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I MARTEDÌ CRITICI – GIOVANNI ALBANESE

GIOVANNI ALBANESE

12 febbraio 2013, ore 18.00

Museo Pecci di Milano

a cura di Alberto Dambruoso e Marco Tonelli

con la collaborazione di Sara De Chiara e Laura Lionetti

Ospite del quarto appuntamento dei Martedì Critici al Museo Pecci di Milano è Giovanni Albanese (Bari, 1955).

Artista eclettico, ricava il suo immaginario ludico dagli oggetti più disparati, tra cui ingranaggi o parti meccaniche, recuperati da officine, sfasciacarrozze o mercatini dell’usato. Con questi rottami tecnologici non più funzionali (tra cui anche motori elettrici ed elettrodomestici) inventa sculture dal vago sapore dada, surreale e neopop. Sculture ironiche quelle di Albanese ma anche di denuncia e sottile poesia, la cui iconografia assemblativa le avvicina a opere di quotidiana mEtafisica d’uso impossibile.

Sarà a partire dalla metà degli anni Novanta che Albanese troverà la formula estetica che più lo caratterizza nel panorama dell’arte italiana contemporanea: l’uso di lampadine fiammeggianti a mo’ di fuochi fatui o candele votive che ricoprono oggetti di vario tipo come sedie, tavoli, scale, pianoforti a coda, croci, estintori, come quelli realizzati in occasione della sua personale al MACRO di Roma nel 2001. Nel 2002 vince il Premio Pino Pascali presso il Museo Pascali di Polignano a Mare. Albanese ha partecipato anche alla Quadriennale di Roma del 1996, ha avuto una personale al Museo Civico di Spoleto nel 2012 ed è l’artista con cui la galleria Anna Marra a Roma ha inaugurato la sua attività lo scorso 31 gennaio.

La sua vulcanica creatività si è estesa poi anche ad altri ambiti artistici quali il teatro, la tv e il cinema. Sono numerosi infatti gli interventi scenico installativi che Albanese ha realizzato negli ultimi quindici anni, tra i quali si ricordano di Giovanni Veronesi, “Silenzio si nasce”, nel 1995 per il  teatro, di Antonio Albanese e Michele Serra, “Giù al Nord”, nel 1997 per la televisione, di Susy Blady e Patrizio Roversi, “Condominio mediterraneo”. Nel 2001 firma la regia di AAA Achille che viene insignito del primo premio al Giffoni Film Festival, nel 2006 per La Notte Bianca di Roma, cura la regia dello spettacolo multimediale “La notte dei Sogni”, allestito a Palazzo Barberini e infine nel 2011 realizza il lungometraggio “Senza arte né Parte” che verrà proiettato nel corso della serata, prima del talk con l’artista.

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I MARTEDì CRITICI – REMO SALVADORI

REMO SALVADORI

31 gennaio 2011, ore 19.30

Museo Pecci, Milano

a cura di Alberto Dambruoso e Marco Tonelli

con la collaborazione di Sara De Chiara

 

Ospite del sesto e ultimo appuntamento dei Martedì Critici milanesi è Remo Salvadori, artista formatosi all’Accademia di Belle Arti di Firenze e attivo a Milano dai primi anni Settanta.

Le opere di Remo Salvadori, spesso si tratta di veri e propri cicli, nascono da una lunga riflessione e interiorizzazione dell’incontro che l’artista fa con il mondo circostante.

L’opera diventa veicolo di questa personale esperienza dello spazio, che viene ricreato attraverso un linguaggio semplice, composto dagli elementi primari della vita come l’acqua, il colore e il metallo o più complessi come l’armonia geometrica, l’evoluzione in continuità delle forme o la presenza di più prospettive affiancate. L’artista sonda la natura diversa delle sostanze, le loro possibili corrispondenze e, grazie agli interventi direttamente sulla materia, realizza una trasformazione che permette uno scambio e stabilisce un rapporto empatico.

L’opera e lo spettatore infatti si affrontano come due soggetti tra i quali si innesca un passaggio di energia dovuto a una tensione tra equilibri e possibili rotture; è l’osservatore che costruisce l’opera e che vivifica il senso profondo dell’arte come processo di conoscenza di sé stessi e del mondo.

