dell’arte con il nome di Scuola di San Lorenzo.

Artista di rara sensibilità, Gallo è autore di un’opera dalle forti connotazioni simbolico-poetiche in cui la combinazione tra i differenti elementi iconici e materici sembra mirare alla realizzazione di un’armonia cosmica. La sua ricerca si potrebbe definire in altre parole come un felice mix in cui pensiero, tempo, alchimia, matematica, cosmogonia, filosofia, saggezza antica, contatto empatico con la natura e amore per i materiali direttamente attinti da essa, si sono dati appuntamento.

Quello di Gallo è un modo di procedere artistico all’insegna della leggerezza poetica che fa sì che la materia si trasmuti e da pesante diventi lieve, aerea come le piccole foglie numerate che talvolta compaiono nei suoi dipinti, appoggiate sulla superficie del supporto della tavola come fossero appena cadute dagli alberi e immediatamente archiviate dall’artista in base alla loro forma attraverso numeri, o essenziale, come il suo ultimo ciclo scultoreo legato all’archetipo del bastone e istallato su una parete del suo nuovo studio: rami e radici contorti, esili fusti trasformati in bastoni di bronzo scandiscono il passare del tempo, scandagliando al contempo la natura umana comportamentale attraverso impercettibili ma efficacissime manipolazioni in chiave simbolica.

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