 

grazie alla collaborazione di:
INCONTRI INTERNAZIONALI D’ARTE
CORTOARTECIRCUITO
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I MARTEDÌ CRITICI – PAOLO GRASSINO

PAOLO GRASSINO

29 gennaio 2013, ore 19.30

Museo Pecci, Milano

a cura di Alberto Dambruoso e Marco Tonelli

con la collaborazione di Sara De Chiara e Laura Lionetti

 

Ospite del secondo appuntamento dei Martedì critici al Museo Pecci di Milano è Paolo Grassino (Torino, 1967), protagonista anche della mostra in corso presso il museo milanese e intitolata Percorso in tre atti a cura di Stefano Pezzato. La mostra, articolata in tre lavori che scandiscono alcune tappe significative della carriera dell’artista, offre una panoramica sulla poetica di Grassino, sui materiali eterogenei che impiega e sul linguaggio che, partendo principalmente dalla scultura, ma anche dal video, dal suono e dalla pittura, dialoga sempre con lo spazio in cui agisce, trasformando la singola opera in una installazione ambientale.

La ricerca di Grassino si concentra infatti sul rapporto tra il corpo, umano o animale, e lo spazio circostante, ponendo in evidenza le inaspettate analogie che legano le strutture interne che regolano il funzionamento vitale alla realtà esterna. Sollecitato dal mondo oggettuale con cui viene messo in contatto, il corpo reagisce e si trasforma, rivelando la sua duplice natura: dinamica e ricettiva, veicolo di uno scambio con l’altro, e al contempo solitaria, intrappolata dall’elemento estraneo che la sovrasta e rende muta, potente metafora della condizione umana.

Artista noto in Italia e all’estero, nel 2000 la Galleria d’Arte Moderna di Torino gli ha dedicato una mostra personale e nel 2008 ha preso parte alla XV Quadriennale d’Arte di Roma. Nel 2010 ha tenuto una mostra antologica al Castello di Rivalta (Torino) e nel 2011 Grassino ha presentato l’opera Madre al MACRO di Roma e ha partecipato alla Quarta Biennale di Mosca e a mostre in musei pubblici internazionali come il Frost Art Museum di Miami e il Loft Project ETAGI di San Pietroburgo.

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I Martedí Critici – Pizzi Cannella

PIZZI CANNELLA

6 novembre 2012, ore 19.30

Chiostro del Bramante, Roma

a cura di Alberto Dambruoso e Marco Tonelli

con la collaborazione die Eleonora Aliano e Laura Lionetti

 

Ospite dell’ottavo e ultimo appuntamento stagionale dei Martedì Critici al Chiostro del Bramante è Pizzi Cannella (Rocca di Papa, Roma, 1955).

Tra i più affermati pittori italiani degli ultimi trent’anni, comincia la sua carriera di artista in quel clima di fermento culturale degli anni Settanta che coinvolge Roma, città dove tuttora vive e lavora. Legato fin dagli esordi alle attività de La Stanza, galleria romana gestita da un gruppo di artisti tra cui Bruno Ceccobelli, Giuseppe Gallo e Stefano Di Stasio, Pizzi Cannella presenterà qui la sua prima istallazione concettuale nel 1978. Nei primi anni Ottanta, proprio con questi artisti, e insieme ad altri come Marco Tirelli, Gianni Dessì e Nunzio, dà vita alla “Nuova Scuola Romana”, anche detta Scuola di San Lorenzo, dal nome del quartiere dove è situato l’ex pastificio Cerere, roccaforte di questo nuovo gruppo di giovani artisti. Nel rinnovato interesse nei confronti della pittura che caratterizza quegli anni, il gruppo romano apporta il suo originale contributo con opere di ascendenza astratto-informale, che manifestano un chiaro recupero di sensibilità per la materia. Il passaggio alla pittura da parte di Pizzi Cannella è così compiuto e appare con forza in occasione della sua prima personale presso la galleria L’Attico di Fabio Sargentini nel 1984, con una serie di dipinti figurativi. Negli stessi anni, varca con successo i confini nazionali, esponendo nella galleria di Annina Nosei a New York, che si era già messa in luce con le sue celebri mostre dedicate ai nuovi enfants terribles del neoespressionismo. Da qui in avanti si delineano con sempre maggior chiarezza i tratti distintivi delle suoi lavori, che vedono combinarsi soggetti simbolici ricorrenti a sfondi sospesi, marcatamente bidimensionali. Un linguaggio raffinato di segni criptici dal significato quasi esoterico mostra gioielli, ventagli, sedie, tavoli, lampadari, mappe geografiche e cattedrali dai forti rimandi spirituali, in cui l’artista sembra voler sopprimere tutti gli elementi che non risultano essere indispensabili. La pittura è carica di materia e suggerisce allo spettatore un’esperienza percettiva tattile.

Artista noto a livello internazionale, ha esposto nel corso della sua carriera in numerosi musei e spazi pubblici tra i quali ricordiamo: Porte d’oriente, mostra itinerante in sedi museali nell’ex Jugoslavia (1989), Carte 1980 – 2001 presso il museo archeologico di Aosta (2001), Cattedrale al Macro Testaccio di Roma (2006-2007). Tra le principali esposizioni collettive si annoverano: Biennale di Parigi e San Paolo del Brasile (1985), Biennale di Venezia (1988, 1993, 2011), Biennale di Istanbul (1989), Biennale di Pechino, XI e XII Esposizione Nazionale Quadriennale di Roma (1986 e 1996), Italia Contemporanea. Officina San Lorenzo al MART di Rovereto. Molte sue opere sono infine fanno parte di importanti collezioni pubbliche e private, tra le quali il Palazzo Reale di Milano, la Galleria d’Arte Moderna di Bologna, il Museo Mumok di Vienna, il Macro di Roma e il Museo d’Arte Contemporanea di Pechino.

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I Martedì Critici – Giuseppe Gallo

GIUSEPPE GALLO

30 ottobre 2012, ore 19.30

Chiostro del Bramante, Roma

a cura di Alberto Dambruoso e Marco Tonelli

con la collaborazione di Eleonora Aliano e Laura Lionetti

 

Ospite del settimo appuntamento dei Martedì Critici al Chiostro del Bramante è Giuseppe Gallo (Rogliano, Cosenza 1954).

Pittore, disegnatore e scultore italiano, Gallo è un artista di levatura internazionale, come dimostrano le sue numerose mostre allestite nei più prestigiosi Musei e spazi istituzionali del mondo, la presenza delle sue opere in importanti collezioni museali, tra cui quelle del MoMA di New York e del Modern Kunst Museum di Vienna e infine la partecipazione con una sala personale alla Biennale di Venezia del 1990. Gallo è stato anche uno dei primi artisti ad aver dato vita, prendendo studio all’interno dell’ex Pastificio Cerere nel quartiere di San Lorenzo a Roma, a quella ricca stagione sperimentale della fine degli anni Settanta, consegnata alle pagine dei manuali di storia dell’arte con il nome di Scuola di San Lorenzo.

Artista di rara sensibilità, Gallo è autore di un’opera dalle forti connotazioni simbolico-poetiche in cui la combinazione tra i differenti elementi iconici e materici sembra mirare alla realizzazione di un’armonia cosmica. La sua ricerca si potrebbe definire in altre parole come un felice mix in cui pensiero, tempo, alchimia, matematica, cosmogonia, filosofia, saggezza antica, contatto empatico con la natura e amore per i materiali direttamente attinti da essa, si sono dati appuntamento.

Quello di Gallo è un modo di procedere artistico all’insegna della leggerezza poetica che fa sì che la materia si trasmuti e da pesante diventi lieve, aerea come le piccole foglie numerate che talvolta compaiono nei suoi dipinti, appoggiate sulla superficie del supporto della tavola come fossero appena cadute dagli alberi e immediatamente archiviate dall’artista in base alla loro forma attraverso numeri, o essenziale, come il suo ultimo ciclo scultoreo legato all’archetipo del bastone e istallato su una parete del suo nuovo studio: rami e radici contorti, esili fusti trasformati in bastoni di bronzo scandiscono il passare del tempo, scandagliando al contempo la natura umana comportamentale attraverso impercettibili ma efficacissime manipolazioni in chiave simbolica.

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